N come note

Simboli che rappresentano il suono, ciascuno con un valore temporale diverso

di Angela Villa

Avere una maestra che da piccola era una secchiona è un bel problema. La maestra ex secchiona non si accontenta mai, vuole sempre il meglio dai suoi alunni. Li spinge a studiare sempre di più, a scrivere con una grafia perfetta. Fa una gran fatica a mettere “Ottimo”, è stata chiara fin dal primo giorno: per averlo, sul quaderno non deve esserci nemmeno l’ombra di un segno rosso.
Pretende sempre il massimo e quando corregge un quaderno, corregge sé stessa non i bambini: se un bambino sbaglia, lei pensa a come avrebbe potuto spiegare meglio quell’argomento, a come avrebbe potuto renderlo più adatto all’età dei bambini e ai loro reali interessi…
C’è sempre un’ombra nello sguardo, un non detto, qualcosa che poteva andare meglio.
Non è insoddisfazione e nemmeno mania di perfezione. La cattedra della maestra ex secchiona è sempre disordinata, piena di penne, matite e fogli colorati che i bambini possono tranquillamente prendere per rendere più affascinante una scrittura o un’illustrazione. La sua è una ricerca continua, una fuga verso l’imprevisto che riserva sorprese.
Così, mentre i quaderni pretendono rigore, la cattedra racconta un’altra storia. Ed è lì che si scopre il vero segreto della maestra ex secchiona: lei fa sempre il tifo per i bambini in particolare per quelli che inciampano spesso, perché quelli bravi, si sa, sarebbero bravi comunque. Resta solo un grande mistero: com’è possibile che una persona capace di intercettare un millimetro di sbavatura sul quaderno pure a distanza, riesca poi a perdere regolarmente gli occhiali, le chiavi dell’armadio la password per accedere nel registro elettronico.
Il ritmo delle sue giornate è sempre in anticipo. La sua giornata inizia presto, alle cinque e mezza del mattino, per preparare le lezioni o predisporre qualche lavoretto. Quando i bambini entrano in classe i quaderni sono già sistemati sui banchi, così si può iniziare subito a lavorare. A volte scrive anche già la data alla lavagna capita che sia sbagliato il mese o il giorno e i bambini sono pronti a correggere:

«Maestra siamo ad aprile, tu hai scritto marzo…»

In realtà, dietro questa sbadataggine c’è un disorientamento spazio-temporale: per lei la sequenza dei mesi e dei giorni non è una linea retta automatica, la sua mente tende a confonderli o invertirli. La maestra ex secchiona aveva qualche problema di dislessia ma questa è un’altra storia… Una storia di quando, da piccola, per compensare questo limite studiava il doppio degli altri. I suoi alunni questa storia la conoscono bene, perché lei stessa gliel’ha raccontata diverse volte, a loro piace sentire il racconto dei voti sul quaderno e dello “zero spaccato” ed è per questo che sono super attenti: dei veri custodi della data scritta sulla lavagna.
Quando gli alunni arrivano li accoglie sempre con un sorriso.
“Avete dormito bene?”. C’è sempre qualcuno che dice no… perché il fratellino piangeva o perché i genitori hanno litigato o perché hanno visto un film che fa paura… I bambini raccontano e lei li tranquillizza, ma se si accorge che qualcuno mena il can per l’aia, che ci si dilunga inutilmente e approfitta della conversazione per un rapido scambio carte sotto banco, lei chiude subito la conversazione.

“Vogliamo darci da fare? Rimandiamo le trattative Pokemon alle dieci e trenta.”

Non lascia scampo, ti osserva anche quando vai in bagno per assicurarsi che non ci siano marachelle nell’aria. In giardino non perdona: se lei dice non giocate a fare la lotta e tu lo fai, ti fa sedere immediatamente. Eppure, non è rigidità e non è severità. Sta puntando su di te. Ti guarda come se fossi un atleta davanti a una corsa a ostacoli: ognuno ha il suo, e lei vuole solo che tu ti impegni per non inciampare o che, se capita di cadere, trovi la forza di rialzarti. Gli alunni per lei per certi versi, sono come note musicali a ciascuno il suo simbolo, la sua alterazione la sua diversità, l’insegnamento è personalizzazione. La maestra ex secchiona, quando era piccola, i compiti delle vacanze li iniziava subito, mossa dalla curiosità di scoprire le pagine del nuovo libro. A maggio, mentre tutti gli altri correvano in riva al mare, lei continuava a frequentare. Ogni tanto, però, prende una scossa e decide di mandare all’aria le sue stesse regole. Anticipa l’ora dell’intervallo, oppure manda alcuni alunni da soli nel laboratorio di arte con tempere e pennelli e poi torna per vedere se, al termine del lavoro, hanno lasciato tutto in ordine. Lo fa perché si fida ciecamente. E la cosa straordinaria è che non succede mai nulla. Nessuno si comporta male, perché nessuno, in fondo, avrebbe mai il coraggio di deludere una fiducia così grande.

 

Robert Schumann – Scene Infantili (Kinderszenen), Op. 15

https://youtu.be/zrOb06weHu4?si=Ny1kR38Ew_PFs7K6

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