Lettera inedita di Amelia Rosselli

di Cristiana Fischer

Questa lettera di Amelia Rosselli è rimasta dimenticata per molti anni tra altre mie corrispondenze, diari e appunti, relativi a idee e posizioni che si affermavano in quegli anni.

Se ricordo bene le avevo chiesto qualcosa da pubblicare in un Catalogo riassuntivo del “mese della poesia” tenuto nel gennaio 1985 alla Libreria delle donne di Milano. Amelia Rosselli non era interessata al femminismo, ma ricambiava l’amicizia di giovani amiche, femministe e poete romane.
Prima di quella lettera ci eravamo incontrate a Roma in casa sua (ne ho dato -parziale- conto in un articolo su Illustrazione Italiana), poi la ospitai due giorni a Milano. Generosamente mi spiegò le sue idee sulla lingua come viva materia sonora, e la poesia spartito e strumento di quel mondo di suoni. Una poesia che diviene ricca e armonica ben più di quella che si accontenta di metri e rime.
Lesse i suoi versi in maniera splendida durante una serata affollatissima, quando ancora la libreria aveva sede in via Dogana. Di quel Catalogo poi non si fece niente. Oggi la presento anche come documento storico di quei luoghi e tempi.
Lei si è uccisa, come Primo Levi, precipitando dalle scale. Una solitudine in casa. Noi che veniamo dopo, grazie ad essi siamo cresciuti, ma non abbiamo scambiato abbastanza. Il tratto personale di Rosselli era l’orgoglio, un altissimo senso di sé. Questa era anche la sua morale: che ognuno si mantenesse all’altezza del proprio valore, ed è qualcosa che fa a pugni con la trascuratezza e il narcisismo di anni venuti dopo.
Ricopio la lettera, in parte scritta a macchina e in parte a mano, con un vivo inchiostro verde. Ho corretto alcuni accenti che mancavano, e altri elementi trascurabili.

 

 

(a mano)

 17/1/86 – Roma
 via del Corallo, 25
 00186 – Roma------------------------------ per Christiana Fischer

(a macchina)

“Variazioni Belliche” (Garzanti editore 1964)
 (includo una poesia che per sbaglio non fu inclusa tra le ultime del mio primo libro; perciò la considero inedita: apparse però sul “Menabò” di Vittorini quando dovetti scegliere 24 poesie dal testo, nel 1933[sic]).

(a mano)

(“Variazioni Belliche” è un mio primo libro “esaurito”: se per caso ne avete qualche copia, meglio: pare che forse nel magazzino della Garzanti si possano rintracciare alcune copie, molto ricercate. La mia unica copia dovrò fotocopiarla per intero, credo: se avete da qualche parte una copia me la potreste rivendere?)

(a macchina)

 Per misavventura credesti di vendere me e la tua
 sorella ne rimase colpita, fu colpita dal tuo industriale
 braccare la bellezza. Incontro al tuo linguaggio che
 rasentava il sordido io imbracciavo un pugnale tutto
 rosso di perle d'amoreggiamenti nel boschi pubblici.
 Per un addio meno frivolo avvicinavo il casto sorriso
 della giovinetta ma l'addio alquanto brusco rovinò
 nel tuo indovinare anche la mia corta frase. Braccata
 da una lingua divenuta pubblica amministrazione tentavo
 ammonimenti di semplicità: chi v'era capace a rimare
 frasi meno crudeli?

(a mano)

 per “La Libreria delle Donne”: Cara Christiana: la poesia mi sembra adatta per un catalogo ecc. Credo che la scrissi attorno al 1961. A me piace. Siccome il pubblico milanese (donne) può avermi udita leggere proprio questa poesia, mando anche un secondo brano di prosa pseudopoetica. E cioè la quarta pagina di “Nota”, pubblicata su “Autobus n° 1”, rivista letteraria nel 1979.
 Il testo mi pare difficile, anche perché staccato dall'insieme, che in realtà non conta più di cinque pagine, anche se per ogni pagina v'è scrittura casualmente annotata o sui treni, o in un bar del Trastevere, e in tempi diversi (1967-1968).

Saluti cordiali

(a macchina)

da “Nota”
 pubblicato su rivista “autobus” del 1979 -n°1
 (“Nota” è composto di cinque pagine diverse, di cui dò la riproduzione per catalogo della “Libreria delle donne” - Milano. Sono pagine staccate, scritte in diverse occasioni tra il 1967 e il 1968; includo soltanto pag. 4, del 12/11/68)
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 NOTA – pag. 4

(a mano)

 P.S. Poi, per questo pezzo da “Nota” bisognerebbe non rifare margini diversi
 e cioè attenersi assolutamente alle spaziature.
 gli spazi vuoti: doppio spazio su macchina a scrivere. Se il catalogo-presentazione è di larga
 copertina tutto bene. Se no bisognerebbe usare caratteri piccoli o piccolissimi, per  fare rientrare nella pagina una prosa riflessiva che in realtà s'attiene ad una  metrica “chiusa” che è la stessa per la poesia “tout court”.



  • Su POLISCRITTURE vedi anche : 
Su «I santi padri di Amelia Rosselli» di Antonio Loreto

2 pensieri su “Lettera inedita di Amelia Rosselli

  1. Grazie a Cristiana Fischer per questo bel ricordo di Amelia Rosselli. In questi appunti ho ritrovato il gusto artigianale dello scrivere poesia, cosa di cui si parla a mio avviso troppo poco. Anche quando leggeva in pubblico, Amelia era diversa, si distingueva per il modo con cui si metteva all’opera. Nessun imbarazzo, vero o finto, nessun infingimento. Sembrava vuota di sé. Era e appariva sempre dedita all’opera.

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