Il Tonto e le fu elezioni prossime venture

Dialogando con il Tonto (21)

di Giulio Toffoli

Non ci si vedeva da qualche settimana, quasi che il tedio per quella condizione di quotidiana falsità che par governare, come un padrone indecifrabile ma insieme ben presente e imperscrutabile, le nostre esistenze ci spingesse a non mettere la testa fuori dalla porta.
Ciò nonostante la città è piccola e per puro caso un martedì mattina ecco che mi trovo proprio il Tonto fra i piedi in piazza della Vittoria. Anche lui sembra ciondolante e senza meta, ma visto che siamo proprio l’uno di fronte all’altro non possiamo che salutarci. Conoscendolo preferisco essere io a rompere il silenzio:
“Come va Tonto – gli dico – è da tanto che non ci vediamo …”.
“Sì – mi risponde – hai ragione e non è che abbia gran voglia di vedere qualcuno. Se non fosse un vezzo che ormai usano tutti ti direi che sono depresso. Che sia la stagione? Che siano quelle insopportabili ritualità sociali che sono legate alle commemorazioni annuali delle varie ricorrenze storiche? O infine che sia l’ipocrisia che ci circonda e ci ammorba oltre ogni misura? Non so dirti; so solo che meno gente vedo meno mi dolgo di questa vita, delle sue insincerità, dei riti sociali che mi paiono l’uno più falso dell’altro, delle retoriche che ci tocca sentire in ogni momento e in ogni luogo vivendo in una società dove, volente o nolente, sei sempre, come si dice oggi, connesso.
Se avessi la forza mi ritirerei in un eremo o, in un estremo gesto di rifiuto, compierei qualche azione di cui certo poi mi pentirei. Impotente come sono eccomi qui che mi trascino”.
“Vabbè, – aggiungo – non sei il solo in difficoltà. L’età ci preserva dall’essere nella condizione dei nuovi servi della flessibilità informatica e allora proviamo a godere di questo piccolo privilegio.
Mi farebbe piacere sentire una tua riflessione sulle prossime elezioni politiche. Che ne pensi?”
“Ahi … peggio che le forche caudine. Mi aspettavo una domanda del genere.
Ho votato dal ’68 in poi, anno dopo anno, con civica dedizione, vivendo però un crescente disagio, provando vieppiù la sensazione che tutto il gioco elettorale, chiamiamolo così, fosse truccato. E non solo perché sono ben diverse le possibilità di influire sul voto da parte di un singolo individuo, nella sua semplice condizione di cittadino-elettore, e di chi invece, come grande proprietario di industrie, di capitali e di mezzi di informazione, ha in mano leve capaci di manipolare le coscienze a livello di massa.
Poi mi sono ulteriormente fatto persuaso che anche la teoria che voleva il parlamento come una «tribuna» da cui poter far sentire una voce diversa, radicalmente diversa, è, se non del tutto falsa, almeno tanto difficile da mettere in pratica da risultare nei fatti quasi impraticabile. Questo ultimo mezzo secolo ne è una dimostrazione palmare, almeno per chi non abbia dei salami sugli occhi”.
“Ovviamente fin qui faccio fatica a darti torto. Le tristi vicende di questi ultimi vent’anni sono una testimonianza abbastanza evidente dell’esaurirsi, o almeno del logorarsi del concetto stesso di sinistra quale lo abbiamo inteso nel XX secolo. Ma allora oggi che fare?”
“Beh, se la sinistra è rappresentata da figuri come un Blair, un/a Clinton, un Renzi, un Vendola, ma sia chiaro anche da una infinità di altri, un poco restaurati e riverniciati alla bisogna, che puntano ad occupare un qualche posto al sole e a raccattare una qualche rendita, allora credo davvero sia necessario ripensare alla nostra stessa ragion d’essere. Essere di sinistra nel mondo del trasformismo e del cinismo della globalizzazione richiede davvero qualche cosa di nuovo. Veramente nuovo. Certo non possiamo fidarci di quello che ci offrono nelle loro strampalate ricette quelli che oggi si contendono i benefici di un seggio in parlamento”.
“Non salvi proprio nessuno?”
“No! Forse è davvero necessario trangugiare fino in fondo il calice amaro di una serie di sconfitte che hanno segnato gli ultimi decenni. Non mi convincono tutti quelli che, in modo opportunistico, si inventano liste e slogan per cercare di raccattare qualche voto fra gli eterni delusi di sinistra e neppure coloro che si propongono di dare il «potere al popolo». Senza ovviamente chiarire quale sia quel popolo per cui tanto si agitano e senza offrire un disegno politico di adeguato respiro, raccattando alla bell’e meglio una serie infinita di doglianze e sapendo benissimo di essere del tutto impotenti … Di casi simili ne abbiamo già sperimentati infiniti e sappiamo come si concludono le avventure di queste armate Brancaleone.
E non dirmi che non sei contento di questa analisi tutta negativa.
In positivo non so che dirti.
Votare per coloro che sono indicati, sia dalle destre come dall’autonominatosi centrosinistra, come populisti e cagione di ogni possibile futuro male, per il semplice gusto di dare un ceffone a quella ammorbante marea di ipocriti?
Astenersi da un rito che appare sempre più usurato?
Credo che ciascuno nella sua coscienza debba fare una libera scelta.
Solo un dato mi appare certo. Il sistema politico che è stato «commercializzato» dopo il 1945 come «democratico» appare sempre più logoro e forse è ormai irriformabile. Se continuiamo di questo passo andiamo verso un medioevo-prossimo-venturo dominato da oligarchie finanziarie impegnate in un Risiko per il potere mondiale, sostenute da ampie schiere di clientes, o verso un orizzonte ancora più nebuloso che non riesco neppure a definire e onestamente mi preoccupa.
La condizione di profeta di sventure non mi è mai piaciuta e perciò qui mi taccio …
Piuttosto ho la gola secca a causa tua. Offrimi una bella spremuta. Sei in debito …
Guarda siamo giusto davanti alla New Republic, il locale adatto dove concludere il nostro incontro”.

25 pensieri su “Il Tonto e le fu elezioni prossime venture

  1. Nonostante che questa riflessione si collochi all’interno di una rubrica di Poliscritture, quella denominata il “Tonto”, e la consideri nel merito utile e necessaria alla discussione per scegliere di votare o meno con la maggiore consapevolezza possibile, è opportuno precisare che non esprime la posizione di tutta la redazione. Da parte mia non ritengo affatto che tutti i politici siano uguali, che la politica sia qualcosa disprezzabile, che la sinistra candidata in tutte le sue declinazioni non contenga distinzioni e che sia tutta “sedicente” e perduta per la causa; come non credo affatto, in mancanza di alternative praticabili e concrete, che la scelta di non andare a votare possa esprimere in qualche modo un’alternativa politica. D’altra parte da chi ha un sentimento per cui “…non è che abbia gran voglia di vedere qualcuno. Se non fosse un vezzo che ormai usano tutti ti direi che sono depresso. Che sia la stagione? Che siano quelle insopportabili ritualità sociali che sono legate alle commemorazioni annuali delle varie ricorrenze storiche? O infine che sia l’ipocrisia che ci circonda e ci ammorba oltre ogni misura? Non so dirti; so solo che meno gente vedo meno mi dolgo di questa vita, delle sue insincerità, dei riti sociali che mi paiono l’uno più falso dell’altro, delle retoriche che ci tocca sentire in ogni momento e in ogni luogo vivendo in una società dove, volente o nolente, sei sempre, come si dice oggi, connesso. Se avessi la forza mi ritirerei in un eremo o, in un estremo gesto di rifiuto, compierei qualche azione di cui certo poi mi pentirei. Impotente come sono eccomi qui che mi trascino” per quanto lo rispetti, non mi attenderei appelli alla partecipazione.

    La politica è anche quotidianità e a questo livello tra avere un governo o l’altro, tra quelli possibili che potremmo avere dopo le elezioni, le differenze ci saranno. Saranno magari minime, irrilevanti per qualcuno ma comunque ci sono. Se penso a quello che è successo negli ultimi anni di questa legislatura – solo per fare qualche esempio – dal Jobs Act e la possibilità per le aziende di licenziare in maniera più facile, alle leggi sul testamento biologico o sulle unioni civili, dal cosiddetto Salva Italia che altro non è che una possibilità più accelerata di sciogliere i vincoli ambientali, al ripristino della perequazione delle pensioni o la rimodulazione delle detrazioni, non credo che si possa dire che non sia cambiato nulla. Per qualcuno queste misure, magari solo in minima parte, nel bene e/o nel male hanno cambiato la propria quotidianità.
    Sicuramente non è la rivoluzione e certamente si potrà dissentire, a seconda del punto di vista, sulla effettiva rilevanza di questi fatti: in ogni caso sono fatti, legati alla dimensione “rasoterra” della quotidianità: prescindere da questo livello per me è sbagliato se vogliamo confrontarci con la politica. Il 4 pertanto andrò a votare e voterò a sinistra, quella che maggiormente sento corrispondermi, quella che potrò identificare come il minor male possibile, affinché alcune delle misure sopra elencate siano abolite e altre rese strutturali. Non mancheranno certo i dubbi ma preferisco il rischio di sbagliare piuttosto che quello di non scegliere.

  2. Cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte.
    Il Tonto ho trovato casa a Poliscritture e ciò gli ha fatto piacere, ma per sua natura è ondivago e nomade. Non parla se non a nome proprio, rifuggendo da ogni istituzionalizzazione e da ogni forma di subordinazione a una qualsiasi forma di pensiero positivo o di pensiero “politicamente corretto”.
    Nel caso in questione poi credo si debba aggiungere che il Tonto non accetta lezioni da nessuno di sinistrese. Ha votato per quasi mezzo secolo a sinistra, fin dai tempi di una lontana elezione in cui si presentò il Manifesto, sempre “più a sinistra di quel che si può”. All’inizio per una fondata speranza, poi sempre più perché non c’era ombra di alternativa possibile e infine perché bisogna votare il meno peggio.
    La lista sarebbe lunga da declinare e fin triste. Basti ricordare le ultime ammucchiate, dalla Sinistra Arcobaleno alla Sinistra per Tzipras, alla Sinistra per Ingroia.
    Gli è mancato solo di votare la sinistra per Cip e Ciop e quella per Gambadilegno.
    Nella triste schiera di schede votate e che, come ha detto una volta un compagno “forse sarebbe stato meglio buttarle nel cesso”, il Tonto ha votato persino per Prodi e per Rifondazione e ancor oggi si vergogna di ambo le scelte. Grazie al primo siamo entrati in Europa senza uno straccio di votazione. Grazie ai secondi abbiamo votato per le missioni militari all’estero.
    Certo l’alternativa era indecente, la solita destra cialtrona e reazionaria, ma c’è un momento in cui diventa pressante chiedersi se non sia il meccanismo in sé a presentare un qualche problema.
    Diciamolo chiaro: il raccogliere come un ammucchiata movimenti diversi e realtà anche di base diversamente assortite, come in questo caso per esempio Potere al Popolo, fa pensare ad avventure già vissute. Nel caso migliore si otterrà un qualche parlamentare che non farà assolutamente nulla perché il meccanismo è tale da ridurre al minimo gli spazi d’azione. Nel caso peggiore sarà un ulteriore fallimento.
    Non parliamo di Liberi e Uguali, che sono totalmente e solidamente corresponsabili di tutte quelle riforme che hanno segnato l’ultimo quinquennio e più in generale della politica liberista e antipopolare inaugurata da Prodi e che ha realizzato il suo apogeo con la triade Monti-Letta-Renzi, con l’approvazione per esempio del famigerato Jobs Act, della cosiddetta Buonascuola, che molto è tranne buona, e del Decreto Salva Italia, che come dice Chiarei “altro non è se non una possibilità più accelerata di sciogliere i vincoli ambientali”, come se avessimo proprio bisogno di altro cemento!
    Se c’è un’altra cosa in queste elezioni che si possa definire di sinistra il Tonto non lo sa.
    Certo non il PD!
    Invece si può correre il rischio di finire in quello che un vecchio marxista un secolo fa definì “cretinismo parlamentare” e che pare caratterizzi anche molta intellettualità di sinistra radicale oggi.
    Certo poi ci sono quelli che sono “pieni di fede”, che riescono a dimenticare tutto e “credono”.
    Il Tonto non ha nulla contro di loro, ma non se la sente di seguire le loro orme.
    Liberi di credere che questa classe dirigente di ladri e corrotti possa redimere se stessa.
    Un’ultima notazione per il Movimento 5 Stelle.
    Si presenta come una organizzazione senza un chiaro volto, espressione di pulsioni profonde, in parte antisistemiche, in parte di semplice rifiuto della realtà come si presenta, in parte anche di furbacchioni che credono di aver trovato uno spazio per una propria individuale affermazione.
    Per altro di tipi simili a questi ricorda il Tonto che la sinistra, un tempo extraparlamentare, ne ha conosciuti molti. Basta fare una ricerchina fra i cosiddetti leader degli anni settanta per vedere le più incredibili forme di trasformismo, gente che è riuscita a star a galla al di là di ogni decenza.
    Un dato è certo: i 5 Stelle sono gli unici che hanno raccolto improperi da ogni parte e se si vuole questo è un segno, fors’anco l’unico, a loro favore. E c’è chi lo apprezza.
    Per concludere, c’è chi si è scandalizzato quando il Tonto ha aggiunto che fra le ipotesi c’è pure quella di non andare a votare. Davvero c’è da sorridere quando sappiamo bene che se mai questa democrazia italiana è mai stata davvero libera (e i dubbi sono molti) ora siamo sotto il continuo monitoraggio dell’Europa e la nostra è certo una democrazia sotto tutela, ovvero per parafrasare il primo articolo della costituzione “la sovranità appartiene al popolo” nei limiti e nelle forme stabiliti a Bruxelles e a Francoforte.
    A ciascuno il suo.
    Il Tonto alla fin fine ha solo invitato ciascuno di noi a fare un esame di coscienza, che non può mai prescindere da una analisi della propria storia individuale.
    Poi auguri per questa malandata Italietta d’inizio XXI secolo.

    1. Se il Tonto non voterà, gli raccomando di non votare in bianco e di annullare la scheda con frasi rivoluzionarie. Meglio non mettere in tentazione di brogli i rappresentanti di lista.

      1. Per una polemica a suo avviso senza basi qualcuno ha letto la posizione del Tonto come esplicitamente astensionista, mentre credo sia chiaro che il discorso si muoveva fra una scelta a favore dei 5S o in ultima razio l’astensione. Ovviamente non avrebbe votato per mezzo secolo senza rammentare che questo è un paese di piccoli imbroglioni e perciò è necessario in qualche modo togliere ogni tentazione.
        Poi nel segreto dell’urna chissà che all’ultimo momento la vecchia obsoleta logica del voto pseudo utile non spinga verso PaP.
        D’altronde non sarebbe altrimenti Tonto …

          1. Scusa ma non avevo visto per tempo, ed oggi siamo fuori tempo massimo ma il problema rimane … io fra i pochi giovani che conosco e che non vivono pensando ai casi loro nel più duro individualismo gli unici che vedo attivi e che cercano di fare qualche cosa liberi da lacci e lacciuoli ideologici ma che guardano alle cose sono loro. Allora che faccio? Do il voto alla solita immonda burocrazia ai politicanti di lungo corso e di infiniti travestimenti o cerco di dare fiducia a questi giovani?
            Sia chiaro sono lontani da me, dalla mia storia e mi preoccupano le loro ingenuità… Ma alla fine che fare di meno peggio? Già solo si realizzasse un qualche cosa che avesse solo la parvenza di una riforma popolare e non subordinata alla logica del liberismo mi sembrerebbe una rivoluzione. Il resto è legato a una imponderabile serie di fattori che ora non possiamo neppure prevedere…

  3. Tra le due alternative come da me verbalizzate ma da te prospettate? No Giulio, è più largo il contesto, basta volersi coinvolgere con gli altri, che non sono superflui rispetto alla nostra esperienza data.

    1. Vedi, la libertà è anche la possibiltà di leggere gli altri come possiamo/vogliamo/siamo capaci. Tu così hai capito il messaggio del Tonto inventandoti una serie di alternative che non ho minimamente preso in considerazione , e sei liberissima di farlo naturalmente. Io nella mia libertà ritengo che le tue scelte siano riduttive e semplicistiche, ma va bene così… Alla fine, bisogna prendere atto che il nostro è sempre stato un dialogo fra sordi: io non riesco proprio nè mi interessa leggere la realtà attraverso le masturbazioni della Lonzi, tu ad accettare che qualcuno faccia fatica a condiderare la Lonzi guida e duce, metro di lettura di ogni realtà…
      Che vuoi, non siamo ancora fatti con lo stampino!

  4. Sul dialogo tra sordi non c’è dubbio, e lo visualizzo così: tu procedi escludendo man mano, su una linea; io vado avanti per linee spezzate, anche in orizzontale, com-prendo il diverso, il possibile. ( Perciò mai avrei Lonzi guida e duce, metro di lettura di *ogni* realtà: mi descrivi con uno schema lineare, il mio pensare piuttosto è erratico, oggi si dice a rete.)

  5. A Toffoli e altri.
    Mi interessano le posizioni radicali ( quella del Tonto mi sembra tale ) non perché le ritenga auspicabili ma perché mi aiutano a vedere meglio le antinomie della condizione umana e- dunque – anche quelle della politica se è vero – e a me pare indubbio – che l’uomo è, come dicevano gli Antichi “ animale politico “. Non ci sono sistemi politici perfetti cioè in grado di risolvere tutti i problemi della società in modo definitivo e mai più conflittuale. Quando il Popolo si desta Dio si mette alla sua testa ,la sua folgore gli dà—– è fonte di amare ironie per chi crede in Dio. Cosa è il popolo ? Quello che ha preferito Barabba, quello che ha applaudito Hitler, Mussolini, Stalin ? Anche la Democrazia – alla quale più o meno tutti retoricamente si appellano – ha le sue derive pericolose. Il concetto di popolo si contestualizza negli interessi – sempre contrapposti – tra le varie componenti del tessuto sociale. La Politica – momento importante e non eludibile dell’esperienza umana – è nel senso positivo del termine “ compromesso “ – L’esperienza storica e politica – dalla quale è pericoloso prescindere – ci mostra che ci sono compromessi onorevoli e compromessi disonorevoli ,ma la presenza di sistemi che consentono i primi deve essere sufficiente a farci pensare che quei modelli sono possibili. Questo è il mio “ pensiero generale “ . Gli interessi filosofici ( o presunti tali ) che oggi mi coinvolgono mi portano a ricordare che l’utopia è una approssimazione infinita quella – come afferma Nicolò da Cusa ( affermazione definita audace da Cassirer ) – secondo cui il Cerchio ( la maiuscola è mia ) simbolo di perfezione – è “ un quadrato con un numero infinito di lati “. Fuori da questa sfida – dell’intelligenza e della morale – sta – forse – solo il vuoto nel quale non è possibile vivere..
    Giorgio Mannacio

    1. @ Giorgio Mannacio, apprezzo il tuo mestiere (da magister, suppongo) che ti rende equanime. Nel senso che io ritrovo le mie ragioni nel tuo argomento, però non dubito che Giulio possa riconoscere le sue.
      Mi chiedo, ed eventualmente ti chiedo, come a uno che questi temi li ha frequentati tanto è vero che li impiega ora, come la giustizia possa essere dea, fuori dal mondo e non solo aggiustamento dei conflitti infiniti (?) mondani. Se il mondo infinitamente cambia, la giustizia sarà comunque principio regolatore e non normativo? Essendo stata interpretata come dea, è permanente nella divinità di norme, piuttosto che in tecniche regolative?

  6. @Cristiana
    Cara Cristiana, non sono stato, non sono, non voglio essere magister ! Mi interrogo continuamente ed ho meno certezze di quanto possa apparire. Gli interrogativi che tu poni circa la Giustizia sono cruciali e se li eludo – pragmaticamente – è perché non ho idee definitive in proposito. Penso che si debba arrivare ad alcuni Principi regolatori e non solo normativi, come giustamente distingui. Nella contingente occasione del 4 marzo mi basterebbero principi regolatori, ma il tempo attuale ci pone davvero di fronte alla Dea. Penso al tema delle ” migrazioni ” ridotte al problema migranti seppure si DEVE da questi passare. Ti apprezzo per le tue osservazioni e i tuoi interrogativi, Sono questi che aiutano a pensare. Un saluto cordiale. Giorgio.

    Nota di E.A.
    Ho corretto i refusi, ma lascio qui la nota di Mannacio:
    @ Cristiana
    Scusa per i refusi che individuerai facilmente, colpa della mia vista. Spero che il mio cervello funzioni meglio. Un caro saluto. G.

    1. A Giorgio Mannacio – dedico

      Questa ero io che mi raccontano
      questa nuda e turbata questa cruda
      che insultano e mi preparo
      all’insolito passo
      del comune trapasso. E si ride
      della beffa divina a un tribunale
      senza principi e senza leggi
      un tribunale dei dileggi umani.

  7. La domanda che porrei al Tonto è se ci sia da fidarsi degli estremismi. Se c’è una cosa che credo di aver capito è che le convinzioni hanno vita breve, durano poco. E’ estremista chi è fortemente convinto delle proprie idee. Chiunque abbia un’idea precisa della vita e del mondo è un estremista. E’ estremista anche chi crede nella democrazia. La democrazia è certo un buon modo per farci convivere.
    Ma potrebbero essercene anche molti altri.

    1. Quali? dove? Come?…Io sono convinto che la democrazia non è l’unico modo per la gestione della cosa pubblica, ma ad oggi è il migliore. Questo anche se la maggioranza degli italiani esprime, con le elezioni – massima espressione di democrazia -, un orientamento opposto alle mie convinzioni. In attesa di alternative concrete, che sarei felice di vedere, ne resto convinto. Sono estremista per questo? Fiero di esserlo.

  8. Temo la contaminazione linguistica. Temo i Vittorio Feltri della Repubblica.

    Preferisco quel pupazzo di lana che dà pugni sul tavolo – come facevano un tempo le marionette – perché so che sta cercando di farmi ridere. Non ricordo il tempo che non mi accadeva.

    Se il pupazzo fallirà tutti diranno che era un comico… Un comico, ci pensate?
    Quanto tempo ci vorrà per vederlo in catene? Qualche mese, un anno?
    Vediamo, metafora, dimmelo tu:

    Il cane abbaiò nella stanza, ubbidiente alla voce superiore dell’intelligenza
    che gli mostrava cosa desiderare; sì, nient’altro che la sua attenzione.
    Non è vero Pippo?

    Il Parlamento è fatto da rappresentanti delle varie ideologie.
    Mai che lo dicessero una volta; che stanno mentendo per conto di qualcuno perché ne hanno convenienza. Il sistema democratico lo consente.

    Non fu Hitler a dire: sarà una risata che vi seppellirà?
    Perché lo so che i comunisti hanno fiuto e stanno pensando a questo.
    Temono il peggio.
    Questo però non può essere preso in considerazione da una macchina, per quanto capace e intelligente possa essere. Si tratterà al massimo di una variabile.
    Ci sono pro e contro in percentuale.
    Che gli resta da decidere a un politico parlamentare?

    Non abbiamo chance. Abbiamo demandato ogni decisione all’esecutivo.
    Serve qualcuno che sappia intervenire nella macchina. A fin di bene.

    1. Ho letto fuori tempo massimo le tue notazioni che credo individuino problemi reali. Cercherò di sentire l’opinione del Tonto e spero di risponderti presto in modo adeguato …
      Credo fin d’ora di poterti dire una cosa. Certo vi sono estremismi che bisogna temere quelli di una certa sinistra estrema, che sembra trovar vita solo menando le mani, di una destra davvero terribile e che si nutre di orribili ideologie, ma sopratutto penso si debba aver paura di quella massa di persone moderate, benpensanti a cui tutto va bene perché hanno interesse a che nulla vada meglio …
      Vale

  9. @ Cristiana: per ricambiare

    DONNE NEL TEMPO
    ( “ Tremate, tremate, le streghe son tornate”
    Slogan femminista degli anni ’70)

    Quando bisogna
    far nascere i viventi
    le streghe tornano.
    Ed anche quando
    alla fine del viaggio
    è necessario per una legge eterna
    cambiare l’abito ed indossare
    i paramenti lugubri della natura.
    Le abbiamo sentite piangere
    sulle tombe di chi non era
    loro figlio e neppure
    loro compagno.
    Hanno saputo
    attingere nei lamenti
    estranei all’alfabeto d ‘ogni età
    una domanda. E loro hanno risposto
    con l’esorcismo di una mano tesa.
    Qualcuno le ha sorprese anche a cantare
    ma non lungo il cammino
    di Ulisse ed altri eroi.
    Ai focolari spenti dalle guerre
    arrivano portando
    la necessaria, minima fiamma.
    E’ la loro ragione che nasconde
    seduzione e pietà.
    Anche la lingua sembra
    che le calunni ancora:
    perché la Morte ha nome
    e fattezze di donna in nero
    che ride sopra i corpi stesi al suolo ?
    Difformi e ingannatori
    risuonano gli idiomi dalla Torre
    e così puoi sperare che non sia
    ma Lei una soltanto, una per tutti.

  10. …cara Cristiana, mi spiace di sentirti tanto umiliata, come traspare dalla tua poesia, nessuno può contestare il tuo stato d’animo, d’altra parte mi sembra eccessivo identificarsi con donne perseguitate da folle lincianti, mentre gli scontri con singole persone sono semplicemente da affrontare, chiarendo magari qualche equivoco…Tu precedentemente, se ben ho capito, ci hai rivolto l’invito (non penso si trattasse di un obbligo rispondere, saremmo scolaretti) di interrogarci sul perchè di un’esperienza di autoerotismo condiviso donna-uomo di cui parla Carla Lonzi…Evidenziato il coraggio di questa donna nell’esplorare un campo così intimo di esperienza, come tu suggerisci, non si evidenzia la sottomissione di una parte sull’altra, tanto meno una superiorità, ma neanche una parità, perciò, secondo me, potrebbe essere la conoscenza e il rispetto delle differenze reciproche…

  11. @ Annamaria, carissima, ti ringrazio per l’affetto che mi dimostri con la preoccupazione per il mio stato d’animo, ma noterai che la dedica di quella poesia a Giorgio Mannacio la colloca piuttosto in una prospettiva esistenziale, rispetto a cui mi pongo domande sul potere istituente e sanificante della legge. Domande che mi incoraggia a pormi anche la lettura del filosofo Agamben, che sempre su legge e potere riflette. La risposta in poesia di Mannacio mi pare riguardi il simbolico potente del femminile, vita e morte, e quindi il timore che ne nasce (espresso nei linguaggi della torre). A cui ho brevemente opposto che, quel femminile, sono poi le singole donne tutte, che ci fanno i conti.
    La rottura del rapporto sessuale così come è consegnato al nostro inconscio in quanto collegato alla generazione, da parte di Lonzi,
    effettivamente, come scrivi tu, esige l’illuminazione delle differenze e del rispetto (e legame: erano uomini amici, amati) reciproci.

  12. @
    Cara Cristiana, è vero. Il testo che ti ho mandato in occasione dell’8 marzo ha il proprio centro nell’antropolologia della donna e nel corteo sinbolico che l’accompagna- Ma so bene come esso nasconda a volte aspetti ” culturali ” responsabili della condizione femminile. Ti garantisco che anche tale aspetto è presente nel mio pensiero. Un caro saluto. Giorgio.

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