Antenate (Edoarda Masi) e giovani d’oggi (Tony Gaeta)

Eppur si muove… (2)
Una riflessione per chi ancora ha voglia di pensare

di Ennio Abate

1. Un commento

Leggiamo attentamente questo commento:

Tony Gaeta

SIAE, LEONCAVALLO, ecc…
la funzione della critica è importante, è regolatrice in un sistema Uomo che per natura necessita di guida per non perdersi nelle sue stesse bassezze, ma piuttosto esalti e potenzi un costruttivo, prolifico e sostenibile sviluppo (il motivo di questo sostentamento sarebbe tutto da discutere).Il punto forse sono le modalità…non sono così sicuro sia così scontato che scendere in piazza possa realmente servire, come magari in passato.
Addirittura secondo Galimberti U. La rivoluzione non è più possibile nell’era della Tecnica (mi pare “l’ospite inquietante”). Ma lasciando perdere Galimberti, le strutture sono così alienanti che non credo ci possa essere una reale presa non prontamente soppressa in nome della democrazia e valori sociali (almeno la dove esistono…davvero?).
Le questioni sono enormi come sottolineato e il senso critico e importante. Quali altri strumenti pratici abbiamo oggi? La logica è utile in questo momento.
So che non piace parlare per supposizioni non concrete e voli pindarici ma iniziamo a considerare che anche l’avvento dell’AI, dei social, ecc… (benché ovviamente regolato.da aspetti squisitamente “economici”) magari porta con se qualcosa di più profondo. A livello di spinta umana all’emancipazione dalla logica, dalla ragione, in favore di un essenza più pura e originale.
Credo che tolta la ragione rimanga qualcosa…un nucleo a cui con protesi esterne autoregolate “democraticamente”…AI avanzatissime e futuri sviluppi…si possa delegare quegli aspetti oggi considerati elevati, in favore di un essenza più sana in definitiva.
Sana perchè se togliamo ciò che siamo internamente e andiamo a fondo, troviamo un nucleo che è particolare nel punto di vista, ma universale nell’assenza…
Sono solo storielle…lo so…
Lunedì si va a lavorare se si è fortunati e se ti va proprio di culo ti pagano anche.
Personalmente ho subito ritardi importanti nei pagamenti in un precedente impiego…e anche dopo anni alla chiusura della pratica alla fine le banche hanno mangiato gran parte quello che spettava ai lavoratori.
Questo giusto per dire, vero che mi faccio i viaggi ma sono ho vissuto sulla mia pelle anche io alcuni fatti.
Proprio per questo sottolineo di non dimenticarsi mai di cosa è davvero a fondo…il Mistero…e non delegarlo ai Mistici sul monte.
La vera evoluzione umana deve passare per un’elevazione spirituale, che piaccia o no. Oggi serve la critica, in futuro potrebbe e mi auguro onestamente venga superata da autenticità pura.
È importante per me anche in contesti molto politici, sociali, concreti, come questo…ricordare quello che forse sembra scontato ma che magari delle volte trascinati dal volano delle responsabilità impellenti si tende a relegare in secondo piano…quando è (e qua sfido tutti (bonariamente e costruttivamente si intende) ) la cosa davvero più importante: l’indagine del Mistero che ci permea, con il conseguente primario dovere di accrescimento di consapevolezza puro.
La critica è necessaria oggi. Ma se non sarà seguita da un’autenticità interiore, da un’indagine radicale del Mistero che ci abita, l’uomo resterà schiavo di se stesso, con o senza rivoluzioni.
Lavoriamo anche in questo senso, favorendo gli spazi di indagine interiore, specie in individui in formazione identitaria.

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2. Mio commento

Lo trovo interessante perché riassume lo scarto (anche linguistico: sistema Uomo, bassezze, protesi esterne autoregolate democraticamente”) tra i valori di alcuni di noi vecchi e i valori di una parte – forse maggioranza – dei giovani d’oggi. E, quindi, tra due epoche.

Mi colpiscono questi punti:

– la sfiducia (e sotto sotto il rifiuto della “democrazia reale”, quando la gente – appunto – va in piazza a manifestare: «non sono così sicuro sia così scontato che scendere in piazza possa realmente servire, come magari in passato»; – l’ attrazione per autorità che negano ogni possibile cambiamento di questa società, qual è Umberto Galimberti, il filosofo tuttologo e intrattenitore da spettacolo: «Addirittura secondo Galimberti U. La rivoluzione non è più possibile nell’era della Tecnica (mi pare “l’ospite inquietante”)»;

– la nuova (e acritica) fede proprio nella (controversa) Tecnologia dell’Intelligenza Artificiale: «anche l’avvento dell’AI, dei social, ecc… (benché ovviamente regolato da aspetti squisitamente “economici”) magari porta con sé qualcosa di più profondo»;

– La rimozione delle condizioni reali in cui si vive, che pur si fanno sentire, ma non sono più lette come imposte dall’esterno con *violenza* dai poteri istituzionali (banche, partiti, ecc.) e vengono messe in secondo piano: «Lunedì si va a lavorare se si è fortunati e se ti va proprio di culo ti pagano anche. Personalmente ho subito ritardi importanti nei pagamenti in un precedente impiego…e anche dopo anni alla chiusura della pratica alla fine le banche hanno mangiato gran parte quello che spettava ai lavoratori»

– La “fuga” verso il “Mistero”, la cui ricerca, anche se fosse davvero la cosa più importante, nn dovrebbe far dimenticare che non di “Mistero” si vive; e che nella nostra sottomissione c’è ben poco di “misterioso”: «quando è (e qua sfido tutti (bonariamente e costruttivamente si intende) ) la cosa davvero più importante: l’indagine del Mistero che ci permea, con il conseguente primario dovere di accrescimento di consapevolezza puro». E andrebbe considerata pericolosa ogni svalutazione della critica (e della ragione): «La critica è necessaria oggi. Ma se non sarà seguita da un’autenticità interiore, da un’indagine radicale del Mistero che ci abita, l’uomo resterà schiavo di se stesso, con o senza rivoluzioni.»
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3. Il pensiero di un’antenata

Quello che è andato perso in questo passaggio d’epoca o che non è arrivato né a Tony Gaeta né a tanti giovani d’oggi (e che aveva sfiorato i giovani di ieri, quelli del ‘68) lo si ritrova nelle pagine de il libro da nascondere di Edoarda Masi, che ho già segnalato e che sto rileggendo. Ne stralcio alcuni passaggi, aggiungendo tra parentesi quadre e in grassetto alcune mie precisazioni:

– «Pretendere la tutela dei diritti umani [quali potrebbero essere quelli dei lavoratori della SIAE * che non ricevono lo stipendio da oltre tre mesi] significa arrestarsi alla richiesta minima, che non arriva neppure alla rivendicazione dei comuni di diritti civili e politici. [Si pensi alla negazione della legge sullo Ius soli, alle condizioni di sovraffollamento e degrado nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti. Per approfondire: https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2023-2024/europa-e-asia-centrale/italia/].
– Sono sentimenti che meritano comprensione e anche simpatia, tanto più quando chi li esprime sia passato per grandi sofferenze. Ma implicano una diminuzione della dignità umana [1] e si accompagnano all’assunzione della coscienza dei servi.[2] Si lascia ad altri l’onere di fare Storia e si chiede solo di vivere indisturbati la propria piccola storia personale. Quasi che l’una non fosse condizionata dall’altra. L’una dall’altra, reciprocamente.»

– Quelli che esercitano la violenza come potere vogliono sotto di sé pecore con coscienza di vittime, e per mezzo dei loro pubblicitari [Galimberti è uno dei più noti, ma ormai sono tanti: Gramellini, Vecchioni, ecc.] diffondono l’etica umanitaria che dice a occhi chiusi «abbasso la violenza» e non vuole sapere altro. Come altro non vuole e non può sapere un cane bastonato.

– Da oltre un secolo il mio ceto [il ceto colto piccolo borghese di una volta, che Edoarda Masi definisce anche ironicamente «ceto pedagogico»] oscilla fra […] due dimensioni, pubblica e privata. Il ruolo pubblico viene accentuato fino a quando ci si crede parte della classe dirigente e candidati a diventarla [Vedi il ceto politico locale o “classe cetomedista”], una volta perduta questa prospettiva, subentra la valorizzazione della sfera privata. [Può essere il caso di Tony Gaeta e di tanti altri giovani “seri”]. La morale pubblica, o il bene pubblico, e la rivendicazione dell’individuo; le ragioni politiche e quelle personali…[…]
Di quest’ultima doppia faccia [pubblica e privata] si vale la socialdemocrazia al potere [negli anni Ottanta, in cui la Masi scriveva]. Confonde la gente col mito del personale contrapposto al «politico», per segnare una separazione definitiva fra ambito privato e ambito pubblico e illudere la plebe che il primo sia misura dell’intera realtà. […]
Il miglioramento possibile viene prospettato unicamente entro l’ambito privato, che è poi quello del consumo. Desiderio individuale, edonismo, consumismo, formano un circuito chiuso. La regola vale dai livelli volgari a quelli sublimi. […] La ricerca del piacere e la soddisfazione del desiderio come fini da perseguire valgono non solo nell’ammaestramento della plebe ma anche per sé.

– I destinatari dell’ammaestramento oggi sono senza numero e indifferenziati, complessivamente subalterni e consumatori. Trasmesse a loro, le due facce della morale borghese [la pubblica, la privata] sono entrambe falsificate. I miti della razionalità hanno un evidente ed esclusivo fine di ordine [il riferimento è proprio alla Tecnologia e ora all’Intelligenza Artificiale], mentre i residui di cultura umanistica hanno funzione oppiacea, sono offerti come riempitivo del tempo libero o momenti di edonismo provvisori e transeunti. [Si pensi a Culturando e a tutte le iniziative dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Cologno, ma il discorso vale a livello nazionale]. Riflessione domenicale, eros facile, hobby e circenses si equivalgono per la plebe che tale deve essere e restare: placata e intrattenuta.
La funzione di ammaestramento si estende a dismisura, si fa prevalere prevaricante, si trasforma in dittatura culturale [Nel 2010 il poeta Giancarlo Majorino parlò di “dittatura dell’ignoranza”] oppure in condizionamento automatico dei cervelli. Pensiero e opinioni sono merci destinate al consumo e mezzi di diffusione di altre merci.

(Edoarda Masi, Il libro da nascondere, pagg. 73-77,Marietti 1986)

P.s.
Questo commento di Tony Gaeta mi ha fatto pensare alla famosa “Difesa del cretino”  di Fortini uscita nel 1967 su Quaderni piacentini (qui). Il ‘cretino’ in questione aveva spedito una lettera nel settembre 1966 alla rivista comunista “Vie nuove” criticando i nuovi giovani troppo emancipati nel sesso e nei modi, contrapponendo se stesso, più disciplinato con un lavoro che gli permette di studiare. Il perbenista venne deriso ma Fortini invece lo difese definendo i suoi detrattori come boriosi filistei. (Giacomo Pontremoli, I ‘Piacentini’. Storia di una rivista (1962-1980), Roma, Edizioni dell’Asino, p.10.) Cfr. https://avvertenze.wordpress.com/2017/04/13/i-piacentini/)

 

 

Note

[1] La dignità umana è il valore intrinseco e inalienabile di ogni persona, in quanto tale, che la rende degna di rispetto e considerazione, fondando tutti i suoi diritti fondamentali. Questo concetto etico e giuridico, che trova origine nel pensiero latino e si è sviluppato con Kant fino a essere sancito nelle carte internazionali come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Costituzione italiana, impone che gli esseri umani siano sempre trattati come fini in sé stessi, mai solo come mezzi

[2]
La “coscienza dei servi” in filosofia si riferisce alla condizione di auto-consapevolezza del servo che, nel sistema hegeliano della dialettica servo-padrone, è inizialmente alienata ma che, attraverso il lavoro e la sua trasformazione della realtà esterna, può giungere a una forma superiore di libertà e autocoscienza, superando la divisione tra padrone e servo.

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2 pensieri su “Antenate (Edoarda Masi) e giovani d’oggi (Tony Gaeta)

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