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Da”Pleasantville”

di Antonio Pizzol

Di questo giovane poeta, già affacciatosi su Poliscritture con suoi versi (qui), pubblico volentieri alcune poesie in dialetto veneto da una sua recente raccolta. Vi si coglie un realismo mantenuto su un pedale emotivo basso (ironico e autoironico), un’attenzione alle minuzie del quotidiano, un lavorio su sentimenti veri (e a volte anche umorali). [E. A.]

 1.
 Xe proprio in quel momento lì che sto ben,
 
 
 coe man che ‘e vedo già nere
 sensa neanca aver ‘l cofano verto
 che so che xe a bateria
 o qualche cavo distaca’,
 che basta un toco, na streta,
 e tuto se giusta e va…
 prima de aver le mani nere
 e i dei scusai, prima
 de sudar incastrà drio del filtro
 coe ciavi che ‘e casca e se sbrega ‘l manual,
 tanto prima de no saver niente
 e de sentir da n’altro le parole
 alternator e bobina.
 
 
 È proprio in quel momento lì che sto bene// con le mani che già
 le vedo nere/ senza avere ancora aperto il cofano/ che so che può
 essere la batteria/ o qualche cavo scollegato/ che è sufficiente un
 contatto, una stretta,/ e tutto si aggiusta e funziona…/ prima di
 avere le mani sporche di grasso/ e le dita rovinate, prima/ di sudare
 incastrato dietro al filtro/ con le chiavi che cascano e si strappa il
 manuale,/ molto prima di non sapere niente/ e sentire da un altro le
 parole/ alternatore e bobina. 
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Sulla collina

mayoor sparare

di Lucio Mayoor Tosi


Cosa si nasconde nella testa del pazzo che svolta l’angolo
uscendo dal bar?
Ha due metri di fucile nella spina dorsale, un cappotto
marrone e l’aria
di chi ama osservare da lontano, con le sopracciglia in su
perché ha già visto: Continua la lettura di Sulla collina

Intervista (2) a Annamaria De Pietro

hokusai-peonies-and-butterfa cura di Ennio Abate

Nell’accostare «Rettangoli in cerca di un pi greco» (ma anche il tuo «Si vuo’ ‘o ciardino») mi è parso di cogliere una tua particolare predilezione (forse dovuta a studi o viaggi o contatti, non so) con la cultura francese tra Seicento e Settecento. Mi sbaglio?

Eccoti un pignolesco resoconto dei miei rapporti con la Francia. A scuola ho studiato il francese; poi, esame di francese all’università. Da questi studi nacquero grandi amori soprattutto per certe parti di quella letteratura, in particolare per Ronsard, scoperto al ginnasio, sempre amato da lontano, e poi, in anni abbastanza recenti, tradotto con passione (più di quattrocento testi, dei quali un giorno o l’altro dovrei ben fare qualcosa. Continua la lettura di Intervista (2) a Annamaria De Pietro