Kate Tempest : la poesia della contestazione

di Paolo Carnevali

Assistere ad una performance della poetessa Kate Tempest, è immergersi nella poesia della contestazione. Una vera mitraglia di parole cadenzate da un ritmo rap. 

E’ a Lewisham, una periferia popolare di Londra nel 1985 che è nata. Ha lasciato presto la scuola vivendo come squatter, poi ha fatto la commessa in un negozio di dischi a soli 14 anni, fumando droghe fino a quando ha cominciato a fare musica rap. Frequentando le serate di slam poetry ad ingresso libero, si è esibita riuscendo a trasmettere la sua rabbia. Amava già William Blake che era considerato un pazzo alcolizzato, ma deciso nel suo amore per la scrittura e Yeats, ma questo suo modo di esprimersi rap è un modo diretto per arrivare al coinvolgimento dell’ascoltatore, contrariamente alla poesia scritta. Specialmente per un pubblico giovane. Ed è interessante il suo messaggio e anche il rapporto con questa città sempre in continuo cambiamento. Una volta i sobborghi, le periferie londinesi dove è nata erano ricchi di spazi dove giocare con sicurezza, anche se zone povere ed emarginate. Successivamente è cambiato il tessuto sociale, ci sono gli slum, la gente che vive in condizioni misere accanto ad altre molto ricche. Pensiamo e vediamo Londra come una società post-razziale evoluta, ma non è precisamente così. La tragedia di Grenfell Tower è un esempio. Colpisce anche il suo interesse per le persone nel contesto sociale quotidiano. I capelli scomposti, piena di tatuaggi, non passa inosservata e trasmette nelle sue performances una energia pazzesca. Basta andare a vedere qualche video su You Tube (qui). Attualmente lavora ad una versione del Filottete di Sofocle. Nella vita, la parola spesso è il primo passo che conduce all’azione. Questo lavoro sarà presentato al National Theatre,  e la trama si concentra su un uomo della classe operaia che viene a compromessi al momento della morte di suo padre. Esplora nell’identità e nel senso d’impotenza, la colpa e la vergogna, e soprattutto l’inerzia. La colpa che attribuiamo agli altri per le nostre incapacità. La musica di protesta è guidata dal personale interesse ad essere attratti da questioni che ci sono vicine. Questioni urgenti! Soprattutto a livello globale. E’ una nuova forma linguistica per mettere in evidenza le frustrazioni che affliggono il mondo ed è nata dall’interno  del mondo anglosassone. Mostra una padronanza lessicale ed un coinvolgimento emotivo ereditati delle invettive sociali tipiche di una spesso trascurata poesia inglese.  Messa da parte una visione più ristretta, la Tempest ha deciso di osservare il mondo con la veemenza e il disincanto di performance che analizzano i mali del capitalismo e di una certa globalizzazione. Spara una serie di esternazioni che non risparmiano nessuno, tra paradossi a volte taglienti ed efficaci. Accetta tutte le sfide questa ragazza dai capelli rossi ancora una volta. Ricordo di avere assistito ad una sua performance e il sorriso dolce al The Poetry cafè di Londra.  Con le sue storie parlate, analizza bene la società e la contemporaneità nei suoi movimenti: il consumismo sfrenato, le fragili intimità dei rapporti, insomma le storie di tutti i giorni. Direi che la poesia “Europe is lost” rappresenti molto bene i problemi di questa Europa restia ad aprirsi alla convivenza e all’aiuto reciproco.

 Europe is lost, America lost, London is lost
still we are clamouring victory
all that is meaninglass rules
and we have learned nothing grom history.

people are dead in their lifetimes
dozen in the shine of the streets
but look kow the traffic keeps moving
the system's too slick to stop working
business is good. And there's bands every night in the pubs
and there's two for one drinks in the clubs.

We scribbed up well
we washed off the work and the stress
now all we want's some excess
better yet; a night to remember that we'll soon foget
all of blead that was shed for these cities to grow
all of the bodies that fell
the roots that were dug from the ground
so these games could be played
I see it tonight in the stain on my hands.

The buildings are sceaming
I can't ask for help though, nobody knows me
hostile and worried and lonely
we move in our packs and these are the rights we were born to
working and working we can be all that we want
then dancing the drugs have got boring
well, sex is stll good when you get it.

To sleep, to dream to keep the dream in reach
to each a dream
don't weep, don't scream
just keep il in
keep sleeping in
what am I gonna do to wahe up?
I feel the cost of it aushing my body
like I push my hands into pockets
and softy I walk and I see it, it's all we deserve
 the wrogs of our past have resurfeed
despite all we did to replace it with this
I am quiet
feeling the ouset of riot
but riots are tiny though
system are huge
the traffic keep moving, proving there's nothing to do
it's big businnes baby and its smile is hideous
top down violence, structural viousness
your kid are doped up on medical sedatives
but don't worry bout that, worry bout terrorists.

The water levels rising! The water levels rising!
The animals, the polarbears, the elephants are dying!
Sop crying. Star buying
but what about the oil spill?
Shhh. No one likes a party pooping spoil sport.

Massacres, new shoes
ghettoised children murdered in broad daylight by those employed to
protect them
live porn streaned to your pre-teens bedrooms
gass  cliling, no headrom. Half a generation live beneath the breadline.

On  but it's happy hour on the high street
friday night at last lads, my treat!
All went fine till that kid got glassed in the last bar
place went nuts, you can ask our Lou
it was madnass, the road ran red, pure claret.

And about them immigrant? I can't stand them
mosty, I mind my own bisiness
but they're only coming over here to get rich
it's a sickness
England! England! England! patriotism!

And you wonder why kids want to dies for religion?

Work all you life for a pittance
maybe you'll make it to menager
pray for raise
cross the beige days off on your beach babe calendar.

Anarchists desperate for something to smsh
scandalous pictures of glamours rappers in fashionable magazines
who's dating who?
Police cash in an envelope
caught scsifting lines off a prostitutes prosthetic tits
and it's back to the house of lord with slapped wrists
they abduck kids and fuck the heads of dead pigs
but him, he's the criminal.

It's the Bered Oftet All generation
the product of product placement and manipulation
shoot em up, brutal, duty of care
come on, new shoes
beatiful hair
Bullhit saccharine ballads
and selfies.

And selfies
and here's me outside the palace of me!
Construct a self and psyhcosis
and meanwhile the peolple are dead in their droves
but nobody, some of the emoji they posted
sleep like a gloved hand covers our eyes
the lights are so nice and bright and lets dream
but some of us are stuck like stones in a slipsteam
what am I gonna do wahe up?

We hare lost
and still nothing
will stop
nothing pauses.

We have ambitions and friends and our courtships to think of
divorces to drink of the thought of
the money, the money, the oil
the planet is shaking and spoiled
life is a plaything
a garment to soil
the toil the toil
I can't see an ending at all
only the end.

How in this something to cherish?
when the tribesmen are dead in their deserts
to make room for alien structures:
develop, develop....

Kill what you find it threatens you
no trace of love in the hunt for the bigger buck
there in the land where nobody gives a fuk.


Traduzione

 L'Europa è persa, l'America ha perso, Londra ha perso
 stiamo ancora chiedendo a gran voce la vittoria.
 Tutto ciò sono regole insignificanti
 non abbiamo imparato nulla dalla storia
 le persone sono morte nelle loro vite
 stordite dallo splendore delle strade.
 Ma guarda come continua a muoversi il traffico
 il sistema è troppo fluido per smettere di funzionare.
 Gli affari vanno bene e ci sono band ogni sera nei pub
 molti sono nei club.
 E ci siamo lavati bene, levato via lo stress del lavoro
 e ora ciò che vogliamo è un eccesso
 meglio ancora, una notte da ricordare,
 ma che presto dimenticheremo.
 Quanto sangue per far crescere questa città
 corpi caduti, le radici che sono state scavate dalla terra 
 e noi giochiamo i nostri giochi.
 Lo vedo stasera tra le macchie delle mie mani,
 gli edifici stanno urlando
 non posso chiedere aiuto, nessuno mi conosce
 ostile, preoccupata, sola.
 Ci spostiamo nei nostri pacchetti, nei nostri diritti per i quali siamo nati
 lavorare e lavorare in modo da poter essere tutto ciò che vogliamo
 quindi balla via la fatica.
 Ma anche le droghe sono diventate noiose
 bene, il sesso è ancora piacevole e buono quando l'ottieni.
 Dormire, sognare, mantenere il sogno vivo:
 a ciascuno un sogno per non piangere e urlare.
 Continua a dormire....
 cosa farò per svegliarmi?
 Sento il peso per spingere il mio corpo
 come se spingessi le mani in tasca lentamente
 cammino e osservo ciò che ci meritiamo
 i torti del nostro passato che riemergono
 nonostante tutto ciò che abbiamo fatto per sconfiggere le tracce
 e per tutto ciò che abbiamo rubato.
 Sono tranquilla, sento l'inizio della rivolta, i tumulti sono minuscoli,
 i sistemi sono enormi
 il traffico continua a muoversi, dimostrando che non c'è niente da fare.
 Sono grandi gli affari, piccoli i sorrisi e orribili
 violenze e cattiverie strutturali
 per i bimbi con sedativi,
 ma non preoccuparti, amico, preoccupati dei terroristi.
 Il livello dell'acqua sta salendo! Il livello dell'acqua sta salendo!
 Gli animali, gli elefanti, gli orsi polari stanno morendo?
 Smetti di piangere, inizia a comprare.....
 e che dire del petrolio?
 Shh, shh..a nessuno piace una festa che rovini lo sport.
 Massacri, massacri, massacri, scarpe nuove....
 Bimbi assassinati e ghettizzati in pieno giorno.
 Porno in diretta streaming nelle camere da letto
 soffitti di vetro, senza spazio per la testa.
 Mezza generazione vive al di sotto della soglia...
 oh, ma è l'happy hour nella via principale.
 Venerdì sera agli ultimi ragazzi, la mia sorpresa!
 Tutto è andato bene fino a quando quel ragazzo non è stato glassato...
 Era una follia e la strada correva rossa
 e su di loro gli immigrati? Non li sopporto....
 principalmente penso ai fatti miei
 stanno venendo qui solo per diventare ricchi, una malattia....
 Inghilterra! Patriottismo!
 E ti chiedi perché vogliono morire per la religione?
 Va bene continua a lavorare una vita per una miseria
 attraversa i giorni di ferie grigi sul tuo calendario da spiaggia
 gli anarchici sono alla disperata ricerca di qualcosa da distruggere.
 Foto scandalose di rappers alla moda.
 Nelle riviste glamour, pettegolezzi?
 Il politico incassa la busta....
 Rapiscano i bimbi e scopano le teste dei maiali morti.
 E' la generazione di Bored Oft All
 Il prodotto del posizionamento e della manipolazione del prodotto.
 Spara....
 Ballate e selfie sdolcinati, selfie....
 Costruisci un io e una psicosi
 mentre la gente muore a frotte e nessuno se ne accorge,
 mentre qualcuno pubblica emoji.....
 Dormire con una mano guantata ci copre gli occhi
 le luci sono così belle e luminose.....  sogniamo.
 Mentre alcuni di noi sono bloccati come pietre in una scogliera.
 Cosa farò per svegliarmi?
 Siamo persi, siamo persi, siamo persi
 e ancora non si ferma niente.
 Abbiamo ambiziose amicizie e tribunali a cui pensare
 divorzi da bere, pensieri....
 I soldi, il petrolio
 il pianeta sta tremando nei suoi vizzi e la vita è un gioco,
 un capo da sporcare.
 La fatica.....
 Non riesco a vedere un finale per tutti,
 come un qualcosa da amare?
 Quando i capi delle tribù moriranno nei loro deserti
 per fare spazio a strutture aliene,  sviluppa.....
 e uccidi ciò che ti minaccia.
 Nessuna traccia d'amore nella caccia al dollaro è più grande
 qui nella terra dove nessuno se ne può fregare.
 
 

12 pensieri su “Kate Tempest : la poesia della contestazione

  1. Un interessante sguardo lucido, nell’analizzare le angosce, la solitudine e gli affetti della nostra epoca. Per fortuna nell’universo letterario inglese Kate Calvert in arte Kate Tempest riscuote un grande successo. Questo tipo di fare poesia, come usa anche in America, può sorprendere gli amanti del lirismo poetico, un esempio può essere Carver. Da voce a istanze poetiche e sociali, denunciando soprattutto le ingiustizie. Si fa portavoce del disagio coniugandolo spesso con la forza presente nei classici, soprattutto i greci. Poi li riempie di rock e di rap.

    Anna Bonanno
    Reader for Blind Rivista

    1. Se avessi tempo, interverrei più criticamente su questo genere di espressione delle angosce, della solitudine e degli affetti (depressi?) della” nostra epoca”. Ma in questo momento non ce la faccio. Tuttavia vorrei segnalare un saggio di Walter Siti che, malgrado io non condivida in pieno, permetterebbe di inquadrare in una cornice più ampia e di “falsa democratizzazione” anche un fenomeno come questo di Kate Tempest o di altri noti rappresentanti del rap.
      Lo trovate per intero a questo link:

      https://www.doppiozero.com/materiali/lepoca-dello-spezzatino?fbclid=IwAR0ZZamgDO3eQvmZJ5I3fWRV-utiMz6Wi2G4tZv-SIIHhdyRwcp__l7QUUE

      P.s.
      Copio qui anche uno stralcio che ritengo significativo:

      Prima mi sono chiesto come debbano essere fatti i testi efficaci e adatti ad arrivare a tutti, ma non mi sono chiesto come siano diventati i ‘tutti’ a cui i testi devono arrivare. Perché la comunicazione è definitivamente digitale e bisogna guardarla a occhi aperti, senza nostalgie senili e patetici arroccamenti. Il sessantunenne Alessandro Baricco, nel suo intelligente e irenico The Game (Einaudi 2018), parla di un “cambio di paradigma” ormai irreversibile e credo che abbia ragione: l’epoca in cui viviamo preferisce la velocità alla qualità, la trasversalità alla linearità, la mobilità di superficie alla profondità – preferisce giudicare direttamente piuttosto che farsi spiegare le cose dagli esperti e dà per scontato che il posto dove si riversa più gente sia il posto migliore. Se questa è la situazione a cui ci ha portato la tecnologia (verso un individualismo senza identità), anche l’arte ha bisogno di un piccolo lavoro di restyling per arrivare a tutti; parlando della comunicazione in generale, Baricco constata che il nuovo mondo digitale “è troppo instabile, dinamico e aperto per essere un habitat gradito a un animale sedentario, lento e solenne come la verità” – sostiene, con esempi, che le notizie devono rinunciare a un po’ di verità per assumere “un profilo aerodinamico” che consenta loro di viaggiare veloci. È interessante capire come il nuovo ambiente stia lavorando per rendere “aerodinamici” pure i testi letterari. Se i nativi digitali, i ragazzi nati col nuovo secolo, percepiscono i device tecnologici non come uno strumento ma come un prolungamento organico del loro corpo, e se nella loro “realtà aumentata” è difficile distinguere tra naturale e artificiale, tra mondo e oltremondo, tra esperito personalmente e vissuto da altri, allora anche gli studi di bio-letteratura dovranno tenerne conto e tarare su questa post-esperienza l’efficacia dei testi, la loro capacità di “riparare e risanare”. L’engagement, in questa prospettiva, rischia di somigliare troppo alla stessa parola se letta in inglese: l’“engagement rate” è, in termini di marketing, il quoziente che calcola l’efficacia di una fan page (likes + commenti + condivisioni diviso il totale dei fan in un dato giorno).

      Quando si riproduce digitalmente un’opera d’arte musicale o visiva, siamo ormai abituati a perdere un po’ di qualità a favore della comodità: ascoltare un’orchestra dal vivo non è come ascoltarla sul vinile né come ascoltarla con un MP3, in compenso è molto più facile portarsela dietro; se non possiamo andare fino a Mosca per vedere la Trinità di Rublëv, possiamo ammirarla su Google Art: noteremo particolari che nell’affollamento del museo magari ci sono sfuggiti (tipo la testa di vitello che spunta dal piatto al centro), ma non potremo provare quella sospensione di fiato, per quella luce-pace che pare provenire dal dipinto stesso, che ci arriva addosso anche quando la Tret’jakov è piena di gente. Quel che non è “webbabile”, stranamente, è proprio l’imprecisione: perfino nell’arte che più prescinde dalla mano dell’artefice, come la fotografia, la grana che il digitale si sforza di riprodurre è troppo regolare e omogenea, non sarà mai grossolana come quando la pellicola si sviluppava in camera oscura. L’esattezza uccide la sfocatura, il pulviscolo inafferrabile, la scivolata del violino – insomma quell’indefinito e casuale in cui consiste, psicologicamente, l’impressione di infinito. La tecnologia ci potrà forse dare il Tutto (tutti i quadri del mondo, tutte le musiche, tutti i libri riprodotti e conservati per sempre in giganteschi cloud), ma l’Infinito mai. Baricco, che ovviamente lo sa, parla di “perdita dell’anima” e si ripropone (con ammirevole spirito positivo) un lavoro didattico altrettanto gigantesco di ripensamento delle humanities, in cui quel che si perde in profondità si possa recuperare in estensione – cercando il brivido e l’anima non nello scavo semantico o nella traccia materiale del corpo ma nell’avventura del muoversi, del collegare luoghi lontani, del sentirsi perennemente incuriositi.

      Io, che di anni ne ho settantadue, sarei parecchio tentato di recitare il ruolo del custode di rovine, del difensore della profondità eccetera; se non fosse che dietro simile ruolo traspare quello, abbastanza ripugnante, del laudator temporis acti. Quindi mi limiterò a una mossa intermedia: segnalerò un punto, uno solo, su cui mi pare ci sia da discutere – ma così, come si incolla un post-it al frigorifero perché chi passa si accorga che manca qualcosa. La letteratura non ha grossi problemi di riproduzione digitale, le parole sono immateriali e restano le stesse su qualunque supporto; quella vibrazione di infinito che va perduta buttando sul digitale un quadro o una musica va perduta in un testo letterario se lo si priva della propria totalità. È l’interezza l’anima segreta di un testo, e dunque le parole non sono più le stesse se vengono assunte (come suggerisce la Pagano in Nouons-nous) in pillole. Il punto che intendo discutere è proprio quello della necessaria frammentazione a cui i testi letterari vanno incontro nell’intento, oggi, di arrivare a tutti (di essere ‘democratici’). Mi è d’aiuto un libro di Gino Roncaglia, esperto di informatica umanistica e figlio del filologo romanzo Aurelio: il libro si intitola appunto L’età della frammentazione(Laterza 2018) e si occupa di scuola digitale. “Il digitale”, scrive Roncaglia, “è caratterizzato da contenuti fortemente granulari”; in presenza di contenuti complessi, il digitale procede a operazioni di selezione e di ritaglio per ottenere contenuti più semplici e più suscettibili di ri-combinazione (più aerodinamici, direbbe Baricco). Ma, si chiede ancora Roncaglia, “basta l’aggregazione a costruire complessità?” – e questo è nella natura del digitale o solo di una “fase evolutiva dell’ecosistema”?

      L’intero, la struttura, la durata, la coerenza interna (cioè i valori che quelli della mia generazione attribuivano ai classici) sembrano ormai vecchiumi da mettere in soffitta: all’enfasi del frammento corrisponde, nella narrativa, il fenomeno della sparizione dei finali – le serie televisive spesso finiscono quando finiscono i soldi del produttore o (se ci sono) i finali sembrano deludenti agli stessi fan. Chi insegna nelle scuole di scrittura creativa testimonia che i giovani hanno sempre più difficoltà a trovare i finali. La narrativa oscilla tra due estremi: o testi che cercano i vertici, i punti forti, le scene madri trascurando il resto, o testi arresi a quel che Calvino chiamava “il mare dell’oggettività” – penso per esempio a Resoconto di Rachel Cusk (un romanzo composto unicamente dalle storie che la protagonista sente raccontare durante un viaggio, senza gerarchie e senza preferenze – e senza conclusione) o alla saga autobiografica di Karl Ove Knausgård, sei volumoni che ambiscono a raccontare tutta la vita dell’autore, senza scegliere e senza fare considerazioni generali, come in una carta geografica estesa quanto il territorio. Quel che si perde soprattutto, in questa tenaglia tra la frammentazione e la totalità neutra-indifferenziata, è appunto l’individuazione di una spina dorsale: che nasca, attenzione, dall’interno dei testi e non da un’idea preconcetta delle ‘influenze’ che si intendono esercitare. Vorrei concentrarmi sulle due perdite che mi paiono più gravi (più della ‘vibrazione d’infinito’ o delle ‘sfumature’ di cui ho parlato più sopra): la perdita delle conseguenze e la perdita dell’inconscio. Zygmunt Bauman, nel suo La vita in frammenti, ipotizza che una delle caratteristiche dell’uomo contemporaneo sia il “differimento del saldo” (con l’emblematico passaggio dal libretto di risparmio alla carta di credito); si vive cioè in un mondo in cui notizie e azioni si mescolano e si sovrappongono, ricevono la loro dose di odio o di consenso, ma prima che arrivi il redde rationem i contesti sono cambiati al punto che non si sa più chi sia stato responsabile di cosa. Lo stesso accade per i testi letterari, a furia di spezzettarli, riusarli e riciclarli; è come se i testi, rinunciando alla coerenza tra i livelli e all’indivisibilità strutturale, rinunciassero a essere responsabili di se stessi – mostrandosi eternamente ‘aperti’, continuamente nomadi in una connessione orizzontale sempre più veloce, puntano più alla fascinazione momentanea che alle conseguenze culturali (e in senso lato politiche) delle proprie scelte formali. Ma le forme si vendicano e mentre si sottraggono alla continuità col passato ci dicono comunque qualcosa sul presente. Tutta la tradizione del moderno, da Baudelaire a Hofmannsthal, da Eliot alle avanguardie, ha fatto del frammento una risorsa: era una ribellione contro filosofie sistematiche e stramorte, contro la vischiosità liberal-sentimentale della borghesia, contro il peso dei paternalismi: insomma era una poetica antagonista. L’attuale vittoria-senza-combattere del frammento ha qualcosa di fatale per non dire di rassegnato, vi prevale un sentimento di facilità; non è tragico ma ovvio, non serve per scardinare ma per soprassedere. I classici ormai sono come quei magnifici portali medievali in bronzo su cui tutti vanno a sfregare un’unica lucertolina, resa lucente dal desiderio di fortuna dei turisti.

      1. Caro Ennio,
        ho letto con attenzione le tue parole e anche il saggio di Walter Siti “L’epoca dello spezzatino” e sarò felice se lo faranno in molti. Come ho avuto modo di scriverti quando ho inviato l’articolo, non ripongo un particolare interesse per il rap, ma per il fenomeno sociologico tanto amato da nuove generazioni. Dunque la mia curiosità, si riduce a semplice osservatore. Mi rendo conto che la letteratura di intervento, o meglio di impegno, nell’epoca attuale preferisce la velocità alla qualità ecc. Si preferisce giudicare che ascoltare la voce degli esperti…..
        Quanto ci sarebbe da dire sull’individualismo senza identità!
        A volte penso: Sorrido quando il mio sguardo va a quell’opera….
        Alexandre Pope nel suo saggio sulla critica dice: ” shallow draugts intoxicate the brain” [sorsi brevi intossicano il cervello] , ma forse è proprio vero.

  2. E’ sempre interessante osservare le nuove espressioni linguistico-letterarie e credo che Carnevali con questo articolo abbia offerto la possibilità di riflettere sul fenomeno. Altrettanto interessante ( e molto riflessivo l’intervento di Abate), spero vivamente che venga letto!
    Vorrei consigliare un libro che può aiutare a comprendere Kate Tempest: “Hold Your Own” (Resta te stessa) Edizioni e/o di quasi 200 pagine. Prendendo spunto dal mito del profeta greco Tiresia, il racconto si muove tra gli opposti: giovinezza ed esperienza, sesso e amore, ricchezza e povertà, comunità e alienazione. Intreccia elementi del mito classico, autobiografia e critica sulla società contemporanea che si guarda allo specchio per prendere coscienza in modo diretto e provocatorio.

  3. l’idea di non appiattirsi e combattere con il grido della contestazione ci riguarda un po tutti. E questo lo trovo apprezzabile. Però non credo che il rap possa cambiare il mondo. Bisogna fare passare il messaggio realista e non pessimista, cambiare i nostri atteggiamenti. Non si può essere sempre arrabbiati, ma agire.
    Il nostro futuro sarà un ” dark comedy”, e consiglio di leggere: “Reason in a Dark Time” di Dale Jamieson, un libro uscito nel 2014, molto pessimista, ma divertente.

    1. Cara Mariella,
      il libro di Dale Jamieson “Reason in a Dark Time”: why the struggle against climate change failed- è un romanzo che ultimamente in una intervista, consiglia anche Jonathan Franzen. Rilasciò l’intervista in occasione dell’uscita del suo ultimo romanzo “La fine della fine della terra” pubblicato da Einaudi. E’ vero, il nostro sarà un dark comedy e non preoccuparsi di mostrare un filo di spietatezza nel descrivere lo sguardo sul mondo, potrebbe rappresentare un ritardo.
      Un abbraccio, spero di vederti a Firenze.

  4. Il fenomeno sociale rap è nato in America e si è diffuso in tutta Europa. In Inghilterra il professore Federico Varese che ha una cattedra all’università di Leeds, non molto tempo fa ha realizzato un reportage molto interessante: Gang of London, morire di rap.
    Un criminologo esplora la periferia della metropoli inglese alla scoperta di un universo di marginalità in cui l’espressione artistica è lo strumento estremo per cercare di farsi ascoltare. Una forma artistica per esprimere un disagio, ecco che bisognerebbe entrare in contatto per tracciare le sfumature rappers. Giovani che devono essere ascoltati dalla società. Impedire ai rappers di esprimersi, in una società liberale come quella anglosassone credo che sia un errore….
    Questo tipo di musica non crea guerra di gangs, ma incapacità di inserimento, non sono i fenomeni raps che causano guerre di superficie. E questo del resto è un fenomeno globale.

  5. Il fenomeno rap è nato negli Stati Uniti, ricordo queste espressioni a New York, per poi espandersi anche in Europa. Kate Tempest è sicuramente una delle più famose nel panorama. Mi piace ricordare che il professore Federico Varese che insegna all’università di leeds, pubblicò un’interessante reportage: “Gang of London, morire di rap”.
    Un criminologo esplora la periferia della metropoli inglese alla scoperta di un universo di marginalità in cui l’espressione artistica è lo strumento estremo per cercare di farsi ascoltare. Forma artistica per esprimere un disagio, ecco , bisognerebbe entrare in contatto per tracciare le sfumature rappers. Impedire ai rappers di esprimersi in una società liberale come quella anglosassone non è giusto, non è democratico.
    Questo tipo di musica non crea guerra di gangs, ma incapacità di inserimento….non sono certo i fenomeni di rap che causano guerra di superficie. E questo come vediamo è un fenomeno globale.

  6. England is a breeding ground for musical movementes and also in the geography of rap rapresents interesting trend. For example Slowthai is a young man of this movement with a pronunciation than makes it unique. Nothampton is a provincial town about an hour from London, he grew up in a difficult family. Speaks in his texts of povery, of days spent in the alleys and puls. Vivisects his country well, expecially now with the problems of the Brexit of nationalist drifts.
    See you son ….Paolo.

    Howard Sounes

    1. Thank you Howard…..
      We haven’t met in London for a long time. I hope to meet you at the end of September.

      (traduco)
      L’Inghilterra rappresenta una fucina per i movimenti musicali e anche nella geografia del rap rappresenta tendenze interessanti. Per esempio Slouthai è un giovane di Northampton, molto ironico e tagliente nella scena di questo movimento con una pronuncia che lo rende unico.
      Northampton è una città di provincia circa ad un ora da Londra, è cresciuto in una famiglia difficile. Parla nei suoi testi di povertà, di giornate passate nei vicoli e nei pub a bere e leggere poesie….viviseziona bene il Paese “Inghilterra”, specialmente adesso con i problemi della Brexit e derive nazionaliste.

  7. Il poeta rapper, se vogliamo chiamarlo così, con la sua performance assorbe tutta l’incertezza e le rabbie dei nostri tempi riversandole in una musica violenta: ogni parola che “spara” sembra ferire le coscienze. Un mix di parole che racchiudono le agonie del mondo moderno.

    ” Uccidi ciò che trovi se ti minaccia/ nessuna traccia d’amore nella caccia al soldo/
    qui in questa terra dove nessuno è interessato…..
    L’ipocrisia che domina la politica/ ma questa pace si trova nei volti delle persone./

    Dicono che ogni espressione che agisce ad un risveglio delle coscienze, è da accettare positivamente.

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