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Prof Samizdat (prova 2)

Tabea Nineo, Caduta, bassorilievo in creta, 1980

Narratorio. Versione  2020.

di Ennio Abate

Ah, se al Pacco Nord ci fosse stato con loro anche l’Autonomo! Lui, sì, che non si lasciava intimorire da leggi e circolari. Sulle cose sindacali si destreggiava da dio. Ne sapeva le asperità i trucchi i trabocchetti. E dove non arrivava da solo, si faceva consigliare da magistrati e avvocati amici suoi. Le prime volte s’erano incontrati alle porte della Marelli di Sestosangiò. Volantinavano per diverse Compagnie: Ahò l’uno, Elleccì l’altro. Dicevano che prima fosse stato uno dei fondatori della Cigielle Scuola. Lo si era saputo dopo il suo arresto, però. Roba da ridere. Perché nei rissosi collegi di allora il Flautista, che poi era il segretario picci-no del sindacato Cigielle d’Istituto, ogni volta che l’Autonomo prendeva la parola durante un’assemblea,  interveniva subito dopo per dipingerlo come un “distruttore del sindacato”. Prof Samizdat e l’Autonomo avevano fatto amicizia. Un po’, quella permessa dalle circostanze. E, compagni in carne ed ossa, stavano tutti i santi giorni a discutere assieme ad altri, “sinistri” e “destri” di quella “scuola rossa”. O fermandosi per i corridoi. O alla fine delle lezioni, trattenendosi  sul marciapiedi all’ingresso. Ma anche davanti  ad altre scuole. O a questa  e quella fabbricona o fabbrichetta dell’hinterland di MI. Lì facevano il “lavoro operaio” distribuendo volantini. Arrivando in contemporanea. Colombi non avvoltoi, dai! Uno col volantino di Haò. L’altro con quello di Ellecì. E un altro con quello di Autop. Tra quattro gatti di studenti e due o tre gatti di operai, tutti però “rivoluzionari”, si  mandavano segnali complicati e verbosi. Così dissero dopo i saccenti . Continua la lettura di Prof Samizdat (prova 2)

Città dell’Accoglienza

 

 

di Marisa Salabelle

Il veleno che ci ammorba si espande ogni giorno di più. Sui media uomini politici, personaggi pubblici e persone comuni approfittano della facoltà, che i social media offrono a tutti, di dire la propria su qualsiasi argomento, per fare a chi la spara più grossa. Dopo che un uovo lanciato dal finestrino di un’auto ha lesionato la cornea di Daisy Osakue, i commenti più insensati si sono sprecati. È stato un gesto razzista, no, non lo è stato; gli aggressori hanno sbagliato bersaglio, Daisy è italiana, è una campionessa di atletica, conosce l’inno di Mameli (in caso contrario, ça va sans dire, il lancio dell’uovo sarebbe stato giustificato). Non è razzismo lanciare uova contro una ragazza nera, anzi, lo è se il lanciatore è figlio di un consigliere PD: oh, goduria! A proposito di padri e figli, saltano fuori voci preoccupanti sulla famiglia di Daisy: eh, ma se i genitori non sono esattamente persone specchiate, allora se lo meritava, quell’uovo nell’occhio! E i leghisti che baciano le uova e se le bevono, cosa vogliono dirci? Che tirare uova addosso alla gente è ben fatto? Che siccome (peccati di gioventù) l’ha fatto anche Salvini, allora è diventato un nobile gesto? O non si saranno bevuti il cervello, piuttosto che l’ovetto? Continua la lettura di Città dell’Accoglienza

La Rivolta

rivolta-2-oldani

Testi inediti  per “Poliscritture”

di Guido Oldani

La rivolta

i social, come tanti tritacarne,
annullano i giornali in carta e inchiostro
e il parlottare dei televisori,
sfiancati buttafuori dei poteri.
e i computer, se una parola sola,
al cittadino pur così imbeccato,
dicessero ma vera sui denari,
allora il meteo si prodigherebbe:
rosso allarme, pericolo di spari. Continua la lettura di La Rivolta