Esercizi di poesia

Locatelli luna

di Annamaria Locatelli

Per  tornare  ad approfondire il fenomeno  dei tanti che ricorrono al linguaggio poetico per uno dei motivi elencati da Marcella Corsi in un suo commento (qui) o altri ancora e tener conto anche delle obiezioni mosse da Luca Chiarei (qui) pubblico con il titolo di “Esercizi poetici” due testi di Annamaria Locatelli e una sua Nota “di poetica”. E contro ogni rigidità classificatoria che taglia in modi netti e spesso arrogantemente elitari il confine tra poesia e non poesia, ribadisco la convinzione che esso è mobile, che il fluire degli scambi nei vari sensi (dai “centri” alle “periferie”, dall'”alto” al “basso” e viceversa) è segno di vitalità e vantaggioso per ogni tipo di ricerca. Rafforzano  autorevolmente questa prospettiva sia il giudizio  anch’esso “fluido” di Fortini su cosa sia poesia (qui) sia un recente invito di Giorgio Agamben (qui) a chiedersi  «se ciò che chiamiamo poesia non sia in verità qualcosa che incessantemente abita, lavora e sottende la lingua scritta per restituirla a quell’illeggibile da cui proviene e verso cui si mantiene in viaggio». [E.A.]

Domande per un senso

Cari grilli, perché voi avete le antennine
e noi no?
Perché il millepiedi ha tutti quei piedi
e non ha mai vinto la maratona di New York?
La luna è fissata lassù…
ma qualche volta scendi giù!
Perché i prati sono verdi e non blu?
La lumaca lenta lenta va,
una sveltita, prego, su.
Le lepre corre corre via,
ma che bisogno c’è di tanta fretta?
Tutto questo senso
non se ne può più,
arruffato è l’universo
il diritto col rovescio…
L’uomo e la sua verità,
all’inseguimento,
ma per carità!
Che turbinio, ragazzi,
finita son nel mulinello.
Fermatemi, vi prego,… le coordinate!
E arrivano trafelati-beh, si fa per dire-
due amici ghiri della “bassa”
“Signur, piangem! Ma lasa perd!”
Ora, acciambellata, riposo la terra
l’ho scampata bella.

Il popolo delle monetine…

Silenzioso, dignitoso
é tra noi,
spesso l’incrocio.
L’altro giorno
nel santuario della finanza,
la banca,
entrò una giovane scura
la gonna lunga lunga…
Nella mano teneva,
debordante,
di monetine una manciata,
1-2-5 centesimi, per intendersi,
e, gentilissima,
si avvicinò alla cassa
“Son 50 centesimi… qui all’angolo
il panettiere non li ha presi,
posso avere un pezzo intero?”
E la cassiera, se avesse visto il demonio,
scattò in piedi
“Non appoggi, non appoggi…se na vada”
Chi maneggia i milioni
-non suoi, d’accordo-
crede di sporcarsi le mani con gli spiccioli…
E poi al supermercato
nonna e nipote giovinetta,
questa con un bel fiocco in testa
ma con l’aria molto mesta
la vecchia seria seria.
Tenevan due sacchetti
facevan la spesa anche per i vicini,
pane, insalata
e salame, dei più scadenti.
Totale: due euro e mezzo
scrupolosamente contati
un centesimo per volta.
La fila s’attardava, si allungava…
Tra segni di impazienza.
E poi…e poi.
I poveri tra noi.
I poveri siamo noi.

Nota dell’autrice

Perché a un certo punto della vita ho incominciato a ricorrere al linguaggio poetico, cioè a fare esercizi di poesia? Non certo per l’approvazione sociale, ma per provare una forma di comunicazione diversa tra me e me e tra me e gli altri, in genere poeti o amanti del linguaggio poetico. Sto parlando su un piano molto soggettivo, di possibilità di esprimermi con la massima vicinanza e lontananza da me stessa, in uno spazio protetto, dove raccogliere coraggio, dare voce a paure, sentimenti, esprimere idee. Forse lo faccio con troppa disinvoltura, ma poi penso ai miei amici dell’osteria che conobbi da ragazza e che improvvisavano il racconto di sé, storie, filastrocche, quasi sempre musicate. Era il loro un linguaggio simile a quello poetico. E sento di dover continuare…Frequentando poi questo blog ho avuto modo di leggere ed apprezzare pagine dove la ricerca della forma, del contenuto e l’ispirazione poetica sono molto alti. Spero comunque che l’essere umano sia sempre il centro della nostra attenzione.

 

38 pensieri su “Esercizi di poesia

  1. Cara Annamaria,
    il tuo commento denota una grande voglia di scrivere e di migliorare. Spero tanto che tu ti possa esprimere sempre con la massima vicinanza e lontananza da te stessa e spero sempre in sintonia con la tua bella anima. Le poesie che Ennio Abate ci propone , mi sono tanto piaciute per la loro semplicità che però ha dato un grande risultato quello di farci pensare (in modo diverso per ognuna) ad una realtà che sembra piccola ma così grande. Tutti abbiamo bisogno di migliorare, anch’io accetto critiche di ogni tipo e sempre rifletto a volte anche un po’ amareggiata, ma tutto mi è servito e mi serve per continuare a migliorare , a cercare il meglio in quel mondo meraviglioso ma con sentieri così diversi e a volte intricati , che si chiama Poesia.
    D’altra parte anche il mio amatissimo Eduardo De Filippo intelligentemente e saggiamente disse l’ormai famosa frase :-Gli esami non finiscono mai- Io aggiugerei:
    …e neppure la voglia d’imparare. Grazie a te e a Ennio.

  2. Cara Annamaria, accolgo volentieri l’invito di Ennio ad approfondire senza tanti riguardi verso qualsiasi tentativo di classificazione che escluda o metta ai margini chicchessia. Però approfondire significa cercare di rendersi utili e parlar chiaro, e siccome non vorrei cavarmela con una pacca sulle spalle, ti faccio delle domande: ma tu lavori come insegnante presso una scuola elementare? se sì, allora mi spiego questo tuo tono favolistico: perché penso che tutti gli insegnanti siano un po’ pazzi, e questo perché ogni giorno devono relazionarsi con una specie diversa di umanità, diversa da loro che sono adulti; insomma si devono un po’ adattare se vogliono farsi capire, e alla lunga questo può creare dei danni. Lo so perché avevo uno zio professore che mi dava ripetizioni, quando ero adolescente, e non s’accorgeva che trattava tutti come fossero suoi studenti, compresa la moglie e i figli.
    O scrivi i tuoi svolgimenti coscientemente, seguendo una precisa scelta stilistica? in questo caso ti chiedo: ti sei scelta dei maestri, a quale letteratura ti rifai?
    Perché vedi, a parte la metafora (e la morale!), anche a cercarlo non ho trovato un solo verso di poesia, almeno per quel che ne capisco io. Cattivissimo? Ma no, se chiedi a qualcuno cosa sia un vero verso di poesia avrai centinaia di risposte diverse, è come chiedere cosa sia la felicità, o la libertà: non lo sa nessuno di preciso, però è una domanda che chiunque voglia scrivere prima o poi si pone. Tu te la sei posta? e che ti ha risposto la poesia? dove sta il marchingegno, come funziona? sei lì a un passo, davanti si staglia una montagna di libri che mette paura, e tu tiri (come me) il tuo sassolino. Voglia il cielo che scateni una frana! Non accade? proviamo con un sasso più grosso… con una fionda, un bazooka?

    1. Gentile Mayoor,
      e cara Locatelli,
      “il sassolino” che “Voglia il cielo che scateni una frana! Non accade? proviamo con un sasso più grosso… con una fionda, un bazooka?” di Mayoor, saranno per caso, e finalmente, “la distanza” – non il congelamento del sentire intendo con “distanza” ma quella distanza completamente necessaria dal proprio verso, che in alcuni e molti casi direi assodati – il “s. thought” di Sereni, di Dickinson (due nomi tra altri che potrebbero essere citati o potrei citare ma, arcipispolina…! tutti i miei libri in magazzino, loro compresi) -, saranno per caso, e finalmente la distanza che chiunque inizi o continui a scrivere poesia è bene che metta tra ogni verso che ha appena scritto e se stesso, tirandosi addosso un sassolino, e, se non basta, un sasso più grosso, poi usare una fionda…? Ecco, non arriverei al “bazooka”, perché già al momento della fionda sarà necessario rivolgersi ad un’autoambulanza. Quale? Certamente ognuno ha la sua. Inoltre, in scrittura non si può – né si deve – essere “innocenti”. E questo non vuol dire essere “falsi”, o allontanarsi dal pensare “l’essere umano” ma – è un esempio – quando Corsi usa la parola – e aggettivo – “innocenti” – nella poesia pubblicata sul blog -, Corsi non è in alcun modo “innocente” nell’usarla. Ma usa e sceglie quel l’aggettivo in un modo che non è né ingenuo né falso. Che cosa era “Il patto col serpente” di
      Fortini? Lei, Locatelli, non è mai falsa – per quello che di lei, e poco, ho potuto leggere, da qualche settimana, sul blog ma rischia di essere “ingenua”, a volte, nei suoi versi. Il nono verso della sua prima poesia, qui riedita, poteva esser meglio risolto. Devo chiamarlo “scritto”, devo chiamarlo “poesia”, lo chiamerò come lei lo chiama, “esercizio” [di poesia]. Molti e molti anni fa, una persona mi disse “Non fermarti mai alla prima osteria” (e qui nulla c’entrano i suoi amici “dell’osteria; la persona mi diceva di non fermarmi “alla prima osteria” di un secondo verso, o di un quarto. Di non fermarmi ad una prima parola, o a un secondo aggettivo, o a un secondo verbo). Ho usato la “s” puntata, nelle righe sopra, perché non vorrei errare l’ortografia (ne sono abbastanza certa ma non si sa mai), e non solo non ho con me i miei libri ma neanche i miei dizionari e, se vado a controllare ora nel mond del Web, le righe del commento si cancellano, il ché, infine, non sarebbe neanche una perdita. Ma in un’altra cosa lei non sia ingenua: lei è stata molto cara a scrivermi, per “(domani, 2014)”, “spero per lei”, su alcuni versi di quella poesia, e l’ho ringraziata “per l’abbraccio” ma se quel nucleo di versi la facessero “solo” sperare per me, quelli, allora, non sarebbero versi di una poesia ma, che so, lamentazione (che posso e potrei anche fare, perché no, ma non nei versi di qualcosa che vorrebbe, o desidererebbe, o “vuole” essere una poesia). Ora vado a mangiare qualcosa, perchè “siamo tutti innocenti”.

      1. @Anna Cascella Luciani e ad Annamaria Locatelli

        Fermarsi è impossibile
        esercita il poeta una forza
        rompe
        il silenzio agli invincibili

        Resta
        da solo col suo sguardo
        cade
        nella voglia del dare
        nel senso della vita
        che neppure a lui
        appare chiara

        non reca soluzioni né gioie
        improvvisa
        è la sua freccia
        la vedremo nel vuoto
        la scorgeremo diritta
        verso la via di una ragione
        rompersi
        in mille frantumi

        Qualcuno vorrà raccoglierli.

        Emy

        1. Gentile Emy,
          ma non sempre è detto che “Qualcuno vorrà raccoglierli”.
          Comunque le rispondo con una poesia da “Incisioni (2006-2008)”

          (forse, necessaria)

          cunicolo – interstizio –
          cordone d’ombelico –
          ascesa – mappa – indizio –
          tessera finale – verbo
          che agisce il nome –
          chiarore d’aggettivo –
          senso – apparizione –
          svelamento – mancanza –
          scoperta – reinvenzione –
          ciotola del verso -.tintinnio
          della voce – chiasmo
          del bene coniugato al male –
          vertebra mutante – selce
          iniziale – freccia
          di parole – piuma – segno –
          segnale –

          A.C.L.

          1. Ecco, sì, passaggi
            finale
            rimanente
            stuoia
            ago filo
            invisibile
            volo
            regno
            ai posteri
            l’inutile sentenza.

            emy

          2. Interessante, ma basterebbe mettere un aggettivo al posto di ogni trattino e il gioco sarebbe fatto. Come dire che non sono trattini ma segni meno.

  3. …vedete,cari amici, Mayoor cattivissimo, Emy incoraggiante, Anna Cascella Luciani ricca dicomprensione e di suggerimenti…neppure io riesco a difendere i miei versi, se non che forse, come ultima della classe, ovvero asinello, povera bestiolina…L’unica cosa che posso ancora sperare è di poter uscire per la vie con una chitarra e in un angolo di strada cantare, anch’io popolo delle monetine. La mia autoironia non è falsa, credetemi…
    In realtà sono impreparata e non so rispondere alle molte domande di Mayoor, ma gli faccio notare che il professore ora è proprio lui…So benissimo che la poesia non ha bisogno di me (persino Fortini lo diceva), se mai il contrario…Per me i luoghi di una simpatia sono stati l’infanzia( e qui Mayoor hai ragione) e l’attuale vecchiaia…Ricordo quando, insieme alla sorellina gemella, venivo messa su una sedia a recitar poesie imparate a scuola, durante le feste, il natale, i passaggi di stagione legati alla natura…
    La poesia mi piaceva e se devo sforzarmi di interpretare il mio pensiero di allora era:
    “Dice tutto…si stampa nel cuore…è amica”…ascoltavo con ammirazione anche le canzoni d’osteria e inventavo piccole “poesie”…Ho studiato, non ho mai scritto versi giovanili…sono passati decenni ed ora che leggo poesie e ne faccio esrcizi mi piace per le stesse ragioni di allora…solo, dopo una vita, posso aggiungere che nella poesia “L’anima dannata tutta si confessa” (Dante e Fortini insieme)…
    Se ho bussato alla porta sbagliata
    scusate
    e buona giornata

    1. Non stare lì sulla porta, dai. Entra il freddo. Con tutto quel che c’è da fare… e non stare in piedi, accomodati. Qui è pieno di microfoni.

        1. Anna e Lucio SIETE FANTASTICI!!!
          -Cia’ tirè su na cadrega anca per mi- (Dai prendete una sedia anche per me)

  4. Pazientemente – anche se, come tutti sappiamo, ogni blog rischia il populismo e il fascismo, rischi che anche “Poliscritture” ha, e frequenta (è, il rischio, nella sua natura di “blog”, ed è ben certo che se ad alcuni studiosi, saggisti, scrittori

  5. …grazie amici della calda accoglienza, ma non sono proprio in vena di spettacolo, l’intervallo è finito!…Lascio la parola, ed è davvero giusto cosi’,a studiosi, saggisti, scrittori…

  6. ciao Annamaria…non so se hai letto l’intervento di Marcella, quello dove coglie certa mia indole ed ne immagina alla perfezione il carico, e non solo , anche la dolcezza. Vorrei saperti scrivere in questo momento come mi sento vicina al tuo modo di toccare le cose. AI miei occhi non ha importanza che tu non sia Borges o Gelman. Inoltre le mazzate che hai preso in questi giorni, ti fanno emblema della fragilità della vita…che si sappia studiare per dirla in musica o in poesia, poco conta, quando poi nelle situazioni minuto per minuto viene bellamente scordata. E non occorre, per scordarla, un grande tema, un grande personaggio, chissa quale lotta civile o politica…basta l’ultimo cane o l’ultimo cristo o l’ultimo diavolo. Ti abbraccio in modo animale, viscerale , razionale e di nuovo anima.le.

    1. @ Ro
      non penso proprio che Annamaria abbia preso mazzate, ma semplicemente delle critiche che, anche lei come me, ha voluto ,mettendosi in gioco.
      Ciao Ro un salutone grande!

      1. Perfetto, Lucio! Allora visto che sempre relativamente ai miei occhi , anche in questo tuo ultimo non vedo il come o il mo’-do’, prova tu,nei fatti, a dare vita o partorire versi o far nascere poesia da almeno uno dei due testi in questione. Dopodiché fai afferrare a un dilettante ma anche a un accademico in quali termini questo tuo parto sarebbe tale. Grazie ….

  7. Mi inserisco nella discussione. A me la tua poesia, cara Annamaria, ha ricordato un po’ quella di Rodari, che proprio l’ultimo della classe non era, per quel modo fiabesco di saper parlare di questioni serissime. La critica di Mayoor (perché cattivissimo?) coglie degli aspetti che, cambiando l’ordine dei fattori, non mutano la somma. Intendo dire, e parlo in generale, che la poesia ha spesso delle cadute, sta al poeta capire come attrezzarsi per non inciampare nuovamente. E di inciampi ne facciamo tutti, stanne certa. Ma l'”ingenuità”, di cui parla Anna Cascella Luciani, non c’entra, quella è semmai una dote, e può diventare un saldo appiglio…

    1. …non credo che il cattivissimo a Lucio o a Luca o a altri possa condizionare il modo di interrogarsi sull’avvenuto, tanto come non dovrebbe qualsiasi altra mera descrizione di Annamaria…ciò che é avvenuto non mette al centro la vita, questo perlomeno ai miei occhi

      1. Un giorno il grande Eduardo De Filippo disse:
        – Non è pelle d’attore quella che non regge un baffo finto-.

          1. Cara Annamaria,mi inserisco nella discussione per dichiararmi in pieno accordo con Giuseppina Di Leo.Anche a me queste poesie hanno ricordato Gianni Rodari e il mondo dei piccoli che tu hai frequentato per tanto tempo e che non può non avere lasciato in te traccia di stupore e di freschezza.Questo a me sembra un pregio.
            Ho letto altre volte poesie tue più elaborate nel linguaggio e dal contenuto problematico nelle quali si vede una ricerca diversa.
            Queste poesie fanno parte di un percorso e come tali nella loro esiguità numerica andrebbero lette .
            Maria Maddalena Monti

  8. Gentile Anna Maria Locatelli,
    nelle tre righe non terminate del commento delle 10.25 – commento o pensiero o dubbio o asserzione – non mi rivolgevo certo a lei, e inoltre le tre righe non finite (vede che non hanno neanche i puntini di sospensione) perché l’iPad le ha inviate prima che le terminassi. Avrei potuto riprenderle subito dopo ma alla fin fine quella forma aperta, per quanto casuale, mi è sembrata vicina al mio sconcerto, e fastidio. Sì, fastidio, e non ho inviato altro commento. Se rispondo ora è perchè rispondo a lei.
    Non si può rispondere a Mayoor se non prendendolo in giro – esempio: (forse, necessaria) *** ****** cunicolo aggettivo interstizio aggettivo/cordone d’ombelico aggettivo/ascesa aggettivo mappa aggettivo indizio aggettivo/tessera finale aggettivo verbo/che agisce il nome aggettivo/chiarore d’aggettivo aggettivo/…/
    Oppure, esempio: cunicolo meno interstizio meno/cordone d’ombelico meno/
    ascesa meno mappa meno indizio meno/tessera finale meno verbo/che agisce il nome meno/chiarore d’aggettivo meno/…
    E questa ultima forma di neoneoneoneoneoavanguardia sarebbe, forse, non certo
    necessaria…, ma più…
    Oppure si potrebbe lasciare: cunicolo – interstizio -/cordone d’ombelico -/ascesa – mappa – indizio -/tessera finale – verbo/che agisce il nome -/chiarore d’aggettivo -/…/, e mettere una nota alla fine della poesia, dove, nella nota, si dichiara, ovviamente con contrizione, che – non sta per un uno o un altro aggettivo ma proprio per -, né sta per il segno meno aritmetico, indicando, nella nota, il segno meno in modo diverso da -, magari tra parentesi (-).
    Nel commento – o pensiero – delle 20.32 di ieri, mi rivolgevo a lei, seguendo, e avendo letto, oltre ai suoi versi, la sua “Nota dell’autrice”.
    Quindi non scartocciando in fretta risposte – come fa una certa persona che, seppur dotata – si lancia troppo in fretta a pubblicare versi in risposta. È come se io avanzassi un dubbio “credo che queste siano mele”, e ne avessi in risposta “assolutamente no, queste sono albicocche”. Mi riferisco a Banfi, di cui leggendo la sua seconda pubblicazione, mi sono molto dispiaciuta di aver risposto, alla sua prima, con (forse, necessaria).
    E desidero chiarire, anche, che (forse, necessaria) – va da sè ma non si sa mai… – non è, in quei versi, la figura del poeta, la persona del poeta, dell’uno o dell’altro poeta, né, quei versi, sono necessari, né quella poesia ma – e di nuovo va da sé ma non si sa mai… – la Poesia è, forse, necessaria…

  9. Vada per Rodari. Viva Giuseppina!
    Io posso sgridare il mio gatto, ma mica l’ammazzo; che poi lui comunque se ne frega. E ci amiamo lo stesso. Perciò mi dispiace se Annamaria si è risentita per la mia critica forse troppo severa, mi dispiace umanamente e fraternamente, ma se ci fermiamo alla gentilezza manchiamo la sostanza. E così: grazie prego, prima lei no lei, si sta tutta la vita davanti all’uscio.
    Cara Annamaria, come vedi ci sono molte porte aperte oltre la mia, dove abitano persone ben più sagge di me. Però ci avevo preso: mica lo sapevo che avevi insegnato ai bambini, l’ho solo dedotto. Con la sola differenza che M.M.Monti parla di tracce di stupore e freschezza, mentre io dico che se ne può anche uscire pazzi. Se le parole scritte non fossero così pesanti (e lo sono sempre), sarebbe un ottimo argomento per l’ora del tè.

    1. …macché gentilezza e gentilezza, scusa Lucio ma se vuoi che non ci si fermi all’ora del tè, tanto come ad aver scambiato la possibilità che la tua opinione o quella di Luca Chiarei o altri possa ferire delle povere educande, stiamo freschi ! e continuiamo a girare per i soliti balletti, proprio quelli che tu vorresti proprio escludere. Diciamo che il confronto fra “pari” , in questo caso pari dilettanti appartenenti a un moltipoetante, impone a ognuno la propria parte o il proprio posto. E visto che nè tu sei Leopardi o Raboni o Fortini o Abate etc , né lo è Chiarei, tanto come Annamaria o altre non sono Ida Travi o Elisa de Gregorio, fai fare a loro la loro parte, morbida o spietata, e a te come a noi dilettanti qualcosa che si limiti al testo, senza stare a fare i chiaroveggenti di aspetti curricolari o personali e senza entrare in quella parte sacra che è l’intima essenza prima della poesia, della nuda vita. Il testo mi sembra didascalico, puerile ma anche rodariano…perfetto. C’è modo e modo di dirlo. Il testo mi entusiasma, mi rende, è pieno zeppo di ambiguità e dotti rinvii mitologici? perfetto! c’è modo e modo di accoglierlo come se fosse una ricerca strepitosa per pochi eletti. Il testo è sufficientemente demenziale, surreale, tanto da prendere certe vene di me che parlano dell’assurdo accecante della realtà? perfetto! c’è modo e modo di aderire cogliendone aspetti che siano meno in relazione con un mio io del tutto relativo , tanto più che non sono preparata accademicamente a valutare il testo stesso. et cetera cetera

      1. Ti ringrazio rò per la lezione di polytropía applicata. Accidenti, bastava scrivere: “Perché vedi, a parte la metafora (e la morale!), anche a cercarlo non ho trovato un solo verso di poesia, almeno per quel che ne capisco io. Perfetto!”

        1. @ Anna Cascella Luciani
          Ho trovato la sua ultima poesia originalissima e bella per questo ho voluto continuare…ma forse non ci siamo capite. Io spesso scherzo ma sul Blog è difficile farlo. Comunque siamo una bella compagnia.
          A Ro rispondo che tra Eduardo e Totò c’è un abisso e l’ironia non è mai troppa, anche la tua cara Ro- Un abbraccio grande a voi e alla carissima e brava Annamaria. Essere chiari e ingenui nello scrivere oggi potrebbe considerarsi un difetto , ma non per tutti fortunatamente.

          1. @ a voi

            Il mio riferimento ad Eduardo riguardo la pelle dell’attore che non regge il baffo era per chiarire il fatto che sei vuoi essere poeta devi saper reggere soprattutto le critiche. E’ dura ma bisogna considerarle se si vuol migliorare. Tutto qui.

  10. È difficile intervenire adesso in questa discussione che ha preso una piega forse un po’ amara per Annamaria Locatelli. Eppure va detto che gli scambi , mostrando i contrasti tra chi è intervenuto, sono utili.
    Ripropongono, infatti, con un minimo di drammatizzazione quanto siano complesse e in contrasto tra loro le varie spinte dei tanti che oggi ancora si rivolgono alla poesia.
    Non voglio girare attorno al problema. Rileggendo i vari «pensieri su “Esercizi di poesia”», al di là dei diversi accenti con cui ciascuno ha detto la sua, a me pare che il nodo sia quello di come ci si dispone di fronte alla poesia.
    In questa discussione si fronteggiano due posizioni:
    – quella di chi fonde o confonde vita e poesia;
    – quella di chi sa che la vita entrando in poesia, facendosi linguaggio diventa “altra cosa” e va valutata come altra cosa: come poesia, appunto.
    Le due posizioni sono inconciliabili, credo.(Anche se possono produrre cose ottime, interessanti o pessime).
    Infatti, le giuste (per me) osservazioni di Anna Cascella (ci dev’essere distanza tra chi scrive e i propri versi, che poi vuol dire tra vita e poesia…; nella scrittura poetica non può esistere “innocenza” o “ingenuità” e le parole vanno usate in modi che devono risultare né falsi né innocenti) sono su un altro piano rispetto a quelle di ro (ma mi par di capire anche di altre intervenute). La quale sposta il discorso dalla poesia ai sentimenti (che al massimo la preparano o ne sono uno dei possibili “ingredienti”) o alla vita o a «quella parte sacra che è l’intima essenza prima della poesia, della nuda vita». Con la conseguenza di una svalutazione di fatto della poesia in nome della vita: « fragilità della vita…che si sappia studiare per dirla in musica o in poesia, poco conta, quando poi nelle situazioni minuto per minuto viene bellamente scordata ».
    Come fa anche Giuseppina Di Leo: «l’”ingenuità”, di cui parla Anna Cascella Luciani, non c’entra, quella è semmai una dote, e può diventare un saldo appiglio».
    La questione resta aperta, apertissima.

  11. …in effetti queste travolgenti manifestazioni di affetto e di amicizia mi hanno al massimo commossa …In quanto commossa mi spingo ad un abbraccio collettivo anima-le che spero unisca le varie anime…Ro, Anna, Emy, Maria Maddalena, Giuseppina e Biancoconiglio, che so amico di gatti, pesci, asinelli…
    Ma sono anche molto disorientata, non da voi e neanche dalla poesia, ma dalla vita…
    In certi momenti la vita ti cattura cosi’ che non puoi essere nel distacco, cioè nella “nuda vita”…ma la poesia questo richiede, sono d’accordo con Ennio e con Anna, e ci aiuta forse a riprendere il cammino. Perchè penso che nella poesia ci sia anche il coraggio.

  12. Penso che il significato di una poesia debba essere mostrato dal poeta ma lasciato all’interpretazione del lettore. Il titolo della prima poesia, Domande per un senso, parla chiaro, ma si contraddice nella seconda, Il popolo delle monetine, in quanto sul finire l’autrice non si esime dal voler spiegare e trarre a conclusione. Quello che intendo dire è ben contenuto in ogni poesia della Szymborska: solleva un problema, a modo suo lo descrive, ma evita di concludere. Lascia cioè al lettore il compito, o la libertà, di farsi intelligente e partecipe. Mi sa tanto che se avesse ceduto a quella parte sua incline all’insegnamento, probabilmente al Nobel non ci sarebbe arrivata.
    In queste due per-me-non-ancora-poesie della Locatelli riesco a capire (costruzione del verso e tendenza alla rima) che ha interiorizzato alcuni comportamenti specifici della poesia di tradizione, ma quale? Senza andare alle origini, e procedendo in astratto, dal romanticismo allo sperimentalismo di fine novecento, da Leopardi alla Rosselli per capirci, la tradizione ha avuto sconvolgimenti e trasformazioni tali che bisognerebbe tenerne conto. Non si tratta tanto di cercare la vena di una fantomatica avanguardia, oggi pressoché inesistente, quanto di intuire un possibile percorso, almeno quello proprio, che già sarebbe un traguardo per chiunque. Quando dico che in questi due componimenti non trovo un solo verso di poesia, intendo dire che la costruzione del verso e la rima non possono bastare, che entrando nel verso non ho trovato sorprese. Manca cioè l’elemento, per me essenziale, dell’imprevedibilità che dovrebbe accompagnare ogni parola, e che ogni parola dovrebbe essere attesa e ottenuta grazie a innumerevoli arresti del pensiero-percorso. A meno che non si adotti volutamente un linguaggio fluente perché prosastico, ma anche in quel caso conterebbe la visionarietà, la capacità di muoversi su fronti molteplici in modo creativo, originale, andando incontro all’ignoto dopo ogni singola parola.
    Nella primo componimento assistiamo a un vociare di bimbi, con le loro domande alcune delle quali secondo me anche poco credibili ( la maratona di NY), e arriviamo a capire l’imbarazzo dell’adulto che vorrebbe rispondere. Si arriva a percepire che questo episodio risiede ancora nelle orecchie dell’autrice; ma non viene rivissuto, viene raccontato in modo tale che sarebbe legittimo pensare che si tratti di poesie destinate a bambini, tra i due e quattro anni di età. Ma se si vuol parlare anche agli adulti converrebbe migliorare il gioco, non so come, forse spiazzando l’adulto nelle sue certezze, aiutandolo meglio a sentire, magari imprestandogli le proprie orecchie.
    Il popolo delle monetine: di fatto, secondo me, questa dovrebbe essere una poesia breve, invece si dilunga in descrizioni non necessarie. Troppe parole distolgono dall’azione che potrebbe essere descritta anche con pochissime inquadrature. Questo per condurre il lettore a “i poveri siamo noi”, come fosse una sua ovvia conclusione. Insomma, a me sembra che queste poesie manchino dell’abilità necessaria per sembrare davvero ingenue. Ma non dispererei, bisogna anche avere il coraggio di prendere certa distanza, se non dalla tradizione almeno da quella scolastica. E da lì cominciare a divertirsi per davvero, comunque vada.

  13. @Anna C.L. e ad Ennio:

    Aggrovigliati sentimenti, restano chiusi. Nostre le trappole, nostro il dolore, nostro il risorgere come fanciulli ormai senza innocenza. Forse un giorno in un bar dietro l’angolo di via Torino, sotto la cupola o quel tetto di casa, riesci a trovare un nuovo colore che, come un dipinto, ti invita ad entrare.
    Ne esci, piegata, con un battito nuovo, uno solo fra gli altri . Così , tanto per complicarti la vita.

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