di Ennio Abate
1 gennaio 1975
Ricordo Via Sichelgaita. La signorina Forte che mi regalò il villaggio ERP, gioco in cartone da ritagliare per noi bambini del dopoguerra.
7 gennaio 75
Differenze sociali fra i compagni. Circuiti culturali medio alti a cui ci siamo affacciati per breve tempo durante l’università. Svaniti. Ora pratica di periferia.
26 febbraio 75
Bibliografia per lavoro di fabbrica Sapere numero 779: su salute e nocività. Quaderni piacentini n. 53 -54 : Lotte alla Fiat ‘68-’73. Seminario di Avanguardia Operaia sul partito ad Agape (Praly), gennaio 1975. Articoli di Vittorio Rieser sul Quotidiano dei lavoratori. Libro della csa editrice De Donato sulla Ercole e Magneti Marelli.
28 febbraio 1975
Commissione fabbriche provinciale Magro il risultato del seminario fabbriche. Molti gli operai assenti. È stato letto un documento per la conferenza d’organizzazione che tratta in modo normativo problemi (autonomia dei Cub e lavoro nel sindacato, lavoro di settore) su cui fra molti compagni c’è incertezza e sbandamento. E’ uno sforzo per dare direzione ai compagni, ma la situazione rispetto al ’68-’69 si è logorata. Molte cose sono oscure per gli stessi dirigenti.
[Serve chiedersi cosa direbbero tuo padre o i tuoi amici di una volta (di Salerno) dei problemi d’oggi?]
Tendenza a semplificare alla buona il linguaggio marxista. Segno di incertezza e di debolezza della nostra formazione marxista.
Acquisto. Boll, Foto di gruppo con signora.
2 marzo 1975
Incontro con Danilo Montaldi e Franco Alasia Sono due compagni che l’immigrazione l’hanno studiata. Noi quelli che l’abbiamo vissuta senza averla finora analizzata. Difficile trovare un punto d’incontro. Non capisco bene cosa siamo per loro noi immigrati d’oggi. E sento che i miei giudizi sono troppo taglienti e che sono un po’ scettico sul tipo di ricerca che si potrebbe fare insieme. Mi pare che gli sfuggano aspetti drammatici della situazione che io vivo con ansia specie nei momenti di lotta più duri.
4 marzo 1975
Ancora su Montaldi Ha una conoscenza accurata della storia dei suoi luoghi. E sono ammirato dalla sua capacità di indagare i dettagli, di afferrare i fatti che accadono nel lavoro politico quotidiano con un’ottica più precisa, che noi qui a Cologno non abbiamo, perché abbiamo subordinato l’esigenza della ricerca alla discussione (rituale) delle questioni politiche, cioè della linea dell’Organizzazione, di AO. Nelle sue analisi colgo lo spessore dei problemi (cultura, rapporti familiari, questioni di quartiere) che nel nostro intervento politico riusciamo appena a sfiorare. Quest’attenzione così solida verso i problemi sociali ce l’ha soltanto chi ha un’esperienza poliica diversa dalla nostra, cioè di militanti che si sono costruiti solo nel movimento del ’68-‘69. Colta questa differenza tra noi e Montaldi, non mi sento più di dire che il suo è un lavoro che sfugge gli aspetti drammatici delle lotte. Potessimo avere davvero questa sua massa di conoscenze concrete quando facciamo il nostro intervento politico! Specie ora che viviamo una crisi e la visione generale appare più astratta e priva di “calore”, questa sua esperienza la sento preziosa.
5 marzo 1975
Segreteria sezione AO della zona Cologno-Sesto-Cinisello Riemerge la contraddizione fra dirigenti più “tecnici” e dirigenti più presenti nel lavoro di massa. I primi esibiscono le loro competenze. I secondi tacciono frustrati. Durante l’intervallo, mentre ceniamo insieme al vicino bar Italia a Sesto, viene fuori che sono arrivate molte lettere al Quotidiano dei lavoratori sulla cosiddetta maturità del comunismo. Sono di compagni più giovani e che si sentono soprattutto giovani. In AO c’è la tendenza a contenere queste spinte e a diffidarne. Lo stile operaio della militanza sembra indebolirsi. Crescono proprio le esigenze dei singoli individui. Ci si chiede: non c’è forse spazio per la gioia, il riso, l’entusiasmo in un’organizzazione rivoluzionaria? Io dico che c’è spazio ma nella lotta, perché vedo il rischio che si crei una forma di evasione “rossa” che attira proprio i militanti più indecisi o in crisi.
7 marzo 1975
Grande ed improvvisa manifestazione antifascista promossa dai sindacati In un paio d’ore tutta piazza San Babila è zeppa di operai. Cosa bolle in pentola e proprio a Milano, dove c’è il PCI più destro d’Italia? È un atto di forza che serve a far avanzare il compromesso storico o una risposta preventiva a qualche grossa provocazione che stava per scattare? Cosa potrebbe fare una classe operaia così forte! Di quello che ha fatto ai tempi della Resistenza abbiamo solo una pallida idea.
14 marzo 1975
Riunione con operai di Cinisello Bucata. Mi ritrovo da solo ad aspettarli invano.
Incontro con Mariella e Giorgio Benatti Mariella è sempre vivace, espansiva e pronta a raccontare anche pettegolezzi interessanti. È tutta presa dai suoi scontri personali con i burocrati del PCI di Cinisello. Ha voluto ricordarmi la sua preoccupazione di casalinga quando, nel ’68, tramite mio suocero che conosceva suo marito Giorgio, andai a casa loro per incontrarmi con lui. Era il mio primo contatto con alcuni operai di Cologno. Giorgio lavorava alla SIAE Microelettronica. E le aveva annunciato che sarebbe arrivato in casa «un professore». Rievochiamo anche le prime riunioni da carbonari con gli operai nello scantinato del bar della Elsa in Via Kennedy. Lei trovava incomprensibili certi nostri discorsi sul marxismo. È molto incerta e scettica sulle prospettive rivoluzionarie. Pure Giorgio è in piena crisi politica e si confida con me. Mi accenna ai casini di AO e alle accuse che i dirigenti si scambiano. È proprio disorientato.
25 marzo 1975
Scrittura Vorrei scrivere una riflessione leopardiana (con un proletario nella parte del pastore errante) sul linguaggio del Quotidiano dei lavoratori.
12 aprile 1975
Una notte nella casa occupata di Via del Riccio (Bresso) Mentre mi avviavo alla casa occupata, rimuginavo il discorso di M: «I proletari non fanno nessuna fatica a lottare, ecc.». Trovo che puzza d’idealismo. Alle due M. e F. se ne vanno a casa loro a dormire, «tanto la situazione è tranquilla». A me pare un sintomo della lora mancata adesione a iniziative come queste un po’ improvvisate: il classico «armiamoci e partite». Il proprietario della casa che abbiamo occupato è un vecchio cupo e ossessionato. Passa tutta la notte a vigilare su quello che facciamo, tenendosi in disparte. Gli occupanti sono dei sottoproletari. Si ubriacano presto e fanno discorsi contorti e smozzicati. Arriva anche un poliziotto, che dicono di sinistra e si mette subito a discutere amichevolmente con gli occupanti. Resto lì fino al mattino per rendermi conto da vicino della miseria e della sofferenza su cui spesso galleggia il nostro intervento politico. Una donna napoletana ripete lo stesso racconto: per mesi ha continuato a girare per Milano in cerca di una casa. Ogni tanto scoppia in una risata isterica. C’è anche un disoccupato. Dice di essere stato segretario della FGCI a Sesto. Ora critica aspramente il PCI.
15 aprile 1975
Al circolo Torretta di Sesto per una riunione di insegnanti Dell’ITIS di Sesto trovo due miei colleghi, Salvi e Rossi. Rossi mi spiattella tutta la sua sicumera di funzionario sindacale e loda il realismo del compromesso storico. Per lui la sinistra rivoluzionaria è spacciata, «priva di sbocco politico». Mi elenca tutti i suoi limiti contandoli sulla punta delle dita. «Vi metteremo fuorilegge!», mi sibila. Per un attimo sono in difficoltà. Poi controbatto ricordandogli i punti su cui scantona, la strumentalizzazione dei movimenti di lotta, la sua visione statica dei rapporti di forza. Piove, lui è a piedi e io in auto. Non gli do nessun passaggio.
Lettura. Jules Vallès, Il ragazzo Ne leggo alcuni capitoli. Emergono numerosi ricordi della mia infanzia.
18 aprile 1975
Dopo l’uccisione di Varalli Il fatto lo tirava fuori dalla routine della militanza. In un lampo confrontava la miseria delle elucubrazioni, delle ambizioni personali, delle astiose polemiche interne all’ organizzazione con l’omicidio di un ragazzo. Qui ammazzano! E loro avvolti da quella nebbia, in quella crisi che impediva di sentire in pieno gli avvenimenti, di fare qualcosa perché non si appannasse il significato di quel fatto….
Aprile 1975. Corso abilitante al Cattaneo di Milano Ci siamo suddivisi in tre gruppi: 1. Sulla Riforma Gentile (il passato fascista); 2. La crisi del ruolo degli insegnanti (l’esercito dei prof di massa); 3. La didattica della ricerca (i seguaci di De Bartolomeis). Nel primo il ’68 viene letto come una bella occasione per rilanciare la Riforma voluta dal PCI. Nel secondo prevale l’allarme per la deriva della vta quotidiana a scuola. Nel terzo il punto di riferimento è un esperto: De Bartolomeis. Noi del secondo gruppo abbiamo presentato una ricerca sulle 150 ore. Paola M, grazie ai suoi rapporti con il sindacato, ha fatto una relazione ricca di dati. Quanta ideologia sull’argomento. Lei, invece, ha indicato: i vincoli precisi posti dal Ministero della P.I.; le gerarchie (diploma della scuola dell’obbligo come rivendicazione di base per casalinghe e disoccupati; corsi universitari soprattutto per delegati del Consigli di fabbrica) che si riproducono; lo scontro feroce con i presidi delle scuole statali che, spalleggiati dal Ministero, boicottano in vari modi questi corsi: aumentando le ore di studio a 500 per disincentivare la partecipazione; mantenendo precari gli insegnanti delle 150 ore; dilazionando l’inizio dei corsi; separando le 150 ore dai corsi CRACIS.* I padroni hanno sempre considerato provvisoria l’esperienza. E su di essa c’è rissa anche all’interno dei sindacati. Molti temono che i corsi possano diventare luoghi di contestazione della linea dei sindacati. Se le cose stanno così, l’idealizzazione “di parte operaia” sulle 150 ore – ho letto un articolo dello storico Stefano Merli che le esalta – è esagerata rispetto alla realtà dei corsi attuati effettivamente. E poi, anche sul piano della didattica, l’impostazione di partenza (raccogliere le storie individuali dei partecipanti, sviluppare su di esse una riflessione critica, passare solo dopo a riflessioni più politiche) si scontra con l’impreparazione degli insegnanti. Specie gli anziani. Gli stessi operai non sono ben disposti a occuparsi di storia («Quando si va indietro nel tempo, l’interesse cala»). E sono diffidenti quando gli si chiede il racconto della propria storia personale.
* Corsi di Richiamo e Aggiornamento Culturale d’Istruzione Secondaria
15 maggio 1975
Direttivo di sezione Cologno-Sesto-Cinisello Viene posta la questione di cosa fare con i cosiddetti “compagni ipersensibili”. Pia chiede attenzione per gli aspetti “psicologici” dei nostri rapporti. Momenti di debolezza li ha anche il compagno “bravo”, che riesce ad essere saldo in circostanze difficili. Ma è anche vero che, quando non si è toccati direttamente da certi colpi della vita, è più facile rimanere saldi. Mi pare giusto che si offra ai compagni in crisi attenzione e comprensione.
20 maggio 1975
Collegio prof Itis Sesto S.G. Nei corridoi chiacchiere sulle prossime elezioni. Diffidenza verso DP. Riaffiora il fantasma: siamo deboli, ai margini della piccola borghesia. Si discute della possibile sperimentazione. Emerge subito l’astio verso chi la sostiene. I moderati si ammantano stavolta del discorso tecnocratico prodotto dal vicepreside Valentino. La nostra difesa della sperimentazione è, però, troppo improvvisata. E i moderati ci inchiodano presto ai problemi “concreti”: si creerebbe un caos didattico perché quelli che dovrebbero promuoverla non sono preparati. Volano accuse di dilettantismo. Stanca polemica fra il partito dei ”tecnici”, che sarebbero i possessori della “scienza”, la quale malgrado tutto serve, e il partito degli “umanisti”, cioè noi che faremmo solo discorsi di principio e di sinistra, che qui suscitano diffidenza.
22 maggio 1975
Campagna elettorale. Scarsa riflessione. Fretta. Non è possibile tradurre immediatamente le analisi politiche in discorsi quotidiani. Nel passare dal documento al volantino, dal saggio all’intervento in assemblea, c’è sempre un salto. Ci vorrebbe un lavoro di commento, riadattamento, rilettura critica. E il tempo dove lo si trova? In certi casi poi ci vorrebbe una sensibilità per cogliere al volo i problemi come si presentano nei dialoghi spontanei durante le riunioni per darne una rappresentazione più chiara. E il tempo?
27 maggio 1975
L’Unità. Le cause dell’aberrazione. Sull’uccisione dello studente lavoratore Brasili. L’Unità parla di “criminalità aberrante” (tipo quella che c’è nelle strade di New York). Ma a New York c’è un movimento operaio così forte? Ci sono elezioni? C’è la strategia della tensione?
29 maggio 1975
Intervento nei corsi abilitanti. Discutere con altri insegnanti, osservare dal vivo come loro trattano le questioni che, a leggerle soltanto nei libri e in solitudine, paiono più astratte, mi appassiona. Scopro aspetti spesso svalutati. Passo dall’incertezza al buttarmi nella mischia al precisarsi del pensiero.
5 giugno 1975
Per un comizio a Cinisello Cos’è Democrazia proletaria? Qualcuno dice «il partito di Dario Fo». Anche questo, ma qualcosa in più. DP è il legame con le lotte del ’68-’69. Fare esempi. Riteniamo fallita la politica del centro sinistra e pericolosa quella del compromesso storico.
15 giugno 1975
Previsioni elettorali A Cologno come DP ci aspettiamo almeno 2000 voti.
17 giugno 1975
Dopo il voto del 15 giugno. Lotta continua parla di DP come di uno «Psiup dimezzato». Siamo in difficoltà. Impressionati dalla forza elettorale del PCI. Il dubbio s’insinua fra noi. Faremo ancora le avanguardie, ma le nostre proposte di lotta non hanno un peso maggiore di quelle elettorali. Immaginare un PCI che si screditi ora che ha questo consenso di massa è difficile. Le masse perdonano al PCI molte cose.
19 giugno 1975
Elementi della mia crisi Mi sento sempre più staccato dal gruppo dirigente di AO. Si ripresentano ricordi rimossi: singoli compagni dirigenti emarginati o estromessi in vari tempi dalla direzione di AO (Spotti, Cippino) con spiegazioni dubbie o poco chiare. In questo momento di crisi fatico sia a fare l’“allevatore” di compagni giovani e sia a parlare con altri della crisi di AO e della mia. Tutto lo studio che ho portato avanti da isolato non mi serve.
Lu Hsun «Viviseziono me stesso con più rigore di quanto non vivisezioni gli altri».
20 giugno 1975
Analisi del voto del 15 giugno Ha senso dire che il voto del 15 giugno non premia il compromesso storico? Dubbi sul ruolo delle avanguardie. La compattezza del PCI ha la meglio sull’eterogeneità litigiosa di AO, Pdup, LC, etc. Fotografa la situazione il compagno che ha dato un voto al PCI e un voto a DP : «perché servite anche voi». Se appendici, insomma. Non mi convince l’ottimismo eccessivo per la piccola affermazione elettorale di DP.
22 giugno 1975
Lettura. Montaldi, Militanti politici di base Che coincidenza, questa lettura! E quale affinità tra la nostra esperienza di Cologno e quella descritta nell’Appendice: Una cellula di strada. Danilo ha la capacità di non bloccare con un’etichettatura l’indagine sulle realtà spiacevoli. (Vedi cosa scrive su “stupidaggine contadina” o su “menefreghismo giovanile”).
24 giugno 1975
Morte di mia madre*
Quando il Sud si disfaceva d’agosto
Non sulle spiagge dell’adolescenza
Non negli orti ricchi d’ombre
O nella camera con mobili di mogano
(regalo di nozze di tuo fratello artigiano)
poteva venire l’ultima ora.
Ci fu scompiglio nella casa inerte
E muta di risa. Ci furono parenti, facce di circostanza
Pronti ad ossequiare, gironzolare, accomodare
Arraffare.
Auto veloci fecero la spola
Da Baronissi a Salerno a Nocera.
Vedi se conta ancora la parentela.
Non per una vecchia dalle arterie
In sclerosi.
In treno al nord, dunque.
Immigrare per un posto dove morire.
Nell’Ade nebbioso un tal viaggio
Di madre e figlio in quali libri si troverà?
A Cernusco un ospedale la riceve.
Il priore incassa la pensione.
Quadro del Settecento. Monache
Raggelate in bianchi copricapi.
Malati nei giardini, i più vivi di tutti.
Poi litanie di visite veloci.
A stento ormai mi riconosce.
In quale minuto è viva? In quale l’attimo già morto?
L’ossigeno, il letto bianco e pulito
Il segno incomprensibile della croce.
Tutto è qui.
* Anna Cosimato 12. 7. 1901 – 26. 10. 1968
25 giugno 1975
Convocazione informale in caserma per l’occupazione delle case di Via Papa Giovanni a Cologno Il maresciallo Noce mi convoca in caserma per la nostra occupazione delle case di Via Papa Giovanni che hanno appena costruito e devono essere consegnate ai proprietari. Mi parla della necessità di una soluzione “bonaria”. Farò da ambasciatore, gli dico. Alla fine del colloquio ammicca sornione riferendosi alle elezioni del 15 giugno: «Avete preso anche voi un po’ di voti, eh?».
26 giugno 1975
Lettura . Bettelheim, Lotte di classe in Urss. Nel capitolo su La trasformazione dei rapporti interni al partito bolscevico (pag. 227) ritrovo forti analogie con la vita politica di AO. Mi tormentano impressioni negative su questo o su quel dirigente. Penso alle cosiddette “carenze” mai risolte e che si sono trascinate negli anni (ad es. la formazione culturale dei quadri). Oscillo fra due scelte : una mia partecipazione soltanto al lavoro di base o uscire da AO senza dare nessuna spiegazione.
27 giugno 1975
Tesseramento Far conoscere ai compagni di base il giudizio negativo che ho maturato su Avanguardia Operaia? E che dire della lottizzazione della “sinistra rivoluzionaria”? Ogni giornale sviluppa i suoi temi (magari gli stessi degli altri). Le zone di intreccio, di botta e risposta, di dialogo anche solo polemico, sono minime. Forse ridotte ai corsivi. O AO supera i limiti di settarismo o, se marcia ancora sul doppio binario (affermazioni unitarie e pratica settaria) va denunciata. Le sue tendenze settarie reagiscono ad altrettanti sterili settarismi presenti in Lotta continua e nel Pdup. Vengono addossate agli altri tutte le difficoltà del tanto sbandierato processo unitario. Le scorrettezze sono sempre degli altri. È la pratica dell’occhio per occhio (che non è marxista, immagino). Leggo cosa scrive Vinci: «Non ci si illuda: Avanguardia Operaia conserva ancora troppo dell’origine locale, e ha ancora troppo poco dell’organizzazione che fa politica a livello generale per rappresentare un adeguato riferimento».
30 giugno 1975
Occupazione delle case di Via Papa Giovanni a Cologno Rabbia dei condomini contro gli occupanti. Per loro sono una «massa d’ignoranti e di delinquenti». Discutiamo con loro per contenerli un po’. Oscillano fra paternalismo e razzismo. Ma ci sono liti anche tra gli occupanti. Quelli che noi consideriamo «proletari» (e che, comunque, conosciamo poco) non sopportano – dicono – le «losche» attività e pare anche alcuni atti di violenza degli altri, i «sottoproletari». I compagni più giovani, che seguono l’occupazione giorno per giorno, sono disorientati. Non sanno che fare di preciso e finiscono per tollerare quello che alcuni occupanti più prepotenti impongono di fare.
21 luglio 1975
Crisi Faccio un confuso tentativo di comunicare a Donato [Salzarulo] la mia crisi rispetto ad AO, ma fatico ad uscire da un linguaggio involuto e impersonale. Finisco solo per rammaricarmi della nostra impreparazione politica. Sento che la mia funzione d’insegnante non s’accorda più con la funzione di militante politico. Come quadro intermedio, ho continuato a fare la spola fra il “sociale” (i compagni di base e i lavoratori che conosco fra Cologno, Sesto e Cinisello) e il “politico” (le riunioni con i compagni del direttivo di AO). Ma la divaricazione fra i due livelli cresce. Mi accorgo di quanto sia stato vano aspettarsi una “politicizzazione” dei compagni di base e dei proletari che ci hanno seguito. Non c’è stata: né spontanea né attraverso discussioni e seminari di studio. Certi compagni sembrano incastrati nel “sociale” in modo definitivo e considerano la politica come cosa sempre più astratta e distante.
Avanguardia Operaia Si sta precisando una posizione [Campi e altri] che non vede più il riformismo nettamente in contrasto con le posizioni rivoluzionarie di prima, degli inizi di AO; e sviluppa critiche all’avanguardismo precedente. Il discorso sull’attualità del socialismo sta scivolando in atteggiamenti più “realistici”. Non siamo per caso più vicini di quanto ammettiamo alle posizioni del PCI?
26 luglio 1975
Edizione critica dei quaderni dal carcere di Gramsci Il Quotidiano dei lavoratori se ne occupa poco. Commento di Mangano: dai Quaderni possiamo trarre spunti importanti, non una strategia della transizione al socialismo.
Lettura. Il contemporaneo (25 luglio 1975) Gerratana si sofferma sui «materiali preparatori per una serie di saggi che Gramsci non riuscì mai a scrivere». Mi pare una conferma che, in certe situazioni di pesantezza (il carcere per Gramsci, la periferia per noi), ai temi cruciali di una ricerca non si arriva di colpo, ma per accumulo di dati, di frammenti.
4 agosto 1975
Appunti del mio diario 1966-’67 Appunti di un isolato. Potrei definirle riflessioni liriche su uno stato di incertezza. Testimoniano che in quei due anni prima del ’68 la mia preoccupazione era quella di scrivere e di far poesie da solo, pur essendo fuori da un qualsiasi ambiente di letterati e impegnato negli studi universitari interrotti e poi ripresi a Milano. L’unica base culturale che allora avevo erano le letture fatte a Salerno tra la fine del liceo e la partenza per Milano: molto Pavese, i romanzi che uscivano negli Oscar Mondadori, Il muro di Sartre, i volumi della Ricerca di Proust acquistati e letti mano mano che venivano pubblicati. E poi libri che prendevo in prestito: un’Antologia dei poeti del Novecento, qualche volume di Francesco Flora. E infine Il Mattino, Epoca, L’Illustrazione italiana, i Cinque libri del sapere della Garzanti. Marx e il marxismo erano nomi estranei e ignorati. Poi con il ’68 ebbi chiara la sensazione di essere un provinciale cresciuto nel mondo “decadente bigotto cattolico” del Sud emarginato.
28 agosto 1975
Lettera dei compagni di fisica sui disagi della militanza (Quotidiano dei lavoratori 27 agosto 1975)
30 agosto 1975
La scelta della periferia Non l’ho fatta per prudenza, per stare tranquillo. Non è resa o ripiegamento nel “locale” o nel “dilettantismo”. La fase dell’ingresso da sprovveduto nella politica è chiusa, ma ho capito che non si deve mai perdere di vista la propria collocazione sociale e materiale. Non va bene immedesimarsi in modelli “alti”. [Vedi Montaldi: resta a Cremona]
Lettura Spinazzola, Ansia del futuro e sgomento di Pavese, L’Unità 31 agosto 1975. (Vedere i nessi Montaldi-Pavese!)
1 settembre 1975
Riprendo a disegnare Uno spazio di riflessione per me. Passare dalla produzione di disegni fatta sui bordi dei quaderni o dei giornali nei momenti (anche di noia) delle riunioni scolastiche o politiche al disegnare su fogli bianchi e grandi. È possibile costruire nuclei di ricerca grafica, fotografica (e letteraria) con compagni di Cologno (Bracco, Ambrogio, Carmen, Ornella)? Sono terrorizzato, però, dalla giungla di mistificazioni che si è sviluppata nel campo dell’arte. E dovrei darmi una spiegazione convincente del perché ho smesso di scrivere e fare arte per tanti anni. Quale crisi ho vissuto? E quali conseguenze negative ci sono state sulla mia stessa militanza politica in AO? Per tutte queste oscurità, lo spazio che torno a dare alla ricerca artistica deve essere protetto da altri contraccolpi. Pigliarsi tempo. Essere sicuri di quanto si fa. E’ assurdo chiedere ad altri di chiarire al nostro posto quello che a noi resta oscuro.
3 settembre 1975
Letture Per Danilo Montaldi (Ombre rosse 9-10). Danilo Montaldi di Sergio Bologna, Primo maggio, primavera 1975. Danilo Montaldi, proletariato e PCI negli anni ’44-‘ 45 (Quaderni piacentini, numero 56).*
*Danilo Montaldi era morto a Val Roia il 27 aprile 1975
6 settembre1975
Lettura Brecht, Scritti sulla letteratura e l’arte.
Prefazione a Verifica dei poteri di Fortini «Il mio errore non era, così credo oggi, nella sopravvivenza di una ostinata vocazione o presunzione letteraria, con i suoi vizi e le sue decorazioni, per entro discorsi che si volevano di ideologie e di politica. (Si è pur sempre fatti del proprio passato ed esso è il punto di partenza del peggio ma anche del meglio. E potrei ripetere anche io che non mi interessa tanto che cosa è stato fatto all’uomo quanto che cosa egli fa di quel che è stato fatto di lui). E nemmeno era, il mio errore, in quel che anche i più benevoli amici mi rimproveravano, ossia di civettare con le allegorie del linguaggio religioso.
No, il mio errore era, diciamolo, di non aver sufficientemente difeso la insostituibilità del discorso poetico e letterario. Era l’errore di aver eccessivamente esaltato l’afasia, la tragicità, l’impossibilità della parola letteraria, di avere non solo ceduto alla tentazione orgogliosa di un diniego della propria vocazione. Ma di avere incitato altri a farlo; quando invece si può volgersi ad una vocazione nuova solo al fine di raggiungervi un grado di autenticità e valore più alto di quello antecedente al mutamento o conversione» (Verifica dei poteri, pagg. 18-19, Il Saggiatore, 1969)
[E se fossi arrivato alla politica senza avere alle spalle la rinuncia all’Accademia di Brera?]
Letture Fortini, Difesa del cretino, in Verifica dei poteri, pag. 192. Brecht, Cinque difficoltà per chi scrive la verità. Pasolini, Risposte al processo, Corriere della Sera 9 settembre 1975. Fortini Mi interessa di più la testimonianza che dà sulla sua militanza e sulla condizione dello scrittore di fronte all’industria culturale.
7 settembre 1975
Bozza di lettera ai compagni dirigenti di AO. Riguarda la questione dell’intervento nella provincia di Milano. Non più spedita. C’è un riferimento a Cinque difficoltà per chi scrive la verità di Brecht.
10 settembre 1975
Danilo Montaldi, Autobiografie della leggera Einaudi 1961 Assenza di autobiografismo in Montaldi. Si può semmai indovinare qualche elemento della sua vita anche dal contenuto di questa sua ricerca. Viva attenzione agli elementi quotidiani di vita materiale. (Ad esempio, l’alimentazione).
Il quotidiano dei lavoratori sui disagi della militanza. Mancano gli interventi dei dirigenti più noti.
28 settembre 1975
Lettura. Rossetti Pepe, Storia delle 150 ore «Viene fuori, dunque, che solo quando i corsisti avevano chiaro almeno in parte come si inserisse la loro esperienza in un discorso complessivo, sentivano l’esigenza di recuperarla; mentre, inizialmente, vedevano nelle proprie storie una serie di esperienze concluse, non collegate con la propria esperienza attuale» (pag. 159).
«Un atteggiamento del genere potrebbe sottintendere la convinzione che la principale fonte di conoscenza sia rappresentata, per un adulto, dai propri ricordi e che, al limite, si può conoscere solo quello che è successo a noi personalmente, il che equivarrebbe a confermare e a sancire un aspetto di quella subalternità del modo di vivere e di pensare degli operai che, in altra sede, si afferma di voler superare con ogni mezzo» (pag. 160)
13 ottobre 1975
Sezione staccata dell’ITIS di Sesto S.G. a Cinisello Brutta impressione di questi primi giorni d’insegnamento alle superiori dopo l’anno di scuola media a Senago. Clima da ghetto di periferia. Gli studenti vogliono studiare solo sui libri. Bisognerà contenere e mediare la mia spinta critica del ’68. Per loro non è così ovvia.
18 ottobre 1975
Così parla il nostro preside dell’Itis di Sesto S.G. in collegio «Abbiamo fatto una consistenza reale degli studi»; «Quelli residenti a Sesto non sono più che di quattro»; «Sembra che la trattativa qua non si poteva ulteriormente scendere».
4 novembre 1975
Omicidio di Pasolini Un modo borghese di accostarsi al popolo il suo? Confondeva il sottoproletariato con la classe operaia. Certo. Pasolini ha sbagliato ma il problema del sottoproletariato (e dei giovani) resta. Dice giustamente Giovanni Mottura: attenti a una estensione indebita del termine sottoproletariato. Invece, Silverio Corvisieri (Quotidiano dei lavoratori del 5 novembre 1975): necessità del proletariato di delimitarsi rispetto al sottoproletariato.
7 novembre 1975
Opinioni contraddittorie sulla sperimentazione all’Itis di Sesto S.G. La sperimentazione è scelta politica. Ci sono forti resistenze fra gli studenti e gli insegnanti. Per molti di loro bravi sono quelli che fanno lezione nella maniera tradizionale. È vero che gli studenti dell’ITIS, per provenienza sociale e motivazioni allo studio già nettamente professionali, danno scarsa attenzione alla cultura umanistica. A me sembrano, però, troppo esposti alla cultura di massa, che li distacca sia da quella scientifica che da quella umanistica. E non sono affatto ben disposti verso la “cultura proletaria”.
17 novembre 1975
Direttivo della zona Cologno-Sesto- Cinisello: questione femminile Ennio: Non dobbiamo perdere la dimensione totale della lotta comunista e rinchiuderci nel settorialismo, nelle mode. Non smarrire la discriminante di classe. Eva: AO non si è mai occupata della questione femminile. Il movimento operaio aveva ben altro da fare. Ma con la lotta di classe noi donne non miglioriamo davvero la nostra condizione. La politica ormai è una serie incessante di riunioni, mentre la nostra vita va avanti come prima. Sì, io sono una medio borghese e non ho fiducia nelle donne proletarie. Nessuno deve frenare il movimento. AO deve lasciare il massimo di autonomia alle donne. Il lavoro di massa, le contraddizioni materiali sono per noi secondarie in questa fase. Dobbiamo fare autocoscienza sulle cose che viviamo, parlarne nel modo più personale possibile. All’organizzazione diciamo: la linea ce la facciamo noi. Rossella Il movimento delle donne è sorto dopo le lotte operaie e studentesche, non prima. Perché? Dobbiamo partire dalle donne proletarie e non da noi piccolo borghesi. Stefania: Non possiamo mettere da parte la lotta delle classi, ma con AO la lotta di classe non è andata avanti. C’è individualismo tra i compagni. Nel femminismo io ho trovato una risposta alle insoddisfazioni della politica: partire dalle cose che si sentono proprie. Non si devono mettere in primo piano le donne proletarie. Bisogna rivolgersi a tutte le donne. Pia: Si ha paura dei collettivi femministi. ma AO non si è espressa per l’autonomia dei movimenti? Olga: Il politico va vissuto personalmente. ll superamento dei pregiudizi di AO avverrà ponendosi come compagne non come donne.
24 dicembre del 1975
Traccia Un elenco di ricordi di persone, luoghi e problemi sul periodoche ho vissuto a Salerno (1945-1962)[1]
non vogliamo essere gelidi
nuovi preti
che escono al pomeriggio
dalle biblioteche
non più dalle cripte delle cattedrali
e girano tra miseri sottoscala
negozi disadorni
brandine di immigrati
o falò di fabbriche occupate
[1] Troppo vasto per pubblicarlo qui. È un primo abbozzo schematico dei temi che poi svilupperò nel diario nei decenni successivi; e, tra anni 80 e ’90, in Salernitudine (poeterie e narratorio). O, in anni recenti in A vocazzione.