Noi siamo uomini donne bimbi

Maschera-di-morte

di Arnaldo Éderle

C’è la morte che gironzola
nei miei paraggi, e non si sa
chi voglia salutare.
A me pare che avanzi con delle
allegre pantofole, le indossa spesso
e quando lo fa, stai sicuro che
ha adocchiato qualcuno che le fa gola.
Questo lo sappiamo da lungo tempo,
ma facciamo finta di non ricordarlo
ci teniamo in disparte, teniamo
gli occhi bassi e camminiamo diritti
per la nostra strada, però, appena appena,
ma lo sentiamo nei buchi del naso
il suo fetore.

Ci risiamo a farfugliare cose
pesanti da dire e pensare
si tenta di esprimerle con
leggerezza quasi noncuranza
si tenta e ti vengono magari,
ma poi le rileggi.
E allora…allora addio controllo
addio parsimonia addio leggerezza
non si sa più che fare né che
pensare. Ma la morte è lì ti guarda
ti sussurra “aspetta aspetta non
spaventarti vedrai sarà questione
di un attimo, sentirai poco
o niente, non te ne accorgerai
non ti farò male, sarò lieve come
una carezza un bacio
sulla bocca.
Va va a pisciare ti farà bene
ti sentirai sollevato ti sentirai
beato, io Morte non ti scorticherò
non ti farò a pezzi, in una parola
non ti torturerò
sarò come un breve stimolo.

Oh, figlio mio, sarò la tua ultima
Madre”
Che effetto faranno queste dolci parole
nei cerebri dei nostri poveri crani
tra le nostre tempie, che strani effetti,
le nostre memorie cercheranno altri
sinonimi altre frasi per suggerire
la loro storia il loro significato.
Cercheremo cercheremo, ma non troveremo
non troveremo nulla
non troveremo nulla e resteremo lì
impalati come torresani
dinanzi alle loro tane, senza progetti.

Sforzeremo la nostra misera mente
sentiremo vibrare la corteccia del nostro
cervello, se c’è, dentro proveremo
a inzupparci di minestre molto saporite
con spezie forti e corroboranti a vedere
se sortiranno qualche miracolo
qualche processo vivificante che ci dia
la forza di riconoscere la balla
l’intenzione dello scherzo la follia
della pazzia il verso dello scriccio,
tutto questo cercheremo e ancora
sorrideremo come innanzi al sole e alla
magnifica pioggia.
Sì, sì ci nutriremo di bevande alcoliche
e magari rideremo di queste fantasie
e ci coricheremo ubriachi.
Forse nel sogno fra tribacchi e altre
colorate invenzioni troveremo la Morte
rovesciata, bianca e lucente
forse la baceremo forse la stringeremo
a noi come un’amante.

Non troveremo nient’altro nel nostro cervello
altro che ci dia lo spruzzo vitale
il bacio in fronte delle belle mattine
piene di fresco solare d’odore di pioggia
di lievi raffiche del nostro vento
e delle sue folate, altro del piacere
della vita bellissima che ci irradiava
il cuore e la mente
altro piacere che donava al nostro corpo
l’esaltazione del moto della corsa
il balsamo del sole e la frescura
della pioggia estiva e dell’oro
delle notti d’estate, altro di tutto.
E ancora sogneremo la morte bianca
un’altra sorella alta e levigata
e pregna di baci nascosti sotto la pelle
sotto il vermiglio delle labbra
una morte amante, gaia e piena di voglia,
una morte tenera fatta per noi
donne e uomini e per i nostri
liberi desideri.

E poi sarà quel che sarà, non vogliamo
saperlo non ci interessa. Noi siamo
uomini donne bimbi, la nostra fantasia
ci protegge lo farà sempre anche
al di là del traguardo.

9 pensieri su “Noi siamo uomini donne bimbi

  1. è una buona serie di riflessioni su di un argomento che passa spesso anche nella mia mente, e ho trovato in questi versi molte affinità di meditazione, ma questo giudizio personale ha ben poco valore.

    invece sul piano della scrittura, (e non so se mi posso permettere un giudizio in merito ma lo tento lo stesso, ) oserei chiedere all’autore di allungare ancora certi versi, cambiare certi ” a capo ” che spezzano la lettura del verso ed il suo senso compiuto.

    credo che in questo modo ne guadagnerebbe le musicalità dell’insieme.

    trovo la penultima strofa veramente eccellente perché la sento libera dal ragionamento che talvolta si avverte un po’ troppo nelle precedenti.

    mi scuso per l’ardire di quanto ho esposto.

    cordialità

  2. La morte in pantofole, certo. Sono le nostre pantofole, siamo noi. La morte puzza, anche questo purtroppo è vero. Non so se la morte normalmente faccia o no male. Temo che possa farlo però. Non ho mai pensato alla morte come “ultima Madre” (alla madre ho associati troppi dolci ricordi) ma come un destino ineluttabile e non gradito. Anche come amante m’è difficile concepirla. Si sa, i giovani muoiono e basta. O per un’overdose, o perché si buttano da qualche parte, o perché si massacrano gli uni con gli altri o per altre inconsulte azioni. I vecchi invece non vogliono morire (non per niente sono arrivati alla vecchiaia). Ragionano sulla morte, l’assaporano, ci fantasticano su. Certuni arrivano a simularla in scritti (poesie, racconti, saggi) o addirittura dal vero. I più pignoli e timorosi si informano dei progressi della geriatria, delle possibilità dell’ibernazione. Sperano che qualche genio scopra al più presto l’elisir di lunga vita. Sono addirittura disposti a finanziare tali ricerche. Secondo logica si capisce che bisogna pur morire per far spazio ad altre vite, anzi alla Vita che deve modificarsi, evolversi, per avere più probabilità di sopravvivere. Ma è una logica molto difficile da accettare come individui. Sull’ultima strofa io invece mi preoccupo molto di ciò che lascerò e di chi lascerò e come. Comunque tutti pensieri condivisibili.

  3. …il poeta l’ha vista in faccia e come la morte in tutto il suo orrore, ne ha una paura fisica ( Va, va a pisciare ti farà bene”) e le prime due strofe ce lo rivelano, anche se, come sirena ingannatrice, la morte sussurra e promette di non fare le cose che poi farà:…”non ti scorticherò/ non ti farò a pezzi, / in una parola non ti torturerò”…ma il poeta si lascia andare alla fantasia pietosa di una morte pietosa e, in crescendo, immagina di riceverne ogni sorta di consolazione e amore: ” Oh, figlio mio, sarò la tua ultima /Madre” “..la Morte/ rovesciata, bianca e lucente/forse la baceremo forte la stringeremo/ a noi come un’ amante…” “…la morte bianca/ un’altra sorella alta e levigata…”…una morte che fa rivivere i momenti più belli della vita…Trovo esplicativa l’ultima strofa ” Noi siamo/ uomini donne bimbi, la nostra fantasia/ ci protegge…”, quasi a volersi sostiture alla crudeltà della natura e, spesso, di altri uomini che la infliggono…Una poesia struggente

  4. sì sì sarà come vuole la mia fantasia prima durante e dopo!
    Bell’idea! Comunque cavolo sempre morte è accidenti a lei!
    Grazie per i versi che mi hanno divertita….ma anche un po’ turbata.
    Vede Sig, Ederle io in questi casi sono bambina…accidenti a me!

  5. Avvicinamenti progressivi… quando arriva alla coscienza che si tratta di me, tattiche e tecniche scaramantiche: forse non sarà doloroso, tutti rientriamo nel mare/madre del nulla, ma proprio questo è l’Assurdo, non ci sono “altri/sinonimi altre frasi per suggerire/la loro storia il loro significato”, niente cioè che dia un senso, né zuppe né spezie né follia ebete o allucinata.
    Ma una uscita c’è: il vitalismo e il piacere che hanno senso in se stessi, “altro di tutto”, e perfino la morte diverrà viva, “sorella alta e levigata/e pregna di baci nascosti”.
    La conclusione però è giustamente ambigua: “la nostra fantasia/ci protegge lo farà sempre anche/al di là del traguardo”. La nostra fantasia.. al di là? Dove, come? che dice il poeta?
    Che abbiamo, di qua, fantasie sull’aldilà che ci confortano.
    Ecco che qui lo svolgimento del tema, come lo tratta Ederle, si congiunge con quello del racconto di Nova “lotta a morte” perché, a parlare della morte, si scavalla sempre.
    Nova ipotizza che la morte, come è individuale, o forse “personale” visto che resta sessuata, sia essa stessa persona. (Anche se bisogna dire che non tutti moriamo a causa di qualcuno.)
    La poesia di Ederle invece dice l’impossibile, dice che conta il vivere, ma lo dice di fronte al morire, è una poesia paradosso. Non si scappa.

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