di Ennio Abate
Una mia veloce replica al messaggio di Franco Arminio su la Repubblica e ai commenti irridenti (vedi Appendice sotto) che da tempo lo bersagliano sui social.
TORRI DI PLASTICA (NON PIU’ D’AVORIO) E PALUDE
Sì, Franco Arminio è un po’ il Padre Pio della poesia italiana. Eppure, snobbarlo non è giusto e non serve. Bisognerebbe, invece, capire perché il Sud Italia d’oggi produce e apprezza soltanto o soprattutto questo tipo di poesia popolar-banal-religiosa. (Superfluo rimandare a quanto scriveva Marx sulla religione).
P.s.
Ho conosciuto e polemizzato in passato con Arminio attorno al 2010-2012 sul blog letterario Le parole e le cose, quando era ancora così “famoso”, in una fase ancora “rampante”. Ho cercato anche di spingerlo al confronto con la cultura alta, di ricerca. Invano. E non soltanto per colpa o sordità sua. E’ che – per ragioni politiche e generazionali – il rapporto fluido tra alto e basso, tra cultura critica e cultura di massa era già allora un ricordo del passato. Il filo di dialogo tra filosofo e tonto (come diceva Fortini) s’era spezzato. E oggi abbiamo i suoi frutti marciti: da una parte alcuni residui fortilizi dello snobismo di massa (qui), dall’altra la palude dove galleggiano le “merdacce”, come Stefano Azzarà chiama le vittime della “dittatura dell’ignoranza” che sadicamente sbeffeggia (ma inascoltato).
Nota
Il titolo che ho ho scelto per questo intervento (Arminio non è la poesia) allude a quello, ben più conosciuto, coniato da Fortini: “Pasolini non è la poesia “. E mi pare opportuno, pur con tutte le distinzioni necessarie tra Pasolini e Arminio, perché anche Arminio, come Pasolini, vive una contraddizione e oscilla, da “romantico”, tra il sacro e il laico, il mistico e il politico, smarrendo sempre più nella gestione compiaciuta e accattivante della sua immagine pubblica sui social, gli scopi seri e conoscitivi che, malgrado la crisi, altri tipi di poesia ancora perseguono.
APPENDICE



mi incuriosite…mi piacerebbe almeno leggere quella
Ma dobbiamo proprio occuparci di Arminio come scrittore e perché noi stessi scrittori? Tu stesso, in apertura, fai capire che il suo successo è più di ordine sociologico, che letterario. Mettiamo un paio di punti fermi:
1) – Arminio è un poeta: tecnicamente parlando ha il suo mestiere e nessuno glielo contesta.
2) – Ha scelto di fare il marchettaro e questo lo lascia fuori da ricerche critiche sul piano letterario, così che rimane, appunto, solo il piano sociologico.
Teniamo presente che di personaggi come lui sempre ce ne sono stati e sempre ce ne saranno in qualunque ambito e a qualunque scala.
Qui da me abbiamo tale Angioletta Masiero, che strappa applausi ogni volta che apre bocca per leggere una sua poesia. La si può considerare poetessa? Beh, dopo cinquant’anni di tentativi anche lei si sarà fatta il suo mestiere, pur rimanendo nel solco degli autori “scolastici” del Novecento; ma perché successo e visibilità, anche se a scala locale? Perché a quanti non capiscono un (omissis) di cosa sia la Poesia, offre l’immagine che questi pensano debba avere una poetessa. Quindi – di nuovo – questo non c’entra nulla con la letteratura.
Alla fin fine tutti questi personaggi possono avere anche un riscontro utile, a dimostrazione che non esiste il “tutto negativo”, o il “tutto positivo”, ma coesistono sempre entrambi gli aspetti; e che molto spesso “positivo” e “negativo” dipendono dalle circostanze. E a dimostrazione che se pure gli “animali arimanici” (mosche, vermi, virus…) hanno la loro ragion d’essere, non si capisce perché non dovrebbe avercela pure un Arminio: alla fin fine, se qualcuno lo legge e invece di pensare “questo meriterebbe il Nobel” decidesse davvero di approfondire ciò che è “Poesia”, sarebbe utile pure lui.
Perciò, come ho scritto sopra, l’unica analisi che si merita questo soggetto è in ambito sociologico, cosa della quale non è che sia granché esperto; poi lo sai come andrebbe a finire: tirerei fuori categorie come quella dei “subumani” e concetti come quello di meritocrazia; cose che fanno venire l’orticaria a chi è politically correct, o ideologically oriented, tanto per usare l’italiano di adesso… Anche perché, se no, gli si fa solo pubblicità, che è precisamente ciò che l’Arminio vuole.
Io comunque son pronto anche a un confronto sociologico, con tutti i miei limiti; e nel frattempo Buon 2026 a te e a chi segue il tuo blog.
Grazie per gli auguri, ma non approvo lo snobismo, l’eccessiva acredine con cui parli di Arminio e la tua cervellotica (per me)teoria dei “subumani”.
I punti centrali del mio intervento non riguarda la natura della sua scrittura ( è poesia o non è poesia) ma il danno derivato dal rapporto ormai bloccato “tra alto e basso, tra cultura critica e cultura di massa” e l’invito a riflettere sulle cause per cui “il Sud Italia d’oggi produce e apprezza soltanto o soprattutto questo tipo di poesia popolar-banal-religiosa”.