Come gli uccelli

di Angela Villa

Cosa ci tiene uniti? L’umanità. Cosa ci tiene separati? L’umanità.
Gli uomini riescono a creare e distruggere legami con estrema facilità. “Ecco perché anche se è un’impresa disperata, una scommessa persa in partenza bisogna continuare a credere nel sogno di vivere insieme” (da Tous des oiseaux – Come gli uccelli)
Marco Lorenzi, mette in scena il testo di Wajdi Mouawad, COME GLI UCCELLI. Tratto dall’opera originale “Tous des oiseaux”. (Adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi). Un progetto de Il Mulino di Amleto, una compagnia teatrale che nasce grazie a un gruppo di giovani attori diplomati alla Scuola del Teatro Stabile di Torino e diretta da Marco Lorenzi e Barbara Mazzi. La ricca cartella stampa che ho ricevuto, mette in luce il lavoro profondo e il lungo percorso svolto, per realizzare la messa in scena. Obiettivo principale della compagnia: ‹‹Affrontare i classici come fossero testi contemporanei e i testi contemporanei come fossero testi classici››. Su questo duplice percorso si muove Il Mulino di Amleto, considerata tra le più significative della nuova generazione teatrale (premio ANCT nel 2021). Nel corso degli anni la compagnia si è distinta per produzioni molto diverse tra loro, spesso riletture di testi noti e altri meno noti, in cui centrale rimane sempre il lavoro d’attore e di regia e il piacere, ogni volta, di intraprendere sfide drammaturgiche nuove, in questo percorso si inserisce il lavoro poetico teatrale “Come gli uccelli” in scena fino al 4 febbraio al Teatro Sala Fontana di Milano. Occorre una grande sinergia e un lavoro di squadra per mettere in scena un testo che contiene in sé molti elementi simbolici, che raccontano in modo originale un presente contemporaneo tormentato.

Come nasce questo progetto?

La scelta di lavorare a Tous des oiseaux – Come gli uccelli, risale a molto tempo fa. Da più di due anni la compagnia ragiona su questo testo attraverso il quale Wajdi Mouawad sembra voglia ricordare che “il Teatro può essere il luogo e l’occasione per creare spazi dove i “nemici” possano ancora dialogare insieme, oltre la strada dell’odio c’è la strada del dialogo. Gli ultimi drammatici e dolorosi eventi accaduti in Israele e a Gaza, ci ricordano che tutto questo è vero, il teatro rappresenta un modo per cercare di comprendere quello che sta accadendo.

La trama

Disperatamente giovani e innamorati, Eitan e Wahida (di origine ebrea lui, di origine araba lei), si conoscono a New York, in una delle scene d’incontro d’amore tra le più belle che siano finora state scritte per il teatro. A dispetto delle loro origini, il loro amore fiorisce e cerca di resistere alla realtà storica con cui i due ragazzi devono inevitabilmente fare i conti. Ma nel loro destino, qualcosa va storto sull’Allenby Bridge (Hebrew: אלנבי גשר Gesher Allenby), il famoso ponte che collega (ma allo stesso tempo divide, perché i controlli sono serratissimi e non a tutti è permesso il passaggio) Israele e Giordania. Eitan rimane vittima di un attentato terroristico proprio su quel ponte (luogo e simbolo) e cade in coma. La storia personale dei protagonisti si intreccia alla Storia, con la “S” maiuscola, di attentati, conflitti, odi che ormai da troppi anni continua in quelle terre e tra le due culture di cui i protagonisti sono inevitabilmente esponenti. Durante il coma, in una dimensione sospesa, simbolica e potente, i piani temporali si intrecciano, si sospendono e si sovrappongono. Da luoghi diversi, infatti, arrivano, i genitori e i nonni a fare visita al ragazzo. Per tutti loro sarà l’occasione di guardare negli occhi la verità più nascosta, di affrontare il dolore dell’identità, il demone dell’odio, le ideologie più rigide che appartengono a ognuno dei personaggi e quindi a ognuno di noi. Sarà l’occasione per capire come resistere all’uccello della sventura che si scaglia contro il cuore e la ragione di ciascuno.

Gli attori

In scena Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Lucrezia Forni, Irene Ivaldi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Federico Palumeri, Rebecca Rossetti, un cast internazionale di attori, caratterizzato da un’eterogeneità linguistica e culturale che riproduce quel percorso di “incontro” verso l’Altro che – per Mouawad come per Lorenzi e Il Mulino di Amleto – è una ragione di vita e di poetica. Agli attori è stato chiesto di immergersi in un viaggio di conoscenza non scontato e di imparare a recitare in altre lingue (italiano, ebraico, tedesco, arabo) oltre alla propria con l’aiuto di esperti linguistici e culturali.

Nelle note di regia di Marco Lorenzi: le ragioni della scelta e molte sfide.

1. Il teatro come incontro: fra le storie individuali e la grande Storia. Momenti vita e momenti storici si intrecciano, si mescolano dando vita a nuove storie.
2. Il teatro come: Parola-Tempo-Emozione.Contaminazione linguistica, scoperta della parola dell’Altro e del Tempo dell’Altro, passato, presente e futuro si mescolano in una dimensione temporale dilatata, all’interno del qui ora del Teatro.
3. Il Teatro come ricerca di una visione politica e umana.
Una visione che sappia gettare ponti e che abbia uno sguardo globale e non locale
4. Il Teatro come coraggio delle scelte.

Il testo è stato rappresentato in 16 grandi teatri in Francia è stato un vero e proprio “caso”. Il testo vanta già numerose traduzioni e messinscene in tutta Europa. E in Italia? Occorre fare scelte che vanno contro corrente e che diano un senso allo sviluppo del teatro, della ricerca, in Italia raramente si verifica, si preferisce rappresentare ciò che già conosciamo, scelte comode e di comodo, non si rischia sugli autori contemporanei e sulle tematiche scomode, si preferisce un teatro-di-vano a un tetro di-verso.

La drammaturgia

Il lavoro sul testo è stato condotto da una vera pioniera della drammaturgia contemporanea, Monica Capuani traduttrice e giornalista. Laureata in Letteratura Italiana all’Università di Roma La Sapienza presso la cattedra di Alberto Asor Rosa con una tesi su Il Corbaccio di Giovanni Boccaccio. Per vent’anni ha svolto un’intensa attività di giornalista per alcune delle più importanti testate periodiche nazionali ed europee. Qualche anno fa ha creato la casa editrice Reading Theatre, che in tre anni ha pubblicato 17 testi teatrali stranieri contemporanei, inediti in Italia, e un manuale sull’emissione della voce. Il suo lavoro è importante perché diffonde la parola teatrale non solo in ambito linguistico, ma anche attraverso la messa in scena. Nella cartella stampa che rappresenta una vera e propria miniera per comprendere a fondo il lavoro svolto, la drammaturga spiega brevemente il percorso seguito:

«Ci sono testi teatrali che anticipano la realtà e diventano sempre più attuali e profetici con il passare del tempo. Tous des oiseaux di Wajdi Mouawad è uno di questi. I personaggi parlano lingue diverse non solo in senso letterale. Perché si parla inglese, tedesco, arabo ed ebraico (anche se Mouawad lo ha scritto in francese)? Perché ognuno usa la propria lingua madre per esprimere la propria identità o ricerca di identità. Quindi Tous des oiseaux è un testo in cui la lingua diventa grande protagonista. Una lingua densa, calda, magmatica e materica come lava, come creta. Che agisce, modella, crea e muove i personaggi come nuovi golem dolorosamente pensanti e senzienti. Mentre lo traducevo ho sentito, più forte che mai, la responsabilità di restituire nella mia/nostra lingua la struggente poesia del testo e l’importanza del messaggio che porta. E cioè che, al di là delle sovrastrutture in cui ci siamo ingabbiati - idiomi, religioni, tradizioni ideologiche, convinzioni politiche diverse - in realtà, nella nostra umanità più profonda, siamo tutti uguali».

Una domanda

Sarebbe un male per l’umanità vivere come gli uccelli? Migrano da un luogo all’altro, senza appropriarsi di nulla, senza confini, senza muri, sapendo che nulla gli appartiene veramente, nemmeno il cielo. Sarebbe un male, per l’umanità, vivere così?

Un progetto de Il Mulino di Amleto
Una produzione A.M.A. Factory, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione, Elsinor Centro di Produzione Teatrale e Teatro Nazionale di Genova
In collaborazione con TPE – Teatro Piemonte Europa e Festival delle Colline Torinesi
Con il sostegno di Bando ART-WAVES Produzioni 2022 e 2023 della Fondazione Compagnia di San Paolo. Nel 2024 Come gli uccelli uscirà in Italia con Einaudi editore.

 

2 pensieri su “Come gli uccelli

  1. non avro’ l’opportunità di assistere alla rappresentazione dell’opera teatrale “Tous des oiseaux”, ma mi piacerà leggere almeno il testo di Wajdi Mouawad…Ho già letto un’altra opera dello stesso autore, portata alla Maturità da un nipote, e vi trovo molte corrispondenze, come normale..A colpirmi è la contaminazionea vari livelli del testo attraverso la sua rappresetazione per la presenza, niente affatto anonima e solo recitante, degli attori e della regia…Si crea ad ogni spettacolo un diverso coro di voci e di temi…le diverse lingue degli attori sono messe in scena, ma anche i loro vissuti..Ad esempio in “Incendies” un attore amava cantare e cosi’ uno dei personaggi femminili diventa “La donna che canta”…Lo scenario è sempre cupissimo, la guerra, d’altra parte l’autore, libanese, ha vissuta la sua infanzia durante una spaventosa guerra civile…ma il teatro come luogo di incontro di immani tragedie e brutture. è sempre, in particolare questo di Wajdi Mouawad, in qualche modo catartico, secondo il pensiero creativo della grande drammaturga, Monica Capuani . Grazie

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