I poeti in tempo di guerra non pensano abbastanza

* Articolo in evidenza

di Ennio Abate +  Uno scampolo del dibattito nato dalla critica di Abate alle poesie del n. 12 a cura di Marcella Corsi

Questo post – avverto i lettori – è fluviale.  E’ il rendiconto di una discussione interna alla redazione di Poliscritture avvenuta nella prima quindicina del giugno 2016 in preparazione del suo n. 12 cartaceo  dedicato al tema della guerra e per varie complicazioni non ancora pubblicato. Nella prima parte trovate un mio intervento e la replica,  suddivisa per temi, alle molte obiezioni e critiche ricevute per i sintetici giudizi critici che avevo dato sulle poesie pervenute per il n.12. Nella seconda parte – più di documentazione e non esente da ripetizioni – trovate l’incalzante scambio di mail che ne è seguito. Nella terza  ci sono i testi poetici  ai quali mi ero riferito.  Un ideale lettore che scorresse o a salti o (eroicamente!)  dall’inizio alla fine queste righe, potrebbe avere un’opinione precisa di come  redattori e  redattrici di questa rivista – praticanti di poesia e di critica fuori dagli specialismi e diversi tra loro per formazione, gusti letterari e orientamenti politici –  abbiano affrontato, non senza attriti e impuntature polemiche, il tema della guerra, quasi del tutto  trascurato o abbandonato invece  dai loro coetanei o dai più giovani alle prese con le loro carriere universitarie o giornalistiche. [E. A.] Continua la lettura di I poeti in tempo di guerra non pensano abbastanza

Ancora su Dylan …

Dialogando con il Tonto (8)

di Giulio Toffoli

Quando, qualche mese fa, venne reso noto che a Robert Zimmerman era stato conferito il premio Nobel 2016 per la letteratura avevo cercato di discuterne con il Tonto.
Lui però aveva tagliato corto:
“Ne parleranno tutti, ne parleranno troppo, si divideranno, perché così vuole il copione, in esagitati amanti e sdegnosi critici. Lasciamoli ai loro esercizi di stile …
Ti ricordi – aveva poi aggiunto – qualche decennio fa, la parabola dell’artista era poco più che all’inizio, il giovane Zimmerman era infastidito da un suo esegeta che, per cercare di scoprire non si sa quali segreti, andava a rovistare anche nella spazzatura. Quando il cantante se ne accorse, stufo di essere oggetto di continui attacchi alla sua privacy, mise in un sacco della spazzatura uno spazzolino da denti nuovo, neanche estratto dalla confezione originaria. L’esegeta rimase perplesso e iniziò a interrogarsi: “spreco”, “crisi morale e esaurimento della capacità critica del cantautore”? Fino a quando un qualsiasi altro Tonto gli fece capire l’arcano: “Lavati i denti …” – gli voleva dire molto semplicemente lo Zimmerman – o se si vuole in modo più chiaro: “togliti dalle scatole e lasciami in pace …”. Continua la lettura di Ancora su Dylan …

Un esperimento


Tabea Nineo, Vecchio e giovane donna, feb. 2017 olio su tela 50×50 cm

di Ennio Abate

Prendo da un articolo di Pietro Bianchi su “Le parole e le cose” del 1 feb. 2017 (Al di là dei nostri occhi. Il Reale dello sguardo lacaniano ) questo brano:

“Che cosa vuol dire guardare un’immagine – si chiede implicitamente Lacan ne I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi? Per molto tempo si è pensato che guardare volesse dire mettere in contatto un agente percipiente con un oggetto percepito, un polo Continua la lettura di Un esperimento

Scrap-book da “Poliscritture FB”

a cura di Ennio Abate

1.
SEGNALAZIONE
Renato Curcio, L’egemonia digitale, Sensibili alle foglie, 2016


* Ieri sera, alla “Casa in Movimento” di Cologno Monzese, Renato Curcio ha presentato questo suo libro. Ha sottolineato con forza le modificazioni antropologiche indotte dalle nuove tecnologie, che stanno costruendo una “società artificiale” che impone un altro tipo di esperienza; ma anche la forbice crescente tra la velocità d’implementazione di tali tecnologie e il ritardo della percezione che ne abbiamo. Ha fatto l’esempio di un lavoratore che esegue le mansioni assegnategli non più da un capo in carne ed ossa ma tramite un bracciale della Motorola, che gli impone un tempo per ciascuna di esse: se le esegue in minor tempo viene premiato, se supera la media stabilita perde punti. Continua la lettura di Scrap-book da “Poliscritture FB”

Breve storia eretica della poesia (ovvero scacco in quindici mosse)

di Giorgio Mannacio

Il meglio della religione è che essa suscita eretici
( E. Bloch: Ateismo nel cristianesimo )

1.
In un remotissimo tempo una tribù africana ( in Africa abitarono i nostri progenitori e in Africa torneremo – in mutate forme – alla fine della Storia ) fu colpita da una siccità che sembrava non finire mai. Continua la lettura di Breve storia eretica della poesia (ovvero scacco in quindici mosse)

Appunti politici (3): “Comunismo” di F. Fortini


COMMENTO A “COMUNISMO” DI FRANCO FORTINI (1-5) 
articolo apparso su “Cuore”, supplemento de “L’Unità”, 16 gennaio 1989 )

di Ennio Abate

Uno scambio improvvisato tra me e Alberto Rizzi su “Poliscritture FB” mi ha indotto a tentare questo commento a un vecchio testo di F. Fortini. (Per intero in Appendice). Può sembrare uno scritto “vecchio” o “superato”. Non mi pare, anche se lo si confronta coi risultati (per me criticabili ma senza lo spocchioso dileggio usato da alcuni commentatori) della «CONFERENZA DI ROMA SUL COMUNISMO – 18/22 gennaio 2017». Ho diviso il testo fortiniano (qui in maiuscolo) in vari punti, aggiungendo per ciascuno mie veloci considerazioni. Qui pubblico i primi cinque punti. [E. A.] Continua la lettura di Appunti politici (3): “Comunismo” di F. Fortini

Senza terra

 di Rita Simonitto

Questo romanzo è opera in cui l’autrice – donna, psicanalista, poetessa e narratrice –  va fino in fondo e spesso in modi spietati  nei nuclei più dolorosi della sua esperienza.  Molti dei suoi temi – la condizione di povertà  contadina,  la ribellione istintiva all’educazione cattolica,  la sconfitta politica  quasi in parallelo con quella affettiva, il ricorso alla scrittura come  avvio individuale ad un riscatto – sono comuni ad alcune generazioni maturate nel secondo Novecento. E c’è, fin troppo feroce  e squassante e quasi in ogni pagina, un dolore che devo per forza definire *al femminile*: è quello di chi – donna ma  spesso anche uomo –  si ritrova  a *riparare* qualcosa che si è rotto sul piano del sentire amoroso più intimo e impenetrabile dal pensiero. L’”Epilogo” – e perciò ho voluto pubblicarlo su Poliscritture –  è davvero struggente per la scelta di fare i conti con Padre e Madre (reali e immaginari) attraverso un dialogo postumo ma svolto in forma diretta come con persone vive.  Sul piano letterario la forma-romanzo mi pare  volentieri “strapazzata” o  usata liberamente per  seguire fino  in fondo certe esigenze espressionistiche. Ne risulta un tipo di narrazione frammentata e ibrida, dove le digressioni sul mito si intersecano con l’autoanalisi; ma anche con le interrogazioni sul senso o non senso del narrare stesso (a chi narrare? scavare nel passato ma perché?). Il «Senza terra» del titolo, come scritto nella quarta di copertina, allude alla «ricerca di quell’humus, di quella terra fertile che permetta di superare le macerie del passato e di evitare le fughe ingannevoli delle idealizzazioni», ma io tenderei di più a porre l’accento soprattutto sul «senza». Che rimanda una condizione umana più generale ed estrema di “povertà resistente”. Proprio come quel mandarino, che s’affaccia furtivo e inatteso in auest’epilogo e che patisce «con sfida esibendo le piccole foglie accartocciate dal gelo» mentre «le altre piante, più avvezze ai climi rigidi, se l’erano cavata». Quante allegorie sarebbero possibili a partire da questa immagine! Che a me  rimanda – a riprova della distanza epocale tra noi e i nostri antenati – all’albero fiorente di ciliegie di Brecht saccheggiato da un giovane ladro dai calzoni sdruciti. Il cui arrivo anche il mandarino di questo romanzo potrebbe attendere? [E. A.] Continua la lettura di Senza terra