Archivi tag: Filippo Nibbi

Il male sta accadendo

di Filippo Nibbi

Una pagina di Fantastica in esercizio che mi ha inviato l’amico Filippo Nibbi. È legata a questi giorni di guerra e sento il bisogno di condividerla con voi.

                                                                                                                       Angelo Australi

Continua la lettura di Il male sta accadendo

Una carezza di sonno

Fantastica in esercizio

di Filippo Nibbi

1 febbraio 1935 – 1 febbraio 2022. Sembra quasi un compleanno festeggiato con il suono di parole che fa 87. Ma in questa Fantastica in esercizio spunta anche Silvia Plath, e senza entrare nei luoghi comuni della sua malattia e del suo suicidio, perché è una grande poetessa che si regge anche senza l’appiglio di puntelli romantici, caro Filippo ti rispondo proprio con un suo verso: Il sole sorge da sotto la colonna della tua lingua (dalla poesia Il Colosso, trad. A. Ravano). E, visto che ci siamo, anche con la testimonianza della povera Franchetta Borrelli, estratta dal verbale del processo nel quale fu accusata di stregoneria insieme ad una dozzina di altre donne di Triora, un paesino arroccato sui monti di Imperia: Io stringo i denti e poi diranno che rido. Nel 1587-1588 fu sottoposta per un intero giorno alla tortura del “Cavalletto”. In fondo la poesia non è sempre un po’ stregona? [Angelo Australi] Continua la lettura di Una carezza di sonno

C o n o s c o I l L u c a n o

di Filippo Nibbi

Ogni tanto Filippo Nibbi mi sveglia al mattino con dei messaggi su WhatsApp. A volte ho lasciato il cellulare sul tavolo dove scrivo e leggo, altre me lo tengo con me, sul comodino, … quando devo alzarmi presto a fare il nonno. L’altra mattina mi ha dato il buongiorno con questo testo di Fantastica in esercizio dedicato a Mimmo Lucano, con l’abbraccio di una sua riflessione poetica… [A. A.]

C o n o s c o   I l   L u c a n o

R’esistere R’esistere R’esistere

<< Essere umani è più che essere divini >>

Abbiate il coraggio di essere soli

E’ inutile dirvi che avrei voluto essere presente in mezzo a voi non solo per i saluti formali ma per qualcosa di più, per parlare senza necessità e obblighi di dover scrivere, per avvertire quella sensazione di spontaneità, per sentire l’emozione che le parole producono dall’anima, infine per ringraziarvi uno a uno, a tutti, per un abbraccio collettivo forte, con tutto l’affetto di cui gli esseri umani sono capaci. A tutti voi che siete un popolo in viaggio verso un sogno di umanità, verso un immaginario luogo di giustizia, mettendo da parte ognuno i propri impegni quotidiani e sfidare anche l’inclemenza del tempo. Vi dico grazie. Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste. Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione. Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del sud italiano, si RIACE terra e sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia. La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio. Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato. Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno. Vorrei però dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere. Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale. Vi auguro il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie. Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne. Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci. Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.

(Mimmo Lucano)

E POI CI SONO I TERRIBILI ERRORI DI OMISSIONE

Perché le lacrime sono trasparenti?
Dovevano essere fosforescenti ed enormi:
impossibili da non vedere e consolare. E
perché i dolori psichici, i più pesanti, i più
brucianti, sono invisibili? Dovevano
produrre lividi, aprire ferite, sanguinare,
sanguinare, sanguinare. Di modo che,
ogni volta che feriamo qualcuno, che lo
umiliamo, il suo dolore ci ferisse gli occhi
col suo sangue, il suo dolore fosse
visibile a tutti e tutti accorressero con
ambulanze e abbracci a portare
consolazione. E a proposito di dolore,
un altro errore imperdonabile, madornale,
è non avere fatto il sangue di un colore
indelebile, un colore millenario,
incancellabile. Se tutto il sangue versato
nelle guerre, nelle liti, nella caccia, nei
macelli, nelle vendette, macchiasse il
mondo, gli uomini ne avrebbero orrore.
Forse così gli esseri disumani sarebbero
esseri umani. 

NUOVO ANTIDOTO AL MALE DEL MONDO

Abbracciare una vocale con indosso
un vestito rotondo.

RIACE

All’improvviso nel caldo feroce una
tempesta di vento! Appoggio il libro che
stavo leggendo. Il vento spalanca per me
l’albero storia. Centinaia di foglie
collimano, si inclinano, si inchinano.
Verde letteratura. Sfreccia uno stormo
di uccelli neri: virgole alate, punteggiatura. Il
vento vivifica, solleva foglie e senso,
intreccia trame e rami. Che storia
magnifica! Vibro mentre l’albero vibra.
L’albero è un libro.

Ca’ Bul

Quando esco di casa per fare una camminata quasi mai ho con me il cellulare. Diciamo che su dieci passeggiate mi capita di prenderlo massimo un paio di volte. Mi dico che è una dimenticanza, ma non si tratta solo di questo, bisogna essere sinceri. L’altro giorno sono stato al passo della Consuma, che collega il Casentino al Valdarno e a Firenze. Naturalmente senza il cellulare.  Ho camminato per un sentiero circolare di una decina di chilometri che, tranne brevi tratti, è tutto nascosto nel fitto e fresco bosco di abeti e di faggi. Ascoltavo i rumori e camminavo pensando alle scene dell’aeroporto di Kabul viste in Tv la sera prima. Non esprimevo giudizi. Avevo davanti solo quelle scene e cercavo di mettermi nei panni di ogni singola persona ammassata ai cancelli dell’aeroporto con alle spalle i talebani e davanti il blocco dei soldati americani, così impaurita e disperata, tanto da rischiare la morte per fuggire all’alternativa di restare in un paese che sembra non avere futuro.  Verso l’ora di pranzo, rientrato a casa, su WhatsApp ho trovato tre messaggi di Filippo Nibbi, Nel primo dei tre c’era il titolo, Ca’ Bul, negli altri due la poesia che segue.

A.A.   

Ca’ Bul
di Filippo Nibbi

Amore perduto nel vetro
Sultano del ghiaccio 
Sei cieco da entrambe le parti
Hai perduto la mia pista
Giri a vuoto sull’orlo dei tuoi occhi  
Troppo vicino troppo vicino  
Nel tuo cuore di gas  
Non ci sono due strade per l’amore
Una trascina nel deserto
L’altra porta lontanissimo dentro al vicino 
Mi rompi il respiro  
Frammenti del mio ossigeno adesso sono nuvole  
I miei castelli crollano  
Le torri sono diventate vele  
La macchina dei pompieri ha perso il suo rosso  
In cantina muffiscono le torte piangono i salami     
da secoli non smettono di piangere e di chiamare  
La pigna di panche della parrocchia è crollata  
vecchie ossa di legno sfondate  
La fontana di pietra invece di acqua
è piena di castagne matte 
La serra ha i vetri rotti  
Quelli ancora interi sono coperti di fango  
Migliaia di petali sul cemento crepato dal freddo 
Il muretto di confine è troppo basso  
Tutti i legamenti fanno male  
non riescono più a tenere legati braccia e gambe   
memoria e cuore mani e dolore  
La vita scricchiola   
I violini miagolano   
I cani mancano svaniti negli infiniti  
delle infinite morti  
Quelli vivi abbaiano alle gabbie  
chiamando padroni invisibili    
Il portone era chiodato  
La stufa in maiolica, bella, ma era marrone  
Mio padre stacca e spacca le stufe  
Nell’armadio sulle scale due ante chiuse a chiave 
La chiave non c’è 
Sono piene di sciabole  
Dietro le sciabole fucili.
 
 Amore perduto nel vetro

Rodari e Lucumoni

Fantastica in esercizio 

 

di Filippo Nibbi

Regalo di Natale

<< Nello scavare le fondamenta per la mia casina di campagna i muratori hanno incontrato e sfasciato un muro etrusco: ho i Lucumoni in cantina! Porsenna mi regge la tazza del cesso… Che farete, adesso? Allibirete, finalmente?>> Continua la lettura di Rodari e Lucumoni

Una Pasqua particolare

Venezia, “l’uscita dal Ghetto”

Fantastica in esercizio

di Filippo Nibbi

 
- Un’astrana Pasqua!
- Astrana perché dipende dagli astri?
- … Dipende!Porto via tutto e le navi attraccano meglio.
 
Continua la lettura di Una Pasqua particolare