Disuguaglianze sociali a Londra


​di Paolo Carnevali​

La disuguaglianza che cresce in questa metropoli è lo specchio di quella globale. Se per pochi la qualità della vita offre opportunità di benessere, altri combattono, anche tra loro, per conquistare una condizione umana sufficientemente dignitosa. Questo squilibrio originato da sistemi economici ingiusti avvallati  da politiche insensibili, viene aggravato dalle nuove idee neo-liberiste, dal terrorismo internazionale, da una finanza senza etica, disastri ambientali e conflitti. Esiste una continua dispersione sociale che impoverisce le nostre coscienze e i più deboli come sempre pagano le conseguenze.


Dopo Brexit e l’incendio alla Grenfell Tower, il problema della disuguaglianza sociale torna come tema politico britannico. In questa città i poveri e i ricchi spesso vivono vicini. le loro vite sono separate anche nell’incrociarsi tutti i giorni. E’ come se esistessero pareti di vetro tra le differenze delle scuole, degli stessi modi di esprimersi, l’aspetto fisico ecc. Questi contrasti che in un Paese in cui ci sono 14 milioni di poveri, vengono ad evidenziarsi.Tre milioni di europei che si sono trasferiti qui per lavorare e centinaia di famiglie britanniche che non riescono a trovare un lavoro. Osservare la ricchezza di Kensington e vedere che in questo ricco quartiere andava a fuoco la Grenfell Tower è sembrato un controsenso. le famiglie vivono ancora negli alberghi messi a disposizione e per assurdo un monolocale qui viene a costare milioni di sterline. L’obbligo morale d’aiuto verso le persone colpite si scontra con l’istinto perentorio di mantenere un valore alto di mercato nella preziosa e ambita Notting Hill. Questo fa riflettere se pensiamo che nel 1942 un funzionario pubblico di nome William Beveridge, mise in atto un programma “Welfare State” mettendo in evidenza miseria, malattie, ignoranza, disoccupazione. oggi c’è ancora gente che non può ricorrere alle cure dentistiche o permettersi un telefono per ricevere le chiamate dell’ufficio di collocamento, una condizione obbligatoria per ottenere i sussidi di disoccupazione. E queste sono anche le storie che ritroviamo nei films di Ken Loach.
Negli anni seguenti, soprattutto con il governo di Margaret Thatcher, la povertà è cambiata, creando una società ancora più spaccata e individualista, un Paese a due velocità in cui gli imprenditori londinesi raggiungevano vette straordinarie, consentendo mobilità sociale, ma facendo rimanere indietro le classi povere. Consiglierei di leggere”La strada di Wigan Pier” di George Orwell: un interessante reportage e riflessione sulle condizioni dei minatori. Dunque è doveroso annusare la povertà per non dimenticare. “Solo perché i minatori si sudano l’anima che le persone superiori possono restare superiori….” E questa frase dice già molto. Lo scrittore sottolinea come i poveri pur non avendo fatto una rivoluzione, si organizzano per fare del loro meglio, con l’illusione di riuscire a disporre di beni di consumo dozzinali che cominciavano ad essere disponibili  in una specie di economia della povertà. Tanto da affrontare un esame sul sistema di classe sociale. Avere sottovalutato la scontentezza che con il tempo si è ingrandita nelle comunità che si sono confrontate con l’immigrazione pur benefica per il Regno Unito, ma ne ha messo in crisi la fragile identità e portato alla Brexit.  Un Paese chiuso, dimenticando che il Regno Unito e in particolare Londra ha sempre prosperato con le aperture. Una Londra in rotta con l’Europa, stanca da anni di austerità e da dibattiti politici litigiosi, non è certo una isola propensa alla rivoluzione, l’ultima ribellione fu nel 2011 dei riots: la rivendicazione dei diritto scoppiata con l’uccisione di Mark Diggan, armato, dalla polizia che portò al saccheggio e all’appropriazione di beni in una estate dove erano stati tagliati i fondi ai centri di sostentamento per i giovani che vivono nelle strade per tenerli impegnati. La rivolta fece molti danni, ma non raggiunse il Parlamento per cambiare il sistema.
Londra dunque una città schiava del denaro e dell’avidità, proprio lo scrittore J. G. Ballard è stato un esperto nel creare distopie urbane, popolate da residenti divorati dalla noia e dall’avidità. Tuttavia, l’ondata crescente di previsioni sul futuro della capitale punta verso conseguenze da  incubo. Una città profondamente iniqua, che viene rimodellata dagli eccessi della ricchezza straniera e dal dominio del settore finanziario con i suoi stipendi pesantemente gonfiati.
L’effetto a catena è virale, dal 2012 tre quarti delle nuove costruzioni è per compratori stranieri e un recente rapporto del Financial Time ha messo in evidenza che interi quartieri come Camden e Hammersmith sono aree ” no-go” per i professionisti della classe media. Forse sarebbe il tempo che i londinesi iniziassero a riprendersi la loro città. Poveri nonostante il lavoro non mancano, un vero controsenso che viene messo in evidenza quando si devono fare i conti con le difficoltà dettate dal vivere in una grande metropoli, le ricerche evidenziano che 700.000 bambini 1,4 milioni di lavoratori, oltre 200.000 pensionati vivono sotto la soglia di povertà. Il 50% della ricchezza inglese è in mano al 10% dei suoi abitanti. Altro dato è la forte difficoltà ad arrivare a fine mese, nonostante molti abbiano un lavoro.La colpa va attribuita ai costi di affitto pazzeschi. Pensate che quelli che vengono chiamati “Working family” i nuclei familiari dove non si superano le 20.000 sterline annuali, coprono con sacrificio gli affitti degli appartamenti. Una significativa disuguaglianza  in termini di ricchezza.Vivere in luoghi come Londra è sempre più difficile per chi non è ricco, i poveri continuano a essere emarginati nei grandi complessi di edilizia popolare.
In realtà esistono molte forme di disuguaglianze che richiedono politiche concrete, ma le disuguaglianze hanno molte sfumature: quelle del trattamento, dell’opportunità e della condizione. La sociologia moderna afferma che il continuo mutamento sociale associato alla modernizzazione, ridefinisce forme e contenuti in cui le differenze non vengono trasmesse direttamente di generazione in generazione, ma prodotte da un gioco di mercato. Proprio Zygmunt Bauman in una sua analisi sottolinea: “come l’esplosiva miscela di quella sofferenza umana che releghiamo alla sfera della collateralità (….) sta dimostrando di essere il più disastroso problema che l’umanità potrebbe vedersi costretta ad affrontare in questo secolo.” . E intanto Londra continua a correre frenetica, come un grande formicaio che non si ferma mai e nasconde le sue disuguaglianze come questo mondo ci insegna a fare…

8 pensieri su “Disuguaglianze sociali a Londra

  1. L’ultimo rapporto sulle disuguaglianze sociali ed economiche nel mondo della Oxfam stima che 2,5 miliardi di persone sono in condizioni di estrema povertà e 1% più ricco del mondo detiene quasi la metà della ricchezza. Per rendere meglio l’idea dell’incolmabile divario, 26 ultra miliardari possiedono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. Il rapporto evidenzia la forte correlazione fra disuguaglianza economica e quella di genere. Ma è proprio così difficile consentire una vita dignitosa a tutti senza continuare a favorire la ricchezza estrema di pochi?
    Paul Mc Grane

  2. La disuguaglianza sociale nel mondo è al limite della tollerabilità e in un cuore finanziario come Londra, posso immaginare che l’evidenza appare ancor più accentuata. Servizi essenziali come la sanità e l’istruzione continuano ad essere sotto finanziati, la lotta all’evasione fiscale sembra impossibile.

  3. …credo che pure il dilagare della violenza giovanile nelle periferie di Londra abbia attinenza con le disuguaglianze sociali

    1. Certamente, è un’osservazione pertinente che mette in evidenza il problema. Sembra che oggi le metropoli ingabbiano chi provoca disturbo di immagine o meglio ghettizzino invece di unire, assorbire…..e questa è disuguaglianza.

  4. A volte penso come è difficile vivere con meno di due dollari al giorno per chi nasce in un Paese ricco. Impossibile, anche perché l’ho vissuto e ne ho fatto esperienza, invece questa è la realtà di molte persone che quotidianamente vivono nell’indifferenza. Una disuguaglianza che si chiama fame, diritti negati, ecc. ecc.

    P.S: Ho saputo che alla fine dell’anno tornerai definitivamente in Italia….

  5. Suggerisco la lettura di un piccolo libro di Lev Nikolaevic Tolstoy, il titolo è: Che fare? Edito da Fazi. Un testo molto forte sulla povertà e l’ingiustizia della disuguaglianza. Un saggio politico e filosofico, un reportage nella Mosca disperata dalla miseria e gli da un volto, mentre aumenta l’indignazione dello scrittore. E nonostante richiami ad un periodo storico passato, lo trovo decisamente attuale.

  6. The Inequality Problem
    Ed Miliband ( is the MP for Doncaster North and former leader of the labour party)

    “What do I see in our future today you ask? I see pitchforks, as in angry mobs with pitchforks, because while…. plutocrats are living beyond the dreams of avarice, the other 99% of our fellow citizens are falling farther and farther behind.” Who said this? Jeremy Corbyn? Thomas Piketty? In fact it was Nick Hanauer, an American entrepeneur and multibillionaire, who in a TED talk in 2014 confessed to living a life that the rest of us can’t even image. Hanauer doesn’t believe he’s particulary talented or unusually hardworking; he doesen’t believe he has a great technical mind.
    His success, he says, is a consequence of spectacular luck, of birth, of circumstance and of timing. Just as his own extraordinary wealth can’t be explained by his unique talents, neither, he says, can rising inequality in the United States be justified on the ground that it is a side effect of a broader economic success from which everyone benefits. As Henry Ford recognised, if you don’t pay ordinary workers decent wages, the economy will lack the demond to sustain economic growth,

    Martha Linden
    James Tapsfied
    London Review of Books

    1. traduzione:
      “Che cosa vedo nel nostro futuro oggi?, mi chiedi? Vedo una folla inferocita con forconi, perché mentre i plutocrati vivono al di la dei sogni, l’altro 99% dei nostri cittadini cade nella miseria.
      “Chi l’ha detto? Jeremy Corby? Thomas Piketty? in effetti è stato Nick Hanauer, un imprenditore americano e multi -miliardario che in un discorso del 2014 ha confessato di vivere una vita che il resto delle persone non può nemmeno immaginare. Hanauer non crede di essere particolarmente talentuoso o insolitamente laborioso, non crede di avere una grande mente tecnica. Il suo successo, dice, è una conseguenza della fortuna, della nascita, delle circostanze e dei tempi. Proprio come la sua ricchezza non può essere spiegata dal suo talento unico, neanche la crescente disuguaglianza negli Stati Uniti può essere giustificata sulla base del fatto che si tratta di un effetto collaterale di un più ben ampio successo economico da cui tutti traggono beneficio.

      Ed Miliband, deputato di Doncaster North ed ex leader del partito laburista, attacca la disuguaglianza sociale, accusa il governo di avere reazioni sulla mobilità sociale, permettendo alle disuguaglianze di crescere e negando ai giovani brillanti provenienti da ambienti poveri la possibilità di riscatto e successo. Il leader laburista ha chiesto azioni per aprire i nelle professioni d’elite e rendere più facile l’accesso alle università per tutti. Abbiamo bisogno di garantire che l’istruzione professionale sia considerata uno standard d’eccellenza quanto l’educazione accademica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *