Archivi tag: Musk

Sull’Immortalità

di Paolo Di Marco

La fontana della giovinezza non è più un miraggio.
Se l’immortalità non appare per ora raggiungibile.. e forse neppure desiderabile, il ringiovanimento appare traguardo vicino.
Il primo passo era emerso quasi per caso da uno studio sui topi, dove la trasfusione di sangue da giovani a vecchi aveva ringiovanito drammaticamente gli esemplari anziani. Qualcuno aveva subito ricordato il legame che nelle favole nere c’è tra vampirismo ed immortalità, ma la ricerca successiva aveva eliminato questa possibilità: il fattore ringiovanente (FP4) funziona per trasfusione ma non per digestione…i poveri vampiri avevano sbagliato modo di assunzione.
Questo stesso fatto era poi alla base di processi di ringiovanimento su base ormonale e, forse più interessante, nel ringiovanimento legato all’attività fisica.

L’ultimo passo avanti è stato pubblicato in Aprile 26:
Contrariamente a quanto sapevamo da piccoli l ’embrione nasce vecchio, poi gli opportuni epigeni (da cui epigenetica : la parte del DNA che attiva le varie sequenze) lo fanno ringiovanire tornando a cellule totipotenti; che poi ripartono.
Il che fa sognare di poter fare lo stesso con tutto il corpo.
Sono 4 i geni attivati, i ‘fattori Yamanaka’ (Nobel del 2012 per la loro scoperta) ma finora avevano un problema, che riattivando tutto partivano anche un sacco di tumori; il passo avanti è stato attivarne solo 3..oltre ad altre piccole correzioni…e la FDA gli ha riservato un cammino preferenziale di autorizzazione per la sperimentazione sull’uomo.
Formalmente la sperimentazione è mirata al ringiovanimento di alcuni organi (occhi,…), in realtà vuol essere il primo passo ufficiale di un percorso il cui obiettivo è globale: l’eterna giovinezza.
Chi guida la carica sono gli ‘Altos lab’ fondati nel 22 da Bezos e Millner (con 3 miliardi di investimento iniziale e un corredo impressionante di scienziati attirati da paghe altissime)

Ma su questi processi nella loro interità le opinioni sono divergenti, e possono venir ricondotte a due narrazioni:
la prima in sintesi dice che l’uomo, come tutti gli animali selvatici, ha un corredo genetico funzionale alla riproduzione; quindi ottimizzato per mantenerlo sano finchè è in grado di riprodursi -quindi non oltre i 50/60 anni (anche se la fertilità si mantiene nel maschio anche più avanti la sua capacità di esercitarla si riduce drasticamente); (v. anche Dawkins, Il gene egoista); dopo quell’età l’insieme degli organi del corpo inizia a decadere, e non ci sono meccanismi di riparazione efficaci. (v. Campisi*). Inoltre, per quello che ora si sa, abbiamo un orologio interno (la lunghezza dei telomeri è la componente più studiata) che dopo un poco (max 123 anni) finisce la carica.
Ma, ci dice la seconda, sono stati trovati dei meccanismi di ringiovanimento a diversi livelli, dai citati fattori FP4 alle comunicazioni mitocondriali; e sono stati confermati non solo nelle solite cavie ma anche in popolazioni umane, compreso quel gruppo sparso di vecchietti arzilli (‘superagers’) che popola le pagine di riviste e gornali colla propria non annebbiata acuità ottuagenaria. Il che potrebbe implicare che un attento utilizzo, in parallelo o in sequenza, potrebbe avere effetti drammatici sul ringiovanimento.
Entrambe le opinioni hanno un difetto: o l’iperspecializzazione degli effetti parziali o la presbiopia della visione genetica; entrambe dimenticando che il percorso umano segue anche lui le leggi fisiche, e, sia singolarmente sia collettivamente, questo percorso -provando e riprovando- cerca sempre di seguire un ‘cammino minimo’, quello che minimizza il consumo di energia, e che c’è un organo a questo deputato, l’ipotalamo; che, per sopperire a questo compito semplice a dirsi ma immane a farsi, ha collegamenti ed influenze determinanti su tutte le parti dell’organismo.**
È lui che -in qualche modo- decide il come e il quanto del nostro percorso. Il guaio è che non lavora da solo, ma -in forme e con meccanismi che ancora conosciamo poco- è in comunicazione col cervello. Lo sappiamo grazie all’effetto placebo e in particolare a quello ‘forte’, quello ben rappresentato da un caso assai citato, il sig. Brown: costui aveva una rara e inguaribile (perchè refrattaria ad ogni terapia conosciuta) forma di tumore, che era arrivato alle dimensioni di un melone e gli davano pochi mesi di vita; il suo medico gli disse che c’era un farmaco sperimentale che avrebbe potuto essere efficace, e gli chiese il consenso per provarlo; lui accettò entusiasticamente, riaccendendo la speranza; nel giro di due settimane il tumore era regredito alle dimensioni di un’albicocca…finchè un’infermiera gli disse che in realtà il farmaco era solo acqua e zucchero (a qualcuno potrebbe venire in mente l’omeopatia…). Nel giro di una settimana il sig. Brown era morto. All’effetto placebo forte era succeduto l’effetto ‘nocebo’.***

La beffa è che la concentrazione dell’attenzione sui singoli fattori riproduce la stupidità da specializzazione: tutti questi fattori (compresi probabilmente gli epigeni) non sono ‘grilletti’ autonomi’ che fanno partire il ringiovanimento, ma sono integrati in un percorso controllato dal grande regolatore, l’ipotalamo (l’organo atavico che controlla l’omeostasi); nel ‘cammino minimo’ cui questo sovrintende ogni parte del percorso viene ottimizzata; e quindi mal sopporta interventi singoli e scoordinati; ed è anche legato alla coscienza (come ci mostrano i casi di effetto placebo forte).

Non è un caso se i grandi finanziatori di queste ricerche siano proprio gli oligarchi americani: Thiel, Altman, Musk e compagnia cantante si sentono investiti di un ruolo chiave -che in parte esercitano -nella gestione del potere e quindi sui cammini umani; e ad uno che si sente un dio piacerebbe anche averne gli attributi attaccati, come l’immortalità…o perlomeno una sua approssimazione.
L’immortalità o il ringiovanimento?

Per i faraoni il corpo era solo un involucro, dove l’anima proveniente dalle stelle si insediava; dopo la morte del corpo ritornava alle stesse stelle; il libro dei morti e tutte le iscrizioni funerarie sono fondamentalmente una guida al ritorno attraverso le galassie. Ma (come ci dice de Santillana ne ‘Lo scudo di Amleto’, e come ci ricorda anche il frammento dell’Iliade da poco ritrovato su di una mummia-non a caso il ‘catalogo delle navi’), la precessione degli equinozi ha sconvolto questa guida, togliendo dalla visuale i punti di repere fondamentali…da qui tutti i miti sapienzali, dai Sufi ai Rosacroce che, poco sapendo di astronomia, a lungo han cercato il nascondiglio segreto delle mappe svanite.
Poi i cristiani hanno rovesciato il piatto e conquistato le masse promettendo la vita eterna -e non solo in spirito ma anche, con tardivo opportunismo, per la carne.
Oggi, gli evangelici, gli stessi figli della CIA che hanno portato al potere Trump e Bolsonaro e Murray, hanno di nuovo rovesciato il piatto: la vita eterna dopo magari, ma intanto felicità e ricchezza subito. E con questo le masse diseredate del LumpenProletariat si sono unite in felice comunione d’intenti coi superricchi-lasciando a loro la conquista del dopomorte.

Ma vivere per sempre o quasi in mezzo a 9/27/81 miliardi di persone che hanno ormai tritato e omogeneizzato ogni angolo di questo pianeta? Trasformando le giungle di Sandokan in piantagioni di Palme da olio e le spiagge esotiche in distese tutte uguali di bicipiti mal oliati e chiappe che sventolano a tutte le brezze? E le città in agglomerati puzzolenti e rumorosi, in ogni continente gli stessi negozi e gli stessi alberghi e le stesse faccie, dove andando al lavoro ci si infila in tubi pieni di zombi del fonino e la notte ci si scarica vibrando solitari insieme a una folla rimbombata o impasticcata.
Pensiamo come reagirebbe un dio dell’Olimpo che scendesse oggi ad Atene…
L’alternativa? Rinchiusi in luoghi privati, tanto privati che nulla di sociale e affettivo rimane, ogni giorno e notte rimpiangendo di non aver capito in tempo Nagarjuna…chè l’uomo, se non è sociale e non ha stimoli esterni, è solo un ritornello.

*, **, ***: riferimenti e dettagli nel libro ‘The Physics of Aikido and the Body-Mind Unity’ di PdM

AI, Equivoci e Minacce

di Paolo Di Marco

Nei discorsi, soprattutto quelli scientifici, sarebbe sempre opportuno mettere in evidenza le premesse che si danno per vere, dichiarate o nascoste che siano. Altrimenti si rischia di sviluppare ragionamenti incontrollabili o semplicemente fasulli.
Nel caso dell’AI la catena delle premesse non dichiarate è lunga, come anche il numero di problemi che ne conseguono. Continua la lettura di AI, Equivoci e Minacce

Oh che bella guerra!

Note sulla nuova guerra americana

di Paolo Di Marco

1- ∂F, TF9

Durante la guerra contro il Daesh gli americani hanno sperimentato e usato tattiche nuove, centrate sulla minimizzazione della presenza diretta e quindi delle perdite dei loro soldati. E questo ha portato all’impiego di nuovi tipi di armi e anche un nuovo tipo di organizzazione.
Le armi:
-droni (comandati da specialisti situati in basi negli Stati Uniti)
-cannoni a lunga gittata a tiro rapido (obici da 11 m)
-aerei da battaglia (caccia) con equipaggio
Queste armi e la mancanza delle truppe di terra con la loro classica struttura rendevano obsoleta la forma gerarchica solita, centrando tutto su una unità mobile di racolta informazioni, selezione dei bersagli e comando delle armi, tutti integrati.
Una delle principali era/è la Delta Force, Task Force 9.
Loro la selezione degli obiettivi, loro il comando degli attacchi.
Trump aveva concesso alla Delta Force una larga autonomia, e la Task Force 9 di fatto non rendeva conto a nessuno del proprio operato.
Due esempi:
a) diga di Mosul: su un lato del fiume c’era una piccola postazione dell’ISIS; non essendo riusciti a distruggerla con mezzi convenzionali TF9 ordina ai caccia americani un bombardamento con bombe pesanti; una finisce sulla diga, fortunatamente inesplosa. Isis e tecnici e miliziani governativi collaborano a disinnescarla. Avrebbe causato un’inondazione a valle con decine di migliaia di morti.
b) Raqqa: la città è controllata dal Daesh. Con cannoni a lunga gittata (obici M777A2) in postazioni lontane e invisibili dalla città i marines del 10° e 11° battaglione sparano senza interruzione per due mesi 1100 caricatori uno, 10000 l’altro (nel Desert Storm del 91 erano stati in tutto 70). I bersagli sono di tutto, da supposti rifugi militari a moschee, scuole, centrali energetiche. In qualche caso l’ordine è di sparare a griglia, ovvero indiscriminatamente.
Quella che viene operata è una guerra segreta, non dichiarata, che nel 2017/2018 si allarga alla Siria. E in cui dei soldati americani non si vede l’ombra, ma si sente solo il rumore. E dove nessuno è ufficialmente responsabile della selezione dei bersagli e tantomeno delle perdite civili.
Gli unici effetti sui soldati americani sono i rari casi di stress su chi, chiuso in un bunker del Montana, ammazza sconosciuti di cui non sa le colpe coi droni; e in maggior misura le conseguenze neurologiche degli spari dei cannoni a lunga gittata, che distruggono a livello di microconnessioni il tessuto nervoso degli  operatori ( a un tasso superiore al 50%).

2- le nuove armi

Anche se le armi tradizionali non perdono la loro attrattività, anzi, e recentemente si sono anche scoperte ecologiche (per aggirare le norme sui finanziamenti socialmente accettabili), si stanno affacciando nuove armi che hanno il potenziale per cambiare lo scenario bellico ma anche quello produttivo.
1-Uno sono i droni, che come abbiamo visto in Ucraina non debbono essere necessariamente grossi e costosi ma possono essere immediatamente derivati dagli esemplari commerciali, sia a scopo di raccolta informazioni che di attacco mirato. Il che rende ancora più obsoleta l’attuale struttura centralizzata degli eserciti.
2-Un secondo sono i mezzi plananti: utilizzate anche dai cinesi per i missili nucleari, le traiettorie plananti escono dai vincoli delle traiettorie balistiche, rigide e prevedibili, riuscendo a modificarle in modo imprevedibile ma anche penetrante: appiattendo gli archi di traiettoria e riuscendo a passare al di sotto dei sistemi di avvistamento, o nel caso stando nascosti nelle coltri di nubi per poi buttarsi in picchiata.
(Era anche un’idea utilizzata dagli Zengakuren in Giappone nel periodo delle lotte studentesche, col lancio di dischi esplosivi mediante bracci che imprimevano rotazioni -analoghi al lancio dei piattelli- idea più minacciata che attuata ma che permise loro a lungo di mettere in stallo la polizia).

3-Un terzo è, ovviamente, l’Intelligenza Artificiale
(In questo caso un drone con A.I. usato dall’esercito israeliano)
Questa può essere usata a vari livelli: da sistema di guida autonoma di droni (che evita i limiti del comando a distanza) a sistemi di riconoscimento e guida sui bersagli, a sistemi di risposta automatica ad attacchi nemici.
Ricordando l’esempio del sistema di riconoscimento di attacchi nucleari che stava per lanciare una salva di missili nucleari contro l’URSS per aver interpretato come attacco nemico il sorgere della luna..l’unico commento che possiamo fare è : che Allah ci protegga!
D’altro canti i tempi di risposta ridotti e la molteplicità del tipo di attacchi tende a far preferire questi sistemi a quelli umani o misti per un semplice vantaggio di tempi di reazione. E che Yahweh ce la mandi buona.

4- Un quarto è ancora, ufficialmente, silente ma si prepara, le armi batteriologiche: sono circa 40 i laboratori americani (o da loro finanziati e controllati, come fino ad Agosto scorso Wuhan) dove si studia la guerra batteriologica (dopo il bado dell’ONU e di Obama ora chiamata col nome ‘politicamente corretto’ di ‘gain-of-function’ (aggiunta di funzioni; ricordiamo i passaggi base: si prende un battero o virus già esistente e con buone potenzialità di diffusione e letalità (v. il virus dei pipistrelli), gli si aggiunge un pezzo (aggiunta di funzioni) che lo rende più letale e specifico per l’uomo (tipo la proteina Spike con le ‘forbici molecolari’ ), si prepara un vaccino da iniettare alle proprie truppe; si diffonde l’agente patogeno nel territorio/tra le truppe del nemico; quando ha fatto effetto si mandano le proprie truppe../Specifichiamo che il ‘gain-of-function non è necessariamente a scopi bellici: dei circa 50 laboratori che lo usano in giro per il mondo (compreso uno in Italia) una decina sono a scopi pacifici.

5- Il quinto non è un’arma, ma conta di più, le informazioni: dai tempi in cui ero piccolo e i bip del primo Sputnik sorpresero il mondo il cielo si è riempito di migliaia di satelliti, parlanti o silenziosi, e che in larga parte ci spiano (con una precisione insospettabile)

In parte dei governi per scopi militari e di spionaggio, in larga parte di telecomunicazioni e gestiti da privati, ma con potenziale doppio uso, come ha mostrato Musk quando  ha messo Space X a disposizione dei militari ucraini. O come ci mostrano anche i film che ci fan vedere come si possa seguire un’auto o una persona dappertutto.

3-la nuova guerra

a) Aggiornando von Clausewitz, : ‘la guerra e la politica tendono ad essere fatte vieppiù con gli stessi mezzi’.
Maestro indubbio di questa commistione è indubbiamente stato il testè scomparso Henry Kissinger, che per questo ha anche avuto il Nobel (la motivazione ufficiale era per la pace, ma era talmente improbabile e provocatoria da non poter che nascondere l’ammirazione per l’aggiornamento di von Clausewitz).
Il bombardamento a tappeto della Cambogia (500.000 tonnellate di bombe e 150000 morti) che ne distrusse l’economia (e en passent aprì la strada al dominio dei Khmer rossi) è stato esemplare, così come la sua orchestrazione del colpo di stato cileno di Pinochet, forzato dall’irresponsabilità del popolo cileno che, pensando di essere in democrazia, aveva scelto un presidente non gradito agli USA. Gli stermini di Indonesia/East timor e Pakistan/Bangladesh portano anch’essi la sua firma.
Ma alla semplice, qualcuno direbbe semplicistica, brutalità di Kissinger si sta progressivamente affiancando, forse sostituendo, una tattica più raffinata, basata sulla gestione del caos.
Come il defibrillatore caotico sostituisce all’unica scarica brutale e ustionante del defibrillatore classico una successione di piccole scariche mirate, così la Rand Corporation e altri hanno iniziato a studiare, simulare e cercare il modo di intervenire sulle traiettorie dei paesi con una successione di interventi mirati. Si dà generalmente credito alla Rand di aver concepito il piano che ha portato alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, sfiancata dal prolungato logoramento della concorrenza contemporaneamente militare, economica e politica degli USA, ma non si presta la dovuta attenzione al ruolo di Woytila, che ha sfiancato economicamente la chiesa cattolica (e le ha anche procurato la dipendenza da cattive compagnie) ma ha esercitato con la Polonia un colpo destabilizzante dagli effetti devastanti.
Lo stesso Kissinger negli ultimi anni si era spostato in questa direzione, tanto da essere critico rispetto al golpe ucraino e al conseguente confronto con la Russia; si era dissociato anche dalla solita Viktoria Nuland e dal suo stile da bullo di balera quando, ripetendo il copione già usato con Yanukovich, aveva minacciato Putin di sabotare il Nordstream in caso di invasione dell’Ucraina (avvisando di averlo già minato); chè poi, dopo l’invasione, l’aereo CIA/norvegese che manda il segnale di esplosione è un atto di bullismo gratuito, uno schiaffo stavolta alla Germania peraltro già carponi; (l’attribuzione all’Ucraina è un recente gesto di gentilezza e prudenza insieme);
così come non approvava l’attacco stile guerra fredda alla Cina fatto da Biden nello stile di quello anti sovietico, con l’accerchiamento militare e la guerra economica e tecnologica; anche nei confronti di Israele si dissocia, non apertamente, dalla politica genocida di Nethanyahu mostrando invece la possibilità di giocare coi palestinesi e i vicini arabi su più piani: ponendosi così su quel piano di gestione della complessità la cui forma tecnica è la gestione del caos, cioè l’individuazione delle traiettorie (caotiche) in atto e delle spinte necessarie a passare da una all’altra. (Di cui il porsi su più piani è condizione indispensabile, dato che si tratta di traiettorie multidimensionali).
b) le manipolazioni informatiche (hackeraggio): il travaso da strumento di conflitto pacifico a strumento di conflitto armato è pressochè immediato
c) la propaganda: la guerra moderna è impensabile senza propaganda, che è stata parte essenziale nel conflitto ucraino/russo come in Israele/Palestina;
il suicidio di stati come la Germania, il cui presente ed avvenire era impensabile senza la Russia, è stato forzato con molti mezzi diversi dagli Stati Uniti, ma una condizione centrale è stata far bere alla popolazione tedesca una pozione narrativa tossica forzata giù per mezzo di una pressione proagandistica enorme. Ma ormai quasi dappertutto il ruolo congiunto di social, stampa e televisioni è tale da stravolgere prima e consolidare poi equilibri prima impensabili; anche se nelle Americhe questo è facilitato dal peso massiccio delle truppe cammellate evangeliche, che negli USA, Brasile, Australia, forse Argentina, hanno portato decine di milioni di votanti ad eleggere candidati impensabili fino a un anno prima. L’appoggio a guerre e strategie fino ad allora estranee è lo sbocco che solo dopo si palesa. Ricordiamo la ‘strage di Timisoara’, il pretesto col quale Ceasuscu venne impiccato dai romeni infuriati; solo dieci anni dopo si è scoperto che era inventato di sana pianta. D’altro canto la narrazione è fondamentale per il consenso a politiche prima impopolari, come ben sanno gli orchestratori dell’11 Settembre, con la ‘nuova Pearl Harbour’ dei neocon. Lezione forse non estranea anche a un Israele che esattamente un anno fa aveva in mano i piani dettagliati dell’attacco di Hamas. (Come ci raccontava ieri il NYTimes, che ha anche dedicato due articoli alla ∂F-TF9).