Archivi tag: Arnaldo Ederle

Scrivere

di Arnaldo Éderle

Non concordo con la spiegazione  che  Éderle dà  in  questi versi del perché si scrive. Anche se continuassimo a scrivere su un “bianco foglio” di carta, “di sera di mattina e di pomeriggio”, tutto è mutato attorno a noi dal tempo degli amanuensi e dei poeti in attesa della “nera farfalla” che li illumini. Forse è il caso di discuterne. [ E. A.] 

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E distolse gli occhi

 

di Arnaldo Éderle

E distolse gli occhi dalle care immagini
della parete sinistra e li rivolse
all’armadio grande che sta di fronte al letto.
Quella era la posizione che teneva sdraiato
com’era nel suo ampio letto con la testa appoggiata
a due cuscini. Da lì poteva guardare tutta la
camera e, come un immobile, godere della sua
ampia visuale. Continua la lettura di E distolse gli occhi

Lacrime di gioia

di Arnaldo Éderle

Turbolente le nuvole dei giganti
in alto, più che azzurro e assolutamente
piatto, il cielo è trasparente e veramente
assoluto vergine e pigro quasi, Continua la lettura di Lacrime di gioia

Apulia

di  Arnaldo Éderle

 

(Raccontino suggerito)

A Nella-Tommasina

(La mia terra perduta: Apulia, la casa:
un lungo viale, svolta a destra dopo
le carceri, la strada a metà delle palazzine
gemelle a due piani, numeri 48 e 50
un grande atrio: mio nonno Felice usciva
col tabarro sulla strada non asfaltata.
Mia madre andava in città a trovare la sorella,
noi le correvamo dietro disperati) Continua la lettura di Apulia

Il fiato

 

di Arnaldo Éderle

Il fiato di scagliare una piccola cenere
lontano dalla poltrona il fiato
di allontanarla da me di pulire il mio
posto, di renderlo immune dallo strazio
del fumo e dalla sporcizia del vizio.
Ecco, questo vorrei ogni minuto, ma
il mio strazio non si consuma resta lì Continua la lettura di Il fiato

In memoria di Carmencita

 

di Arnaldo Éderle

 

Il suo rosso cuore

Pettinatela bene
la barese del mare,
che lei ci teneva
ai suoi capelli ricci
di permanente,
ricci e rossi, il suo ultimo
perpetuo colore: rosso
come il suo dolce forte
cuore.

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L’acqua entra dalle mie labbra

 

 

di Arnaldo Éderle

Stavo pensando a una sequela
di ragionamenti tanto forti da farmi
vibrare il cervello e rotolarmi
nella loro burrasca e vedermi Continua la lettura di L’acqua entra dalle mie labbra

L’ultima sei tu

Marino Marini, Pomona 1949

di Arnaldo     Ėderle

A Nella-Tommasina De Ruvo

 

Che l’ultima sia tu!
Un bel bacio odioso mi posasti
sulle labbra alla fine d’uno sterile
abbraccio, mia cara carissima, e sulle
labbra rimase appiccicato con
uno strano sapore quasi amaro e così
rimase per tre anni filati fin quando,
rovinato dall’usura, piano piano
scomparve e al posto suo comparve
un dolcissimo sapore di fragole
còlto nel suo orgoglio di zucchero
come in un saporito dolcetto in
una manciata d’amore filato. Continua la lettura di L’ultima sei tu