SEGNALAZIONE

Da: La Casa Della Poesia di Milano (segreteria@lacasadellapoesia.com)

FRANCO FORTINI E LA GIOIA AVVENIRE
a cura di Giancarlo Majorino ed Ennio Abate

Cari amici,
Vi segnaliamo il festeggiamento del 100° compleanno di Franco Fortini, ricordato il prossimo giovedì in una serata curata da Giancalro Majorino e Ennio Abate.

giovedì 20 aprile ’17, ore 19:30 – LABORATORIO FORMENTINI

A cento anni dalla sua nascita, la Casa della Poesia di Milano dedica una serata a Franco Fortini, poeta, critico letterario, saggista e intellettuale, tra le personalità più importanti del panorama culturale italiano del Novecento.
nuova sede in via Formentini 10 – ingresso libero

 

Confidando di avervi tra il nostro pubblico e in una vostra diffusione,
vi inviamo i nostri cordiali saluti

La Casa della Poesia di Milano
web: www.lacasadellapoesia.com
e-mail: segreteria@lacasadellapoesia.com

Come raggiungere con i mezzi pubblici via Formentini 10 – Milano:
Metro: M2 Lanza, M3 Montenapoleone, M1 Cordusio
Tram: 2, 4, 12, 14
Autobus 57, 61

LA GIOIA A VENIRE
di Franco Fortini

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo

Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna nElla fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere

Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto

Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione
La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.

( da “Foglio di via” 1946)

2 pensieri su “SEGNALAZIONE

  1. …Una poesia che vuol essere positivamente profetica “La gioia a venire”, ma senza nascondere la durezza dei tempi che ancora attendono…coraggioso Franco Fortini a pensarlo al suo ritorno dalla guerra mondiale! Trovo in particolare bellissime le prime due strofe, leggerle è come percorrere una galleria di visioni potenti, fragili, intime, di cui la storia personale e collettiva è impermeata, piccole e grandi manifestazioni della vita, rivincite…”Qualcosa che non possiamo perdere/ Anche se ogni altra cosa è perduta” Un segnale di rinascita dopo o tra le barbarie, le mistificazioni, “la vera morte” che va subito raccolto, anche se “la scuola della gioia è piena di pianto e sangue”…Una nuova primavera. Un vero atto di fede nell’essere umano, nonostante…

  2. In vista dell’incontro di domani sera con Giancarlo Majorino per discutere della figura di Fortini, vorrei dar conto dei pensieri e delle inquietudini che mi fanno compagnia ogni volta che parlo di Fortini, pubblicando una mia lettera del 2000 a Luca Lenzini, riferita al suo libro “Il poeta Franco Fortini”(Manni, Lecce 1999). Dei temi e problemi qui accennati terrò conto domani sera. [E. A.]

    Caro Luca,
    scusami del ritardo di questa lettera, la cui stesura è stata tormentosa per vari motivi.
    Ho oscillato fra due ipotesi: – questo è un libro serio e importante su Fortini ma è – come lui – fuori tempo e il suo “fortinismo” rischia di apparire “al quadrato”; – questo è un libro serio e importante e, malgrado sia controcorrente e costretto a una circolazione minoritaria, va assunto – come il suo oggetto di studio – e fatto maturare.

    Secondo me il momento di Fortini, auspicato da Luperini in quell’intervento del 1985, che tu citi, non è mai cominciato. Il consenso per *Composita solvantur* mi è parso passeggero, legato alle circostanze della morte di Fortini e non ha indicato un nuovo clima più attento al Fortini poeta al di fuori della cerchia ristretta degli amici-critici. Né intravedo il tempo in cui sarà possibile usare – a livello pubblico, politico e non cenacolare e minoritario – quei suoi *giacimenti di futuro*.

    Per me un mutamento d’epoca iniziato ben prima della sua morte e successivamente accentuatosi s’è interposto fra noi e la sua opera e mi sembra sempre più arduo tenere assieme la realtà profondamente mutata e le sue “verità”.

    Preferirei, perciò, altre indicazioni dell’ultimo Fortini: quelle ad esempio di “attraversare la condizione postmoderna” (assai vicine – spero – all’atteggiamento da esodo che vorrei sostenere io). Oppure prendere alla lettera quell’*inventare tutto*, dopo che ho trovato impraticabile il *buon uso delle macerie* (della Sinistra in particolare) a cui c’invitava in *Extrema ratio*.

    Ma, su un punto c’è mi pare piena coincidenza. Per dirla in sintesi e con forzatura, tu e Luperini ritagliate *il poeta* e sfumate *il comunista* (sia pur “speciale”).

    La tua interpretazione lo fa privilegiando la sua tensione religiosa (il profetismo, la centralità della Bibbia nella sua formazione) o il debito del suo marxismo dalla “più alta tradizione di pensiero dell’intellighenzia borghese”.
    Sono molto cauto e ho vari dubbi nel prendere le distanze da questa interpretazione della poesia di Fortini.
    Le mie riserve a tratti si ridimensionano o si confondono di fronte ad altre tue affermazioni che, pur ricordando (e come si potrebbe non farlo?) gli aspetti “para-religiosi” o immediatamente riconducibili alla sfera religiosa di Fortini, [1] proclamano che “l’appello ad una serie di elementi di matrice biblica non sarebbe così efficace, quando fosse privato dell’elemento di choc derivante dall’inserirsi nel quadro di un materialismo profondo, irriducibile ad ogni simbologia canonica o tradizionale ed ostile ad un allegorismo univoco o metafisico”.
    In queste precisazioni mi pare di cogliere una distinzione condivisibile fra matrice religiosa (e biblica) e svolgimento storico (letto nell’ambito marxiano) del suo pensiero e della sua opera poetica.
    […]
    Io vorrei sostenere ancor oggi la necessità di distinguere fra profetismo biblico e comunismo, magari anche spostandomi dalla sintesi che Fortini ne fece. [2]
    Questo rapporto tra cristianesimo e comunismo mi tormenta: se da un lato può apparire positivo che una visione totale dell’umano (del comunismo) sia stata conservata una volta sotto i veli del cristianesimo non sacerdotale (Bloch) e ora – in tempi così grami – potrebbe essere salvaguardata dalla poesia allegorica di Fortini, dall’altro credo sia da temere la sovrapposizione (idealistica mi pare) di tale visione “escatologica” all’esperienza storica.

    [1] “Si potrebbe discutere di quella “fede opaca” e di quel “vero”, se siano da interpretarsi in una prospettiva decisamente ‘religiosa’ o meno”.

    [2] Ciò implica una nuova visione del comunismo, che non si lasci tentare dalle analogie coi *comunismi religiosi* del passato (cristianesimo compreso), che non si veda già *prefigurato* in qualche nobile Tradizione. Sarebbe velleitario che io tentassi di balbettare qualcosa di più in questa direzione dell’*inventar tutto*.

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