di Ennio Abate
sopportai |
il silenzio su com’erano stati |
prima e altrove |
non compagni |
lo sdegno smisurato
per i calli degli operai |
la loquacità compiaciuta |
in stanze fumose |
strapazzata infanzia |
gioie povere di cattolica educazione |
ohi | i richiami di una mortificata madre|
ahi | lo scetticismo beffardo di mio padre |
ci fu da sprecarla intera la giovinezza |
in mezzo a loro | maestri di rivoluzione |
che male ci guidarono|
come prima |
come preti e professori |
tra mortuari isolamenti |
spigoli di verità |
e vaneggiamenti statuari |
quasi un decennio | in mezzo a loro |
prima che avvolgessero in bende di rancore |
uno sbiadito | rosso | sodalizio
presto sbaraccato |
che cercavo? | dov’era?
altrove? | su strade più comuni? |
o ancora buie? |
(1976 circa |13 settembre 2026)

ACCOSTAMENTI
1.
“su strade più comuni? |
o ancora buie? |”
2.
“Forse è proprio nella profondità di questa notte, in questa oscurità senza più suoni né luci che occorre cercare per trovare vie di fuga e di resistenza al flusso ininterrotto e distruttore. Forse in questa tenebra, che si pone agli antipodi dello spettacolo iperluminoso del nuovo totalitarismo, si dà ancora o di nuovo la possibilità di un’altra luce, di una luce nera e resistente, fatta di carne e di corpi, dove la dimensione del senso è ancora possibile. O forse no. Forse siamo tutti così accecati da non vedere più la gabbia che ci contiene. Forse pensiamo davvero, in una forma di euforia da shock, di essere liberi sotto il giogo della più totalizzante delle forme sociali che la storia dell’umanità abbia conosciuto.”
(La trasparenza totalitaria. Su “Il Terzo Reich” di Romeo Castellucci
Federico Ferrari
09/06/2021
https://antinomie.it/index.php/2021/06/09/la-trasparenza-totalitaria-su-il-terzo-reich-di-romeo-castellucci/?fbclid=IwY2xjawUTuqxwZG9mBWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMUpTTXI2NjRoNm9Jc2VkeWpzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeRiT5j-3sYHKdzXVHVA_PZXtmehnxeo5QOJVFCH31tK-JABhxZzyuod0S-6s_aem_fTDLJOJDCy0CQeco7rxHxg)
una poesia che coniuga esperienze personali e convinzioni politiche pervenendo al riconoscimento di un fallimento, individuale e collettivo, di ideali progetti vagheggiati. Non senza rancore verso i cattivi maestri e gli stessi compagni. Situazioni come circoli viziosi che si replicano in stati di amarezza…Eppure, come mia sola impressione, vi si aggira un convitato di pietra, cioè uno scoglio ‘insuperabile’ contro il quale onde gigantesche vanno a sbattere e nulla possono…Ovvero sembra che tutto ricominci da capo. Oggi i movimenti, di giovani di donne, le flotille…e le domande che si ripetono: che cercavo?/ dov’era?…
” Non senza rancore verso i cattivi maestri e gli stessi compagni” (Locatelli)
Non mi pare. Il verso ” prima che avvolgessero in bende di rancore |” si riferisce ai “maestri di rivoluzione” tanto che il verbo è al plurale.