Anche un Nobel per la fisica può essere miope


di Ennio Abate

Sulla pagina FB di Ida Dominijanni * è stato segnalato un articolo di Giorgio Parisi: “Fatemi il favore di leggerlo. Grazie Giorgio Parisi“. Mi permetto di dissentire:

E quando l’abbiamo letto? Il limite (e la contraddizione) degli avvertimenti di Parisi sta in questo: riconosce che siamo « in un tempo segnato da conflitti incessanti e da circa cento milioni di rifugiati» ma continua ad appellarsi ad una astratta umanità, nella quale non distingue tra interessi immediati degli immigrati che a Ceuta sono stati trattati come “anime morte” e interessi immediati di monarchie, autocrazie e pseudodemocrazie; insomma tra «sordi» oppressi e sordi che opprimono. Come faceva il buon Marx. « L’umanità è chiamata a scelte essenziali» è frase fatta, se non viene distinta (e s’organizza) la parte che è ancora umana (o può diventarlo) da quella che nega il concetto stesso di umanità e pratica la disumanità (Gaza, etc.). «Affrontare l’emergenza ambientale significa anche misurarsi con una frattura profonda: quella tra ricchi e poveri»? No. Da quando la «frattura profonda: quella tra ricchi e poveri» non viene più contrastata, ANCHE l’emergenza ambientale – come si vede – non viene mai affrontata.

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Ecco il testo di Giorgio Parisi riportato da Silvia Franchini
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IL PREMIO NOBEL PARISI: NON SAPPIAMO COSA POTRA’ SUCCEDERE CON LA CRISI CLIMATICA

Il nostro futuro non sarà migliore

di Giorgio Parisi.

La scienza ha fornito dati certi sulla crisi climatica, ma la politica non ha dato risposte convincenti a questi dati. E, se ora le temperature salgono sopra i 2 gradi, nessuno sa cosa può accadere

FQ, 1.8.26

Viviamo in un periodo decisivo della storia umana. Non sappiamo se il progresso che abbiamo conosciuto finora continuerà, sia pure tra difficoltà e contraddizioni, o se nel corso di questo secolo subirà un crollo irreversibile. (…)

Diverse crisi si sovrappongono e si intrecciano l’una con l’altra: da un lato il progressivo esaurimento delle materie prime e dall’altro il cambiamento climatico, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. A questi si aggiungono il consumo di suolo, l’inquinamento e la perdita di biodiversità. Un gran numero di specie animali e vegetali si stanno estinguendo: è probabilmente incominciata la sesta grande estinzione di massa. La quinta fu provocata dall’asteroide che cancellò i dinosauri e tantissime altre forme di vita, aprendo dopo milioni di anni lo spazio evolutivo in cui si sarebbero affermati i mammiferi.

Affrontare l’emergenza ambientale significa anche misurarsi con una frattura profonda: quella tra ricchi e poveri. Nella vita di tutti i giorni interessi e priorità sono molto diversi, e le diseguaglianze sono forse l’ostacolo più serio per risolvere i problemi che abbiamo davanti. Senza una prospettiva equa e solidale, nessuna riconversione ecologica potrà davvero compiersi. Si dice che chi non ha da mangiare ha un solo problema, e chi ha da mangiare ne ha molti.

Per affrontare i cambiamenti enormi richiesti dalla riconversione ecologica servirebbe un mondo coeso. Ma è difficile immaginarlo in un tempo segnato da conflitti incessanti e da circa cento milioni di rifugiati. L’umanità continua a destinare risorse sterminate alla costruzione di armi di distruzione di massa; risorse che potrebbero essere utilizzate invece per uscire dai vicoli ciechi in cui essa stessa si è infilata.

Da quando, dalla Luna, abbiamo visto sorgere la Terra all’orizzonte, abbiamo avuto la prova sensibile di ciò che, in teoria, avremmo già dovuto sapere: viviamo su un piccolo pianeta, a risorse limitate, quasi come una gigantesca astronave che viaggia nello spazio. (…) Sappiamo ormai anche che la vita sulla Terra è un sistema complesso e interconnesso. L’uomo non può più considerarsi il parametro assoluto, ma deve tenere conto delle altre specie viventi, se non vuole rischiare l’estinzione o la sopravvivenza su un pianeta desertificato, abitato quasi soltanto da animali da macello. E tuttavia quest’evidenza stenta a diventare coscienza collettiva, convinzione profonda capace di orientare le scelte quotidiane di noi umani.

Il nostro futuro, il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, dipende dalla nostra capacità di mettere da parte i nostri interessi immediati. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Per produrre un vero cambiamento di prospettiva non bisogna parlare solo alla ragione ma anche al cuore. Occorre comprendere la bellezza e la fragilità dell’ecosistema in cui viviamo, e la necessità di prendersene cura anche a costo di molte rinunce, se vogliamo che una popolazione di diversi miliardi di persone possa abitare a lungo su questo pianeta – come faceva il Piccolo Principe nel suo piccolo mondo, in quel romanzo delizioso che, col passare del tempo, acquista per noi un significato nuovo e più profondo.

L’umanità è chiamata a scelte essenziali. Deve contrastare con forza il cambiamento climatico. Da decenni la scienza ci avverte che i comportamenti umani stanno preparando un aumento vertiginoso della temperatura del pianeta. Purtroppo, le azioni intraprese dai governi non sono state all’altezza di questa sfida, e i risultati ottenuti finora sono stati estremamente modesti. (…)

L’esperienza della pandemia di Covid-19 ci ha mostrato quanto sia difficile prendere in tempo decisioni efficaci. Le misure di contenimento, al tempo, furono spesso prese in ritardo, quando non erano più rimandabili. Ricordo le parole sfuggite a un capo di governo: “Non possiamo fare un lockdown prima che gli ospedali siano pieni, i cittadini non capirebbero”. È precisamente questa logica che dobbiamo evitare. Il medico pietoso fa la piaga purulenta. E noi abbiamo il dovere di non essere medici pietosi. Il nostro compito storico è aiutare l’umanità ad attraversare una strada piena di pericoli. È come guidare di notte: la scienza sono i fari, ma la responsabilità di non andare fuori strada è del guidatore, che deve anche ricordarsi che quei fari hanno una portata limitata.

Gli scienziati, infatti, non sanno tutto. Il loro è un lavoro faticoso, nel quale le conoscenze si accumulano progressivamente e le aree di incertezza vengono pian piano ridotte. La scienza produce previsioni sulle quali si forma gradualmente un consenso scientifico. Quando l’Istituto per i processi chimicofisici (IPCF) prevede che, in uno scenario intermedio di riduzione delle emissioni dei gas serra, la temperatura possa salire tra due e tre gradi, questo intervallo rappresenta la migliore stima possibile sulla base delle conoscenze attuali. Ma deve essere chiaro che i modelli climatici sono stati verificati confrontando le loro previsioni con il passato. Se la temperatura dovesse aumentare più di due gradi, entreremmo in una terra incognita, nella quale potrebbero emergere fenomeni oggi non previsti e che potrebbero peggiorare enormemente la situazione.

L’aumento della temperatura non dipende solo dalle emissioni dirette. È mitigato, in parte, da tanti meccanismi di regolazione che però potrebbero smettere di funzionare proprio a causa del riscaldamento stesso. Mentre il limite inferiore dei due gradi è uno scenario su cui possiamo essere abbastanza sicuri, molto più difficile è stabilire quanto grave possa essere lo scenario peggiore: potrebbe rivelarsi infatti molto peggio di quanto immaginiamo.

Abbiamo dunque di fronte un problema enorme, che richiede interventi decisi per fermare l’emissione di gas serra, ma anche investimenti scientifici. Dobbiamo sviluppare nuove tecnologie per conservare l’energia, trasformarla anche in carburanti, produrla attraverso tecnologie non inquinanti basate su risorse rinnovabili. Non dobbiamo solo salvarci dall’effetto serra, ma dobbiamo anche evitare la trappola dell’esaurimento delle risorse naturali. Anche il risparmio energetico, quindi, va affrontato con decisione. Finché, per esempio, pretenderemo di mantenere nelle nostre case una temperatura quasi identica in estate e in inverno, sarà difficile fermare davvero le emissioni.

(…) Le difficoltà attuali hanno forse origini più profonde, che dobbiamo comprendere se vogliamo davvero contrastarle. Viviamo, specialmente in Occidente, una stagione che guarda con pessimismo al futuro, alimentata da crisi di diversa natura: crisi economica, riscaldamento globale, esaurimento delle risorse e inquinamento. In molti Paesi crescono anche le diseguaglianze, l’insicurezza, la disoccupazione e la guerra. Un tempo si pensava che il futuro sarebbe stato inevitabilmente migliore del presente. Oggi quella fede nel progresso, le “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità, si è logorata. Molti temono che le generazioni future vivranno peggio di quelle attuali. (…) Nei prossimi anni l’umanità dovrà compiere scelte decisive, destinate a produrre conseguenze per molto tempo. Le nuove generazioni avranno un ruolo fondamentale, e per questo l’educazione diventa un punto cruciale.

* ttps://www.facebook.com/ida.dominijanni/posts/pfbid025QpLWm5AaxWF7t43sH6tGgat7TkXu5ty9EjyMxMcidG5Ctxw8oRRsiaEnxgdL9T4l?locale=it_IT

11 pensieri su “Anche un Nobel per la fisica può essere miope

  1. Mi sembrano osservazioni abbastanza chiare. E i problemi anche enunciati senza offuscamenti. Chè poi non invochi (più) la lotta di classe come strumento ed obiettivo insieme…forse non dipende solo da lui.

  2. “Mi sembrano osservazioni abbastanza chiare. E i problemi anche enunciati senza offuscamenti” (Paolo)

    Un amico mi ha scritto: “non sarei così duro con Giorgio Parisi che, almeno, a differenza di tantissimi altri, certe cose di sinistra le dice e scrive apertamente”. Capisco le perplessità. E non è neppure che si debba invocare la lotta di classe. Ma il ricorso al generico concetto di “umanità” è offuscamento.

  3. O più semplicemente un termine generico, tipo ‘dobbiamo fare’; chè da Parisi uno non prende lezioni di strategia…eppoi va aggiunto che un termine generico come ad esempio ‘l’umanità intera verrà distrutta’ è corretto; anche se non dice di chi è la colpa e di chi l’onore di redimerla….
    Poi giusta l’osservazione di Ennio sull’offuscamento..se indirizzata a un soggetto politico di sinistra; ma basta leggere cosa ancora dicono del Covid quelli ‘de sinistra’ o vedere che su Sinistrainrete i testi più letti sono quelli su Stalin per rinunciare a chiedere coerenza a chicchessia…

  4. @ Paolo

    “ma basta leggere cosa ancora dicono del Covid quelli ‘de sinistra’ o vedere che su Sinistrainrete i testi più letti sono quelli su Stalin per rinunciare a chiedere coerenza a chicchessia…”

    Appunto. Perché rinunciare non solo a “chiedere coerenza” ma a critica quello che oggi passa per “sinistra”?

  5. tornando a Parisi: non è un comunista, quindi non pretendiamo da lui un salto carpiato con triplo avvitamento….
    il Manifesto poi neppure, da lungo tempo…
    E, per quanto ne so, ormai i comunisti non vanno neanche più a ballare

  6. Stabilire se Parisi o il Manifesto siano o no comunisti è irrilevante nel contesto di questa discussione sul suo articolo. Non c’è bisogno di essere comunisti per denunciare un uso generico e ingannevole del termine ‘umanità’.

  7. chè poi non è che Parisi sia particolarmente significativo: ha preso il Nobel per una cosa che studiavamo da piccoli (quando giocavamo col Logo su computer) e che avrebbe potuto generare un cambiamento di paradigma..se qualcuno, lui compreso, l’avesse presa sul serio; poi in tempo di guerra si è scoperto essere molto utile e allora l’han premiato. Lui fuori dal suo campo sa poco, tanto che ha seguita la ‘benemerita’ sen. Cattaneo nella condanna dell’agricoltura biologica…e quindi cosa possiamo pretendere?

  8. Il più rimosso fra i pensieri politici è al contempo il solo – nell’odierno tempo spietato – che possa riscattare il passato e rendere possibile un futuro: quel pensiero-azione rimosso riaffiora nella formula di Ennio, che condivido: la contraddizione degli allarmati avvertimenti di Parisi sta nell’appellarsi ad una astratta umanità, senza riconoscere che quella medesima umanità è nei fatti divisa fra una classe proprietaria, sempre più incline a difendere ed estendere la sua posizione di rapina e una sterminata classe di espropriati, privata a viva forza di ogni consapevolezza di sé. Questa divisione, se ignorata o anche solo sminuita, rende miope lo sguardo sulla crisi climatica: una crisi che reclama più che mai pianificazione, ossia l’arma economica che la classe degli oppressi ha opposto alle libertà del capitale.

  9. Non conoscevo Giorgio Parisi prima della pandemia.
    Da biologo, quando ho fatto il master in comunicazione scientifica (2003) mi sono accorto di alcuni meccanismi interni alla comunità scientifica, che ho visto poi evolversi in questi ultimi 20 anni.

    Semplificando: Parisi è prezioso come fisico per due motivi: 1) Pone molto l’accento sulle politiche climatiche, o meglio sulla loro assenza. Considerate che i fisici tendono a essere negazionisti delle cause antropiche del surriscaldamento globale 2) è contrario al nucleare. Anche qui, considerate che di norma i fisici sono favorevoli. E molti scienziati oggi, anche biologi, sostenitori del progresso scientifico e della fiducia direi quasi cieca nella scienza e quindi anche nei vaccini (scientisti insomma) hanno criticato Parisi proprio per la sua contrarietà al nucleare.

    A sua volta Parisi non è immune, a mio parere, da una certa fiducia preventiva nella scienza (sui vaccini e sui loro effetti collaterali non ha esercitato il suo spirito critico come ha fatto e fa su surriscaldamento globale e nucleare). Non essendo ecologista, poi, ha preso posizioni sulla agricoltura biologica in linea con la Cattaneo, ma questo anche perché l’agricoltura biologica si collega anche con quella biodinamica, ritenuta da tutti i scientisti una stregoneria.

    1. Non ho capito: potresti darmi le fonti degli ‘effetti collaterali dei vaccini’?
      Poi leggi il mio ultimo articolo sul Covid e dimmi cosa pensi

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