Anni ’70. Antiveltroniana

a cura di Ennio Abate

Anni ’70: passato che non passa. In questi giorni Walter Veltroni ha scritto sulla “violenza” di allora, partendo dal caso del giovane fascista Sergio Ramelli ferito a morte in un agguato tesogli da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia (qui). La sua tesi (” I morti di quegli anni non devono oggi essere rivendicati, scagliati, usati per protrarre l’odio. Il conflitto, in una democrazia, è vitale. Anche il più duro. Senza conflitto non c’è libertà. Ma l’odio è una patologia. E quegli anni sono stati un’epidemia di questo male. Non ci sono state morti giuste e ingiuste.”) ha suscitato risposte aspre e indignate (qui quella di Christian Raimo) ma anche consensi (qui quello di Mauro Piras su Le parole e le cose 2). Con tanti gravi problemi che già ci assillano c’è ancora bisogno di rispolverare memorie e storie? Sì. E visto che loro (Veltroni, Corriere della sera, Le parole e le cose 2) suonano le loro trombe, mi pare necessario suonare almeno le nostre campane. Riporto in Poliscritture gli appunti che ho lasciato finora nello spazio commenti di LPLC2 . [E. A.]

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Antolino e “Il mistero del Fonkappen”

di Donato Salzarulo

1.- Un pomeriggio d’estate del 1967, Giuseppe, un giovane bisaccese, sale sul treno proveniente da Avellino per Rocchetta Sant’Antonio. Destinazione: “Andretta beach”, come chiama scherzosamente l’ansa ciottolosa del fiume Ofanto, dove l’aspettano «una ventina di squattrinati che, non potendosi permettere le spiagge di Rimini né tanto meno quelle della vicina Paestum» (pag.109), vanno spesso lì a fare il bagno.

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Il guaio col metodo scientifico

di Paolo Di Marco

Con questo articolo inizia una nuova rubrica (dall’omonimo titolo) in cui Paolo Di Marco (qui nel n. 11 di Poliscritture del marzo 2015 la sua Intervista a Carlo Rovelli) ci condurrà nei meandri – complessi, affascinanti e ambivalenti – della ricerca scientifica. [E. A.]

Decenni di successi tali da poter cambiare completamente il nostro rapporto col mondo e l’immagine che ne abbiamo: la scienza oggi sta su di un piedestallo molto alto ( anche se non sempre riconosciuto e ancor più raramente apprezzato). Ma non è la stessa scienza delle origini. Tutto il dibattito che la Filosofia della Scienza ha sviluppato (con Popper e Feyerabend come estremi) rimane sfuocato rispetto all’effettivo divenire del suo soggetto, un percorso già intuito da un geniale Poincarè e poi maturato nel secondo dopoguerra. E troppo poco se ne parla. Quindi cominciamo qui un discorso di approfondimento sul come effettivamente funziona oggi la scienza: non sul suo ‘esterno’, sui rapporti tra scienza e potere, ma direttamente sul suo interno’, sul metodo scientifico oggi.

1- pregi

L’elemento centrale della fiducia riposta nel metodo scientifico sta nel processo di controllo dei risultati: ogni risultato deve essere pubblicato in una certa forma, che comprende tutti i dati ottenuti, le fonti e i metodi utilizzati; ma prima della pubblicazione ufficiale deve essere analizzato da altri ricercatori esperti che controllano il percorso e i dati; e prima ancora, particolarmente nel caso di Fisica e Matematica, passa in genere attraverso un altro confronto (su un archivio pubblico come Arxiv) dove arrivano le opinioni di altri esperti ed interessati.

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Di foibe, di bene e male, di organizzazione del “noi” e dell’”io”

Albrecht Dürer – Caino uccide Abele, 1511, Xilografia

Uno scambio tra Ennio Abate e Rita Simonitto

Cercare di fare chiarezza oggigiorno è una impresa ardua non solo per la sovra abbondanza di notizie (che dannosamente hanno scalzato il concetto di informazione) unitamente alla tempesta di fake news che ci sovrasta di continuo, ma anche perché in un sistema così disgregato come l’attuale è difficile proporre di pensare (che implica disporre di tempo e fiducia) al posto dell’agire (che implica velocità di soluzioni e paura di non farcela). Riteniamo però che il pensiero sia una dotazione dalla quale non possiamo deflettere pena l’attivarsi di un processo regressivo (in parte iniziato e di cui si vedono già gli effetti devastanti) che ci infantilizza e ci rende manipolabili [R. S.]

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Tutti assenti

Romanzo tragicomico che racconta in prima persona la storia del primo anno d’insegnamento di un giovane supplente di Lettere con qualche ambizione artistica e della scuola di campagna dove è approdato. I personaggi che lo animano si muovono sulla pagina come presenze in carne e ossa. Tutti inadeguati, consumati, a volte evanescenti, popolano un mondo rimasto sullo sfondo della modernità, come il bidello-scrittore Celestino (che possiede il dono dello  svedere), il professor  Sciarra  (misogino  e  intrattabile), la vicepreside (anzi,  Arcipreside), gli insegnanti ibernati e i genitori rinunciatari. Tutti assenti con la sua scrittura scanzonata e fortemente umoristica, è stato segnalato alla XXXI edizione del Premio Calvino «per il notevole talento linguistico e per l’acuta intelligenza con cui si tratteggia un disilluso quadro dell’odierna istruzione di massa e, sotto traccia, della società italiana nel suo insieme».

“I fannulloni nella valle fertile” di Albert Cossery

Centro Sociale il Giardino, venerdì 31 gennaio 2020

di Angelo Australi e Alessandro Franci

ANGELO AUSTRALI

Ora ci conosciamo, molti di voi hanno partecipato alle precedenti iniziative… Questa è la quarta conferenza delle otto previste dal progetto di invito alla lettura La casa degli Strani, promosso dal Giardino Associazione e dal Circolo Letterario Semmelweis, e realizzato grazie al contributo del Comune di Figline e Incisa Valdarno.Una proposta di incontri/lettura, è bene ricordarlo, ideata in supporto alla pubblicazione di un almanacco di racconti edito da Aska Edizioni, che sta riscuotendo un vero interesse.

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Appunti sulle deità di Franco Fortini

di Roberto Bugliani

“Agli dèi della mattinata” continua a sollecitare riflessioni e approfondimenti. Si vede che la poesia di Fortini è una “buona rovina”, no? Ecco, su questo testo, posto a confronto con le “Canzonette” di vent’anni successive, il meditato saggio di Roberto Bugliani già annunciato in un suo commento (qui). [E.A.]

Com’è noto, i due principali ingredienti dell’impasto retorico-stilistico che ha dato forma alle fortiniane Sette canzonette del Golfo comprese nella raccolta einaudiana Composita solvantur (1994) sono il sentire elegiaco e l’ironia. “Ironia lacrimante”, l’ha definita a posteriori lo stesso Fortini nella poesia Considero errore… appartenente all’Appendice di light verses e imitazioni, che strategicamente fa seguito a quella emendatio, anche stilistica, delle Canzonette, che è Ancora sul Golfo.

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