di Anna Maria Geraci
Il cinema di Theo Angelopoulos invita a fermarsi, ad ascoltare il silenzio, a osservare il lento scorrere del tempo. Ogni suo film è un viaggio nella memoria individuale e collettiva, un attraversamento di confini geografici e interiori, una meditazione sulla Storia greca, balcanica ed europea del Novecento e sulle sue cicatrici ancora aperte: dittature, guerre, crisi, povertà, immigrazioni e i misteri della giustizia. Questo suo modo di raccontare è sicuramente influenzato dalla sua storia personale. Nato ad Atene nel 1935, Angelopoulos cresce in una Grecia sconvolta prima dall’occupazione nazista e poi dalla guerra civile. L’episodio che più lo segnerà riguarda il padre, arrestato durante il conflitto e creduto morto per lungo tempo. Quel senso di perdita e di improvviso ritorno attraverserà tutta la sua filmografia: i suoi personaggi (spesso chiamati Spyros in onore del padre) sembrano infatti vivere costantemente nell’attesa di qualcuno o di qualcosa che appartiene al passato. Per trasmettere allo spettatore questo stato di inquietudine e abbandono, Angelopoulos utilizza varie tecniche e teorie: dal teatro greco antico fino ad arrivare agli insegnamenti di Brecht. Le lunghe inquadrature, i celebri piani sequenza e il rifiuto del montaggio frenetico, sulla scia di quello hollywoodiano, trasformano ogni immagine in uno spazio da abitare. Il pubblico non è chiamato semplicemente a seguire una trama, ma a condividere un’esperienza contemplativa e a riflettere sul peso della Storia collettiva su quella personale.
Formazione – Prima di diventare regista, Angelopoulos studia legge ad Atene, ma nei primi anni Sessanta decide di trasferirsi a Parigi, dove entra in contatto con lo stimolante ambiente cinematografico e culturale francese. Tornato in Grecia, lavora come critico, per poi esordire alla regia nei primi anni Settanta. Sin dai suoi primi lavori emerge una voce originale, lontana tanto dal cinema commerciale, ma vicina alle nuove tendenze europee, soprattutto italiane (neorealismo) e francese (Nouvelle Vague), in fatto di cinema. Le sue opere, iniziatrici del cosiddetto NEK (Nuovo Cinema Greco) raccontano il suo Paese senza indulgere al folklore o al forte richiamo turistico delle coste. Angelopoulos, infatti, deciderà di girare tutti i suoi film nelle zone montuose o di confine della Grecia, proprio quelle più provate dalle vicissitudini politiche e sociali.
La carriera – Film come Ricostruzione di un delitto (1970), La recita (1975), Viaggio a Citera (1984), Il passo sospeso della cicogna (1991), Lo sguardo di Ulisse (1995) e L’eternità e un giorno (1998) rappresentano le tappe di una ricerca artistica che emerge sempre più attraverso famiglie spezzate, ricordi confusi e paesaggi oscuri. Le frontiere, infatti, così presenti nel suo cinema, non separano soltanto gli Stati: dividono epoche, identità, destini. A rendere ancora più struggente e malinconica la sua scelta estetica, a partire dagli anni Ottanta, sarà decisiva la collaborazione con Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore romagnolo, già collaboratore di Federico Fellini, Michelangelo Antonioni e Andrej Tarkovskij. I due elaborano immagini, atmosfere, suggestioni che richiamano una certa nostalgia per le tradizioni dimenticate, il mondo contadino e l’amore per la poesia e le grandi opere greche, in particolare l’Odissea. Oltre a Guerra, moltissimi altri grandi nomi del cinema collaboreranno con Angelopoulos, fra questi: Marcello Mastroianni, Bruno Ganz, Harvey Keitel, Erland Josephson e moltissimi altri.
La fine e l’eredità – Angelopoulos muore improvvisamente nel gennaio del 2012, durante le riprese del film L’altro mare, quattordicesima pellicola, rimasta purtroppo ancora oggi inedita. Eppure l’intera opera di Angelopoulos continua a parlare al presente, perché i suoi film ricordano che il cinema può ancora essere uno spazio di riflessione, un luogo in cui il tempo rallenta e la memoria ritrova la propria voce.
«In realtà, Angelopoulos insieme alla sua visione dell’arte e della vita, – spiega l’autrice del saggio I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos (coll. Fotogrammi, Bietti, 2026) Anna Maria Geraci – rappresenta il risultato di un periodo, il Novecento, estremamente tormentato per la Grecia. Un’epoca in cui il Paese è stato segnato da guerre, dittature e una povertà non solo materiale, ma anche spirituale… e da una condizione di solitudine e precarietà che, a distanza di tempo, sembra continuare a permeare non solo la regione balcanica, ma anche l’Europa intera. […] Il mio saggio I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos assume un significato particolare perché non esistono pubblicazioni recenti in italiano sul regista. Inoltre, desidero sottolineare come quest’opera, pur nella sua necessaria brevità e a fronte della straordinaria complessità dell’argomento, ambisca a essere un faro capace di orientare il lettore, non solo quello colto, ma anche e soprattutto quello curioso. A impreziosire ulteriormente il volume, ci sono poi due importanti contributi: la prefazione di Amedeo Pagani, storico produttore di Angelopoulos e colonna portante del cinema nostrano, e la postfazione di Carmelo Nicotra, regista e documentarista Rai, amico intimo del maestro».
Anna Maria Geraci, classe 1999, è laureata in Letteratura, lingua e cultura italiana, con indirizzo filologico, e risiede a Milazzo, provincia di Messina. Da alcuni anni si dedica alla critica cinematografica e letteraria. Il suo saggio d’esordio è Mangiare una farfalla: cinema e poesia di Tonino Guerra (Il Ponte Vecchio, 2024). Attualmente collabora come redattrice con diverse testate online, tra cui Tota Pulchra News.
TITOLO: I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos
AUTORE: Anna Maria Geraci
EDITORE: Bietti (collana Fotogrammi)
DATA DI PUBBLICAZIONE: 16 aprile 2026
PAG.: 140
COSTO: €3,99 (formato Kindle) / €6,99 (Copertina flessibile)
CODICE ISBN: 978-8882486044
PREFAZIONE: a cura di Amedeo Pagani
POSTFAZIONE: a cura di Carmelo Nicotra
Link Amazon: https://www.amazon.de/confini-della-nostalgia-Introduzione-Angelopoulos/dp/8882486044
La copertina del saggio, pubblicato a fine aprile è disponibile per l’acquisto su Amazon e sul sito della casa editrice Bietti.

