Un’altra perdita…


a cura di Ennio Abate
Ecco perché non avevi più risposto al mio messaggio riguardante Danilo Montaldi.
Ciao, Giovanni Mottura


P.s. per i giovani che non ne sanno nulla

Giovanni Mottura. Valdese. Nato a Torino nel 1937. Ha insegnato Sociologia del lavoro all’Università di Modena. Ha svolto attività di inchiesta sulla condizione operaia e la ripresa delle lotte sindacali a Torino e sulla disoccupazione e le condizioni di vita e di lavoro di braccianti e contadini nella Sicilia occidentale e successivamente in Campania. Dagli anni ’80 ad oggi si è occupato soprattutto , come ricercatore e operatore, dei nuovi processi migratori infra europei e verso l’Europa. Su tutte queste tematiche ha pubblicato libri ed .ha collaborato con Quaderni Rossi, Gioventù Evangelica, Problemi del socialismo, Quaderni Piacentini, Inchiesta, Community Development, Rivista Storica del Socialismo, La Questione Agraria. Ha fondato e diretto Agricoltura e Società. Nell’ultimo decennio ha collaborato come coordinatore alla redazione del rapporto Immigrazione e Sindacato dell’Osservatorio sull’immigrazione dell’IRES nazionale.

 

3 pensieri su “Un’altra perdita…

  1. SEGNALAZIONE

    Al tempo dei Quaderni Rossi
    di Giovanni Mottura
    https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/24004-giovanni-mottura-al-tempo-dei-quaderni-rossi.html

    Stralcio:

    In quella notte di cinquant’anni fa, in effetti, ci siamo detti che tutto ciò che insieme ci eravamo trovati a fare, imparare, pensare, vedere, vivere nel corso del decennio precedente era arrivato a conclusione. L’incontro e la collaborazione con Raniero ci aveva aiutato in modo decisivo a capirne e definirne il senso e la direzione verso la quale ci indirizzava: era – per usare parole di Vittorio – “Il metodo dell’inchiesta come riferimento politico permanente per noi (ovvero..) il rifiuto di trarre dall’analisi del livello del capitale l’analisi del livello della classe operaia (..). Il metodo dell’inchiesta cioè il metodo che dovrebbe permettere di sfuggire ogni forma di visione mistica del movimento operaio, che dovrebbe assumere sempre un’osservazione scientifica del grado di consape volezza che ha la classe operaia, e quindi essere anche la via per portare questa consapevolezza a gradi più alti.” (“L’inchiesta nella fabbrica e nella società”, in: E.Pugliese, a cura di, L’inchiesta sociale in italia, Carocci 2008)

  2. SEGNALAZIONE

    Marco Cerotto
    In ricordo di Giovanni Mottura

    https://www.machina-deriveapprodi.com/post/in-ricordo-di-giovanni-mottura?fbclid=IwAR1o_-SauP5HdqWUkgut0uvsaCT4jnhbCGH6qYBmkjNz-ywy132u-ZIsx8Ihttps://www.machina-deriveapprodi.com/post/in-ricordo-di-giovanni-mottura?fbclid=IwAR1o_-SauP5HdqWUkgut0uvsaCT4jnhbCGH6qYBmkjNz-ywy132u-ZIsx8I

    Stralcio:

    Il metodo dell’inchiesta socialista ha rivelato anzitutto la presenza massiccia di «giovani» operai, i quali erano «assai numerosi ovunque», inducendo gli intellettuali-militanti promotori dell’inchiesta a percepire la cosiddetta «spontaneità socialista» della nuova soggettività formatasi con i recenti sviluppi del neocapitalismo [8]. La nuova classe operaia, dequalificata, emigrata e impreparata politicamente, pareva adottare immediatamente una rivendicazione socialista nei confronti del moderno sfruttamento di fabbrica, puntando a contrastare la radice del potere neocapitalistico, ovvero la gestione della produzione. Tuttavia, Mottura osserva che, nonostante questi segnali positivi emersi nel corso delle inchieste socialiste del gruppo formatosi con i «Quaderni rossi», la lotta anticapitalistica registra una pericolosa e improvvisa stasi dopo l’exploit dei primi anni Sessanta. Mottura scrive nel 1965, quando la classe operaia vive una «nuova atomizzazione» all’interno della fabbrica, pertanto si interroga sulle cause della «mancata stabilizzazione» di un movimento con aspirazioni anticapitalistiche. Riprendendo la lezione panzieriana sull’inchiesta, anche Mottura espone la differenza fondamentale tra l’inchiesta condotta nei momenti più dinamici della lotta e quella portata avanti nei momenti più statici per comprendere come lo «sviluppo capitalistico» riesce a frenare la spinta dei lavoratori salariati e come si organizza nei «diversi livelli dei meccanismi aziendali e sociali di sfruttamento» [9].

    I «Quaderni rossi» pubblicheranno sino al 1966, successivamente i diversi intellettuali e militanti del gruppo presero strade diverse. Mottura proseguì gli studi di sociologia e in particolare si specializzò sui temi dell’agricoltura, del Mezzogiorno e del mercato del lavoro. Come risaputo, si trasferì a Portici per studiare presso la Scuola di sociologia agraria diretta da Manlio Rossi Doria, portando avanti delle ricerche molto significative sull’agricoltura meridionale. Infine, all’Università di Modena e Reggio Emilia, Mottura conclude il suo percorso accademico occupandosi di immigrati, focalizzando principalmente l’attenzione sul ruolo che occupano nel mercato del lavoro e in generale sulla funzione sociale della forza-lavoro emigrata.

  3. uno dei padri fondatori di una storia ancora da raccontare compiutamente, di quando si pensava che la classe operaia potesse arrivare al cielo, costituirsi nuovamente e finalmente come tale. E di cui non a caso l’inchiesta è strumento fondamentale, cioè l’indagine ‘scientifica’ come strumento di rottura della dipendenza ideologica e affettiva dai padri-padroni della tradizione fatta ideologia e insieme come costruzione del nuovo soggetto. È grazie anche a lui che un’intera generazione ha imparato a volare..anche se poi il ritorno a terra è stato doloroso.
    Ma è una storia ancora da scrivere in senso non solo sociologico ma propriamente storico, tenendo anche conto di tutto quello che oggi sappiamo sulle influenze esterne (dagli infiltrati ai gruppi prezzolati da Amato fino alle bombe) che hanno non solo accentuato ma talvolta creato le condizioni materiali dell’epoca che ci hanno poi sbarrato la strada.
    Mottura riprende degnamente in mano le bandiere di Panzieri da un lato e Barbadoro dall’altro..ma ci lascia anche delle domande cui ancora dobbiamo rispondere.

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