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Un maestro di Bianciardi

di Dario Borso

Direttore dal 1953 della grossetana Biblioteca Chelliana, un neolaureato Luciano Bianciardi (qui) chiamò più intellettuali a tenere conferenze, e tra questi Delio Cantimori, in un frangente tale da valorizzare del conferenziere, oltre che l’immenso sapere storiografico da cui alla Normale di Pisa subito dopo guerra pur egli aveva attinto, la tempra del militante – parlo dei giorni successivi alle elezioni politiche del 7 giugno 1953, che segnarono la sconfitta della Legge Truffa grazie all’apporto determinante di Unità Popolare, la formazione creata ad hoc da Piero Calamandrei e Ferruccio Parri. Continua la lettura di Un maestro di Bianciardi

Rilettura di Cesare Pavese (1)

Appunti (da diario 2010)

di Ennio Abate

Se i padri ideali (e non solo quello naturale) hanno una importanza non sottovalutabile nella formazione e nelle nostre biografie, Cesare Pavese fu per me – prima di Fortini o di Marx o di altri poi frequentati (quasi esclusivamente attraverso i libri) – uno dei primi. Di lui lessi da giovane – tra 59 e ‘62 – quasi tutto. Poi lo persi di vista. O, più tardi, venni a conoscere anche interpretazioni feroci su di lui (di Moravia, di Luperini). O meditate (di Fortini). Un’occasione per rileggere «Lavorare stanca» e «Il mestiere di vivere» ci fu nel 2010. Non ricordo più su sollecitazione di chi. E ne pubblico solo oggi gli appunti (in due puntate) sotto la spinta di alcuni articoli o saggi letti sul Web che riparlano di lui (qui, qui, qui o qui). Le mie note hanno il taglio da riordinadiario, e cioè di un rendiconto/confronto molto personale.

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