Archivi categoria: POESIA E MOLTINPOESIA

RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE “POETERIE” (1995- 2000)

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Poesie inedite (2)

di Franco Toscani

la zampogna

di giallo
di rosso
si tinge
il verde
del bosco
presto
s’accrescon
l’ombre
vespertine
che suonan
la zampogna
della terra
del cielo
ma tu odi
soltanto
l’umana

cieco
al destino
ignori
la quiete
l’abisso
nell’incavo
del cielo

(monte Armano, settembre 2020)


energia

mi tocchi
ti tocco
le nostre mani
si confondono
sulla pelle
più non v’è
il mio
il tuo…
la verità
muta
del tatto
è lo scambio
la memoria
degli affetti
il dono
della grazia
la culla
della vita effimera
nel gesto
lieve
delle carezze

Piacenza, novembre 2020


un soffio

hai bevuto
ai bei calici
hai sorriso
nell’azzurro
aperto il cuore
ai colori
della vita
ora
una lacrima
ti spunta
vibrare
ancora vorresti
trattenerti
coi tuoi cari
nella dolcezza
del soggiorno
nel lungo studio
ma l’ombra
avanza
un soffio
noi siamo
nell’immenso…

(Piacenza, marzo 2021)



due aquile
volteggiano
alte
sembran giocare
nel mattino sereno
di settembre

come liberi uccelli
noi vorremmo
salire
ma negli averni
troppo a lungo
sostiamo…

(monte Armano, settembre 2021)



maggiociondolo
ti riconosco
arboreo figlio
di montani boschi
rischiari la valle
e adorni
di gemme fiorite…
contemplo
le lunghe distese
tra Zovallo e Tomarlo
nei tuoi penduli fiori
di promessa felice
tra maggio e giugno
mi perdo…
quando soccorre
il tempo mite
una soglia
alla bellezza dischiusa
è l’esistenza…
ma il fiore
presto vizzisce
e s’avanza
al romantico sentire
l’affanno greve
della vita…

(Monte Armano, giugno-agosto 2022)



i giardini di Adone

Adone
di Venere amante
presto strappato
al tuo amore
e trasformato
in fiore
i freschi tuoi giardini
a Venere sacri
in vasi lucenti custoditi
di delizie e profumi ricolmi
rammentan la vita nostra
animata da esile soffio
che vola via
come foglie d’autunno

(monte Armano, luglio-agosto 2022)




colori

radunare vorrei
come un pittore
il bello della vita
i colori
del bosco
che muta
della saggezza
che anima
del corpo
che ama
e patisce…

sino all’addio
serbare vorrei
in me
tutti i colori
del mondo

(monte Armano, settembre 2022)


tenera
indifesa
tra le braccia
abbandonata
t’accarezzo
e quando
al risveglio
la scena
rammento
è un buon inizio
del giorno
l’intenso ricordo
della vita cullata

(Piacenza, marzo 2023)



Eraclito

quando alla baita
crepita
il fuoco
che riscalda
e distrugge
alimenta
e spegne
presto cogli
il senso
del divenire
e trapassare
di tutte le cose
nel calore
che avvolge
nella cenere
che ogni vita
ricopre…

(monte Armano, luglio 2023)


la stella del mattino

vivida come un diamante
la stella del mattino
si leva all’orizzonte
poi danza il sole
tra le foglie
si svelano le cose
in pace il cuore…
la meraviglia
contemplo
del cielo azzurro
e delle nuvole bianche…
lontano è ora
il sordido
del mondo

(Piacenza, novembre 2024)


alla baita

ancora ritorno
nel silenzio
e nella pace
d’un luogo caro
dove vita e morte
intime ritrovo…
vicine le sento
mi raccolgo
nel canto e pensiero
di gioia e dolore…
ascolto
tra gli alberi
la voce del destino
lontano
da fracasso
e stimoli
d’un mondo
superbo
e vano…

(monte Armano, giugno 2025)


“La Madonna”

Madonnina di marmo, Serre (Salerno, Italia)

di Erminia Passannanti

Mia mamma era la Madonna.
Nel suo sguardo distante e celeste
si perdevano i mondi,

s’addolciva l’infanzia.
Madre di Gesù, eppure anche la mamma
di questa scura, smagrita Maddalena

che le prendeva di nascosto le sottane
dal quel cassetto che sapeva di rosa.
Piccola e tonda, candida,

spaventosa, la Madonnina
raccolta in una nicchia
tra le fronde verde scuro di una curva,

era di pietra,
così sinuosa e liscia.
Di marmo era, e senza alcun rimpianto.

Oxford, 22. 7. 1999

***

Audio con la lettura di  Antonio Angrisano *

 

  • Antonio Angrisano
    (Salerno15 dicembre 1956) è un attore e doppiatore italiano.Figlio dell’attore Franco Angrisano, fa il suo esordio teatrale a otto anni nella commedia Questi fantasmi di Eduardo De Filippo, cui prende parte anche suo padre. Successivamente ha interpretato Giuseppe Marotta nel documentario La Napoli di Marotta e a dieci anni ha partecipato allo sceneggiato in 12 episodi I ragazzi di padre Tobia. A 22 anni ha debuttato nella compagnia teatrale di Eduardo De Filippo in La donna è mobile e La Fortuna di Pulcinella. Molto attivo in radio e televisione, sempre con Eduardo è stato impegnato in commedie televisive quali Il Sindaco del Rione Sanità e Il Contratto. In seguito ha recitato in Incantesimo, Tequila & Bonetti, Crimini bianchi, Distretto di Polizia 8 e 9.  Numerosi  i suoi sceneggiati radiofonici.

Il vecchio storico e la bella fanciulla

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RIFLESSIONI IN FORMA DI DIARIO SULLE MIE “POETERIE” (1991-1994)

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Epigoni e riti ripetitivi (1)

Cento poeti italiani in difesa della dignità umana (?)

di Ennio Abate
Siamo tutti epigoni di una vecchia storia, vero. E portati alla nostalgia, vero. Ma adesso state a rivendicare cosa? La dignità umana? E che senso ha rivendicarla a genocidio avvenuto? E perché proprio in 100? E perché dovrebbero rivendicarla a parte e soltanto i poeti?

P. s.
Questa la scrissi nel 2007 e vale amaramente ancora di più oggi nel 2025:

La bomba cade

la bomba cade
l’afghano muore
il mercante d’armi brinda

il papa prega
il terrorista si prepara
il pacifista manifesta

il poeta scrive versi ispirati
alla bomba che cade
all’afghano che muore
al mercante d’armi che brinda
al papa che prega
al terrorista che si prepara
al pacifista che manifesta

contro la bomba che cade
sempre su un altro:
afghano, irakeno, kosovaro, ceceno, etc.

che muore
che non brinda
che non manifesta
che non scrive versi
che lontano, lontano
riceve solo la bomba
della nostra intelligenza.

Dicembre 2007

Nota

Per altri precedenti riti ripetitivi vedi: Sull’antologia “Calpestare l’oblio”
https://www.poliscritture.it/?s=calpestare+l%27oblio

“Poeterie”. Riflessioni

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poeterie sparse

di Ennio Abate


PSICOSCRITTOIO 9

fate rotolare per terra
le vostre monetine
e voi più furbi | rubatele

raccontate | i vostri sogni
a quelli che non vi amano
(ve li rovineranno)

giocare ed essere giocati
suvvia – la vita?| la poesia?




PSICOSCRITTOIO 10

mater 1

sì | sì | beghina | baciamano
biascicante | motti di fede | nomi di sante
ad occhi bassi assieme a tante | ma il calore
del mio goffo corpo di donna
fu protezione | dal gelo di menti feroci
che tacciono le urla | i rantoli
degli assassinati

qui e in paesi lontani
gli stessi alberi d’allora | ai lati
dei cimiteri di campagna



Leggendo poesie di Bertolucci, Risi, Porta ed altri

‘sti poeti
cha cicereano spaparanzati
dint’o suppigne re femmene
so senza scuorne

une coglie
l’urtima rosa bianca rao ggiardine
e s’assapore a casa soia
silenziose dint’a campagna
cua luce cha cagne cue stagione
e a cammerella cha s’oscure
quanne chiove

chist’ate
fa o solletiche
ae femmene
quanne stanne a liette

pecché ste cosse me fanne
arraggià?

Pecché o munne lore
è fatte e sciure
r’aucielle e ggiardine?
no | me sta bbene

ma sciure aucielle e giardine
cumme so nzerrate
cumme nun dicene ammuina
ca sta dinte e ffore

niscune e loro
vere uommene e suricille affamate
albere e femmene schiantate
sanghe e velene ca scorrene

lore se leccheno furmagge e superzate
ah | cumm’è sapurita sta puisia


17 agosto 1995


*
‘sti poeti | che chiacchierano comodamente | nel soffitto delle donne | son svergognati || uno coglie l’ultima rosa bianca dal giardino | e gusta la sua casa | silenziosa in mezzo alla campagna | con la luce che cambia a seconda delle stagioni | e la sua cameretta che si fa buia quando piove || quest’altro | fa il solletico alle donne | quando stanno a letto || perché ‘ste cose mi fanno arrabbiare? || perché il loro mondo | è fatto di fiori | di uccelli e di giardini? || no | mi sta bene || ma fiori uccelli e giardini | come sono chiusi | come non dicono la confusione | che sta dentro e fuori || nessuno di loro | vede uomini e topolini affamati | piante e donne schiantate | sangue e veleni che scorrono || loro si leccano formaggi e soppressate || ah | com’è saporita ‘sta poesia|




AVVERTIMENTI A UN POETA

                                                                                                            a Franco Arminio



prossimi a te/ a villa literno
non distanti da me/ nella piana d’albenga
ci sfiorano
e ovunque il merletto d’indifferenza
godereccia / l’europa addosso si ricama
vanno dai giacigli di cartone e vecchi stracci
da vecchi serre inutilizzate / ai campi di lavoro
(non sul prato, non sul tuo prodigio alla clorofilla)
ma alla fabbrica a cielo aperto
e per quattordici ore a tremila lire pagate ciascuna
dall’alba inizio della rapina
alla sera
(nell’ora per te scalena del commiato)
 quando sul rettilineo che corre da ceriale ad albenga
nigeriane e brasiliani svendono i corpi accomodati
e senegalesi accampati lungo il fiume
mangiano erbe
spiando inerti i coiti altrui
e ragazzini sfrecciano in moto e auto
gridando bastardi e promettendo botte e piombo
non la malinconia provano ma    sozze paure
(e tu candido ebete non vedi che l’arcadia, glaucoma dei poeti!)

(23 settembre 1989)

Riflessioni in forma di diario sulle mie “poeterie” (1983)

                                                                       Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (5)

di Ennio Abate

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Riflessioni in forma di diario sulle mie “poeterie” (1982)

                                                        Poesia e Moltinpoesia. Un percorso, un bilancio (4)

di Ennio Abate

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