Da “L’utopia concreta” a “InOltre”

Utopia concreta 10001

di Giuseppe Muraca

Questo intervento di Giuseppe Muraca e il carteggio ad esso allegato permettono d’intendere meglio sia i precedenti della rivista “Inoltre” di cui ho parlato qui  sia la varietà e vivacità delle spinte intellettuali che negli anni ’80-’90 hanno continuato a tentare di capire la crisi generale della sinistra socialista e comunista italiana evitando i facili pentimenti e il cospargimento di cenere sul capo, di cui ha dato prova di recente il l’ex “capo dei rifondatori” Fausto Bertinotti (qui). Spero  di ospitare altri interventi di promotori di riviste di quei decenni e chissà di ritessere  ancora un filo di ricerca comune. [E.A.]

“L’utopia concreta” venne fondata nell’autunno del 1992 da me e da Antonio Lombardi, che nella seconda metà degli anni sessanta aveva diretto a Cosenza il circolo “Mondo nuovo” e aveva fatto parte della direzione della rivista “Giovane critica”, fondata e diretta da Gianpiero Mughini. Dopo qualche mese Lombardi abbandonò e così proseguii l’impresa da solo. Io ero allora direttore editoriale della piccola casa editrice catanzarese Pullano editore, che nella prima metà degli anni novanta editò con grande difficoltà i tre numeri della rivista e una decina di libri, per lo più di saggistica letteraria. Avevo l’ambizione di fare una rivista di respiro nazionale e così mi cercai i collaboratori fuori dalla Calabria, anche se non rinnegai mai la provincia da cui provenivo. La funzione di direttore responsabile venne ricoperta da Luciano Della Mea, con cui da qualche anno avevo avviato una fitta corrispondenza, che mise a disposizione del progetto tutta la sua esperienza e le sue energie. Altro contributo fondamentale, in termini di sostegno e di collegamenti, venne dall’amico Attilio Mangano, che però non volle mai collaborare direttamente alla rivista. Nei tre anni seguenti “L’utopia concreta” pubblicò saggi, note e recensioni di Vittorio Morfino, Marco Gervasoni, Lelio La Porta, Romano Luperini, Dario Paccino, Diego Giachetti, Luciano Della Mea, Giuseppe Muraca, Tommaso Greco, Oscar Mazzoleni e di tanti altri intellettuali, operanti in varie regioni d’Italia e d’Europa. Il nostro quadrimestrale conteneva una singolare rubrica, “Maestri cercando”, dedicata all’esame delle opere e dell’attività di pensatori e scrittori come Ernest Bloch, Adorno, Simone Weil, Anders, Benjamin, Gramsci, Carlo Rosselli, Norberto Bobbio, Sebastiano Timpanaro, Fortini, Pasolini, Roversi, ecc. Anche se fu diretta dal sottoscritto, la rivista rappresentò di fatto un’impresa collettiva, sostenuta a vari livelli da quasi tutti i collaboratori appartenenti a diverse generazioni.
Quando il mio rapporto con i Pullano cominciò ad entrare in crisi, mi misi all’opera per trovare un nuovo editore. E su questo piano, dopo vari tentativi falliti, un ruolo importante fu svolto da Luciano Della Mea, che si mise e mi pose in contatto con la direzione della Jaca Book di Milano, con cui aveva iniziato a collaborare sin dalla fine degli anni sessanta. Si tennero vari incontri, a Roma, a Firenze, a Milano, a Pisa e a Torre Alta, in provincia di Lucca, a casa di Luciano della Mea, in presenza dei direttori della casa editrice milanese.
Il percorso di “Inoltre” fu sin dall’inizio abbastanza tormentato, segnato da polemiche e da scontri anche duri. Fra i promotori e i vari componenti del comitato direttivo si crearono presto delle divergenze insanabili che portarono in poco tempo alla rottura. Inizialmente c’erano tutte le premesse per cementare un lavoro collettivo, un incontro tra varie generazioni e intelligenze diverse, e invece le cose hanno preso una direzione contraria. Forse il principale errore di alcuni di noi è stato quello di credere che fosse possibile costruire un progetto culturale senza tener conto delle differenze di età, di carattere, di formazione e d’intenti. In seguito alle reiterate polemiche dei Della Mea e all’impossibilità di proseguire un percorso comune, ad un certo punto abbandonai la direzione della rivista limitando la mia presenza ad una collaborazione saltuaria. E così tra il 1996 e il 1998 si logorò fra alcuni di noi un rapporto di amicizia e di collaborazione che durava da anni. La redazione meridionale non fu mai da me convocata e molte intelligenze che si erano aggregate negli anni precedenti intorno a “L’utopia concreta” si dispersero ai quattro venti e si misero a seguire direzioni diverse. Questo mio distacco, però, fu dovuto anche a un altro fattore: al tipo di rivista che gli altri intendevano fare, e poi fecero. Il modello che avevo in mente era quello delle riviste della sinistra eterodossa, in particolare de “Il Politecnico” e dei “Quaderni piacentini” prima maniera, su cui qualche anno prima avevo pubblicato un libro. E invece “InOltre” fu una rivista principalmente teorica, in cui lo spazio dedicato al discorso letterario e artistico fu ridotto quasi a zero. Nata da una lacerazione interna e senza un progetto ben definito e priva di un adeguato sostegno dell’editore, la rivista non riuscì mai a decollare. Negli anni novanta il percorso de “L’Utopia concreta” e di “InOltre” s’intrecciò con quello di altri periodici: “Per il 68”, “Il Grandevetro”, e poi “Ora locale”, a cui una parte di noi collaborava.
Quella che segue è una scelta della corrispondenza da me avuta con Attilio Mangano, Luciano Della Mea e Diego Giachetti, i miei principali interlocutori di quel tempo, proprio durante la fase di passaggio da “L’Utopia concreta” a “InOltre”. Per vari motivi ho evitato di includere le lettere più polemiche e più personali. Eravamo diversi ma ci univa innanzitutto la fiducia ancora quasi intatta nello strumento-rivista, come spazio di analisi, di discussione e d’intervento, autonomo e alternativo al sistema dominante e all’industria culturale. I temi dibattuti sono tanti: l’esame critico della cultura occidentale, il ripensamento (e il superamento) del marxismo, Il legame con la tradizione della sinistra eretica e libertaria, il rapporto tra intellettuali e politica, tra politica e letteratura, la crisi della sinistra, ecc.; sullo sfondo dell’ascesa e della vittoria di Berlusconi e del berlusconismo.
Per ricostruire il clima e i legami che si stabilirono tra i tanti protagonisti di quelle vicende bisognerebbe scrivere un libro. Nel corso degli anni ottanta tutto lo scenario internazionale e nazionale era mutato radicalmente e con la sconfitta della sinistra un’intera cultura e un sistema di valori erano ormai andati in pezzi. Ma se da un lato sentivamo con urgenza il bisogno di fare i conti con il passato, per altri versi tutte le nostre azioni e i nostri progetti erano animati profondamente dalla volontà di contrapporci a quel processo di acritico ammodernamento che si stava diffondendo a livello planetario. Così la nostra posizione oscillava tra l’utopia e il disincanto, tra il bisogno di voltare pagina e il legame ancora forte con una tradizione di pensiero, con le nostre radici. Non ci mancò la passione; sentivamo però la mancanza di quelle istituzioni e di quei riferimenti politici e culturali che si erano affermati nei primi decenni dell’Italia repubblicana e durante la nostra giovinezza. Quasi completamente estranei alla cultura accademica e al sistema partitocratico i nostri gruppi furono costretti perciò a operare in un orizzonte difficile e incerto, a seguire canali ristretti e semiclandestini di diffusione e di trasmissione e a superare a volte ostacoli insormontabili.

Appendice

Corrispondenza di Giuseppe Muraca

con Luciano Della Mea, Attilio Mangano e Diego Giachetti.

1

Torre Alta, 4 novembre 1994

Caro Giuseppe,
il mio giro a Bergamo e a Milano è andato bene, è stato corroborante anche se, per me, faticoso. Ottimi gli incontri con i miei vecchi amici bergamaschi, con Mazzotta e famiglia, con Sante Bagnoli che dirige la Jaca Book. Mazzotta ha messo su una fondazione di notevolissimo spessore, non solo artistico e con progetti nei quali entrerà pure il “Grandevetro”, prima e poi, soprattutto anche se non solo con i propri artisti. Poi c’è un progetto interpersonale, di lavoro in comune, fra Mazzotta, me e non so chi altro (pochi ma buoni? Eh, eh). Comunque Mazzotta, che non è “regredito”, pensa (e io con lui): senza la ripresa di un lavoro culturale una nuova politica non è possibile. Bagnoli va editorialmente bene grazie soprattutto a grandi coedizioni con l’estero e su temi amplissimi. Il mercato italiano, nel quale lui pure si picca di essere e stare, tira pochissimo, grazie alla TV e ai mass-media! Anche con lui ho messo in cantiere alcune cose, e ho riscontrato una disponibilità verso il Mangano della politica teorica piuttosto che verso il Mangano teorico in senso stretto. Il che significa che il progetto di “Democrazia libertaria” magari rivisto e corretto (riprendere i cinque saggi già scritti e rifare ex novo lo stesso discorso con meno note possibili), può andare avanti. Bagnoli incontrerà Attilio che io intanto ho avvisato. A Bagnoli ho dato tutti e tre i numeri di “L’Utopia concreta”, e gli ho parlato della rivista. L’interesse c’è ma di qui allo sbocco pratico è da vedere tutto. Lui intanto vedrà bene i tre numeri. Io ora avrei bisogno che tu mi mandassi una nota, al più presto possibile, con tutti i dati: tiratura, tipo di distribuzione e di promozione attuale, copie vendute per abbonamento, secondo normale distribuzione, con distribuzione militante; il tutto con i riferimenti geografici e magari un minimo di tipologia dell’utenza. Infine una domanda sin qui solo mia: sarebbe possibile una coedizione Pullano-Mazzotta? Oppure una qualche altra forma di coedizione? Io, intanto, sentirò in proposito la Biblioteca Serantini. Ora ti prego di mandarmi le tre copie della rivista che ho lasciato a Bagnoli. In margine, e ora ne avrei bisogno, non ho ricevuto il mio libro dai Pullano né so se essi hanno spedito il libro, a mie spese, agli indirizzi da me segnalati. Attilio mi ha scritto con tre proposte riguardanti la rivista: 1) cercare un nuovo editore (si sta facendo); 2) farsi una rivista “autoprodotta” (proposta utopistica); 3) pagare una quota ai Pullano attraverso una rete di vendite militanti. Attilio propende per questa soluzione. Io ci credo pochissimo, sono imprese aleatorie perché per lo più, ad andar bene sono effimere. Sono da tempo persuaso invece che, comunque, è necessario che tu costituisca una redazione più ampia ad hoc, scegliendo redattori geograficamente dislocati (Catanzaro, Milano, Torino, Pisa, Roma dice Attilio ed è OK., aggiungerei Catania). Secondo Attilio i disinvolti appetiti dei Pullano potrebbero essere soddisfatti mediante una vendita sicura, militante, di 100-150 copie. Bah! Ma intanto andiamo avanti con Bagnoli, che ha tanta esperienza. La mia salute è buonina anche se, ripeto, sono affaticato sia fisicamente, sia emotivamente. Dal punto di vista affettivo, gli incontri con i bergamaschi, con Mazzotta e sua figlia Martina, con Bagnoli; e poi con tanti compagni soprattutto a Modena; e infine e soprattutto con Ivan, Clara, Pietro, Angela, Sara, Gidetta (per fortuna da domenica era con me pure Paola), sono andati al di là d’ogni previsione. I dati per Bagnoli bisogna che tu li mandi a me perché la corrispondenza alla Jaca Book procede lentissimamente, tanto che fra lui e me si è creata un’apposita corsia preferenziale. Vedremo in seguito anche perché, se l’iniziativa proseguisse, un tuo incontro con lui sarebbe assolutamente necessario.
Ora ti abbraccio forte. E su con la vita! Luciano.

2

Torre Alta, 18 novembre 1994

Caro Giuseppe,
ieri sono stato a Pisa per ascoltare Pietro Barcellona (che non conoscevo di persona ma sì dagli scritti sempre notevoli), alla presentazione del suo “Diario Politico”. Mi ha fatto di nuovo una notevole impressione, e la sua uscita (e d’Ingrao) dall’economicismo proprio al liberismo e al “comunismo”, opposti e uguali, per approdare a una considerazione del senso umano della vita, all’immaginario, alla consapevolezza del limite, alla considerazione della morte, mi è parsa di straordinaria attualità in un pensatore non più giovane. Lui insegna all’università di Catania. Sarebbe bene avvicinarlo o farlo avvicinare per “L’Utopia concreta” e intanto il suo libro andrebbe recensito sulla rivista, magari da Mangano. Il 14 novembre ho spedito una raccomandata a Sante Bagnoli della Jaca Book, con, fra l’altro, tutti i dati relativi alla rivista. La “Serantini” ci starebbe a una coedizione di cui però paventa gli impegni di amministrazione, diffusione e altro. Ho comunque proposto a Bagnoli un incontro, se alla Jaca Book coeditare la rivista interessa. In subordine vedrei pure bene una coedizione con i Pullano. Ti prego, intanto, di farmi riavere, se possibile, i primi tre numeri della rivista che detti a Sante Bagnoli. Ora ho ricevuto la tua lettera del 4 novembre. Come ti ho già detto per telefono, in risposta anche alla tua lettera circolare, io sono per continuare a tutti i costi la rivista, di cui il sommario del numero 4 è significativo incitamento. Ripeto anche che i risultati raggiunti con il numero 2 (non si hanno ancora i risultati del numero 3?) sono confortevoli e sono certo passibili di miglioramento “con un impegno finalmente adeguato”. Io a un’autotassazione continuata per mettere insieme il milione preteso dai Pullano a copertura di spese magari ridotte con i risparmi sulla qualità della copertina e della carta (ma che peccato, però!) non credo molto anche se personalmente qualcosa darei. Vedrei questa soluzione soltanto in ultima istanza. Conviene attendere intanto la risposta di Bagnoli che, se tardasse, solleciterei con il necessario garbo. Capisco che tu desideri continuare con i Pullano per seguire da vicino fattura e sorti della rivista. Futura redazione: sono favorevole a un allargamento che abbia sì un senso di valore ma anche per un riferimento geografico-diffusionale. Mi è difficile esprimere un giudizio perché non conosco buona parte dei compagni da te nominati. Per me vanno assolutamente bene Marco Cini, Giuliano Zingone (che si pronuncia per un sì impegnandosi) Alfio Pellegrini (ottimo), Diego Giachetti, Sergio Dalmasso, Attilio Mangano (se non si espande troppo). Comunque, sono già molti. Per Roma avrei visto volentieri anche Raul Mordenti che non so, però, se voglia impegnarsi. A Milano, forse, ci potrebbe essere qualcuno del gruppo “Punto accapo”, che fa riferimento all’Arci Corvetto di mio fratello. Lì ci sono Luciano Pero, Stefano Levi e altri compagni validi e alla ricerca di esprimersi pubblicamente in forma un po’ più ampia. Per Catania: bisognerebbe sentire quelli di “Città d’utopia”, fra i quali privilegerei, se ci stesse, Nicola Torre (Antonio Creazzo è più “giornalista”). In generale, restringerei la scelta, così i nomi sono troppi con il rischio di fare una redazione meramente nominalistica. Grazie per la spedizione dei miei libri (ho già inviato l’importo corrispondente ai Pullano). So che alcuni sono arrivati ai destinatari. Ai Pullano, ho chiesto altre 3 copie. Purtroppo ho scoperto che il libro non è arrivato ad alcuni ai quali avrebbe dovuto essere mandato, vedi Giovanni Raboni, che a me stava molto a cuore. Purtroppo, il libro non ha avuto che scarsissima attenzione almeno pubblica, sono veramente out. Ma non è che ci pianga, sono sempre stato privo di illusioni. Ho avuto la targa, fin troppo solenne, del premio siciliano per “Toccata e fuga” con annessa copia di “Il Giornale di Sicilia” che ha registrato l’avvenimento. Se i Pullano la vogliono, io gliela cedo volentieri come attestato editoriale sia pure minuscolo.
Un saluto affettuoso, Luciano

3

Catanzaro, 25 novembre 1994

Caro Luciano,
ti ho spedito da tempo i tre numeri della rivista e spero che a quest’ora li abbia ricevuti, in caso contrario fammi sapere. Sono d’accordissimo con te: conviene aspettare la decisione di Sante Bagnoli. Però a una coedizione tra due editori credo poco in quanto verrebbero a crearsi un sacco di problemi, anche di natura fiscale. Inoltre con il passaggio a un nuovo editore sorgerebbe la necessità di trovare un nuovo nome alla testata e, quindi, di preparare una nuova documentazione. Comunque, io ho inviato la lettera circolare con l’intenzione di sondare se esistono realmente le condizioni di continuare l’impresa, e devo registrare, con mia grande soddisfazione, che quasi tutti i collaboratori (attendo ancora alcune risposte) hanno risposto positivamente all’appello. E’ chiaro che una volta superato questo ostacolo, diciamo così, occorrerà avviare la discussione sulle prospettive della rivista e per formare la redazione, che dovrà sostenerla e farla decollare (organizzare incontri, presentazioni, una nuova campagna abbonamenti, raccogliere materiali, etc.). Cioè “L’Utopia concreta” dovrà veramente diventare uno strumento collettivo, altrimenti si potrà benissimo chiudere la pubblicazione e per me, ti assicuro, non sarà la fine del mondo. Vorrà dire che avrò più tempo da dedicare alle mie faccende, di scrivere e collaborare ad altre riviste. Senza rancore per nessuno e amici come prima. Purtroppo i progetti iniziali sono saltati e se Sante Bagnoli si pronuncerà negativamente si potrà continuare l’impresa soltanto se saremo disposti a finanziarla parzialmente. E allora a parità di condizioni preferirei, per motivi pratico-organizzativi, continuare coi Pullano, anche se, come ben sai, il nostro rapporto negli ultimi tempi è peggiorato. Insomma non ci sono molte alternative. La verità è che la distribuzione si è dimostrata una delusione in quanto non ha dato i risultati sperati: 150-160 copie su 61 librerie sono poche e l’unico modo per migliorare questo dato è impegnarsi per far conoscere la rivista organizzando presentazioni, incontri, dibattiti sulla base di una redazione attiva e operativa, nella quale ho inserito quei compagni che maggiormente hanno dimostrato di condividere indirizzo e scopi della rivista, che vi hanno collaborato con molto interesse. Ecco perché non ho inserito Raul Mordenti, il quale non si è fatto più vivo, e i compagni di “Città d’Utopia” di Catania, che non hanno mai risposto alle mie richieste di collaborazione. Comunque avremo ancora tempo per valutare attentamente quale soluzione scegliere; io ho inserito un certo numero di compagni perché così potremo dar vita a delle redazioni locali che dovranno far capo alle aree più importanti del paese. Non so poi se nella pratica questo mio discorso funzionerà tuttavia mi pare l’unica via che potrà portare a risultati utili e di qualche efficacia. E’ probabile che qualche nominativo da te segnalato non abbia ricevuto il tuo libro ma questo penso che sia da addebitare al disservizio postale. E’ vero però che esso è stato distribuito malissimo e per questo motivo non ha ricevuto l’attenzione che merita, né da parte della stampa e né da parte dei lettori. Ma questo è un problema che le piccole case editrici non riescono mai a risolvere, purtroppo.
Affettuosi saluti, Giuseppe.

4

Torino, 12 novembre 1994

Caro Giuseppe,
ricevo stamane la tua lettera circolare su “L’Utopia concreta” che mi informa con dati alla mano e con richieste concrete – dopo tanti sussurri e grida che circolavano da un po’ di tempo – sullo stato della rivista. Da parte mia non ci sono titubanze nell’affermare l’utilità della presenza di una rivista come questa, che tenta di intersecare l’analisi politica congiunturale con la più ampia riflessione culturale e sociale., e ciò è un bene, e forse una novità da salvaguardare nel panorama delle riviste della sinistra italiana. Il sommario del n. 4 lo trovo, come al solito, molto interessante. Si conferma come una rivista fatta bene, di ampio respiro, con collaboratori intelligenti e stimolanti, che si fanno leggere con piacere. Il fatto che sovente il sommario appaia eclettico io lo considero una dote positiva; le riviste monotematiche o monografiche hanno certo dei pregi, ma anche dei grandi difetti, innanzi tutto rischiano di essere noiose e ripetitive, poi, soprattutto, offrono al possibile acquirente due sole alternative, o è interessato allo specifico e quindi la compra, oppure non ha nessun rimorso nell’abbandonarla sul tavolo della libreria. Un carattere antologico invece permette di catturare interessi e sensibilità diverse e diventa anche motivo di una lettura di “svago” da parte di chi coltiva solo e unicamente determinati interessi disciplinari. Con questo voglio dire che la rivista dovrebbe in parte porsi l’ottica di “divertire” di più il lettore, nel senso migliore del termine. I toni accademici in generale, ma non è il nostro caso, nella loro presunta scientificità alla lunga annoiano, non sono vivi, non sai che fartene. Con questo non vorrei apparire frivolo e superficiale, non ti propongo di trasformare la rivista in un rotocalco, mi piacerebbe però che essa riprendesse nei fatti il proposito enunciato nella breve presentazione del primo numero dei “Quaderni piacentini”: si può essere seri senza essere noiosi, con allegria. Ti dico tutto questo perché mi pare che con “l’Utopia concreta” in parte si stia andando verso questa meta.
Ma tutto questo purtroppo rischia di essere un vuoto parlarsi addosso se non si trova una forma economica concreta per ridare fiato e carburante alla rivista. Certo, le circa 300 copie vendute del n. 2 in tutta Italia possono essere giudicate un risultato deludente, se considerato come dato in assoluto, diverso invece deve essere il giudizio se si considera che quello è solo il secondo numero e soprattutto, se ci si pone nella prospettiva di incrementare la conoscenza e la visibilità della rivista, e quindi delle copie vendute. Mi paiono un po’ pochi invece gli abbonati. Proprio da questo problema intenderei partire innanzitutto verificando che tutti i collaboratori si abbonino alla rivista, compresi anche quelli ai quali tu proponi di scrivere articoli che poi pubblichi. Una discreta rete di abbonati rappresenta una solida base economica da cui guardare con tranquillità al futuro, personalmente sono contrario a una forma di autofinanziamento da parte dei collaboratori, vuoi per ragioni di pecunia carente, vuoi perché è un modo un po’ drogato di mantenere in vita una rivista, che finisce col deresponsabilizzare le persone direttamente coinvolte. Io mi sentirei di proporti un percorso di questo tipo: 1. Raccogliere i pareri di tutti i collaboratori, evitando però di infognarsi in un dibattito sulla progettualità politico-culturale della rivista, questo perché in parte è sicuramente già definita con l’uscita dei primi numeri, poi perché di persone che hanno voglia di discutere per discutere ne puoi sempre trovare, mentre ora sono necessari impegni e passi concreti. Verificare quindi la disponibilità dei collaboratori a costituire delle redazioni locali che abbiano innanzitutto il compito di promuovere la rivista con la pubblicità, con l’acquisizione di nuovi collaboratori e abbonati, la diffusione militante ecc. 2. Provare a cercare un nuovo editore disposto ad impegnare parte dei suoi soldi in questo progetto.
Spero di essere stato chiaro nell’esporre le mie poche idee. Ti saluto con affetto,
Diego.
PS. Appena mi sarà possibile ti manderò il libro di Gaspare Bono, di cui ti ho parlato al telefono. Giorni fa mi è giunto un pacco dei Pullano con dieci copie del n. 3 della rivista. Benissimo, le metterò in vendita nei giorni del convegno.

5

Catanzaro, 27 gennaio 1995

Caro Attilio,
soltanto da qualche giorno ho ripreso a rispondere alla tante lettere che ho ricevuto nell’ultimo mese, in cui ho cercato prima di tutto di riposarmi e di concedere un po’ più di tempo ai miei familiari.
Anche se con una certa lentezza cominciano ad arrivare le prime adesioni alla mia ultima lettera circolare su “L’Utopia concreta”. Al momento sono ancora incerto sul da farsi perché vorrei che prima di ripartire si chiarisse se c’è da parte di un buon numero di collaboratori la volontà di sostenere la rivista, sia sul piano organizzativo che su quello economico. E’ un processo che per diversi motivi stenta a prendere quota anche se con molti di coloro che dovranno far parte della redazione c’è un rapporto abbastanza consolidato. Non sono affatto scoraggiato dalle difficoltà e da questi ritardi ma deve essere chiaro che occorre operare una svolta e che tutto il peso non potrà più ricadere sulle mie sole spalle. Quindi è ancora presto per decidere come organizzare la redazione, pensò però che si dovrà giungere alla aggregazione dei vari nuclei regionali che già esistono, specialmente nel centro e nel nord Italia. Non mi illudo però che quattro gatti e un periodico come “L’Utopia concreta” possano incidere sullo stato delle cose che considero con sempre maggiore distacco e un senso di estraneità. So bene che è con questa sinistra che bisogna fare i conti, tuttavia non posso per nulla condividere la politica della sinistra istituzionale che in tutte le sue forme ha ormai condiviso i vizi e le regole del sistema politico italiano. Se è giusto, come dici tu, “riflettere attentamente sulle basi sociali e ideologiche del consenso alla destra”, è altrettanto importante capire quanto la società civile sia stata e venga influenzata dalla cultura del berlusconismo, che sta vincendo in maniera indolore senza che la sinistra italiana riesca ad opporre una valida alternativa. Capiremo meglio nei prossimi mesi o anni ma mi pare di capire che il carattere predominante della “rivoluzione italiana” e della politica dei partiti dell’arco costituzionale sia dettata da una corsa verso il “centro” e da una svolta moderata guidata dall’impresario Berlusconi che ha vinto grazie agli errori compiuti dai vertici della sinistra. Ma su questo piano non voglio dilungarmi più di tanto.
Riguardo al bollettino, condivido pienamente le tue riflessioni e le tue proposte. Mi pare che ogni numero segni un sensibile passo avanti, anche se alcune difficoltà di carattere programmatico e organizzativo continuano a permanere. Io credo che bisogna continuare a lavorare con molto realismo, cioè andare avanti a piccoli passi tenendo conto delle nostre forze e delle difficoltà oggettive che l’attuale situazione presenta.
Un caro saluto,
Giuseppe.

6

Milano, 11 febbraio 1995

Caro Giuseppe,
1. So bene che il rapporto con Pullano è quello che è e non può miracolosamente cambiare, vedrai tuttavia dall’insieme dei miei scritti che – volendo – si potrebbe facilmente e ragionevolmente dar luogo a una ripresa-riformulazione-riscrittura, farne una specie di altro libro e vorrei sapere in tal senso da te che cosa ne pensi e cosa proporre. Credi che proporre qualcosa del genere ai Pullano sia impossibile? Può valere la pena tentare con Rubbettino? ( A proposito lo sai che adesso la rivista di Catania [“Città d’Utopia”] si fa con Rubbettino? Hai preso in considerazione questa ipotesi anche per “Utopia concreta”?)
2. Ci sono novità a proposito di “Utopia concreta”? Mi chiede notizie e sviluppi Ennio Abate, non so che dirgli di concreto. Ti ho già scritto che secondo me è un errore mollare qui ma vorrei capire davvero che cosa ti sta succedendo, se ti sei stancato, se in qualche misura sono direttamente o indirettamente responsabile anche io della tua attuale demotivazione o se sbaglio e vedo cose che non ci sono.
3. Anche la questione del bollettino per il 68, a prescindere da me e dal mio ruolo, assume un significato diverso se si affianca a “Utopia concreta” e fa parte di una serie di “strumenti possibili” o se rimane fine a se stessa. Sai anche tu che Diego e Oscar hanno preso in mano decisamente il bollettino, stan preparando un nuovo numero e credo che non ci siano problemi nemmeno sul piano economico dei costi, stando a Pistoia. Come vedi la tua collaborazione e il tuo ruolo in futuro? E – estrema ratio – se “Utopia concreta” dovesse sospendersi coi Pullano non si potrebbero convogliare le forze e gli scritti almeno in parte sul bollettino, fondendo gli strumenti, dando luogo a una nuova serie o simili? Che ne pensi?
4. Avrai visto l’annunzio dell’uscita del carteggio Leonetti-Volponi. Spero che così come hai fatto a suo tempo per Pasolini-Fortini, tu torni alla carica con altri tuoi studi in proposito. Ci hai pensato? Sai che Ennio Abate ha messo in piedi un gruppo di lavoro su Fortini? Perché non stringi contatti e proponi un convegno, un numero speciale di “Utopia concreta” o un libro a più mani?
5. Bisognerebbe pensare a qualcosa di analogo al Profilo ideologico del ’900 di Bobbio, scrivere magari insieme a più mani un libro sugli ultimi cinquant’anni di ideologia, a me piacerebbe molto parlarne con te e con altri, dar luogo a un progetto di lavoro. Che ne pensi?
6. Hai notizie di Luciano Della Mea? Credo di capire che si sia scocciato dei miei atteggiamenti o che non abbia più voglia di scrivermi, cosa che mi rattrista. Ma è davvero così o sono le mie solite esagerazioni e ansie? Come sta comunque il nostro caro amico?
A presto,
Attilio.

7

Milano, 6 febbraio 1995

Caro Giuseppe,
ricevo finalmente una tua lettera, datata 27 gennaio, anche se ci siamo sentiti telefonicamente. Le notizie e i giudizi che mi dai sono in questo senso parzialmente invecchiati ma consentono alcune piccole e ulteriori precisazioni.
1) “Utopia concreta”: capisco le tue esitazioni e le tue attese di eventi e appoggi più pieni che confermino le basi “ materiali” dell’impresa, tuttavia secondo me sbagli a nicchiare e a sottovalutare lo spazio possibile che una rivista rappresenta e lo spazio reale che la tua rivista ha comunque occupato. Lo vedo tutti i giorni io con le difficoltà nuove che derivano dal non avere più una rivista come “Balena bianca”. Per questo, per quello che può valere il mio discorso, ti invito a proseguire l’impresa, anche perché in realtà si rischia il circolo vizioso: la rivista può decollare nella redazione e nei suoi rapporti se c’è, se invece prima si aspetta che ci sia tutto… Io sono e rimango osservatore esterno perché non condivido molti aspetti politico-culturali dell’impresa, ma non per questo vedo la cosa come un’iniziativa avversaria o da contrastare, credo ai cento fiori.
2) Le mie posizioni politiche: francamente non so bene nemmeno io quali siano e se valga la pena approfondire la cosa. Ma in sintesi estrema “votare centro” non significa stare col centro, è un po’ come – nella vecchia battaglia antifascista, appoggiare il contenuto minimo e lo schieramento democratico per scongiurare il pericolo principale. Per quel che mi riguarda il pericolo principale da scongiurare è la “guerra civile”, la jugoslavizzazione, e mi interessa che si crei uno spazio che lo blocchi e salvaguardi la democrazia politica (e quindi, anche, lo spazio per delle sinistre diverse). Tutto ciò presenta i suoi lati deboli, discutibili, etc. sono il primo a convenirne. Diciamo dunque che esso corrisponde a un “no grazie”, a un “non ci sto” rispetto allo scontro e agli schieramenti in atto. D’altronde è anche vero che i vecchi schieramenti dell’anno scorso (forza Italia da un lato, progressisti dall’altro) sono sul punto di saltare, se ne stanno costruendo di altri. In questo senso il “centro” è una possibilità, esattamente quello che la polarizzazione vorrebbe escludere (anche il “centro-sinistra” è una forma di centro, riflettici…). L’importante è che vengano sconfitti Fini da un lato e D’Alema dall’altro. Lo spazio è tutto da giocare; vedremo: ad esempio comincia finalmente, nonostante D’Alema e Bertinotti, a emergere il fatto che alcuni milioni di italiani stanno a sinistra e non stanno né con l’uno né con l’altro e arriveranno prima o poi a far saltare entrambi.
3) Ma ripeto: un conto è votare, con questa legge elettorale, scegliere il meno peggio, salvare il salvabile, garantire spazi etc. Un altro è il progetto culturale e politico del cambiamento sociale che uno persegue, sta di fatto che non c’è più una corrispondenza lineare fra le due cose. A sinistra bisogna abituarsi a tutto ciò. Se fossi negli Stati Uniti votare democratico non significa altro che votare anti-repubblicano, poi ci sono coalizioni di base che mandano questo o quel rappresentante che sta coi democratici o che li “usa”, tipo coalizione arcobaleno col reverendo Jackson.
4) Bollettino per il ’68: mi fa piacere che ti dichiari d’accordo con me sulle proposte. Però, ancora e sempre, che cosa vuol dire andare avanti a piccoli passi? Quali sono i passi più grandi che infine propongo? Nessuno, credo. Io propongo solo di aver chiaro i temi e le prospettive, in tal senso di individuare un percorso e di volerlo costruire, non di forzare chissà che. Le difficoltà oggettive le conosciamo tutte, tu scrivi. Certo, ma oggi fare giornaletti e bollettini con un computer è una cosa non impossibile, inoltre ci sono di sicuro tante persone e modi da contattare e il vero problema rimane quello: se si tratta di fare una rivistina ogni sei mesi va tutto bene, se si tratta di incontrare persone, coordinare studi, programmare ricerche, è un’altra cosa. Ma a chi parlo, al vento? Ciao Attilio

8

Milano, 11 febbraio 1995

Caro Giuseppe,
ti invio per conoscenza una specie di curriculum o di sommario dei “soli” scritti di argomento storico-sessantottino di questo ultimo periodo, cose che in gran parte conosci e in parte però no: ho inviato a Diego Giachetti un dischetto che comprende quasi tutto, approfittando della spedizione del mio testo per il bollettino-68.
1) So bene che il rapporto con Pullano è ormai quello che è e non può miracolosamente cambiare: vedrai tuttavia dall’insieme dei miei scritti che – volendo – si potrebbe facilmente e ragionevolmente dar luogo a una specie di altro libro e vorrei in tal senso sapere da te cosa ne pensi e cosa proporresti. Credi che proporre qualcosa del genere a Pullano sia impossibile? Può valere la pena tentare con Rubettino? (A proposito: lo sai che la rivista di Catania adesso si fa con Rubettino? Hai preso in considerazione questa ipotesi anche per “Utopia concreta”?)
2) Ci sono novità su “Utopia concreta”? Mi chiede notizie e sviluppi Ennio Abate, non so che dirgli di concreto. Ti ho già scritto che secondo me è un errore mollare qui ma vorrei capire davvero che cosa ti sta succedendo, se ti sei stancato, se in qualche misura sono direttamente o indirettamente responsabile anche io della tua attuale demotivazione o se sbaglio e vedo cose che non ci sono.
3) Anche la questione del bollettino “Per il ’68”, a prescindere da me e dal mio ruolo, assume un significato diverso se si affianca a “Utopia concreta” e fa parte di una serie di “strumenti possibili” o se rimane fine a se stessa. Sai anche tu che Diego e Oscar etc. hanno preso in mano decisamente il bollettino, stan preparando un nuovo numero e credo che non ci siano problemi nemmeno sul piano economico dei costi, stando a Pistoia. Come vedi la tua collaborazione e il tuo ruolo per il futuro? E – extrema ratio – se Utopia concreta dovesse sospendersi con Pullano non si potrebbe convogliare le forze e gli scritti almeno in parte sul bollettino, fondendo gli strumenti, dando luogo a una “nuova serie” o simili? Che ne pensi?
4) Avrai visto l’annunzio dell’uscita del carteggio Leonetti-Volponi. Spero che, così come hai fatto a suo tempo per Pasolini-Fortini, tu torni alla carica con altri studi in proposito. Ci hai pensato? Sai che Ennio Abate ha messo in piedi un gruppo di lavoro su Fortini? Perché non stringi contatti e proponi un convegno, un numero speciale di “Utopia concreta”, un libro a più mani?
5) Bisognerebbe pensare a qualcosa di analogo al “Profilo ideologico del 900’ di Bobbio, scrivere magari insieme a più mani un libro sugli ultimi cinquant’anni di ideologia, a me piacerebbe molto parlarne con te e con altri, dar luogo a un progetto di lavoro. Che ne pensi?
6) Hai notizie di Luciano Della Mea? Credo di capire che si sia scocciato dei miei atteggiamenti o che non abbia più voglia di scrivermi, cosa che mi rattrista. Ma è davvero così o sono le mie solite esagerazioni e ansie? Come sta comunque il nostro caro amico?
A presto, Attilio.

9

Catanzaro, 24 febbraio 1995

Caro Attilio,
rispondo alla tua lettera del 6 febbraio, mentre ieri ho ricevuto quella successiva con l’elenco dei tuoi titoli degli ultimi anni. “L’Utopia Concreta” continua anche se non mi faccio molte illusioni sul futuro dato che non sono per nulla soddisfatto di come stanno andando le cose. Non si tratta tanto della questione economica quanto del problema distribuzione-vendita: se non ci sarà un gruppo di compagni che si farà carico di questo impegno – cosa di cui dubito molto – i problemi della rivista non potranno essere risolti e ci troveremo al punto di partenza e io non ho nessuna voglia di continuare in un lavoro estenuante che mi ruba tanto tempo e tante energie senza alcuna soddisfazione. Non sono stanco bensì cerco semplicemente di stare alla realtà. Questa mia ‘filosofia’ riguarda anche il bollettino. Mi pare che i torinesi stiano lavorando abbastanza bene nella direzione che tu auspicavi e auspichi, nel senso che si stanno sforzando di aggregare un gruppo di ricercatori, di programmare iniziative e ricerche ma porsi l’obiettivo di trasformare subito il bollettino in una rivista mi sembra prematuro perché in termini economici e organizzativi ci costerebbe una sacrificio che in questo momento, io credo, non possiamo affrontare, anche se in prospettiva è uno scopo che bisogna porsi. Sul piano politico neanche io penso e non ho la presunzione di credere di avere la verità in tasca: la realtà italiana è in continuo movimento e si fa molta fatica a seguire il corso degli eventi. Ma restando ai fatti non è difficile capire ciò che è di destra e quello che è di sinistra. Quello che propongono Berlusconi, Fini, Previti, Casini (e pure Buttiglione e Formigoni) non è certo di sinistra in quanto le loro ricette presuppongo la conferma di un capitalismo selvaggio, la logica del laisser fair che equivale alla legge del più forte, una forma statuale retta da una èlite di tecnocrati che per consolidare il loro potere politico-elettorale ha posto e cerca di porre ai vertici dei vari poteri e istituzioni i suoi fedeli guardiani e che nel Sud si è alleata con la ‘nuova’ mafia. Poi, esiste un ‘problema’ Berlusconi, che quando si pone il problema dell’anti-trust fa le orecchie da mercante, oppure è una fole inventata da D’Alema o da chissà chi altro? Io sono contro l’oscuramento delle reti Fininvest e di qualsiasi altro mezzo d’informazione (questa è una posizione antidemocratica) ma penso che Berlusconi per quello che rappresenta non possa fare né il presidente del Consiglio né coprire cariche istituzionali di grande importanza e condanno la sinistra per non aver posto con grande forza la questione, di non averne fatto una grande battaglia di civiltà. Però devo riconoscere che la destra ha ragione in questo momento su di un punto importante: sul problema delle elezioni, mentre vedo la sinistra sempre più impreparata e per questo viene continuamente travolta dai fatti. D’altro canto come si fa a colmare in poco tempo un vuoto di vent’anni o forse più? La sinistra ha avuto il grande torto di non aver avuto la forza, dopo la crisi della prospettiva comunista, di creare una nuova cultura politica e una nuova prospettiva. Io ti do in gran parte ragione su questo ma su tutto il resto non riesco sinceramente a seguirti. Il tuo anticomunismo e antimarxismo ti portano a demonizzare tutto quello che si trova a sinistra (per te persino D’Alema è un mostro!?) mentre poi sei pronto a dare ampio credito a Forza Italia, al CCD, a Buttiglione etc. perché secondo te rappresentano il centro. Bel discorso il tuo! Io vado sempre più convincendomi che rappresenti ormai il modello del perfetto storicista che ha sempre paura dei grandi mutamenti, cosicché il moderatismo che vuoi spingere fuori dalla porta lo fai poi tranquillamente rientrare dalla finestra. Senza volerla fare troppo lunga io credo che esiste un problema fondamentale da cui partire: esistono o no le disuguaglianze? E come si pensa di risolverle? Malgrado le incertezze di questi anni io rimango fermamente convinto che una risposta a questa questione fondamentale non possa venire da politiche di destra o di centro.
Un caro saluto,
Giuseppe

10

Catanzaro, 23 febbraio 1995

Caro Luciano,
ho ricevuto da alcuni giorni la tua lettera del 13 febbraio con la fotografia che mi hai mandato: hai un aspetto giovanile e gioviale malgrado i tuoi anni e i tuoi acciacchi. Sono molto dispiaciuto del tuo stato di depressione e ti chiedo scusa se col mio comportamento ho contribuito a causarti del danno, ad accentuare la tua amarezza. Ti ho spiegato che il momentaneo silenzio è nato dal fatto che anch’io ho passato un periodo abbastanza caotico e impegnativo: il fattore-rivista ha contribuito a confondermi le idee anche se per me non è un fatto traumatico. Mi sarei aspettato però una più tempestiva collaborazione da parte di molti compagni, cosa che non è arrivata malgrado le promesse. Non capisco poi come alcuni compagni per sottrarsi a qualunque impegno affermano di non condividere la posizione politica di questo o di quell’altro collaboratore quando invece in passato mi hanno subissato di saggi e recensioni. Siamo proprio nel ridicolo! Tuttavia è positivo che queste questioni si siano chiarite una volta per tutte. Fino a questo momento oltre a te hanno mandato il contributo economico, Marco Cini, Giuliano Zingone, Oscar Mazzoleni, Diego Giachetti, Ennio Abate, Ezio Partesana, Lelio Laporta e Gioacchino Lavanco, ma nonostante siamo al di sotto delle aspettative la rivista riparte anche se non bisogna farsi molte illusioni sulle prospettive future che diventano sempre più incerte, ammesso che prima fossero rosee. Intendo riaffermare che bisogna togliersi dalla mente che quattro gatti che riescono a fare 3-4-5 riviste che vendono complessivamente 1.000-1.500 copie possano incidere sulla nostra situazione politica e culturale. […] No. Non sono particolarmente contrario all’unificazione di più riviste, ma chi riesce a mettere d’accordo le tante anime separate della sinistra critica? Ognuno è geloso della propria autonomia e pensa di avere la verità in tasca. Io ho qualche riserva sulla tua proposta di fondere la rivista col bollettino in quanto penso che i problemi de “L’Utopia concreta” finirebbero per incidere negativamente sul decorso di “Per il ‘68” che mi pare stia andando abbastanza bene. Sono invece favorevole a tutte le forme di collaborazione e di sostegno fra le varie riviste anche se pure su questo piano non sono pochi gli ostacoli da superare, i problemi da risolvere, come tu benissimo sai.
Un caro saluto e a presto,
Giuseppe

P.S.
Fammi sapere qualcosa sull’incontro con la Jaca Book e sulla presentazione torinese del “Grande vetro”.

11

Milano, 14 maggio 1995

Mio caro Giuseppe,
in mattinata mi ha chiamato Luciano Della Mea per dirmi di aver incontrato Bagnoli a Milano, con cui ha preso nuovi accordi, segnalandomi il nominativo della segretaria con cui entrare in contatto. Credo di capire che altrettanto vale per te a proposito dei rapporti con” Utopia concreta” e del suo legame con la Jaca Book per la distribuzione. Fammi dunque sapere gli ulteriori sviluppi per il futuro. Quello che intanto mi sembra positivo è la tua decisione di stampare il n. 4, la pausa che si era creata mi era parsa francamente poco chiara e non difendibile all’esterno. Anche qui penso che verso la fine del mese la rivista sarà pronta e incomincerà ad uscire, fammi sapere in modo più dettagliato queste cose. Tra lutto, stanchezza, disillusioni e difficoltà organizzative disagi di gestione e super-impegni scolastici il tuo rallentamento di impegno su “L’Utopia concreta” mi è parso a un certo punto ben visibile, esplicito. Mi limito a una constatazione, né d’altronde avrei motivi per rimproverati qualcosa. Dal punto di vista del mio osservatorio, poiché questo rallentamento ha coinciso con altri episodi di crisi, contrasto, svolta (in particolare la vicenda dei rapporti con i redattori di “Per il ’68”) ho in parte sofferto il tuo silenzio come un segnale in più, ma certo in questo groviglio contano le emozioni soggettive, paure, ansie, nevrosi che in larga misura vanno ridimensionate o riconsegnate a una verità spesso più semplice e banale. Adesso, a conti fatti, non mi sono affatto chiari i termini della situazione reale. E di quella futura ma ci sarà tempo per discuterne, era più importante che la rivista uscisse ancora e trovasse un suo accordo organizzativo e una soluzione materiale ai suoi problemi. Io posso scrivere altre cose se vuoi, come puoi scegliere il saggio su Pirelli se lo ritieni opportuno. Mi interesserebbe capire anche, dato il tuo permanere come direttore di “Per il ’68”, come giudichi il n. 7 del bollettino (che è certamente di buon livello e forse è anche il migliore, a conferma dei progressi fatti dai torinesi) ma anche del lavorio preparatorio dei prossimi numeri, nonché il suo rapporto con “Utopia concreta” . Colui che mi sembra meritare il maggior riconoscimento fra tutti, per progettualità, capacità di cogliere le connessioni e di tener fermi, nonostante tutto, dei punti di contatto fra riviste e esperienze varie, mi sembra Luciano Della Mea, vero e tenace “grande vecchio” , che amo, ammiro, rimanendo tuttavia ben poco vicino a giudizi e posizioni come le sue, giudicandole però molto serie.
Spero che lentamente la nostra corrispondenza ritrovi un suo equilibrio e prosegua con nuovo slancio. Un caro saluto,
Attilio.

12

Torre Alta, 7 maggio 1995

Caro Giuseppe,
mi scuso con te per non aver considerato il tuo stato d’animo dopo la morte di tuo padre e la malattia di tua madre (lei come sta ora?). Siccome stiamo lontani e non ci siamo mai visti, ignoravo la forza del tuo legame con i tuoi genitori, in particolare con tuo padre che non c’è più. C’entra poco essere o non essere più o meno adulti: il dolore non ha età. Piuttosto, io non ebbi nei miei genitori la guida che essi sono stati e comunque sono per te. Da un certo periodo (anni ’50 in poi) è toccato a me aiutarli in ogni senso e anche far da guida perlomeno a mia madre. Di mio padre i ricordi buoni cessano a partire dal 1933. Con mia madre sono spesso teneri. Lei è sepolta qui a Torre, dove è sepolta pure mia moglie e altri parenti e amici. La tomba di mio padre che morì solo, si è perduta nel cimitero di Musocco a Milano. Il lavoro e l’impegno aiutano, più di qualsiasi altra cosa, a stemperare il dolore. Che io provai lì per lì e piansi ma poi dovetti darmi subito da fare. Più straziante, anche perché assai lunga, fu l’agonia di mia moglie che morì a soli 48 anni (mio padre a 61, mia madre a 66). Sono assolutamente d’accordo che tu faccia uscire al più presto possibile il nuovo numero della rivista. Il 12 p.v. andrò a Milano con Pannocchia e Valerio Bartoloni, neo segretario del Circolo del Pestival, per incontrare Bagnoli, e stai sicuro che gli parlerò anche della nostra rivista. Preferisco non fare nulla, per ora, della mia testimonianza sugli avvenimenti politico-militari della primavera 1945 e precedenti autobiografici. Vedremo in seguito. Tu tieni pure la copia che ti ho inviato. Mi fa un grande piacere che tu abbia deciso di pubblicare la mia poesia su Pasolini sulla rivista. Grazie per le due copie di “Toccata e fuga”. Neppure io ho ancora ricevuto il bollettino n°7, non è che Pistoia tocchi i vertici dell’efficienza pratica, anche perché hanno molto lavoro e sono in pochi. Sì, considero un handicap che tu stia così lontano e soprattutto che tu non possa muoverti troppo verso quelli che appaiono i centri nevralgici sia del Bollettino, sia della rivista in termini di organizzazione redazionale, non certo per contributi di pensiero e relative proposte. Per la rivista sarebbe secondo me importante trovare contributi redazionali, oltre che in Calabria, anche in Sicilia, in Basilicata, in Puglia, in Campania, nel Lazio, in Abruzzo, nel Molise, in Sardegna. Le mie conoscenze in quelle regioni sono molto datate e ho perso i contatti e c’è sempre il pericolo che cerchi uno che nel frattempo è morto. Tu non hai più freschi nomi di riferimento? Parliamone. Con Attilio serbo un buon rapporto umano ed epistolare: sono troppo vecchio e troppo “consumato” per “rompere” sulla base delle sole divergenze politiche, che permangono. Per astratto che sia, Attilio resta una persona creativa, inquietante. Non ce ne sono mica molti. Tornerò a Milano, con tutti i miei, il 27 maggio p.v. per il matrimonio di Sara, figlia di Angela, prima moglie di Ivan. E’ una mia “cocca”. Mi fermerò a Milano, credo, anche il 28 dato che il 29 io compio 71 anni. In seguito, probabilmente, andrò a Cuneo e con Paola per incontrare Nuto Revelli, il quale, d’accordo con lui per telefono, ho mandato domanda scritta per una intervista sul “Grandevetro” che nel prossimo numero, ora in chiusura, inaugurerà la nuova rubrica, da me proposta, “I sinistri pensieri”. Una delle domande è fatta nel tentativo d’”incriccare” l’inafferrabile Marco Revelli. Spero che a Cuneo io possa incontrare anche lui. Probabilmente saremo ospiti di Sergio Dalmasso a Boves. Queste prospettive di viaggio ora mi spaventano un poco, io, già noto come “l’uomo della valigia” perché ero sempre in giro. I viaggi mi stancano. Dopo alcuni mesi di eccessi, da quindici giorni sono in rigorosissima dieta. Dato il mio fisico di elefante, sono uscito da circa quattro mesi di “buriana” con pochi guasti, fra cui una forte anemia che curo ingoiando vitamine e nutrendomi con carne equina. Ora qui è sbocciata una bellissima primavera che, nelle ore calde, è già quasi estate. Ma dubito che possa durare. Ho segato erba con il frullino e ho potato piante e siepi, cose che mi fanno avvertire di anno in anno il graduale declinare delle forze. E siccome a Torre ora siamo per lo più una banda di vecchi, stranieri e forestieri a parte, ho dovuto cercare e ho trovato un aiuto più giovane per la cura degli ulivi, pochi ma buoni. Ti sono vicino. Cerca di star sereno. Dopo aver incontrato Bagnoli ti farò sapere subito come sarà andata. Ti abbraccio, Luciano

13

Catanzaro, 28 giugno 1995

Caro Diego,
finalmente ho ricevuto le copie dell’ultimo numero del bollettino e le ho portate subito nelle librerie. “Per il ’68” è diventata ormai una bella rivista, con un ampio gruppo di collaboratori. Ti spedirò di nuovo il mio articolo per il prossimo numero. L’altro giorno non trovando te ho chiamato Oscar [Mazzoleni] che mi ha informato delle novità. Ho anche sentito Lucia che mi ha spiegato i motivi del ritardo: non sempre trovano l’aiuto necessario.
Io e i Pullano ci siamo divisi definitivamente, però senza polemiche. E’ stata una bellissima esperienza; peccato che sia finita. Sono molto dispiaciuto. Per “Utopia concreta” dovremo trovare un altro editore. La Jaca Book sembra interessata. Luciano è molto speranzoso; si sta interessando per combinare un incontro per dopo l’estate.
Fra qualche giorno andrò con la famiglia in vacanza: ho bisogno assolutamente di distrarmi e di lasciarmi alle spalle la tristezza e lo sconforto.
Auguro buone vacanze anche a te e alla tua famiglia e ti saluto con affetto,
Giuseppe.

14

Montepaone lido, 9 luglio 1995

Caro Luciano,
da quanto tempo non ti scrivo? Almeno da un mese e mezzo. Colpa della mia stanchezza, dei miei molti impegni e dei miei affanni, ma ti sono sempre vicino e riconoscente. Ora pian piano sto recuperando le forze e la serenità. Qui fa un caldo afoso, infernale. C’è poi la storia degli scarichi radioattivi però la gente continua tranquillamente (o inconsapevolmente o con incoscienza) a farsi il bagno.
Sul fronte Jaca Book nessuna novità. Giovedì scorso ho riprovato a rintracciare Sante Bagnoli però non l’ho trovato; se ne parlerà dopo l’estate. Per quanto mi riguarda (te lo ripeto) credo che l’esperienza di “Utopia concreta” debba ritenersi definitivamente conclusa. Un poco mi dispiace ma non tanto da deprimermi. Semmai sento sempre di più l’esigenza di uscire dall’incertezza in cui sono caduto in questi ultimi tempi per investire le mie energie in altri progetti.
Ho ricevuto l’ultimo numero del “De Martino” dedicato a Franco Fortini: fra tanti testi interessanti (quelli di Fortini mi erano già noti) il tuo mi sembra il più bello: un limpido e accorato omaggio a un grande poeta e polemista.
Qualche giorno fa mi è giunto anche l’ultimo numero del Bollettino “Per il ’68” che segna, a mio parere, un altro passo avanti rispetto ai fascicoli precedenti. Per il prossimo numero ho inviato un articolo sulle origini dei “Quaderni piacentini”. Tu hai scritto qualcosa? Diego mi ha detto che lui e Dalmasso scenderanno a Pistoia alla fine di luglio e che cercheranno di incontrarti. Penso che tu già lo sappia. I piemontesi hanno preso a cuore il bollettino che ormai è diventata una vera rivista, anche se la cultura accademica non si è neppure accorta della sua presenza. Ma di questo non c’è da meravigliarsi. Ora ti lascio e ti invio un abbraccio fraterno,
Giuseppe.

15

Torre Alta, 27 luglio 1995

Caro Giuseppe,
oggi ho parlato con Sante Bagnoli, mi aveva fissato un appuntamento. Vuole editare “Utopia concreta” o come si chiamerà. Ti vedrà a Roma o a Napoli nella prima quindicina di settembre: vuol fare un giro delle librerie. Dovrete sentirvi a fine agosto. Il mio consiglio è che tu lo cerchi tramite Ida Bonali oppure direttamente, dicendo al centralino che il colloquio telefonico è concordato. Sante è interessato all’idea di un assetto redazionale diffuso e anche a una estensione internazionale (può aiutarci) delle collaborazioni. Io gli ho detto solo che la rivista non è monoculturale, tipo <>, ma che punta a interessi e valori molteplici, <>. Certo, se si andrà in porto, come io credo, la collaborazione di Attilio a Milano potrebbe essere preziosa per lui e per la rivista. Che ne pensi? Fermo restando, e ben salda, la tua direzione. […].
Mi piacerebbe incontrarti, ma quando e dove?
Coraggio. Ti abbraccio,
Luciano.

16

Catanzaro, 4 agosto 1995

Caro Attilio,
rispondo alla tua lettera del 27 luglio dopo aver aiutato a mettere un po’ d’ordine in casa. Questo mese di vacanza mi ha fatto molto bene: sono riposato e sereno anche se costretto a stare a casa insieme ai bambini. In compenso il clima è tutto sommato abbastanza fresco perché sta piovendo quasi tutti i pomeriggi per un’ora, un’ora e mezza; quindi, il caldo qui da noi deve ancora arrivare e durante la notte si riposa abbastanza bene. La notizia più importante è che Luciano Della Mea mi ha dato conferma dell’interesse di Bagnoli per “L’Utopia concreta”. Se si arriverà, come ormai pare, a un accordo con la Jaca Book occorrerà impostare seriamente il problema della direzione e della redazione della rivista, oltre quello, ovviamente, della linea politico-culturale. Io ho in mente una direzione collegiale e una redazione realmente operativa. Con la rete di rapporti che si è consolidata intorno alla rivista in questi ultimi tempi non dovrebbe essere difficile risolvere questa questione. I dubbi cominciano a nascere quando si passa al problema che riguarda la collocazione politico-culturale della rivista per l’eterogeneità dei collaboratori. La domanda è la seguente: è possibile far convivere in uno stesso strumento-rivista istanze e punti di vista così diversi? Siccome io concepisco la rivista innanzitutto come uno strumento di discussione credo di sì purché si abbandoni il settarismo che è il vizio tipico non soltanto di intellettuali dell’ex nuova sinistra e di “rifondatori comunisti” ma anche di molti ex comunisti o post-comunisti, che dir si voglia. Per scendere più nel pratico: come si possono far convivere studiosi così diversi come Diego Giachetti e Attilio Mangano? Sai benissimo che è un problema reale e non una semplice battuta. Ho fatto i vostri nomi – ma potevo fare quello di altri compagni, compreso il mio – perché il vostro ultimo scambio epistolare non fa che denunciare l’inasprimento di un contrasto e di un disagio che si è manifestato nel nostro gruppo ormai da tempo. […]Ora, lasciando da parte questo aspetto e ritornando al problema della nostra rivista, è evidente che un eventuale accordo con la Jaca Book aprirebbe nuove possibilità e prospettive all’intera attività editoriale che in questo ultimo anno è stata bloccata completamente. Spero semplicemente che non diventi tutto una bolla di sapone.
Auguri per la tua salute e per un buon ferragosto, Giuseppe.

17

Catanzaro, 13 agosto 1995

Caro Luciano,
rispondo alla tua lettera del 27 luglio con il cuore e la mente più sereni. Quest’anno durante le vacanze mi sono veramente riposato ed ora le notizie che mi hai trasmesso per penna e per telefono sull’interesse che continua a dimostrare Sante Bagnoli verso “L’Utopia concreta” (o come diavolo la chiameremo) mi hanno messo veramente di buon umore. Ho una gran voglia di fare e non vedo l’ora di incontrare il Bagnoli per vedere cosa concretamente si potrà fare nel prossimo futuro. Se la rivista che vareremo avrà un nome diverso dall’attuale credo che dovrà mantenere l’impostazione che ha attualmente “L’Utopia concreta” magari precisando meglio le varie direzioni di ricerca: per il primo numero potremo utilizzare buona parte dei materiali (quelli non invecchiati) di cui disponiamo arricchendoli di nuovi articoli che potremo preparare nel giro di qualche mese. Sarà senz’altro necessario formare una redazione realmente operativa e su questo piano Attilio potrà sicuramente dare un grosso contributo purché non si autoescluda da un lavoro collettivo, come spesso fa. Tra me e lui (come tra te e lui) ci sono differenze sostanziali, ed è inutile nasconderle, però ciò non esclude la possibilità di trovare un terreno di collaborazione, di interscambio umano e culturale. Anzi, io vorrei che la futura rivista diventasse una palestra di discussione, di dibattito, non chiuso e asfittico bensì aperto e problematico, oltre che, s’intende, uno strumento di ricerca. Così come desidererei che insieme a me ci fossero altre due o persone a dirigerla evitando però contrapposizioni e contrasti sull’idea di rivista che si vuole realizzare. Vedi, se c’è una cosa che mi fa storcere il naso è l’iperpoliticismo, un vizio tipico di grande parte della sinistra moderata o di opposizione, che sia, e “Alternative” conferma la regola. Si fa un gran parlare di “nuovo ordine mondiale” e di altre problematiche teorico-politiche sicuramente importantissime, mentre si trascurano (o si rimuovono completamente) la letteratura, le arti, il cinema, etc. secondo me altrettanto importanti. Mi pare che anche tu concorda con questa mia opinione. Insomma, per me il rischio da evitare è quello di fare l’ennesimo mattone che interessa soltanto una cerchia ristretta di militanti di questa o di quell’area. Dopo ferragosto scriverò una lettera a Bagnoli (te ne spedirò una copia) e alla fine del mese lo contatterò telefonicamente per fissare la data dell’incontro, e se tu starai bene anche noi ci potremo conoscere in quell’occasione. Auguri per la tua salute.
Con affetto,
Giuseppe.

18

Torre Alta, 25 agosto 1995

Caro Giuseppe,
mi ha fatto piacere avere stamani la tua lettera del 13 e sentire che sei più sereno e di nuovo aperto alla speranza per la rivista. Fammi sapere quando e dove ti incontrerai con Sante Bagnoli. Nel frattempo sono state qui molte persone, tanti giovani, ho ospitato qualche giorno Diego Giachetti con Carla la sua compagna e la figlia Ginevra, ho recuperato rapporti e ne ho intrecciati di nuovi. Perciò, mentre è proseguito il carteggio con Attilio, mi trovo ancora una volta completamente d’accordo con te sulla rivista e sul tentativo di formare un gruppo senza più pretese di omogeneità e univocità, e in disaccordo con lui che, dopo i post 56 e 68, ha perso fiducia… in quanto post 89 (sulla coerenza soprattutto etico-pratica dei personaggi intellettuali. Anch’io ho riserve su Fortini, Bellocchio, Pasolini, mentre non ne ho su me stesso, Panzieri, Bosio, Pirelli, Timpanaro, Basaglia, Pirella, Maccacaro, Roversi, Bianciardi…. E milioni di operai, pensionati, disoccupati, donne, “matti”, diversi). Quando con Panzieri si fece il “Mondo Operaio” nel 57 e 58, buona cosa risultò essere il supplemento scientifico (Carlo Castagnoli) e letterario (Carlo Muscetta, con Asor Rosa segretario di redazione). In condizioni mutate e più ristrette quella resta la strada con un tot di memoria storica ben selezionata e un tot di ricerca-dibattito in più campi: teoria politica, economia politica, intervento politico, filosofia, letteratura, cinema, poesia, arti figurative, architettura, musica nei suoi vari aspetti, comunicazioni, sport, società con i suoi problemi; ma anche genetica e biologia, antropologia, fisica, scienze naturali e umane insomma. Il materialismo sulla conoscenza del corpo umano è importante quanto l’influenza socio-culturale su di esso. Bisogna saper parlare della morte e dei dolori da un punto di vista edonistico. Di qui l’importanza dell’organizzazione redazionale. Sono d’accordo con te circa il fatto che ci siano due persone (non di più) a condividerne con te la direzione e una di esse io spero sia Marco Cini che non ha interessi ossificati e troppo parziali e ha capacità organizzative. L’altra persona sarebbe bene che fosse al Nord ma non so suggerirti un nome, ci vorrebbe un filosofo della scienza, uno come Giulio Preti o M. Cini il fisico. Poi un certo numero di collaboratori. Fra le persone di questa mia estate, annovero un recupero di rapporto epistolare con Carla Ravaioli (prezioso il suo “La crescita fredda”, Datanews), Maria Rosa Cutrifelli, il marxista Mario Monforte redattore del “Ponte”, il laureando pistoiese Roberto Niccolai (tesi sul maoismo nel 68), il sardo Carlo Parisi, laureando in filosofia a Bologna e altri. Ne riparleremo, se lo vorrai, quando la rivista riprenderà a uscire. Attilio mi pare deciso a collaborare ma da esterno, a giudicare dalla lettera che ti ha inviato e forse non è il caso di forzarlo ma sì di continuare il dialogo. Certo, sarebbe bene progettare una serie di temi, articoli con relativi collaboratori lasciando però spazio a un minimo di spontaneità. Ed essere anche disponibili ai suggerimenti di Bagnoli soprattutto per ciò che concerne le collaborazioni internazionali dato che la Jaca Book ha interessi editoriali molteplici, un po’ sulla nostra falsariga. Da vari mesi ho dolori alle gambe, soprattutto al ginocchio sinistro e più giù. Nei giorni scorsi sono stato ricoverato alla neurochirurgia di Pisa per vari esami, fra cui una TAC alla schiena, l’elettromiografia agli arti inferiori. E’ caduta la diagnosi precedente di ernia del disco per la quale ero stato costretto in un busto figlio di puttana e manipolato due volte da un medico chiropratico. Le nuove diagnosi – questa confermata dall’autunno 94 – è di neuropatia (nervi sfilacciati) agli arti inferiori a causa di elementi tossici fra cui farmaci antidepressivi e alcol che assumo a tratti; e di citisinosiale al ginocchio sinistro per la quale ora dovrò fare radiografia e TAC. Mi sono mosso poco. Anche se dolorante sono andato per tre giorni con Paola a Baratti-Populonia, con pernottamenti a Piombino, ospiti di Anna Retali e Edo Azzolini. Edo fu in Quarquonia con me a Lucca, 1935-1940, fu latitante da Piombino dopo l’attentato a Togliatti, poi, laureato in economia, alle Botteghe Oscure con incarichi vari per diversi anni. Ora, in pensione, è in Rifondazione. Nel 1953 ospitò a Piombino mia moglie Livia e me in viaggio di nozze, lui sposato da un anno con Anna, figlia di operaio comunista e gran cooperatore. Anna ha lavorato 40 anni alle Botteghe Oscure ed è stata in successione la segretaria di Longo, Berlinguer (indimenticabile per lei) e Natta. Molto riservato e autenticamente modesta, un po’ si è confidata con me, ci vogliamo bene. Forse, se ce la faccio torniamo da loro ai primi di settembre. E’ tutto.
Ti abbraccio forte,
Luciano.

19

Torre Alta, 22 settembre 1995

A Giuseppe Muraca
E p.c. a Sante Bagnoli, Jaca Book

Caro Giuseppe,
rispondo alla tua lettera del 9 scorso inviata ai collaboratori di “L’Utopia concreta”. Sono felice del buon esito del tuo incontro con Sante Bagnoli circa il futuro della rivista. Concordo, da lontano con le valutazioni di Sante Bagnoli sulla situazione attuale del mercato librario, e quindi sulla sua proposta di fare una rivista-libro a scadenza semestrale. Se poi le cose andassero bene, a ragion veduta, la periodicità potrebbe essere riveduta con comune vantaggio. Siccome se n’è parlato più volte fra noi, concordo totalmente con l’indirizzo e l’arco degli interessi della rivista da te espressi e in particolare: 1) nessun riferimento partitico; 2) ricerca di una nuova cultura di sinistra a tutto campo, cioè secondo la varietà degli interessi umani, mediante una memoria storica critica e mediante una ricerca prima pratica e poi di pensiero su quel che accade, su quel che s’immagina, su quel che si vorrebbe nel futuro. Siccome la rivista, che io intitolerei ex novo “Lunga marcia”, tende a mettere insieme più persone, senza fini omogeneità che ne intristerebbero e parzializzerebbero i contenuti, io ritengo necessario che essa ospiti un inserto più immediatistico su problemi di attualità, redazionali oppure di questo o quel collaboratore, allo scopo di intervenire lì per lì nel dibattito politico-culturale o per sollecitarlo: in forma diversa, penso alla funzione che ebbero le “Lettere”, allora esterne, con i “Quaderni rossi”. Non so valutare i costi di un inserto interno volante. L’ampliamento internazionale, mediante un comitato di direzione composto da te, da Marco Cini per l’Italia centrale da altro che non saprei indicare per l’Italia settentrionale, e da me in quanto direttore responsabile per così dire anziano. Non so se potrò partecipare alla riunione di fine ottobre o primi di novembre a Roma, per lo note ragioni. Ti prego perciò di far conoscere ai nostri amici e compagni il mio punto di vista.
Ti abbraccio forte,
Luciano.

20

Catanzaro, 3 novembre 1995

Caro Luciano,
ti scrivo anzitutto per esprimerti tutta la mia gratitudine per il lavoro e l’impegno appassionato che stai spendendo per il progetto della nostra rivista che molto probabilmente si farà malgrado il silenzio di molti interlocutori e il mio pessimismo. Con la mia lettera precedente ho voluto esprimere a te e ad Attilio il mio disagio rispetto a una serie di difficoltà oggettive che stavano subito riemergendo dopo la mia lettera circolare. Ora, però, gli sviluppi successivi hanno in gran parte dissolto questi dubbi e sicuramente incoraggiato i nostri sforzi spingendoci a non demordere dal nostro tentativo, anche se l’obiettivo di formare e di aggregare intorno alla nostra iniziativa un gruppo di ricercatori, omogeneo e agguerrito, non può essere raggiunto nell’immediato, per cui non so per quanto tempo dovremo accontentarci delle buone intenzioni di molti collaboratori piuttosto che di una loro partecipazione attiva. Non posso prevedere quanto questo fattore inciderà sulle decisioni di Sante Bagnoli e sul percorso della rivista ma è chiaro che esso rappresenta, almeno all’inizio, una difficoltà e non favorisce sul piano editoriale e commerciale la stessa. Come ti ho riferito per telefono non so se potrò essere presente alla riunione fiorentina del 13: lo vorrei con tutto il cuore ma in questo momento ho da fare i conti con diversi problemi: 1) a tutt’oggi non conosco la data che il notaio fisserà per l’atto di compravendita della casa; 2) per venire a Firenze mi ci vogliono almeno 2 giorni e a scuola diventa sempre più complicato chiedere giorni di congedo. In ogni caso alla riunione bisognerà discutere e affrontare i seguenti problemi: 1) se la Jaca Book pubblicherà interamente a sue spese la rivista oppure no; 2) promozione e distribuzione della stessa; 3) impostazione e linea politico-culturale; 4) direzione e redazione; 5) periodicità. Gli ultimi tre punti sono stati affrontati con particolare attenzione da tutti gli interlocutori con pareri che in gran parte concordano. I primi due aspetti, che sono prioritari, restano ancora da sciogliere e bisogna farlo subito altrimenti non si può andare avanti. E per questo confido nella tua lunga esperienza di organizzatore di cultura e di redattore di giornali e riviste. E’ ovvio che se non potrò venire a Firenze cercherò di comunicare a Marco Cini alcuni dati e notizie utili alla discussione. L’ho già cercato ma senza esito positivo. Non so se ho dimenticato qualcosa, però ci sentiremo ancora telefonicamente.
Affettuosi saluti,
Giuseppe.

21

Torino, 20 settembre 1995

Caro Giuseppe,
ho ricevuto la tua lettera circolare alcuni giorni fa, ma alcune notizie “fresche” me le aveva già anticipato al telefono Luciano. Innanzitutto complimenti per la tua caparbietà e determinazione che oggi risulta finalmente appagata dall’incontro romano con Sante Bagnoli. Io credo che l’ipotesi del semestrale sia buona, sostenibile e fattibile nella composizione, meno assillante per le tasche di chi deve comprarla. Luciano sostiene che, proprio perché semestrale, dovrebbe essere affiancata da una specie di “lettere” (simili a quelle dei “Quaderni rossi”) da diffondere tra i redattori e i collaboratori. Io aderisco (per me si tratta più che altro di una ripetizione di un impegno) a questa nuova promettente fase. Per quanto riguarda il progetto editoriale, è bene che si discuta, ma personalmente mi farebbe piacere che uno si mantenesse dentro le indicazioni contenute nella presentazione del n. 1 dell’ “Utopia concreta”. Si può approfondire, ampliare, precisare ma l’impostazione e la collocazione di fondo credo sia e debba rimanere quella. Se si costituisce una redazione questa poi deve funzionare e farlo bene in due settori: 1. Produrre articoli, dibattiti e scambio; 2 elemento troppo spesso sottovalutato, promuovere la rivista (venderla, farla conoscere, procurare abbonamenti, costituire iniziative pubbliche interno ad essa). Io credo che un redattore debba farsi carico di questi due elementi (tra i due metto l’accento sul secondo, perché di gente disposta solo a scrivere articoli alla fine se ne trova tantissima). A proposito di redazione, forse sarebbe il caso di pensare a sotto-redazioni locali che abbiano la possibilità di incontrarsi con più facilità. Le lettere (ma anche qui va detto bene chi si occupa di compilarle, spedirle…. E con i soldi di chi) potrebbero essere il collegamento. Nulla vieta di vederci nazionalmente ma ciò rende la partecipazione più difficile. Io ti pregherei, infine, di porre e di essere chiaro sulla questione dei costi (di chi se li accolla, come e in che modo). Tu saprai, almeno questa e la mia esperienza, che di gente disposta a discutere all’infinito delle cose più disparate se ne trova sempre ma quando si tratta di passare dalla tastiera (la penna moderna) al fare, beh !, l’entusiasmo vacilla, trema, si affloscia. Spero che altri ti rispondano . So che Oscar [Mazzoleni] lo ha già fatto e in modo incoraggiante. A presto!
Con affetto, Diego.
PS
Attendiamo a giorni l’uscita di “Per il 68”.

22

Milano, 20 settembre 1995

Carissimo Giuseppe,
ricevo la tua lettera del 13 settembre e la copia della lettera di Luciano. Ti allego dunque la copia della mia risposta a Luciano. Non so se è necessario o meno farla circolare ulteriormente presso Cini e altri, valuta tu… Avevo intanto risposto alla tua lettera circolare e temo di sommergerti con altre lettere provocando risentimenti eccessivi e dando luogo al limite a un nuovo caso Giachetti di rimostranze per le mie verbosità persecutorie, così ti chiedo scusa e cercherò di essere breve. […]
Ho l’impressione che stai giudicando in maniera pessimistica la proposta di Bagnoli e che sei già scettico in partenza, convinto in partenza che la cosa non si possa fare e rassegnato al fatto che io sia esterno e non ti appoggi. Ma non è così. Per tagliare la testa al toro io ti rinnovo una controproposta: affidami – se lo ritieni opportuno – una sezione di tipo monografico, un blocco di 4-5 articoli per numero su un tema, io ti ho già indicato il filone novecentesco e potrei da subito proporti alcuni grandi temi (da quelle guerre-rivoluzioni-fascismo-comunismo a quello fordismo-postfordismo a quello modernità-immaginari, etc.). Il vero problema, certo, e la sua soluzione non dipende da me, è quello di impiantare una redazione. Anche su questo ti avevo avanzato delle proposte a suo tempo. Il fatto è che forse, per via delle tue convinzioni sulla serietà di fondo delle nostre divergenze ideologiche-politiche o forse solo per via dei tuoi isolamenti e contraccolpi, non solo rispondi con molta distanza di tempo alle questioni che io ti pongo ma tendi a glissare, smussare, non radicalizzare i temi stessi.
Scusa la franchezza, il resto alla prossima puntata. Un abbraccio, Attilio.

23

Catanzaro, 28 dicembre 1995

Caro Attilio,
ho la casa piena di pacchi di libri e di altri oggetti; sono appena a metà del lavoro e già ho la nausea. Verso il 20 gennaio dovremo iniziare a trasferirci nella nuova casa e dopo capodanno incomincerà un periodo di confusione, di nervosismo e di stanchezza e quindi ti chiedo scusa sin da questo momento se mi farò vivo raramente. Per il resto va tutto bene.
Sai già che l’incontro pisano è andato meglio del previsto. Ormai è evidente che la Jaca Book intende davvero fare la rivista, penso per un bisogno della direzione di rilanciare la casa editrice e di creare e avviare nuovi rapporti. A Pisa ho trascorso due giorni belli e importanti; stanco ma contento, per diversi motivi. Con molti, anche se ci siamo visti per la prima volta, è stato come se ci conoscessimo da tanto tempo. C’erano molti giovani e questo ha dato l’impressione di voler creare uno spirito nuovo: insomma non è stato per nulla un incontro di ex. Abbiamo parlato di tante cose e soltanto nel pomeriggio, ormai stanchi e appesantiti, abbiamo iniziato a discutere dei contenuti dei prossimi due numeri della rivista. Dei saggi e degli articoli già pronti abbiamo deciso di pubblicare solamente il saggio giovanile di Simone Weil, la presentazione di Gervasoni, il saggio di Gianni Haver sulla commedia all’italiana e un paio di recensioni. Il tuo profilo di Agazzi non è piaciuto, mentre il tuo saggio su Giovanni Pirelli, come ha riferito Luciano Della Mea, sarà pubblicato sul primo n. de “Il Ponte” del prossimo anno. Io tengo molto alla tua collaborazione e perciò ti prego di mandarmi al più presto qualcosa, possibilmente prima della riunione della fine di Febbraio.
A causa dei numerosi impegni non ho ancora completato il mio saggio sulla narrativa di Bianciardi. Ti auguro un felice 1996 e ti saluto affettuosamente, Giuseppe.

24

Milano, 8 febbraio 1996

Caro Giuseppe,
mi ha fatto davvero piacere una tua lettera perché essa assumeva il significato simbolico di “ripresa” dopo i problemi del trasloco, ti auguro di trovare quella “normalità” che in certi contesti è positiva e obbligata e di ritrovare anche il piacere dei contatti e degli scambi. Da parte di Pistoia e di Lucia Innocenti non ho più avuto notizie precise, so anche io che certe riunioni con amministratori e consiglieri comunali hanno dei tempi di attesa, di decisone e di discussione che rimangono lenti e presumo che siano in attesa di decisioni certe. Se le cose verranno approvate, presumo che come è successo in passato, io farò un viaggio a Pistoia e decideremo insieme delle cose. Naturalmente ti terrò al corrente. Proprio due sere fa alla libreria Kuliscioff ho presentato il libro di Nicola Fanizza con un buon dibattitto e successo di pubblico, ti parlo di quel libro che anche tu hai ricevuto e che, per le questioni riguardanti Scotellaro e altro, è piaciuto anche a Luciano. In questa occasione si sono incontrati e conosciuti, dopo aver parlato tra loro al telefono, Ennio Abate e Nicola Fanizza, ripromettendosi altri incontri. Ennio mi ha riferito di una discussione-incontro una settimana prima con Sante Bagnoli e di una proposta di riunione per sabato 17 al pomeriggio per “Utopia concreta”, io ho dei pressanti impegni scolastici (sta per finire il secondo trimestre) e non credo che sarò presente, ma l’importante è che si metta in moto il dibattito e la programmazione del lavoro redazionale. Se ricordo bene era prevista una riunione pisana per fine febbraio. Io potrei fare avere a Ennio Abate il testo su Bataille già pronto, non so bene quale sia il canale migliore per assicurare la circolazione delle cose, fammi sapere. Del lavoro su Giovanni Pirelli non so altro se non quello che mi disse Luciano un mese fa, garantendo una prossima uscita su “Il Ponte”. C’è stato un rallentamento della corrispondenza per i suoi acciacchi al ginocchio, da parte tua per il trasloco, da parte di Marco Cini per i suoi viaggi in Corsica o altro, io vi ho inviato le mie poesie e spero vi siano gradite. Con l’occasione, se ricordi, ho segnalato anche il bel libro di Cassano sul pensiero meridiano che mi ha stimolato e persino entusiasmato in alcuni passaggi, una riflessione che mi piacerebbe trovasse un suo spazio anche sulla vostra rivista. Altro tema su cui mi sento di proporre qualcosa è il saggio di Revelli sullo spazio dei movimenti uscito sulla Storia d’Italia Einaudi. Oscar Mazzoleni mi ha chiesto di scriverci sopra un articolo intervento su “Per il 68”, quindi già la discussione è avviata ma potrebbe trovare tempi e modi diversi anche su “Utopia concreta”. Spero che a questo punto tu per primo abbia cominciato a fare una programmazione e a ricevere articoli, selezionare, progettare. Tienimi al corrente, buon anno ancora (in effetti è la tua prima lettera del nuovo anno).
Ti abbraccio,
Attilio.

25

Catanzaro, 6 dicembre 1996

Caro Diego,
la riunione del 30 a casa di Luciano Della Mea è andata abbastanza bene: lui e Paola sono stati molto ospitali e gentili. E’ venuta con me mia figlia Mariateresa. Inizialmente c’era un po’ d’imbarazzo ma poi pian piano ci siamo sciolti e così la discussione è andata avanti per l’intera giornata, a ritmi serrati. Io ho fatto parlare gli altri limitandomi a dei brevi interventi. La sera ci siamo lasciati sereni. Praticamente il primo numero è pronto ed ora si tratta di vedere se la Jaca Book rispetterà i tempi di uscita della rivista a cui abbiano dato il nome di “IN/OLTRE”. La direzione sarà composta da me, Marco Cini, Ennio Abate, Massimo Guidetti, vicedirettore della casa editrice, Luciano Della Mea e da suo fratello Ivan (direttore responsabile). La redazione invece non è stata ancora definita ma io ho fatto inserire te nella prospettiva di poter aggregare anche a Torino un gruppo di collaboratori.
Ho ricevuto i tuoi due saggi: quello sul rapporto tra marxismo e sociologia e il 1956 ci è sembrato più adatto alla nostra rivista. In ogni caso ti faremo sapere. Preparerò l’articolo per il bollettino su “Il cerchio di Gesso” durante le festività natalizie.
Sta per uscire un nuovo giornale calabrese al quale partecipo come redattore. Si chiamerà “Ora locale”; sarà un mensile e usciranno 10 numeri all’anno. Verrà pubblicata da Rubbettino. A dirigerlo sarà l’amico Mario Alcaro, docente di Filosofia all’Università di Arcavacata. Il principale obbiettivo che ci poniamo è quello di fare un’analisi spregiudicata della situazione della Calabria e del mezzogiorno con la speranza di riuscire a sollecitare un dibattito e un confronto tra le varie componenti della cultura meridionale. E una nuova scommessa che vale la pena di tentare, non ti pare?.
Un caro saluto e a presto,
Giuseppe.

26

Torre Alta, 3 gennaio 1997

Caro Giuseppe,
il maltempo che dura (ha nuociuto in parte alle olive e ai limoni, per il resto vedremo), pur senza morti e sconquassi da queste parti ha reso solitarie le feste di Paola e mie, e buon per me che detesto il clima artificiale delle feste stesse, tanto più al termine di un anno “oscuro”. Mi scrivesti della tua impressione venendo qui il 30 novembre (che bel giorno!) di un ambiente intatto. Le cose non stanno proprio così. Si sono salvate per ora le vecchie colline ma l’immediata periferia fuori le mura di Lucca, che è città bella, è orrenda, e lo stesso nostro fondovalle fu aperto a una mini-industrializzazione favorita e a un turismo di trattorie discreto. […]
Non so più nulla della rivista, Bagnoli mi telefonò l’altro giorno per gli auguri ma non se ne parlò. Grazie al mio libro, ho recuperato un amico-compagno di Pavia, già PCI e poi LC ma rimasto a sinistra, Lanfranco Bolis, e l’ho subito segnalato ad Ennio Abate perché lui mi è parso disponibile. Abate mi è parso contento della iniziativa e del libretto su Fortini. Ivan (dell’iniziativa) no, c’era molto esibizionismo, Loi in testa. Peccato.
“Ora locale” potrebbe diventare una grande cosa. Ne condivido l’editoriale, in particolare le tre cose di cui la Calabria avrebbe bisogno per uno sviluppo autonomo. Condivido “Per l’identità meridionale” di Luigi M. Lombardi Satriani, ha ragione, la sua impostazione è sacrosanta. Mi ha poi entusiasmato tutto ciò che Ardenti, Catizone, Della Corte e Piperno hanno detto su e per Cosenza, mi pare un modo nuovo, “rivoluzionario” di vedere e vivere quel sud particolare che è la Calabria. O.K. al cassaniano “Andare lenti” di Giglio, Garritano, Piva, e va da sé, sono anni che concordo con quanto pensa e scrive, come donna, Carla Ravaioli.
Insomma ci sono tutte le premesse, le energie, le intelligenze e le competenze per fare dell’”Ora locale” uno strumento politico-culturale nuovo, di reale valore, sicché mi sembrano superflui i consigli editoriali. E credo che possiate raccogliere intorno a voi altri collaboratori, vicini e lontani. La Jaca Book valorizzò a suo tempo Nicola Zitara. Noi all’”Avanti!” demmo spazio a un buon scrittore: Francesco Seminara. Poi il nostro critico d’arte al “Grandevetro” e per tante altre cose è calabro-albanese: Nicola Micieli. Egli ha curato numerosissimi libri d’arte e ha un fratello giovane che è un talento di teatro. A Nicola io sono particolarmente affezionato. A Santa Croce sull’Arno, la cittadina di Pannocchia e del “G. V.”, vive e lavora Gino Gentile che è nato a Savelli (Cosenza) e per i nostri “I Senza storia” ha pubblicato Savella cunta-Savelli racconta, con Prefazione di Renzo Cresti e Postfazione di Tullio De Mauro. Gentile ha in pratica raccontato le sue memorie savellesi in dialetto seguite dai testi in italiano. So che poi ha pubblicato un altro libro calabrese con altro editore. Se ti interessa il nostro libro, chiedo a Pannocchia di mandartelo. Gentile collabora dalla fondazione con il mensile “Il Savellese” che si stampava a Crotone (non so ora).
Non mi resta che augurarti quel che di bene ti aspetti per te stesso e per chi tu ami. Oltre che per il tuo lavoro fra cui spero che quello in comune duri a più non posso.
Ti abbraccio con Paola,
Luciano.
PS.
Quanto a una mia collaborazione, vedremo, ben volentieri se potrò. In questo momento sono davvero stanco sia per le emozioni, sia per il lavoro immane che ho svolto e svolgo per Bompressi, Pietrostefani (ci sentimmo al telefono prima che si costituisse), Sofri. Bisogna pensare, come faccio per Rostagno, a un lavoro di lunga lena, ben meditato. Fra voi, se ne avesse voglia, sarebbe Piperno la persona più adatta a prendere iniziative e a scrivere ricordi pisani (1964-1969).

Un pensiero su “Da “L’utopia concreta” a “InOltre”

  1. …ringrazio Ennio Abate per la presentazione di queste lettere, e anche di quelle precedentemente pubblicate, che documentano un percorso di pensiero iniziato intorno al ’68 e che, con alterne vicende, non ha mai cessato di esistere, rinfocolato attraverso la circolazione di riviste come “L’Utopia concreta” e “InOltre”. Una testimonianza da parte dei diversi scrittori della loro convinzione nelle idee, passione, ma anche delle numerose difficoltà incontrate nell’attuare il progetto. Mi suggeriscono alcuni paragoni, non so quanto azzeccati: lo scorrere di certi fiumi in superficie, belli, impetuosi, poi , causa frane e smotamenti, costretti a prendere vie sotterranee, per poi, recuperate le forze dirompenti, riemergere in superficie. Oppure, nel racconto di Borges, gli oggetti “perduti” che misteriosamente riappaiono una seconda, una terza volta…cioè fin tanto che la memoria di molti li trattiene “…A volte un cavallo e degli uccelli hanno impedito che un anfiteatro scomparisse…”

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