Archivi categoria: SULLA GIOSTRA DELLE RIVISTE E DEL WEB

Per capire chi s’allontana e chi s’accosta

Laboratorio Samizdat 1986-1990

a cura di Ennio Abate

Contro la rimozione
«Laboratorio Samizdat», sottotitolo “Materiali di lavoro per intellettuali periferici”, è stata una rivista redatta a Cologno Monzese dal 1986 al 1990. Oltre al numero zero di prova, uscirono 10 numeri. Soltanto due furono stampati, gli altri furono prodotti in fotocopia e diffusi a mano. In redazione: Ennio Abate, Roberto Fabbri, Erica Golo, Eugenio Grandinetti, Roberto Grossi, Marcello Guerra, Roberto Mapelli e Donatella Zazzi.
Pur prodotta a Cologno, la Biblioteca Civica di Cologno Monzese non volle mai metterla neppure nel suo catalogo.
Nel 2023 ho preparato un’ Antologia della rivista in vista di una pubblicazione, poi non andata in porto. Mi limito oggi – luglio 2026 – a far conoscere il suo contenuto attraverso copertine e indici degli articoli.

1. LABORATORIO SAMIZDAT – numero prova – aprile 1986

Aprile 1986 – numero prova
La redazione: Prima ipotesi per un laboratorio-samizdat
Ennio Abate su Marina Zancan, Il progetto Politecnico, Marsilio 1984
Riflessioni su Giovanni Cesareo (Roberto Fabbri); Tre nodi degli anni Settanta (Roberto Grossi); Riflessioni su Lavoro e intelligenza nell’età microelettronica di Paola Manacorda (Marcello Guerra); Appunti per una critica del partito (Roberto Mapelli).

2. LABORATORIO SAMIZDAT  – maggio 1986

Maggio 1986
Ennio Abate, Scaletta per una discussione dopo Cernobyl.
Cernobyl fa notizia (Roberto Fabbri).
Un brutto sogno ( Roberto Grossi).
L’inganno (militar) nucleare (Marcello Guerra).
E se le fonti alternative non fossero sfruttabili (Roberto Mapelli).

3. LABORATORIO SAMIZDAT – luglio 1986

Luglio 1986
Roberto Fabbri, La nube tossica dell’apartheid.
Roberto Grossi, Il ponte dei colori (anni ’70, carceri).
Marcello Guerra, Ecologismo e progresso.
Roberto Mapelli, Il lavoro necessario.
Ennio Abate, Su “Le due morali” di don Cesare Sommariva (Alla ricerca della classe operaia perduta).
Testimonianze. Per Michele Turi (1914 -1986).

4. LABORATORIO SAMIZDAT  – gennaio 1987

Gennaio 1987
La redazione: Il mondo e noi (messa a punto del progetto della rivista)
Tema monografico: Nei dintorni di Mao Tse-Tung:
Franco Fortini, Editto contro i cantastorie (con una sua nota).
Un incontro con Edoarda Masi a Cologno.
Ennio Abate: Mao a Urbino e Mao a Milano (appunti su due convegni).
Luca Ferrieri, Rivoluzione culturale: I fecondi errori di un assalto al cielo.
Marcello Guerra, Note su scienza, capitalismo, ecologismo.
Roberto Mapelli, Esercizio su un brano di Marx.
Liliana Moro, Su Il nome della rosa.
Ennio Abate (Zichilibò), Italia godereccia, politeisti e periferici d’alto bordo (sugli intellettuali neo cortigiani).


5. LABORATORIO SAMIZDAT  – maggio 1987

Maggio 1987 – (primo numero stampato e non fotocopiato)
Tema monografico: Immagini d’hinterland: Colognom [Cologno Monzese].
Ennio Abate, Appunti sul sociale sommerso.
Roberto Mapelli, Il centro sociale “La Comune”.
Ennio Abate: All’ombra delle Istituzione in torpore.
Ennio Abate,  Cooperante in Bolivia (intervista a Ambrogio Manenti).
Ennio Abate, Dall’immigrazione alla perifericità massificata (per una storia delle metamorfosi di Cologno Monzese).
Roberto Fabbri, Una scuola periferica in periferia.
Roberto Grossi, Il progetto CELES.
Testimonianze (Andreoni su follia, Fuardo su Marx, Annaratone su Guttuso).
Poeterie: vari autori sconosciuti.
Contro la rimozione. Citazioni scelte.
Foto di Fabio Abate e un disegno di Alvaro Occhipinti.


6. LABORATORIO SAMIZDAT  – novembre 1987

Novembre 1987
La redazione, Rinverdì tutto or ora.
Tema monografico: Questione verde.
Intervista di Laboratorio Samizdat ad Alberto Magnaghi.
Roberto Mapelli, Che farsene dei verdi.
Marcello Guerra, Nei labirinti dell’ecologismo.
Erica Golo, Rispolverando Palaver.
Ennio Abate, Il ritorno di Leopardi.
Luca Ferrieri, Appunti per una discussione su Habermas.
Salvo Leonardi, Quale socialdemocrazia per il PCI.
Claudio Annaratone, L’arte è morta?
Poeterie: Ennio Abate, Immigratorio sul finire del 1986
Questionario: Ecologia e Femminismo
Contro la rimozione. Citazioni scelte.

7. LABORATORIO SAMIZDAT  – marzo 1988

Marzo 1988
Tema monografico: Nuove immigrazioni.
Intervista di Laboratorio Samizdat a Umberto Melotti.
Eugenio Grandinetti, Oltre il razzismo?
Ennio Abate, Terroni e marocchini.
Sergio de la Pierre, Elogio dell’emigrante.
Roberto Fabbri, Parlare di blues.
Donatella Zazzi, Africa cinema.
Contro la rimozione. Citazioni scelte.
Interventi:
Roberto Mapelli. Sull’uomo e la democrazia di Lukács.
Marcello Guerra, Intelligenza artificiale. Dalla parte del signor Rossi.
Luca Ferrieri, 10 tesi sull’agire culturale.
Sergio de la Pierre, Sull’immaginario sociale.
Eugenio Grandinetti. Caede caput (costumi italiani).
Poeterie: Erica Golo.



8. LABORATORIO SAMIZDAT  – giugno 1988

Giugno 1988
Tema monografico Palestina:
Intervista di Laboratorio Samizdat a Farid Adly, Gli ignoti palestinesi.
Ennio Abate, Noi e i palestinesi.
Carlo Amore, Tra questione ebraica e questione palestinese.
Erica Golo, Damnatio memoriae.
Eugenio Grandinetti, Sui nostri dubbi.
Marcello Guerra, su Ebrei erranti di J. Roth.
Mahamud Darwish, poesie.
Interventi:
Salvo Leonardi, Sul reddito minimo garantito.
Franco Toscani, Filosofia e vanità filosofica.
Donatella Zazzi, Su Paura e amore di M. von Trotta.
Ennio Abate (Zichilibò), Cara Donatella ( commento critico al suo articolo).
Area d’incontro:
Giancarlo Majorino a cura di Anna Ditel.
Spazio aperto. Letteratura:
Poesie di Luca Ferrieri, Erregi, Dario Sciunnach.
Contro la rimozione. Citazioni scelte.

9. LABORATORIO SAMIZDAT dicembre 1988

Dicembre 1988
EFFETTO GORBACIOV:
Chi ha paura di Gorbaciov? Un intervento di Rossana Rossanda alla Biblioteca Civica di Bussero.
Per una strategia dell’attenzione verso Gorbaciov di Roberto Mapelli.
Sulla difficoltà di entusiasmarci ler Gorbaciov di Ennio Abate.
AREA D’INCONTRO:
La questione psichiatrica. Intervista a Franco Rotelli di Anna Ditel.
ANNI ’70:
Appunti sul caso Sofri di Luca Ferrieri.
IL POTERE E LA STORIA:
Nel letto del fiume. I silenzi di Erica Golo.
Silenzio contro?[non firmato]
INTERVENTI:
Pier Paolo Pasolini. Dalla “Trilogia” alla ”Abiura” di Anna Quattrocchi.
Il dibattito sul libro di Victor Farias, “Heidegger e il nazismo” di Sergio Corradi.
APPROFONDIMENTI:
Da Maccacaro all’ambientalismo anni ’80 di Sergio Bologna.
LETTERATURA/SPAZIO APERTO:
Alla sera della vita di Reginella Boccara.
La storia non s’intervista di Luca Ferrieri.
SCRAP-BOOK /Contro la rimozione.

10. LABORATORIO SAMIZDAT Novembre 1989

Novembre 1989
DIETRO IL RITARDO
VIAGGIO NEI TERRITORI PALESTINESI OCCUPATI. Intervista a Pia Mondelli.
DOPO TIEN AN MEN di Ennio Abate.
RIFLESSIONI INATTUALI SULLA SINISTRA di Eugenio Grandinetti.
PERIFERIE. A COLOGNO MONZESE:IPSILON
CONTRO LO SNOBISMO DI MASSA di Franco Fortini.
LA CULINARIA RIVOLUZIONARIA di Zichilibò.
SCRAP-BOOK / Contro la rimozione.


11.LABORATORIO SAMIZDAT  – giugno 1990

Giugno 1990 (secondo numero stampato e non fotocopiato)

La redazione, Numero 7 e  numero 8. (Sulle difficoltà della rivista).
Anonimo (ma Ennio Abate), Il comunismo? Sì, il comunismo (Sintesi di lettura di “Le verità nomadi” di Negri e Guattari).
Sergio Bologna, Le trasformazioni del lavoro (Intervento in un incontro a Cologno Monzese del 23 aprile 1990 organizzato dall’Associazione culturale Ipsilon).
Alberto Magnaghi, Rinaturalizzare la periferia.
Giorgio Del Corno e Ezio Radaelli, Caratteri della pianificazione e dello sviluppo a Cologno Monzese.
Anonimo (ma Luca Ferrieri) , Primi appunti per una ecologia della lettura.
Contro la rimozione, Citazioni scelte.

Cronicha fessbucchiana (1, 2, 3)

 appunti- stralci da vari autori dal 3 al 7 giugno 2026

 

di Ennio Abate
1.
A me, in franchezza, Erri De Luca (EDL) mi è sempre stato ben poco simpatico. Ho letto, nel passato, diverse sue cose. In parte con un qualche fastidio. Divenuto crescente.| Sentivo l’odore di un combinato disposto, ossia quella sorta di connection tra egotismo autoriale, promozione commerciale del brand, titillamento di un segmento di pubblico – quello progressista – che cerca oramai da tanto, troppo tempo, qualcosa e qualcuno a cui fidelizzarsi per non dovere affrontare la miseria di una quotidianità senza orizzonte politico. Un pubblico, beninteso, con un certo portafoglio a disposizione.| EDL non parlava, oracolava. Le parole gli uscivano dalla bocca come scarti di una sorta di stipsi comunicativa.| Aveva convertito la sua trascorsa militanza politica in una fertile affermazione individuale.ha detto due cose che non sono piaciute. La prima: non è appropriato parlare di genocidio contro il popolo palestinese | La seconda: ha usato per sé la definizione di “sionista”| ormai è sufficiente contestare la definizione, pur riconoscendo i crimini di guerra israeliani, per essere considerati dei turpi collaborazionisti.| L’argomento Palestina è delicatissimo. A scanso di equivoci (in realtà non si riesce mai a scansarli) è chiaro che, in reazione alla barbarie del 7 ottobre, Israele ha commesso gravissimi crimini di guerra, massacrato decine di migliaia di civili, affamato e sfrattato di fatto un popolo dalla sua casa. È altrettanto chiaro che nei territori palestinesi occupati dai coloni ebrei vige una forma di apartheid intollerabile alimentata dai deliri suprematisti di quei criminali politici che governano oggi Israele, loro e chi li ha scelti e difesi nel ruolo, cioè il responsabile numero uno: Netanyahu. Tuttavia, queste verità non possono cancellare il senso di quel che, più timidamente, De Luca cerca di spiegare persino nel suo post di precisazioni. Dirsi antisionista non vuol dire opporsi alle politiche colonialiste di Israele, cosa che qualunque democratico in ogni angolo di pianeta è motivato a fare. Dirsi antisionista significa, testualmente, dirsi contrario all’esistenza di Israele. E, sempre per evitare ipocrisie, bisogna riconoscere un’altra verità: in chi usa “sionista” come il più infamante dei marchi c’è sicuramente una quota di persone che equivocano il termine. Ma c’è anche una quota che lo usa consapevolmente, perché ritiene appunto che Israele non abbia diritto di esistere, quale che sia il suo governo

Io sto dalla parte di tutti quegli israeliani, stanchi come siamo stanchi noi di certa supremazia bianca occidentalista che parla a vanvera di democrazia e in nome della quale Israele ha deciso di voltare pagina. Non è più il mio stato. Lo era prima, adesso non più. <Not in my name>, dunque. Nonostante Erri de Luca.|

«LA MAGNIFICA UMANITÀ creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme» è l’incipit dell’enciclica che, come un filo rosso, attraversa tutto il testo, riproponendo più volte l’alternativa fra Babele («un progetto di dominio che finisce per disumanizzare») e Gerusalemme, ricostruita dal profeta Neemia insieme al popolo per «rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che esposto».| riduce «la creazione a oggetto di sfruttamento e le persone a ingranaggi di un sistema da rendere sempre più performante». Un potere in mano a pochi «grandi attori economici e tecnologici», che «tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico», grazie anche all’Ia.|

Non è più il tempo di manierismi, di parole decorative o di versi aulici inessenziali. E neppure di confronti con un passato glorioso che non-è-più; perché “gloriosa” non è più questa realtà. Sarebbe da ingenui e velleitari voler aspirare a quei versi perfetti, che furono specchio di una realtà meno complessa; lontana dalla minaccia di annientamento dell’essenza umana. Si chiede oggi alla Poesia un vero impegno, per arginare una deriva dell’inconsapevolezza di sé – in vero pericolo – che non può che passare dalla ri-nascita della parola poetica; e nostra.

2.

quindi qualunque cialtrone che sappia un minimo argomentare riesce a sembrare un esperto.

Il convitato di pietra di tante posizioni rimane ancora oggi infatti il sionismo idealizzato, romantico, con sfumature mistiche. Vedi il recente caso di Erri De Luca: “sionismo non nel senso di quello che abbiamo declinato quotidianamente davanti agli occhi, sionismo nel senso che dico io per come me lo sono scolpito nella mitologia personale e politica nei miei anni di formazione”. Se provi a scalfire questo mito per chi ci è cresciuto è peggio che insultargli la mamma.
Sono piacevoli letture, che spaziano nel tempo e nella storia intellettuale umana, ma ad osservare da vicino l’impalcatura del libro costruita da Harari, ci si accorge presto che il castello dorato perde pezzi e fa acqua ovunque| La seconda parte del libro – il network inorganico – si concentra invece sui tratti distintivi e i pericoli dell’intelligenza artificiale, che lui considera “implacabile” ma anche “fallibile”. Le preoccupazioni maggiori che emergono in questa parte sono che le IA possono farci il lavaggio del cervello, falsare elezioni, spingere i popoli alla guerra civile, aumentare la divisione politica nelle democrazie, generare discriminazioni e sorvegliarci meglio di un regime totalitario, sancendo la fine della privacy. Il potere economico concentrato nelle mani di Google invece lo preoccupa molto meno. | La parola capitalismo, infatti, compare solo 7 volte in 600 pagine. E di queste 7, 6 sono citazioni in nota di altri autori, mentre Harari la usa una sola volta in tutto il libro! Una! Harari menziona centinaia di volte il totalitarismo, ma del capitalismo non c’è traccia.| Continua ad accusare la tecnologia di avere un potenziale distruttivo intrinseco, trattandola come una divinità aliena, ma questo è pericoloso, perché oscura la natura umana ed economica dell’IA. L’IA viene descritta come un’intelligenza aliena (inorganica). Mentre l’IA non è né intelligente né artificiale, come ha invece osservato Kate Crawford, che descrive l’IA come un apparato socio-tecnico emerso da un complesso militar-industriale capitalista in un contesto di deregolamentazione politica. Ma in 600 pagine di libro sull’IA non menzionato mai Crawford, una delle più eminenti critiche globali dell’IA.

Israele non è solo effetto del sionismo ma soprattutto del nazismo, delle leggi razziali, della Shoah, dei pogrom anche successivi alla guerra, del fatto che la gran parte dei paesi avevano chiuso le frontiere.

una tale efferatezza non si sarebbe prodotta non solo con italiani, ma anche con europei poveri si sarebbe giunti al massimo a pestaggi e intimidazione, mentre qui ha agito una convinzione di impunità per la debolezza del soggetto | il migrante con le sue oggettive difficoltà a diventare una persona giuridica è il soggetto ideale perché se non incarna quella nuda vita, che non può reclamare per sé nessun diritto, di cui ha parlato a suo tempo Agamben, di certo le si avvicina molto.

Lo squadrista minore Travaglio
La prima è il costo. Realizzare un film richiede normalmente risorse enormi; l’IA potrebbe permettere a persone prive di finanziamenti, troupe o accesso all’industria di produrre opere che altrimenti non esisterebbero.La seconda riguarda la rappresentazione di eventi reali che non è stato possibile filmare. Non soltanto il passato remoto o gli eventi storici, ma anche fatti contemporanei avvenuti lontano dalle telecamere, in contesti di censura, guerra o repressione. In questi casi l’IA potrebbe diventare uno strumento di ricostruzione narrativa fondato su testimonianze e documenti. Intendiamoci: il cinema lo ha sempre fatto, ma ora è molto più accessibile.Naturalmente questo richiede trasparenza sulle fonti e sul processo di ricostruzione. Non un deepfake che simula il reale per ingannare, ma un “deeptrue” a scopo informativo, con immagini sintetiche utilizzate per rendere visibili eventi veri che non hanno immagini, o che non possono averne.

E poi aveva una fedele domestica a tutto servizio, che sicuramente lo liberava dalle volgarità antiestetiche del quotidiano di massa.


3.

“Attivisti e sostenitori dei diritti umani hanno installato una statua di Marwan Barghouti a Londra, nella storica cornice di Parliament Square. L’installazione è stata realizzata per chiedere la scarcerazione dello storico leader palestinese, spesso definito il “Nelson Mandela palestinese”, da oltre 24 anni nelle carceri israeliane. La statua è stata rapidamente rimossa dalle forze di polizia

“Se morissi adesso o fra due giorni o un anno, ecco il mio testamento, il testamento di un comunista Avido di conoscenza e d’amore, vissuto e morto povero e curioso. Lascio tutto il mio disprezzo a chi mi ha usato. Lascio tutto il mio odio a chi mi ha dato un mondo senza gioia, da attraversare a denti e pugni stretti.

Da anni i sindacati (soprattutto la CISL) e il centrosinistra concepiscono la defiscalizzazione/decontribuzione come unica soluzione ai bassi salari e all’alta disoccupazione. Riduciamo il cuneo fiscale! E’ il mantra di questa gente. L’esito è però meno flussi al fisco e all’INPS e dunque meno risorse per pagare pensioni e servizi pubblici, in cambio di qualche soldo in più ma a carico della fiscalità generale. In pratica sono soldi che i lavoratori prestano a se stessi. Non sono veri aumenti salariali, dato che produrranno una minore pensione e meno servizi in futuro.

il recente rapporto dell’ONU su stupri e violenze sessuali documentate in vari Paesi—tra cui Palestina/Israele—andrebbe letto anche dai

nel ruolo di consulente per I 400 colpi, collaborò alla stesura della sceneggiatura e suggerì il finale, la celebre corsa del piccolo Antoine Doinel sulla spiaggia, in fuga dalla società per non farsi acciuffare e addomesticare.

Un rider colpito alla testa [con una bottiglia di vetro] mentre lavora. Un gruppo di giovanissimi che trasforma la violenza in divertimento. E una vittima che, ferita a terra, continua a ripetere [ai soccorritori]: «Devo finire la consegna».

un po’ infastidito, perché si materializza in questa ricorrenza un entusiasmo per un’energia, quella nucleare, che nel 2025 ha raccolto nel mondo investimenti per 70 miliardi di dollari, contro i 700 miliardi per le rinnovabili, 450 solo per il solare, vera star del momento (fonte IEA).

Uno studio di Harvard di 4 settimane fa ha usato casi clinici reali (pazienti che entravano in pronto soccorso) mostrando che AI usciva con la diagnosi corretta alla prima visita nel 65% dei casi, contro il 50% dei medici in carne e ossa.

Chi ha un blog o un sito si sarà accorto di un anomalo aumento delle visite, beh non sono “persone” ma il crawling dei bot alla ricerca di dati e vulnerabilità.

seguo spesso telegiornali austriaci, dove dopo la proclamazione del Board of Peace le notizie dalla Palestina sono completamente scomparse. Nessuno sa niente delle vittime che continuano a morire, dei reclusi, dei tentativi della Flotilla. La questione palestinese è rispuntata fuori solo in occasione dell’Eurovision, a causa di una protesta in strada di cui hanno dato notizia per pochi minuti. Per il resto tutto tace.

Ieri si sono verificati gravi disordini causati da decine di ultraortodossi estremisti. Alcuni di loro hanno vandalizzato l’abitazione del giudice della Corte suprema Noam Sohlberg, danneggiando la proprietà e rompendo il parabrezza della sua auto con un oggetto pesante. A Gerusalemme i manifestanti hanno circondato la stazione di polizia di Lev HaBira, tentando di sfondare i cancelli e le porte principali. Hanno anche attaccato cittadini laici, con un uomo che è stato gettato a terra, preso a calci in testa e ha riportato un trauma all’orecchio. A Beit Shemesh ci sono stati lanci di pietre contro gli agenti che hanno risposto con la forza e mezzi antisommossa. Questi episodi di violenza sono stati collegati all’arresto di disertori del servizio militare appartenenti alla comunità ultraortodossa.

Il viaggio continua

di Paolo Carnevali

Si conclude il viaggio di una rivista storica che si è trasformata nel tempo, lavorando con estremo realismo, senza credersi ago di nessuna bilancia diceva Mariella Bettarini. Con questo ultimo numero che esce fuori tempo termina una fase di un percorso culturale cominciato più di cinquant’anni fa. La mia collaborazione con la rivista “L’Area di Broca” è tardiva, nasce da un ritorno. Dopo una vita girovaga, fatta di continui spostamenti. Un giorno ho incontrato Mariella Bettarini: parlammo molto ricordo, seduti attorno a quel tavolo rotondo con caffè e biscotti Walter’s portati dalla Scozia. Il tavolo delle riunioni di redazione. Parlammo soprattutto del passato e delle nuove forme di comunicazione letteraria, di un mondo globalizzato, ma dall’aspetto solitario, narcisistico, sempre più in contrasto con la storia della rivista.
Al termine di quella lunga chiaccherata, mi propose di collaborare ed entrare in redazione. Fui grato. Pensai che anche la sorte crea legami e i ricordi spesso rappresentano luoghi mentali dove si drammatizza ciò che muore e il tentativo di recuperare un passato che aveva prodotto dialogo letterario. Mariella aveva ancora una certa influenza negli incontri redazionali, viveva in opposizione un certo modo di interpretare il mondo della poesia. Comunicava il senso della responsabilità nel tempo del cambiamento. Entrato in redazione, percepii quella mancanza di unione collaborativa, le battaglie verbali, la presenza di poeti come Gabriella Maleti, Attilio Lolini di cui sono stato amico, Silvia Batisti con la quale partecipai ad una lettura di poesie alle Piramidi Ostiensi a Roma, ricordo c’era anche Valentino Zeichen….
In queste ultime riunioni c’era un’ostinazione verso un nuovo cambiamento di comunicazione, percepivo che l’avventura della rivista non aveva futuro e al tempo stesso ammiravo la forza di una rivista che continuava nel suo stile consolidato da cinquanta anni. Una tra le più longeve nel panorama letterario. Posso dire di essere orgoglioso di avere partecipato alla testimonianza in questo lungo cammino. Infatti nel 1973 due giovani, Mariella Bettarini e Silvia Batisti, decisero di dare vita ad una rivista in qualche modo simbolico: “Salvo Imprevisti”. Eravamo nel mezzo di quel decennio che va dal 1968 al 1977 in cui accaddero molte cose fondamentali per lo sviluppo della cultura e della società dell’Italia di quegli anni, sporcate dalla violenza di certo estremismo politico che ha finito per oscurare le luci di quegli anni di cambiamento purtroppo ricordati soltanto come “gli anni di piombo”. Ma questa esperienza che era quanto di più lontano dall’immagine cupa che ancora si utilizza per descrivere, svilendolo, quel periodo.
“Salvo Imprevisti” era cultura, poesia, politica, era riflessione e tolleranza, inclusione, critica delle cose presenti e sostegno al movimento delle donne. Alla prima fase di questo percorso che si esaurì dopo circa vent’anni con il modificarsi del contesto culturale durante gli anni ’80 e l’inizio dei ’90, ne seguì una seconda meno impegnata politicamente e più orientata a proporre delle analisi interdisciplinari. Daltra parte la cultura europea stava vivendo un momento di passaggio che vedeva la fine di certi modelli, senza che ne fossero altri a prenderne il posto. Non ci fu solo la caduta del muro di Berlino e la fine del marxismo, ma pure tutti i grandi intellettuali, da Sartre a Moravia, da Calvino a Foucault ecc. via via scomparvero lasciando dei vuoti che non verranno riempiti. Oppure vennero sostituiti dal cicaleccio assordante della rete. Nacque così, grazie al contributo di Gabriella Maleti, l’esperienza dell’ “Area di Broca” più concentrata sulla riflessione culturale e sull’approfondimento di temi che risultassero paradigmatici di questi ultimi decenni.
Due fasi che rappresentano cinquant’anni di lavoro culturale e pedagogico svolto non certo in silenzio, ma lontano dai clamori mediatici, sempre facendo attenzione a coltivare i rapporti personali e con il proposito di apprendere, di imparare, di migliorare le nostre conoscenze attraverso lo scambio di proposte letterarie, attraverso il porsi domande, attraverso il suggerire risposte aperte al dubbio e alla confutazione. Trascorso ormai più di mezzo secolo è sembrato alla redazione che fosse giunto il momento di dare inizio ad una terza fase: quella in cui ci si consegna alla memoria e, se possibile, alla storia. Abbiamo cominciato a raccogliere i materiali, almeno quei documenti che possono essere interessanti come oggetti di studio e ricerca, e abbiamo cominciato a offrirli ad archivi e biblioteche. Le raccolte complete di “Salvo Imprevisti” e “L’Area di Broca” (oltre che in rete) sono custodite alla biblioteca del Gabinetto Vieusseux di Firenze, così come parte dell’archivio di Mariella Bettarini. Troveremo una collocazione anche per i volumi editi in parallelo alle riviste, come per esempio tutta la collezione delle Edizioni Gazebo. Allo stesso tempo, promoviamo anche la riflessione su questa esperienza in ambito accademico. Sarà complicato perchè fino ad oggi il nostro lavoro si è svolto sempre all’esterno o ai margini delle aule universitarie, ma è pur vero che si contano già alcune coraggiose studentesse che hanno discusso tesi di laurea su Mariella Bettarini e Gabriella Maleti. In rete, oltre ad arricchire i materiali presenti sul sito delle riviste (http://www.emt.it/broca), abbiamo anche la voce dell’enciclopedia online Wikipedia.
Il viaggio è tutt’altro che concluso, nel frattempo ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato come collaboratori e lettori e li invitiamo a sostenerci ancora nel tenere viva la memoria di questa esperienza.

Riordinadiario agosto 2025 (3)

Stralci di letture da Facebook e dal Web

a cura di Ennio Abate Continua la lettura di Riordinadiario agosto 2025 (3)

Riordinadiario agosto 2025 (2)

Stralci di letture da Facebook e dal Web

a cura di Ennio Abate

Continua la lettura di Riordinadiario agosto 2025 (2)

Riordinadiario agosto 2025 (1)

Stralci di letture da Facebook e dal Web

a cura di Ennio Abate

1 agosto 2025

Continua la lettura di Riordinadiario agosto 2025 (1)

Appunti di giornata su FB (1)

di Ennio Abate

4 APRILE 2024

ADRIANO SOFRI

Ennio Abate

“Allora, da dove può venire una convalescenza? Penso che possa venire solo dagli uomini “vecchi”, da chi abbia sperimentato fino in fondo il vicolo cieco dell’oltranzismo e si ricreda:” (Sofri)

Lei dimentica i danni di quell’*oltranzismo* dei vecchi capi “pentiti” (?) e dà il lasciapassare a quello degli attuali “sergenti” diventati “generali”. Anch’essi si “pentiranno”- stia sicuro – ma dopo aver fatto il loro “dovere”.

5 APRILE 2024

DOPO AVER LETTO “l’URLO E IL FURORE” DI W. FAULKNER E AVER ASCOLTATO LA CONFERENZA DI EZIO PARTESANA (QUI)

E PAVESE? PAVESE/FAULKNER
https://www.ajol.info/index.php/issa/article/view/158781
Dopo una breve rassegna delle reazioni alla produzione di William Faulkner in Europa, l’articolo analizza la ricezione di Faulkner in Italia, gli atteggiamenti mostrati da critici e intellettuali italiani nei confronti della sua narrativa e le diverse strategie che sono state adottate nella traduzione in italiano delle sue opere più importanti negli anni. Cesare Pavese, il cui interesse per la letteratura statunitense è noto, sembra non aver prestato grande attenzione a William Faulkner e il suo rapporto con lo scrittore statunitense si fonda soprattutto sulla recensione (negativa) di Sanctuary e sulla traduzione del romanzo L’Amleto (1940) come Il borgo (1942).

IDA DOMINJANNI
Ennio Abate

Ma c’è ancora bisogno di leggere “Frames of war” per concludere che ” è proprio una débacle”? Nel “nel regime di guerra” viviamo solo da “oggi”? Ex Jugoslavia, Guerra del Golfo, Libia, Afghanistan? Tutto dimenticato? Non sarebbe da chiedersi da quanto data questa débacle? E da ricordare che prima della caduta dei “tanto sbandierati valori europei e occidentali” c’è stato il tracollo dei tanti sbandierati valori della Sinistra da parte di buone parte della Sinistra stessa confluita da tempo “nel mainstream guerrafondaio”?

P.s.

https://www.poliscritture.it/…/composita-solvantur-2024/ 

Ida Dominijanni Ennio Abate veramente io lo scrivo da più di vent’anni

LPLC/ GUIDO CATALANO, PRESO SUL SERIO

Giovanni

Uno sguardo acuto sulla scena poetica italiana contemporanea

Ennio Abate 
(commento censurato dal LPLC)
A me, invece, pare uno sguardo compiaciuto e complice sulla Nuova Prostituzione Poetica.

DORIANO FASOLI

Ennio Abate

” orrenda pasta fradicia. Marzapane intriso d’olio, cioccolata fumante con dentro fette di salame. Panna montata di stucco, crema d’oro falso”

Qualcosa non mi quadra: sono state usate troppe immagini per criticare l’Immaginifico…

 

7 APRILE 2024


SALVO LEONARDI

Nel vedere questo documentario mi sono inevitabilmente chiesto se e quale analogia vi possa essere fra la vicenda irlandese e quella palestinese. Non poche. E infatti è notorio il legame fra i due movimenti di lotta. Che hanno ad esempio portato il governo di Dublino ad associarsi a quello di Pretoria nel chiedere al Tribunale dell’Aja l’eventuale genocidio a Gaza. Ora, l’Inghilterra condusse contro L’IRA una guerra senza quartiere. In reazione a quella con e sin dentro l’Inghilterra, da parte dell’IRA. Una guerra dura, di occupazione, con i soldati della RUC (Royal Ulster Constabulary) dispiegati ad ogni angolo di Belfast e Derry. La guerra sporca dell’intelligence, MI5 ed MI6. Le leggi dell’emergenza. Le sentenze sommarie, come quelle famigerate contro i 6 di Birmingham. Le prigioni H-Block e la carcerazione speciale. Contro una organizzazione paramilitare micidiale e spietata. In grado di provocare circa 1.300 vittime, fra bombe indiscriminate e assassini mirati. Che arrivò a un soffio dall’eliminare persino Margaret Thatcher. Sempre con un sostegno diffuso e di massa, al di que e al di là del confine con la Repubblica. E tuttavia, nulla del genere uguaglia l’operato di Israele in Cisgiordania e Gaza, nei decenni. I rastrellamenti sommari non furono mai come quelli dell’IDF. Mai una abitazione di un militante venne demolita. Un’intera famiglia punita per rappresaglia. Nessuna azione osò mai e poi mai violare i confini e la sovranità dell’Eire, da cui notoriamente partivano molte delle incursioni dei Provisionals. E in cui subito dopo rinculavano. Il sostegno ai gruppi unionisti protestanti, incomparabili a quelli offerti sfacciatamente ai coloni. Nessun leader del braccio politico Sinn Fein fu fatto fuori in auto da un razzo telecomandato. O magari avvelenato, in puro stile putiniano. E i suoi leader storici, eletti persino a Stormont (il vecchio parlamento nordirlandese) e a Westmister, potevano regolarmente portare a spalla, e a viso scoperto, le bare dei capi militari dell’IRA, che avevano piazzato bombe e ucciso nei pub e centri commerciali di Birmingham, Londra e Manchester. Alla fine, proprio con loro, e persino coi più efferati autori diretti di quegli attentati, avrebbe negoziato e siglato gli accordi pace della Pasqua 1998. Con lo Sinn Fein oggi al governo sia a Dublino che a Belfast.

Ovvio; ci sono state delle differenze e pure significative. Ma di certo, in Israele, sarà bene che prima o poi si studino per bene la lezione anglo-irlandese.

 

8 APRILE 2024

PIERLUIGI FAGAN

Laddove s’intende io faccia analisi e scriva di geopolitica, spesso in realtà mi avvalgo di un tentativo di nuova disciplina che non altrimenti si dovrebbe chiamare MONDOLOGIA. Se ne è vista forse la concreta applicazione recente nelle analisi poi culminate del Trittico mediorientale.

E’ una disciplina che ritengo oggi viepiù necessaria, basata sull’impostazione M-I-T-disciplinare (Multi-Inter-Trans), parte strutturale del metodo sistemico-complesso applicato all’oggetto e fenomeno del mondo.

Io non amo particolarmente il termine geopolitica e il suo uso eccessivo soprattutto aggettivato come un prezzemolo. Ben vengano quindi approcci più complessivi all’interno dei quali la geografia politica e i fattori di potere in un determinato spazio sono configurati come una variabile tra le altre. Grazie ancora! PS So che ogni tanto fa degli interventi su qualche canale YouTube. Mi piacerebbe tanto una volta conversare con lei sul quadrante mediorientale e, soprattutto, sull’area del Mar Rosso e del Corno d’Africa. Sono un ragazzo dell’Eritrea e da poco ho completato gli studi in relazioni internazionali e cerco di approfondire quella parte di mondo.

Ennio Abate

A MO’ DI ESORCISMA E INCORAGGIAMENTO:

Al mondo di Andrea Zanzotto.

Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.

Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male sbozzolato
fossi io indigesto male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»
un po’ più in là, da lato, da lato.
Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.

Su, Münchhausen.

ADRIANO SOFRI

Neri Paolo

Caro Adriano, il costo del massimalismo politico abbracciato dalla classe dirigente post-Majdan si è rivelato altissimo: anziché traghettare il paese verso il regno promesso del benessere e della prosperità, la scelta dell’integrazione euroatlantica quale unico strumento di sviluppo del paese ha trasformato l’Ucraina da terra di frontiera in campo di battaglia, e quindi, in landa desolata da cui sono fuggiti oltre 14 milioni di persone, tra rifugiati e sfollati (su una popolazione di 41). Del resto non è solo “colpa” dell’Ucraina. Nell’aprile 2022 infatti essa stava per firmare un accordo con la Russia che avrebbe posto fine alle ostilità in cambio della neutralità ucraina. Fu Boris Johnson precipitarsi il 9 aprile a Kiev per chiarire a Zelens’kyj che “anche se l’Ucraina è pronta a firmare alcuni accordi sulle garanzie con Putin, noi (l’Occidente collettivo) non lo siamo”.

Quella di Mosca è una ribellione all’ordine internazionale americano, e gli americani volevano approffittarne per indebolire l’ “impero” russo. La guerra finanziata dall’Occidente invece sta distruggendo l’Ucraina. Traducendosi in un inconcludente bagno di sangue alleporte d’Europa. Nessuno gongola. Forse qualcuno ha gongolato troppo prima, anche se bastava non essere ciechi volontari per capire che la sproporzione di forze era tale da rendere inimmaginabile un risultato diverso. Chi voleva vedere lo vide da subito. Lei è stato tra quelli che non hanno voluto vedere


LANFRANCO CAMINITI

il “piano” di trump per chiudere la guerra d’ucraina – svelato dal «washington post» – ovvero: cedere il donbas e la crimea a putin, è spaventosamente uguale a quello dei pacifisti italiani e d’ovunque. è anche uguale a quello dei più smaccati filoputiniani come dei più mimetizzati. costringere gli ucraini alla resa: basta non dare loro armi (c’è chi – come i 5stelle, come i santoro e i la valle, come varie declinazioni “di sinistra”, con pericolose sbandate della schlein – ne ha fatto una vera e propria “linea politica” identitaria) e aiuti per resistere, e è fatta. come sta accadendo. naturalmente, il tutto viene declinato per non spargere ancora sangue ucraino, dando per acclarato che l’irrompere delle truppe russe avverrà portando fiori nei loro cannoni. come già a bucha, d’altronde.

DAI COMMENTI

Giulia Borelli  Per fortuna, al momento, la nato è più cauta di voi tre intelligentoni.

Chicco Galmozzi Giulia Borelli non ti facevo cosi cogliona…

Giulia Borelli Chicco Galmozz lo sono, lo sono

 

 

Una newsletter di “Valigia Blu”

23 luglio 2022Apri la newsletter sul browser
a cura di E. A.
  • Il governo Draghi: né migliore né peggiore dei suoi predecessori

Anche il Governo Draghi è arrivato al capolinea. Fino a ridosso del suo insediamento, data la caratura del personaggio e il difficile momento politico (si era nel pieno dell’emergenza pandemica), la nomina di Draghi ha suscitato forti reazioni nella stampa. Da un lato l’adorazione a tratti eccessiva del Presidente del Consiglio da parte dell’intellighenzia liberale del paese: basti pensare all’appellativo Governo dei Migliori. Dall’altro, il governo di Mario Draghi è stato accusato di essere un governo che porta il paese sulla strada della rovina, un liberista spietato. Entrambe queste visioni in realtà non fanno altro che sposare una linea drammatica rispetto al governo Draghi, un governo della provvidenza, in un caso distruttivo, nell’altro rigenerativo. La verità, ben più banale, è che il Governo Draghi è stato né più o meno alla pari dei suoi predecessori.

Continua la lettura di Una newsletter di “Valigia Blu”

Un’orchestra sul Titanic

di Cristiana Fischer

Diversi strumenti musicali compongono nell’orchestra una ricca tavolozza timbrica. Ci sono i suoni gravi e vibranti che danno una colorazione drammatica al discorso, insieme al corpo centrale degli archi che lo sostiene con continuità e senza interruzioni. Il discorso ininterrotto cui mi riferisco è quello che trasmettono imperterrite tutte le fonti di comunicazione scritte, orali e  visive, sui canali ufficiali delle tv, di stato o quasi (come sono quelle dei grandi gruppi privati), più la selva di fonti diffuse, come gli alberi le rocce e i rivi di una larga foresta che corrisponde all’intrico dei social. È il discorso della guerra, al 99% impegnato a sostenere la validità di un quadro che non si smette di abbellire e rafforzare: la povera Ucraina invasa dal rabbioso capo russo.
Continua la lettura di Un’orchestra sul Titanic

E poi all’Epifania arriva Erode…

Scrap-book da FB: Spulciando qualche commento ( a cura di E. A.]


Roberto Giuliani

C’è qualcosa che non capisco. Come è stato possibile che qualche decina di miglia di supporter di Trump siano riusciti ad assediare ed invadere il Campidoglio ? Poliziotti pochi e a mani nude. Siamo nel cuore del potere usa. I conti non tornano. Continua la lettura di E poi all’Epifania arriva Erode…