di Ennio Abate
2-4 gennaio 1973
Ad Agape (Praly) seminario di AO sul partito
[Ricordo. Stazione di Torino. Mentre scendevamo dai treni, riconosco Vittorio Rieser che parla – suppongo – con un funzionario di polizia]
2 feb.1973
Cologno. Miei incontri con funzionari del Sindacato in via Fontanile. Anche con M., ex Psiup, conosciuto già prima dell’occupazione della Statale e ora (temporaneamente) qui nell’hinterland. Finora ha cercato unicamente contatti personali con me e con il Comitato di lotta*, non un rapporto da organizzazione ad organizzazione. E senza ma implicare nel confronto con noi almeno alcuni dei compagni di base del sindacato. Anzi punta ad attirare nel sindacato gli studenti che gironzolano attorno al Comitato di lotta. Comincio, perciò, a dubitare che la sua azione a Cologno si indirizzi veramente all’obiettivo che , conversando con me, afferma di perseguire: creazione di un movimento rottura al momento giusto col sindacato. E a sospettare che voglia servirsi di noi e degli studenti, che a noi fanno riferimento, unicamente come “ picchettatori” o” spazzolatori di crumiri” alle dipendenze del sindacato durante la lotta contrattuale dei metalmeccanici ora in corso.
* Il nome che aveva preso il Gruppo Operai e Studenti di Cologno per l’intervento sidacal-politico nelle piccole fabbriche.
Bilancio del Comitato di lotta [senza data ma collegabile agli appunti del febbraio 1973]
L’attività ha subito un calo con la chiusura della lotta dei metalmeccanici. Ci manca la conoscenza di cosa succede nelle piccole fabbriche e nei quartieri. Il lavoro del nostro Comitato di lotta si è limitato a spiegare ai pochi operai che vi hanno aderito i documenti elaborati dal Collegamento dei CUB con i compagni “esterni” [non operai, studenti di Cologno o di Milano) a svolgere un ruolo da “professori”. È stato trascurato o si è limitato a ben poco il lavoro d’inchiesta sulle situazioni di fabbrica che volevamo fare. E la nostra propaganda non è andata oltre la consegna a mano di qualche volantino o di qualche attacchinaggio serale dei nostri tazebao.
5 febbraio 1973
Crisi fra cellula AO di Cologno e responsabile della Zona Monza.
Sembrava avviata a soluzione e si è invece aggravata . L’atteggiamento dell’Esecutivo è stalinista e burocratico. C’é fretta di sbrigare velcemente la faccenda. Prospettive: a) mia uscita dalla cellula di AO; b) “verifichiamo noi AO. Altro che lasciarci verificare!” – lo dicono alcuni compagi intenzionati a proseguire il lavoro in autonomia; c) fare altri tentativi di discutere il problema. Ma la sfiducia nel frattempo è cresciuta.
7 agosto 1973
Lettura: Bulgakov, Il maestro e Margherita
17 agosto 1973
Dopo un giro al Sud (Roma, Salerno, Bisaccia)
Conti irrisolti col mio passato. Esigenza di ritrovare le radici e lo spessore della mia vicenda trascorsa. Questo sarebbe il lavoro culturale da fare. Gli altri compagni sentono quest’esigenza? Non so. I ricordi si affollano. Cercano una forma. Racconto? Romanzo? Niente per il momento o per sempre?
21 agosto1973
Lettura: Fortini, Foglio di via
25 agosto 1973
Recupero ricordi
Mia vita in varie pensioni fra 1962 e 1964.: 1. Corso Buenos Aires 56; Via Lambrate; Viale Coni Zugna; Via Pontaccio.
28 agosto 1973
Lettura: Dal Pra, La dialettica in Marx (collage di appunti)
Dal Pra, La dialettica in Marx (collage di appunti).
Capitolo uno
La tesi di dottorato su Epicuro
È la prima formulazione della dialettica marxiana. Marx coglie in Epicuro lo sforzo per individuare nell’universo una regola ideale interna. Epicuro afferma la corrispondenza fra dialettica umana e dialettica della natura. Marx, a differenza di Hegel, sottolinea sempre nel movimento dialettico la contraddizione piuttosto che la conciliazione. E individua come limite della dialettica di Epicuro l’assolutizzazione del momento della coscienza individuale, che impedisce il suo superamento nell’universale (scienza). Pur tuttavia questa affermazione di individualità è positiva rispetto alle posizioni trascendentali dello stoicismo.La teoria dell’atomo in Epicuro sarebbe una maschera utile ad affermare, appunto, la coscienza individuale. Il rapporto come nel caso di Epicuro fra filosofia sistematica e filosofia soggettiva è uno dei più interessanti nelle epoche di trapasso. Marx secondo Dal Pra ha in questa fase giovanile delle posizioni contraddittorie da illuminista dialettico.
Capitolo secondo
Nella Critica della filosofia dello Stato di Hegel Marx cerca di giustificare il suo radicalismo democratico ma senza arrivare a conclusioni socialiste o comuniste. In questo periodo, tra l’altro, non conosce bene neppure l’economia politica. È dalla lettura di Hegel che trae la prima spinta ad occuparsene. Influenzato da Feuerbach comincia a vedere il mondo sensibile come base fondamentale del pensiero filosofico. Il processo di pensiero è derivato dal processo materiale reale dei fatti. Marx tende a sottolineare l’autonomia dei fatti dalle idee e accusa Hegel di attribuire ai fatti dei significati ad essi estranei.
Il pensiero per Marx è condizionato dalla realtà della cosa che esso analizza. Con queste posizioni Marx può cogliere l’analogia esistente tra logica hegeliana e astrattezza della religione. Nel criticare l’autonomia delle idee, Marx è aristotelico. Per lui solo il particolare è reale. I dati empirici sono validi perché esistenti e perché risultato di uno sviluppo precedente.Per Hegel, invece, famiglia e società civile sono soltanto il risultato necessario dell’idea.
Il pensiero idealistico non è però un pensiero che se ne sta nelle nuvole. Ha, invece, conseguenze per lo sviluppo reale, malgrado l’arbitrarietà del suo procedere. Non è che l’idealista non sa cogliere in assoluto la realtà o non sa descriverla, eccetera. Non è un cieco, insomma, di fronte ad essa. L’idealista descrive la realtà e si serve del metodo empirico. Ma i dati che ne ricava li incornicia nel suo sistema, fino a stravolgerli in una forma metafisica. Da qui l’equivoco: Hegel spaccia ciò che è come l’essenza.
Esiste un evidente dissidio politico fra Marx ed Hegel rispetto alle istituzioni del loro tempo.
Marx è ostile all’empirismo inteso come semplice descrizione o notazione di un dato dell’esperienza. Per lui i fatti vanno spiegati, non semplicemente registrati. Egli contrappone ad Hegel non l’empirismo ma il realismo. Per lui è impossibile rinunciare ad un momento filosofico o, meglio, ad una costruzione filosofica svolta secondo la cosa. Il reale ha un suo significato, una sua propria legge da intendere filosoficamente. Lo sbaglio di Hegel non sta nel suo rifiuto di dar significato al reale ma nell’attribuirgli significati – una sorta di maschera – che non lo rispettano.
Capitolo terzo
Manoscritti economico-filosofici del 1844
Nei manoscritti Marx si serve di un’analisi in tutto e per tutto empirica. La critica deve essere fondata sulla conoscenza scrupolosa della materia da criticare.
Più tardi, quando si occuperà di economia politica, Marx giudicherà immatura questa posizione.
All’economia Marx rimprovera di non trarre le dovute conseguenze dalle sue premesse e di non cogliere le contraddizioni insite nella propria scienza. L’economia è poi indifferente ai problemi dell’uomo come lavoratore.
Marx analizza qui proprio il lavoro che giudica alienato. Si lavora per sopravvivere fisicamente. L’immediato prevale sull’universale. L’uomo è estraneo all’altro uomo. Per lui è possibile superare l’alienazione attraversando tre momenti: 1. limitazione della proprietà privata; 2. sua generalizzazione; 3. comunismo completo.
Marx critica il comunismo rozzo, che chiede al massimo il livellamento delle condizioni di alienazione delle società borghese.
L’alienazione del lavoro per Marx rende deforme non solo i rapporti fra gli uomini ma anche fra natura e uomo (e fra scienza della natura e scienze dell’uomo).
La coscienza dell’alienazione è, per lui, già un inizio di quel movimento reale che produce comunismo.
Nell’analisi dell’alienazione Marx si distacca da Hegel. Hegel, pur considerando gli aspetti negativi, vede nel lavoro l’essenza dell’uomo, proprio come fa l’economia politica. L’alienazione sarebbe, perciò, solo un modo particolare e disumano della oggettivazione, che è comunque condizione permanente dell’operare umano. Sopprimere l’alienazione equivarrebbe a sopprimere l’oggettività. Nei manoscritti Marx recupera da Hegel due concetti dialettici fondamentali: quello di processo e quello della positività del negativo.
Capitolo quarto
La Sacra Famiglia
In quest’opera Marx fa il punto sulla sua critica alla dialettica hegeliana con il massimo di chiarezza. Il difetto dello schema idealistico sta per lui nella riduzione delle cose reali all’astrazione delle idea. Ed esemplifica questa critica all’idealismo esaminando il problema dell’emancipazione del proletariato. Che non è questione di semplice volontà o arbitrio dei proletari; e neppure un imperativo morale né una previsione fondata sulla esperienza del comportamento umano. Essa è prodotta dell’uomo. La storia non fa niente. La vita propriamente umana dell’uomo è quella che egli vive nella società presente.
In quest’opera Marx pone molta enfasi sulla prassi. Non basta – egli dice polemicamente – che l’uomo diventi uomo solo nel pensiero, nella coscienza. Pur tuttavia, non contrappone mai l’opera di modificazione del mondo allo sforzo di comprendere il mondo. Non esalta, cioè, una prassi qualsiasi ma una prassi consapevole.
Capitolo 5
L’ideologia tedesca
In quest’opera Marx attenua la sua attenzione all’aspetto teorico della dialettica. Si assiste alla sua maturazione da filosofo a storico. Per l’idealismo è la critica intellettuale e non la rivoluzione sociale a fare la storia. Marx, invece, dà importanza nel processo di formazione delle idee alla posizione pratica che l’uomo ha nella vita. L’esperienza è indispensabile. Il comunismo viene definito come movimento estremamente pratico di uomini storici reali. Scompare qui il concetto astorico di uomo che Marx aveva utilizzato nei Manoscritti del 1844. L’umanesimo viene sostituito con la concezione materialistica della storia.
La ricerca storica di Hegel viene recuperata ma liberata dall’apparato speculativo che la imprigionava. Nell’Ideologia tedesca affiora un forte richiamo all’empiria. Marx spinge all’osservazione dell’esperienza. Evita così che la concezione materialistica della storia e del mondo diventi una teoria, una speculazione, insomma una dottrina filosofica.
La concezione materialistica discende dall’osservazione e dallo studio diretto e particolareggiato della storia. Il termine concezione vuole solo dire elaborazione in termini generale dei risultati di una concreta indagine storica; e il rapporto con i dati storici è diverso rispetto alla filosofia speculativa. Marx, perciò, non rinuncia all’impegno teorico, ma ne riduce radicalmente il margine di autonomia.
Anche del termine empirico Marx fa un uso particolare in questa opera. Gli uomini non sono quelli astratti isolati l’uno dall’altro. Maggiormente concretizzato appare pure il processo del comunismo. Non esiste il soggetto della rivoluzione in astratto né il soggetto comunismo. Il comunismo non è uno stato di cose che debba essere instaurato né un’ideale al quale la realtà dovrà conformarsi ma il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti. Insomma, non è una missione o una vocazione per i proletari.
L’azione degli individui dà luogo a strutture oggettive che ne condizionano la vita. È una deformazione dei filosofi quella di pensare che sia facile trarsi fuori da ciò che esiste. Più realmente i fatti derivano dai fatti e vengono tolti di mezzo dai fatti. I rapporti reali non sono creati dalla volontà. Per spiegare i fatti bisogna ricorrere ad essi.
Capitolo sesto
Miseria della filosofia
Anche Proudhon pensa che l’alienazione non sia un prodotto storico. Sarebbe, invece, un fatto eterno. Il capitale potrebbe essere soppresso ma senza toccare la proprietà privata. Nella Miseria della filosofia è ancora più evidente lo sviluppo del pensiero di Marx e il mutato atteggiamento rispetto ad Hegel.
Gli interessi economici prendono il sopravvento dopo quelli economico-filosofici. L’attenzione è concentrata soprattutto sullo sviluppo materiale delle condizioni della produzione. Siamo a metà strada fra la tappa dei Manoscritti del 1844 e quella di Per la critica dell’economia politica (1859) e de Il capitale (Prma edizione 1867).
Marx critica ancora il procedimento dell’astrazione logico-razionale. Per lui – lo ribadisce – l’indagine empirica e particolare ha la precedenza rispetto agli enunciati teorici generali. Nessun valore viene dato al metodo prima delle indagini particolari. Hegel sfugge a questo compito. Con la sua metafisica egli ordina solo i pensieri che sono nella testa di tutti (una parte, dunque, del reale).
Marx critica a fondo i metodi astratti di ricerca. Non bisogna arrendersi ai dati. Bisogna indagare la loro genesi. Le opinioni hanno radici sociali. Non vanno esagerate nella loro autonomia. La differenza di opinioni è legata alla diversità delle condizioni sociali. La volontà per esplicarsi realmente dovrà riconoscere i suoi condizionamenti reali.
30 agosto 1973
Assemblea aperta alla Riccardi (pastificio) di Cologno
I sindacalisti rifiutano di farci entrare.
1 settemre 1973
Ricordi salernitani
La casa di Pepe in Via Velia (libri, un quadro alla Cezanne forse era del pittore Carotenuto). L’ingresso laterale del Duomo che portava all’arcivescovado (frequentato ai tempi dell’Azione Cattolica e del C.S.I (Centro sportivo Italiano). Il campo sportivo Vestuti, dove andai a fare atletica con quel professore alto e magro che dicevano “ricchione”.
Nel vissuto individuale emerge la problematicità de i miei rapporti con gli altri. Cosa impedisce di approfondire questo materiale, di andare oltre l’appunto schematico che lo fissa per iscritto?
2 settembre 1973
Vendita del settimanale di Avanguardia Operaia per le strade di Cologno
Si parte timidi. La gente è per istinto sospetto e bisogna catturarne l’attenzione con una tecnica d’avvicinamento brusca. Poi l’ansia passa e si prova una certa euforia per questi contatti che, comunque, anche se il giornale non lo comparano, spezzano l’indifferenza o lo spiarsi degli sguardi a distanza. La vendita diventa quasi un pretesto per rompere la routine quotidiana.
Bilancio
I miei interessi letterari ed artistici prima del ’68 non erano da buttar via. L’adesione alla politica è stato un errore. Necessario? Fino ad un certo punto.
11 settembre 1973
AO
Sono stato nominato responsabile di zona. Sono attirato dalla possibilità di conoscere altri compagni di Sesto, Cinisello e Cusano Milanino.
In Cile è finita per Allende.
19 settembre 1973
Cellula di AO e comitato di lotta
Questo barcamenarsi fra cervellotici doppi livelli di coscienza, con qualcuno ( il “dirigente”) che dovrebbe fare da controllore, da filtro! È come mettersi due occhiali di colore diverso per vedere un’unica realtà. Toh, guarda, hai mezza faccia di un colore e metà di un altro! No, sono i tuoi schemi che separano e gerarchizzano dove non ce ne sarebbe alcun bisogno.
20 settembre 1973
Squadra di propaganda davanti alla Televox di Cologno
L’esperienza più deludente della settimana. Le operaie, quasi tutte ragazze, non si sono neppure fermate; e non una di quelle rimaste a mangiare in fabbrica durante la pausa di mezzogiorno si è avvicinata a noi.
Doposcuola gratuito ad alcuni ragazzi nel Centro Studi di Viale Lombardia*
Lavorano già e sono dentro una realtà sociale che li schiaccia. Dovrebbero imparare cose da marziani. Tochiamo in modo vivo quello che sospettiamo. Possiamo denunciare, porre alcune rivendicazioni minime. Ma che forza abbiamo nei confronti dei professori, del Comune e degli stessi genitori (proletari)?
* Era la sede dei nostri incontri politici come Avanguardia Operaia e Comitato di lotta
28 novembre 1973
Crescono le tirate moralistiche. È scarso il nostro confronto con i partiti e le “forze sociali”. Miseria dell’esperienza (nostra, di compagni). Ancora molto esplorativo il nostro studio della storia del M.O.[Movimento Operaio]. E anche il lavoro di analisi sociale concreta è in troppi casi al di sopra delle nostre forze. Non abbiamo proposte. Ci sforziamo di capire. Sappiamo troppo sulle nostre stesse intenzioni; e ancora meno su quello che fa in concreto la classe avversaria.
20 dicembre 1973
Dopo manifestazione per il Cile a Torino (18 novembre 1973)
La presenza massiccia e combattiva di Lotta Continua mi ha lasciato di stucco. In confronto noi di AO sembriamo timidi e complessati.
Leggo l’opuscolo 7° sulla rifondazione del partito. Mi pare che non si faccia molto per superare la frammentazione della sinistra rivoluzionaria. Manca la sincerità. L’egemonia si confonde col colpo gobbo, con lo sgambetto. Finché al centro ci sarà quest’ambiguità, in periferia sarà impossibile confrontarsi.
27 dicembre 1973
Dialogo con Vincenzo Balice sul lavoro culturale a Cologno. E’ indeciso se occuparsene. Teme di dover affrontare i troppi pregiudizi dei compagni. Sul sesso, ad es.
29 dicembre 1973
Questione della donna nella lotta di classe. In cosa deve necessariamente differenziarsi il comportamento proletario su tale questione dall’atteggiamento borghese (pre e post Freud)?
Dopo varie letture. Guglielmino, Guida al ‘900; Vegezzi e Fortini, Gli argomenti umani; De Bartolomeis, Lettura e ricerca
A prima vista si potrebbe essere soddisfatti da queste antologie. Si passa da idee fasciste ad idee ripulite da quella eredità e sembra giusto anche l’invito a smetterla di voler essere terribilmente rivoluzionari. Non vorrei, però, rinunciare ad alcuni discorsi di recente iniziati e dimenticare la durezza di certe esperienze di vita, anche personali, degli ultimi anni. Meglio essere ancora un po’ rozzi e primitivi. Ne vale la pena. Siamo su un’altra strada e dobbiamo respingere anche questi nostri padri democratici (che dicono e non dicono, lodano capitalismo e socialismo, sono terribilmente angosciati e ci vorrebbero trasmettere quest’angoscia come un valore). Non possiamo imbellettare con un po’ di cultura, scienza e psicanalisi le nostre “primitive” convinzioni sulla lotta di classe. La cultura ufficiale resta un campo viscido. Quella democratico-borghese appare seria rispetto al qualunquismo dilagante fra gli studenti. Ed ho già accettato il ricatto di cominciare a dare questa cultura “provvisoriamente”, contro la mia istintiva volontà di tagliare di netto anche con questa cultura democratica. Mi blocca, però, il dubbio sulla consistenza attuale di una cultura rivoluzionaria. Per me cultura è l’esperienza sociale che si va facendo, confortata o corretta dall’esperienza storica man mano riscoperta e vissuta dal punto di vista della rteale condizione sociale in cui siamo.
Da Argomenti umani (pag. 205 Morano ed. 1969)
«Prima di istruire, prima di educare bisogna procurare quell’assetto di vita comoda, indipendente, dignitosa che rende possibili istruzione e educazione. Mal si insegna l’abbicì ad uno che ha fame… Meglio sapere nulla che sapere ed essere obbligati ad agire a rovescio» (Ippolito Nievo)
