Lettera di Vincenzo De Marco
10 luglio 2026
Caro Abate,
[…] Ora veniamo al libro. Interesse e ammirazione. Passione e conoscenza. Un profilo intellettuale riconoscibilissimo, tenace, coerente. Una vicinanza “strategica” al pensiero di Fortini che vedo hai riletto e reinterpretato con amichevole polemica rispetto agli altri fortiniani che, se mi è permesso di dire, tu giudichi leggeri, moderati, come se non riconoscessero abbastanza il Fortini marxista, comunista, troppo piegati come sono al letterato insigne che comunque era.
Naturalmente nei vari passaggi del libro ritrovo tutte le mie letture e tutti gli incroci concettuali,ideologici, politici, storici che hanno caratterizzato la nostra vita sociale dagli anni Sessanta-Settanta ad oggi, anche se l’esperienza umana di Fortini si interrompe nel 1994, con le ricorrenze decennali ricordate con molta attenzione nei vari capitoli. Certo, anch’io sono convinto che bisogna fare molta attenzione alla sua eredità letteraria e politica. I giovani studiosi che non l’hanno letto e conosciuto negli anni cruciali di cui sopra hanno difficoltà a riconoscere la “temperie” di quegli anni, le appartenenze, le rinunce, le dismissioni, le sconfitte, insomma un pensiero che tentava di tenere unite la riflessione e la prassi nel contesto più generale della lotta di classe di quegli anni.
Alcuni spunti: hai ragione nel dire che Pasolini non è stato “l’unico oppositore di un regime ormai fascista”, presto trasformato in una pop star quando in vita fu odiato e disprezzato come pochi; e fra l’altro ritengo che operazioni come quelle del 2022 a Roma “Tutto è santo”, ciclo di mostre dedicate al centenario del poeta di Casarsa, non potrebbero farsi per Fortini che resta a tutt’oggi un autore inassimilabile, e inammissibile, per l’intellighenzia e la politica dei nostri tempi. Come ha scritto Rossana Rossanda il suo cadavere giace insepolto fuori le mura, su di lui pesa l’ostracismo per la sua fedeltà al marxismo e al comunismo nonostante il crollo dei muri e la fine dell’Unione sovietica.
Per me risulta completamente nuovo tutta quella parte in cui si parla della rivista dei “periferici” e di Cologno Monzese, l’eco di quei fatti non poteva certo arrivare dalle mie parti. Non sono però meravigliato dell’attenzione che Fortini mostrava verso queste pubblicazioni e verso quei gruppi di cui anche tu facevi parte. Avevo notizie di queste frequentazioni ma non sapevo dove e con chi. I tuoi capitoli mi hanno chiarito molte cose.
Delle varie riletture che hai fatto del Ladro di ciliegie, di Un giorno o l’altro, dei rapporti Fortini-Mengaldo, Montale, Scotellaro, Kraus eccetera ammiro la capacità di cogliere i risvolti sociali e politici dei fatti letterari e di come la marginalizzazione di Fortini abbia tra i suoi responsabili il mondo della cosiddetta Sinistra: “È che la maggior parte della cultura di sinistra italiana non può più onorare Fortini assieme al suo comunismo. Perché se ne era già da tempo disfatta (di quel comunismo e di Fortini)”, pag. 38. Vedo anche con piacere l’importanza che anche tu dài allo scritto del 1984, Per un’ecologia della letteratura, e come esso chiarisca molti degli equivoci che tuttora riguardano lo scrivere, il leggere, la nozione di letteratura.
Ho trovato però di straordinario interesse gli articoli del capitolo “In dialogo e in polemica”. Le tue precisazioni sono importanti e necessarie. Uno fra tante la figura di Alfonso Berardinelli. Ancora oggi non mi spiego come uno con la sua intelligenza abbia prestato la penna ai giornali di fuoriusciti degli anni Sessanta e Settanta, che fra tutti sono i più odiosi che ci siano. Quando qualcuno mi dice che i comunisti sono cattivi, ironicamente dico di approvare, ma poi aggiungo che più cattivi di loro sono non tanto gli anti-comunisti storici ma i post-comunisti di recente fattura. Il tuo costante dialogo con Lenzini, Luperini, Masi, Zinato mi ha restituito gli umori dell’epoca.
Particolarmente esauriente e approfondito è la vicenda Fortini-Fachinelli attraverso i Quaderni piacentini. Mi è piaciuto il valore che hai riconosciuto a Fachinelli, allo studioso e allo scrupoloso interprete di un passaggio molto delicato della nostra storia passata. Sorvolo su molto altro che in questo momento, fresco di lettura, non annoto. Bello il finale e la dedica a Ruth Leiser e al professor Fortini.
Spero in altre occasioni più approfondite. Ora ti invio questo minimo saluto.
A presto.

