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Come si sgombera un centro di accoglienza

di Marisa Salabelle

Tra il 2018 e il 2022 Poliscritture ha gentilmente ospitato alcuni miei articoli su Vicofaro, una parrocchia della periferia di Pistoia, e sul parroco Massimo Biancalani, assurto agli onori della cronaca per aver accolto nella sua canonica un piccolo numero, poi ingranditosi parecchio, di migranti perlopiù africani. In questi giorni l’esperienza di Vicofaro si è conclusa nel modo più inglorioso e con questo articolo vorrei completare la mia narrazione, dopo aver riassunto la vicenda per sommi capi, e mi scuso in anticipo se il testo sarà lungo e un po’ indigesto.

Ispirato dalle parole di papa Francesco, che esortava ciascuna parrocchia ad aprire le porte ai migranti e che definiva la Chiesa un “ospedale da campo”, don Massimo ha iniziato nel 2016 con un piccolo CAS: un’iniziativa del tutto legale, anzi promossa e finanziata dallo Stato. Viveva in canonica una quindicina di ragazzi, cui Biancalani forniva alloggio, cibo e servizi vari come previsto dalla legge, con un compenso di 35 euro giornalieri per ciascun ospite, sempre previsti dalla legge e sborsati dallo Stato. Per molto tempo gli italiani per bene si sono scandalizzati di questi 35 euro, ritenendo che andassero in tasca agli immigrati, mentre rappresentavano soltanto il costo del servizio che lo Stato pagava ai vari enti gestori dei centri di accoglienza. I CAS ci sono ancora, in tutta Italia, ma Matteo Salvini, quando era ministro dell’Interno, pensò bene di dimezzarne il costo, così da offrire servizi peggiori agli immigrati, pur di accontentare i desideri del suo elettorato. Una cosa che dette particolarmente fastidio ai benpensanti pistoiesi, ma anche a Salvini in persona, informato da Cinzia Cerdini, consigliera leghista del Comune di Pistoia, fu il fatto che Biancalani un giorno avesse portato alcuni dei suoi ragazzi in piscina, ovviamente pagando per loro il biglietto d’ingresso. Come poteva permettersi di compiere un gesto simile? Un vero oltraggio verso gli italiani! Questo episodio lo rese celebre in tutta Italia e gli scatenò addosso l’odio di molti esponenti politici e della famosa ggente, che non sempre accetta che dei giovani di pelle nera siano persone esattamente come noi.

Col passare del tempo don Biancalani si rese conto che i ragazzi che aiutava non erano che la punta di un iceberg, e che il vero problema era rappresentato dagli irregolari, dai non accolti, da coloro che avevano ricevuto il foglio di via, dagli strambi, dai fragili: quelli che lui, e non solo lui, chiama “gli scarti del sistema”. Aprì ulteriormente le sue porte e iniziò ad accogliere chiunque bussasse, dovette rinunciare al CAS e alle sovvenzioni statali e si fece paladino degli ultimi. Ottime intenzioni, spirito evangelico, comportamento profetico, ma anche accoglienza improvvisata, mancanza di spazi e di servizi igienici idonei, nessun operatore, solo volontari animati da grande buona volontà ma spesso anziani e impreparati. Così Vicofaro si trasformò in un grande bazar e il malcontento dei residenti della parrocchia, che avevano iniziato a mugugnare al primo muso nero apparso in piazza della chiesa, si inasprì. Gli ospiti di don Biancalani arrivarono, tra chi arrivava, chi soggiornava per periodi più o meno lunghi e chi se ne andava, a un massimo di 200 persone, accampate alla meglio in canonica, nei locali parrocchiali, in quelli dell’ex convento, nella cappella piccola e nella chiesa grande, tra piccole e grandi magagne: scarsa igiene, schiamazzi notturni, risse, piccolo spaccio, con il malumore degli abitanti del quartiere, certamente in una situazione di disagio, con tutte le attività parrocchiali dismesse, a parte la messa della domenica e i funerali, o disertate dai parrocchiani che preferivano a quel punto rivolgersi ad altre chiese. Intanto in consiglio comunale Cinzia Cerdini imperversava, i diversi gruppi consiliari si esprimevano in mozioni più o meno ipocrite, il sindaco Alessandro Tomasi, Fratelli d’Italia, eletto nel 2017 e rieletto nel 2022, faceva lo gnorri. In quanto alla Diocesi, peggio che mai: Biancalani non ha mai goduto di popolarità presso il clero pistoiese, un po’ per la radicalità delle sue scelte, un po’ per il suo carattere aspro e polemico. Il vescovo Fausto Tardelli oscillava tra un appoggio formale al suo prete e un dissenso sostanziale e silente.
Negli anni la situazione si è come incancrenita, con le sempre maggiori difficoltà da parte di Biancalani e dei suoi volontari a garantire un’accoglienza minima, sì, ma decorosa ai migranti, col crescere del malcontento nella parrocchia, con alcuni episodi di una certa gravità, con il silenzio e la mancanza di soluzioni da parte delle istituzioni, sia laiche che ecclesiastiche. In un comunicato particolarmente ipocrita, nello scorso febbraio il vescovo Tardelli esortava parrocchie e famiglie a prendersi in carico alcuni degli ospiti di don Biancalani in modo da alleggerire Vicofaro. Evidentemente nessuno rispose all’appello: se qualche parroco avesse voluto dare una mano a don Massimo, in tutti questi anni l’avrebbe fatto, e quanto alle famiglie… be’, a dir la verità non è facile scegliere di accogliere in casa propria uno o più immigrati, giovani maschi adulti con stili di vita ed esigenze particolari, e diciamocelo: nonostante sia diventato di moda dire “Se ti piacciono tanto gli immigrati prenditeli a casa tua”, questo non è un compito che spetta alle famiglie. Nel frattempo tra gli abitanti della parrocchia si era formato un comitato e ai primi di marzo un gruppetto di circa venti persone con tanto di striscioni (Fuori Biancalani da Vicofaro; Ora basta! eccetera) si presentò davanti alla Curia vescovile. Il vescovo li ricevette e da quel momento la strategia cambiò. Tardelli promise ai parrocchiani che avrebbe trovato una soluzione, si mise in contatto con le autorità, presto presto fu formato un tavolo di lavoro col compito di alleggerire la pressione su Vicofaro trasferendo la maggior parte degli immigrati. Venne coinvolto il Viminale e il ministro Piantedosi si impegnò in prima persona. Fu creata una task force: si doveva trovare posto ai ragazzi, da parte del Viminale in CAS e SAI sparsi in tutta Italia, da parte della Caritas in locali sparsi nella diocesi. Il lavoro non era facile né veloce, i posti nei CAS e nei SAI non erano poi tanti, i locali diocesani non sembravano così disponibili o dovevano essere riadattati… Biancalani, a questo giro, si mostrò abbastanza collaborativo: in fin dei conti anche lui desiderava che Vicofaro fosse decongestionato e che i ragazzi trovassero sistemazioni alternative. Ma i tempi si allungavano e sindaco, prefetto e ministro avevano fretta di esibire il risultato. In particolare, il sindaco Tomasi, che correrà per la presidenza della Regione Toscana nel prossimo ottobre, aveva bisogno di un buon biglietto da visita. Bisogna aggiungere poi che nel frattempo era morto papa Francesco, amico e sostenitore di don Massimo.

Il 6 giugno, senza che si fosse verificata nessuna nuova emergenza, anzi, con diverse decine di trasferimenti già effettuati, Tomasi emanò un’ordinanza di sgombero per le “gravi condizioni igienico sanitarie” dei locali in cui vivevano i migranti. Allo scadere dei 20 giorni, nel pomeriggio del 25 giugno, è iniziato lo sgombero. Per tre giorni le operazioni si sono svolte pacificamente: la Curia aveva messo a disposizione case, canoniche e conventi nella sua disponibilità, dato che lo Stato non aveva più posti dove convogliare i migranti (l’Italia è grande, ma evidentemente un centinaio di persone da collocare sono veramente troppe…). I giovani di Biancalani hanno accettato di buon grado il trasferimento, avvenuto su mezzi della polizia e dei carabinieri e su pulmini messi a disposizione dalle parrocchie. Ogni sera, finite le operazioni, restavano in piazza alcune auto della polizia che illuminavano la chiesa coi fari, per evitare (come dichiarato) che con il favore delle tenebre qualche migrante trasferito se ne tornasse a Vicofaro. Con lo stesso scopo, il giorno 30 giugno, la Diocesi ha mandato degli operai a chiudere con pannelli di truciolato e lucchetti alcune porte che dalla chiesa grande immettono nella chiesa piccola e da lì nei locali abitativi. Non è stato bello vedere queste aperture pannellate, bisogna riconoscerlo: ma si è detto che si trattava di misure di sicurezza, perché poi, una volta svuotati, i locali avrebbero dovuto subire lavori di ristrutturazione. E non c’è dubbio che ce ne sia bisogno.

Il 1 luglio rimanevano a Vicofaro, secondo quanto affermato dal vescovo in un comunicato ufficiale, tre migranti: persone fragili, che non era stato possibile fino a quel momento convincere ad andare verso le mete loro destinate. Ed ecco, stampa e tv presenti, un imponente dispiegamento di forze: agenti in tenuta antisommossa, con casco e scudo, fanno irruzione nella canonica per portar fuori tre poveri cristi, il tutto in favor di telecamere. Esulta il sindaco, esulta il ministro Piantedosi, che sul profilo Facebook del ministero scrive “Liberato Vicofaro”, il vescovo dirama un comunicato nel quale definisce necessario l’intervento delle forze dell’ordine, da lui espressamente autorizzato. E don Biancalani? Avvilito, amareggiato, continua a postare sul suo profilo Facebook immagini della sua chiesa violata e parole di denuncia per quanto è avvenuto. Nel frattempo il vescovo dichiara di aver dovuto revocargli “la legale rappresentanza”. Massimo Biancalani è ancora parroco di Vicofaro, almeno per il momento, ma non spetta più a lui prendere decisioni. Che cosa farà d’ora in avanti? I parrocchiani che hanno chiesto e promosso lo smantellamento del centro di accoglienza torneranno a frequentare la chiesa? Intanto, l’instancabile consigliera Cerdini si è già fatta portavoce di un gruppo di parrocchiani di Capostrada, scontenti perché 25 dei migranti allontanati da Vicofaro sono stati accolti nella loro chiesa…


Nota di E. A.
I precedenti articoli su Vicofaro si leggono a questi link:

https://www.poliscritture.it/2018/02/26/accoglienza/
https://www.poliscritture.it/2018/08/06/citta-dellaccoglienza/
https://www.poliscritture.it/2018/08/28/chiuso-il-cas-di-vicofaro/
https://www.poliscritture.it/2018/09/23/vicofaro-un-mese-dopo/
https://www.poliscritture.it/2019/10/17/ultime-notizie-da-vicofaro/
https://www.poliscritture.it/2019/12/03/9092/
https://www.poliscritture.it/2019/12/05/don-biancalani-le-sardine-ma-anche-un-ripasso-sul-populismo/
https://www.poliscritture.it/2020/03/28/vicofaro-ai-tempi-del-coronavirus/
https://www.poliscritture.it/2020/10/17/ultime-da-vicofaro-pistoia/
https://www.poliscritture.it/2022/07/11/cronache-dalla-provincia/

Ultime da Vicofaro, Pistoia

Vicofaro, Chiesa di Santa Maria Maggiore

di Marisa Salabelle

Quello che doveva capitare, quello che tutti aspettavano a gloria, finalmente è successo. Due ospiti di Vicofaro, la parrocchia del “prete che porta i migranti in piscina”,  sono risultati positivi al Covid. Il sindaco di Pistoia, (Alessandro Tomasi, Fratelli d’Italia col cuore in Casapound) che da tempo segnalava la pericolosità del centro di accoglienza, “una bomba epidemiologica”, “un problema sanitario oltre che di ordine pubblico”, che proclamava la necessità di “sgombrare”, “svuotare” la chiesa e i suoi annessi, senza peraltro muovere un dito per trovare una sistemazione alternativa, ha finalmente avuto pane per i suoi denti. Due contagiati! Quando mai s’è vista una cosa del genere! Due appestati nella nostra città! E neri, per giunta! Gli ospiti di Vicofaro sono stati messi in quarantena preventiva, e su questo non ci sarebbe nulla da ridire, se non fosse per il contorno: la chiesa e le sue pertinenze dichiarate “zona rossa” e, da ieri sera, carabinieri, polizia, vigili urbani, transenne, nastro bianco e rosso da scena del crimine…

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Vicofaro ai tempi del coronavirus

di Marisa Salabelle

Quando hanno cominciato a girare le prime notizie sull’epidemia che poi sarebbe stata battezzata COVID19, l’attenzione di tutto il mondo era rivolta alla Cina. Bisognava in tutti i modi evitare che da lì il contagio si diffondesse, e allo stesso tempo bisognava dimostrare che non si era mossi da pregiudizio o razzismo, ma solo da una prudenza volta a salvaguardare la salute di tutti. In Italia, per esempio, si sono soppressi tutti i voli provenienti dalla Cina, un provvedimento scarsamente risolutivo, se non controproducente, ma non è di questo che volevo parlare. Qui da noi, in Toscana, tra Prato e Firenze abbiamo una delle comunità cinesi più numerose d’Europa. E per un motivo o per un altro tutti ne eravamo preoccupati: vuoi che non ci fosse, in quell’immenso formicaio, qualcuno che era stato da poco in Cina, o che in un modo o nell’altro ne stava per tornare? Il contagio, noi, l’aspettavamo, e l’aspettavamo di là. Il presidente della Regione, Enrico Rossi, aveva stabilito delle misure che ai più sembrarono scarsamente efficaci.

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Bella ciao

di Marisa Salabelle

«Canterò Bella Ciao in chiesa, alla fine della Messa, domenica prossima» aveva scritto Massimo Biancalani sul suo profilo Facebook. Il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, lo aveva diffidato. Aveva diffuso una nota nella quale affermava che “in chiesa nelle celebrazioni liturgiche non si possono eseguire canti inadeguati alla liturgia, come del resto il buon senso dovrebbe già far capire”. Il prete però non ha voluto sentir ragioni e domenica scorsa, 24 novembre, al termine della liturgia, dopo il rituale “la messa è finita, andate in pace” ha intonato il canto partigiano, circondato da una trentina di fedeli.

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Ultime notizie da Vicofaro

di Marisa Salabelle

Dopo un lungo periodo in cui giornali e talk show sembravano aver dimenticato don Biancalani e la sua controversa attività a favore dei migranti, ultimamente i media si sono risvegliati. Ha aperto i giochi, se non mi è sfuggito qualcosa, Il Giornale, un quotidiano di raro equilibrio e di nota obiettività. «Don Biancalani trasforma la chiesa in un centro di accoglienza» titola venerdì 11 ottobre, e apre l’articolo con queste parole: « Decine di materassi in tutta la chiesa e poi scarpe, zaini e vestiti. È l’idea di accoglienza di don Massimo Biancalani, parroco di Pistoia, che ha deciso di ospitare negli spazi della chiesa di Vicofaro, la più grande della città, 250 migranti.»

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Vicofaro un mese dopo

di Marisa Salabelle 

Le lotte che nascono dal basso e isolate possono sempre essere soffocate o morire tra l’indifferenza delle maggioranze silenziose.  Questa del  CAS (Centro di Accoglienza Straordinario) di Vicofaro, di cui Marisa Salabelle sta facendo con tenacia la puntuale cronaca, oggi respira male.  E noi pure – almeno quelli che non accettano le politiche di respingimento o di sfruttamento dei migranti – siamo in affanno.  Si ripropone, perciò, il semplice ma sempre più arduo problema: che fare? Chi ha esperienze, anche minime, di militanza  sa la fatica materiale e il coraggio necessari per affrontare nel concreto le situazioni quotidiane, soddisfare i bisogni dei corpi, curare i pensieri e i sentimenti di quanti lottano in prima persona. In questo caso don Biancalani, i migranti, i volontari che a Pistoia non cedono. Ma sa pure che oggi a fiaccare gli animi dei simpatizzanti della Causa dei migranti sono soprattutto i discorsi che stanno prevalendo sul piano politico e culturale a causa della piega repressiva impressa al governo soprattutto dal ministro Salvini.  Dobbiamo impedire che crescano le complicità o le neutralità dei  “non sono razzista ma…”.  E, abbiamo bisogno più che mai  di “provocatori” – preti e non –  che, contro chi  urla: “Prima gli italiani” o tentenna e rispolvera idee di nazione  e di sovranità nazionale,  tornino a dire: “Prima gli umani”, “ Prima chi sta in basso”, “Prima i proletari”.  È una questione di civiltà, come ha ricordato Romano Luperini di recente (qui). Vorrei che su Poliscritture si moltiplicassero i contributi che critichino  i pregiudizi razzisti, religiosi, ideologici. Sarebbe un modo per aiutare la lotta in corso a Vicofaro . [E. A.]    Continua la lettura di Vicofaro un mese dopo