Su Piero Del Giudice. Tre note.

 

di Paolo Di Marco

La storia è sempre il prodotto di una collettività, ma nel ‘68 Piero Del Giudice è stato uno dei fulcri di quella fase della storia: se, quando anche gli asini  volavano, l’aria li ha sostenuti, è stato anche grazie a lui. Se il sindacato è passato dalla fase insieme infantile e senile delle commissioni interne a forme di partecipazione maggiore come i consigli di fabbrica, è dovuto anche a lui. E anche se il ‘68 è stato prima sconfitto poi dileggiato, quello che è rimasto aleggiando della sostanza del sogno contiene anche il suo. Un grande cuore, una grande sete di giustizia, una grande sete di verità. Continua la lettura di Su Piero Del Giudice. Tre note.

SEGNALAZIONE

LETTURE & RILETTURE

Mi sono appassionato alla lettura quasi per caso durante il servizio militare, cercando di trovare il modo di contrastare la vita di caserma che odiavo a morte. Per ribellione, soprattutto. Questo è potuto accadere grazie ad alcuni libri che rafforzavano certi pensieri contenuti in uno stato d’animo dal quale non riuscivo ad evadere. Cercavo conferme in qualcosa di concreto in cui riconoscermi; insomma: impedire all’inquietudine di prendere il sopravvento, di avere sempre una via di fuga disponibile.
Un livello di lettura che si è evoluto quando poi ho iniziato a scrivere, perché allora non cercavo più conferme ma qualcosa di diverso che mi avvicinava all’autore del libro, qualcosa che mi facesse addentrare nella meravigliosa macchina dell’immaginazione con lo sforzo di capire fino a dove era arrivato nella sua indagine.
A quel punto i libri che più mi hanno appassionato sono stati quelli capaci di mettere in discussione il mio modo di pensare, di leggere… di approcciarmi quotidianamente alla vita reale. La letteratura così è diventata un punto di vista dal quale osservare il mondo, nella sua finzione poetica ho trovato gli elementi per coltivare la conoscenza, fare anch’io ricerca.
In questa rubrica che ho la possibilità di proporre su Poliscritture tenterò, da lettore, di raccontare il mio viaggio nella letteratura contemporanea tenendo conto delle ultime proposte editoriali e, perché no, andando a rileggermi libri pubblicati in passato o ristampati di recente.
Al contrario della soggezione dei più a un pensiero liquido che sembra regnare sulla frenesia consumistica del mercato, che costringe gli autori ad una maniacale presenza sullo scaffale delle novità editoriali, altrimenti a sparire, ritengo non sia giusto veder invecchiare troppo in fretta dei testi di valore solo perché ormai è passata l’idea che il libro sia un prodotto stagionale, con inclusa data di confezionamento e di scadenza.
Angelo Australi

25 poesie da “Disamorarsi d’essere”

di Eugenio Grandinetti

 Eugenio Grandinetti ha pubblicato, raccolte in quattro sezioni (Equilibri di penombre, Zooteca, Storie,  Et cetera),  un altro  libro di sue poesie. Ne propongo qui, facendo una scelta del tutto personale, alcune che meglio dicono  alcuni tratti tipici della sua ricerca: uno sguardo minuzioso ma interiormente partecipe sugli animali, esseri in preda a sentimenti (fossero di paura, come nell’immagine della lucertola, o di aggressività feroce, come in quella del falco) che indirettamente sono stati o sono anche suoi; una tendenza ad immobilizzare  in una “statica interiore” non solo il movimento delle cose (si veda «Mulinelli»), ma della memoria («Degli altri è bene /si perda ogni memoria, che non resti/ cattiva maestra al mondo della storia /di cui fummo pure parte»)  e, dunque, della storia dimostratasi inesorabilmente insensata e senza più scopo («Gli eventi/ che potevano esserci non furono»; « storia/ continua, senza capitoli e senza epilogo») ; una a-modernità baudelairiana  ma  più secca e quasi scorbutica della sua visione della città metropolitana, ridotta a «muro davanti ad altri muri», a vita monotona,  a «un ripetersi», a «ingranaggio», nel quale   il singolo – guardato o non guardato dagli altri – resta bloccato in una irrimediabile incomunicabilità; un esistenzialismo  che ora,  di fronte alla sua e all’altrui vecchiaia (si veda in particolare «Senescenza», «Un vecchio» ma anche «La mela marcia»),  si è fatto spietato e nulla abbellisce.  E tuttavia  questi versi – pacati, disincantati, dal tono mai muscolare ma sempre basso e riflessivo, che parrebbero monotoni ma sono dolcissimi – «sono tarli che scavano, che lasciano / vuoti profondi». Perché alludono ad una assenza incolmabile. Come nella bellissima evocazione  delle figure del nonno e del padre ne «L’asino di Pietrantonio», tanto più imponenti e leggendarie, malgrado le  minime  «orme» ( o ombre?) che hanno potuto lasciare sulla terra e  nel suo animo.  [E. A.] Continua la lettura di 25 poesie da “Disamorarsi d’essere”

L’amore ai tempi del colera

di Arnaldo Éderle-Gabriel Garcìa Màrquez

Ecco cos’è l’amore: un grande compianto
fin dai tempi del colera in quel paese
nelle lande sudamericane
in una città tutta suono
di trombe e maracas musica
esuberante suonata con piccoli
timpani battuti con grandi mani nere
nella moltitudine di giovani e vecchi
scossi dai riverberi delle dita sulla pelle
dei tamburi. Continua la lettura di L’amore ai tempi del colera

  Canti del Moncayo

di Antonio Sagredo

Un canto di frasi brevi, brevissime e ritmate da una folla di esclamativi. Un caleidoscopio di teatralità grottesca, di erotismo ora fallico-macabro ora rabelesiano ora plebeo. Con una pervicacia potente (e con echi oscurantisti, eterodossi e da demonismo romantico) alla dissacrazione nichilista.  In un vortice atemporale, ricco di allusioni e riferimenti celati (o oggi semplicemente ignoti al lettore fermo a tradizioni più chiuse e nazionali) vengono frullate, conteggiate e corteggiate le figurine-marionette del Grande Immaginario Mondiale: da Don Chisciotte a Dulcinea, da Giuditta a Ofelia a Eurdice a Beatrice a Saffo alla Cenci, a varie poetesse (dalla Cvetaeva alla Dickinson alla Stampa alla Valduga) e sante donne (Teresa d’Avila, santa Lucia, Maria Stuart, Maddalena). Eppure in questo cumulo visionario e vorticare caotico di richiami letterari c’è un fondo serio e tragico: l’orrore per la storia umana. E c’è la fiducia esaltata  –  antilluministica («Oh, i pettegoli, Colomba!/ Sono zecche, tafani») e antireligiosa («Tutti i profeti sono invecchiati: asessuati molluschi che con musi/ asinini cinguettano di nuove dottrine, di sante alleanze») – del Poeta che, forse neppure più Vate ma disincantato angelo (del Klee interpretato da Benjamin), « nei cortili ama lo schiamazzo della Natura /e del Tempo che s’ingravida di orrori e di leccornie,/come un testimone antico, bambino-vegliardo,/che su un divano orientale/ si schianta appestato di rovine e di vittorie.». [E. A.] Continua la lettura di   Canti del Moncayo

Segnalazione. Su Gianmario Lucini ancora

Giovedì 8 novembre 2018 alle ore 18:00
105 poeti per la legalità e la responsabilità sociale
in ricordo di Angelo Vassallo e Gianmario Lucini
Introduzione di  Marina Marchiori e Ennio Abate
Parteciperà l’avvocato Marcella Catalano
Leggono i loro testi: Claudia Ambrosini, Anna Maria De Pietro, Mariella De Santis, Donato di Poce, Tomaso Kemeny, Alfredo Panetta, Mariacristina Pianta, Adam Vaccaro.
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Militanze. Fortini/Del Giudice

di Ennio Abate

Due lettere. Di Franco Fortini e Piero Del Giudice. Apparvero la prima volta sulla rivista «Assemblea» dell’ottobre-dicembre 1983. Trentacinque anni fa. Sono quattro pagine stampate che ho ritrovato rovistando in una cartella in occasione della recente morte di Del Giudice (qui).  E le ripropongo non solo per un omaggio postumo a due figure – nei miei versi: lo Scriba e il Guerriero –  che hanno contato nella mia formazione letteraria e politica,  nutrendomi coi loro pensieri, anche  se in contrasto tra loro – Fortini era de «il manifesto», Del Giudice veniva da Lotta Continua ed era poi passato all’Autonomia – o come semplice testimonianza storica di un clima intellettuale ed emotivo  vivace  ma  rigoroso.  Le ripropongo soprattutto perché parlano senza rassegnazione e senza pentimenti di una prospettiva di cambiamento sconfitta. Che è all’origine del  disastro culturale e politico d’oggi. Che  da null’altro  finora è stata sostituita. E che non sarà aggirata voltando pagina o mettendoci una pietra sopra, come pur si è fatto nei decenni trascorsi. Continua la lettura di Militanze. Fortini/Del Giudice

Dal “Taccuino” di Samizdat (1969-1972)

Materiali (4) per una storia sociale e politica di Cologno Monzese
MICROSTORIA DELLA SCUOLA MATERNA DEL QUARTIERE STELLA (1969-‘72)

Tra i partecipanti a questa microstoria c’era anche Samizdat. Un suo taccuino è stato trovato tra riviste e volantini in una soffitta. Leggiamo cosa scriveva. Anche se ad un certo punto questa specie di diario s’interrompe e non sappiamo perché. [E. A.]

1. [A] conferma i miei sospetti. I bambini vengono castigati spesso. E qualche volta picchiati. Potrei anche non credere completamente alle sue parole. Ma due donne come  fanno a curare da sole più di sessanta bambini? E per un’intera giornata? E in un ambiente ben poco attrezzato per svolgere un’azione educativa? Continua la lettura di Dal “Taccuino” di Samizdat (1969-1972)

Appunti eretici sulla democrazia e il popolo

di Giorgio Mannacio

 

1.
Inizio con una giustificazione del titolo, che vuol essere un po’ dissacrante. L’eresia riguarda i concetti di popolo e democrazia più che mai inflazionati in questa triste stagione politica dell’Italia.
Sono convinto che rispetto a tali due termini occorra una certa chiarezza. Ciò eviterà – forse – di cadere preda di facili illusioni. Continua la lettura di Appunti eretici sulla democrazia e il popolo

Alberta Bigagli & il mostro sireno

di Angelo Australi

Testo letto in occasione dell’iniziativa fatta al Centro Sociale il Giardino per ricordare Alberta Bigagli 

 Figline Valdarno 20 ottobre 2018 

 

Alberta Bigagli è morta il 5 agosto del 2017. Mi diede la triste notizia Fiorella Falteri, non ricordo bene se l’undici o il dodici di agosto. Comunque ero appena rientrato da una vacanza siciliana fatta sotto un caldo soffocante, con la natura rovinata dagli incendi dolosi alimentati dal vento caldo di scirocco che veniva dall’Africa. Incendi giganteschi, il cui fumo a momenti oscurava il sole. Continua la lettura di Alberta Bigagli & il mostro sireno