Archivi tag: Arnaldo Ederle

Apulia

di  Arnaldo Éderle

 

(Raccontino suggerito)

A Nella-Tommasina

(La mia terra perduta: Apulia, la casa:
un lungo viale, svolta a destra dopo
le carceri, la strada a metà delle palazzine
gemelle a due piani, numeri 48 e 50
un grande atrio: mio nonno Felice usciva
col tabarro sulla strada non asfaltata.
Mia madre andava in città a trovare la sorella,
noi le correvamo dietro disperati) Continua la lettura di Apulia

Il fiato

 

di Arnaldo Éderle

Il fiato di scagliare una piccola cenere
lontano dalla poltrona il fiato
di allontanarla da me di pulire il mio
posto, di renderlo immune dallo strazio
del fumo e dalla sporcizia del vizio.
Ecco, questo vorrei ogni minuto, ma
il mio strazio non si consuma resta lì Continua la lettura di Il fiato

In memoria di Carmencita

 

di Arnaldo Éderle

 

Il suo rosso cuore

Pettinatela bene
la barese del mare,
che lei ci teneva
ai suoi capelli ricci
di permanente,
ricci e rossi, il suo ultimo
perpetuo colore: rosso
come il suo dolce forte
cuore.

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L’acqua entra dalle mie labbra

 

 

di Arnaldo Éderle

Stavo pensando a una sequela
di ragionamenti tanto forti da farmi
vibrare il cervello e rotolarmi
nella loro burrasca e vedermi Continua la lettura di L’acqua entra dalle mie labbra

L’ultima sei tu

Marino Marini, Pomona 1949

di Arnaldo     Ėderle

A Nella-Tommasina De Ruvo

 

Che l’ultima sia tu!
Un bel bacio odioso mi posasti
sulle labbra alla fine d’uno sterile
abbraccio, mia cara carissima, e sulle
labbra rimase appiccicato con
uno strano sapore quasi amaro e così
rimase per tre anni filati fin quando,
rovinato dall’usura, piano piano
scomparve e al posto suo comparve
un dolcissimo sapore di fragole
còlto nel suo orgoglio di zucchero
come in un saporito dolcetto in
una manciata d’amore filato. Continua la lettura di L’ultima sei tu

Mia bella foglia

di Arnaldo Éderle

Mia bellla foglia che vibri nella tua aria
fresca nella mattina azzurra e viola come la mia
farfalla ferma sull’altra foglia dell’albero.
Oh, quanto mi piaci, quanto mi commuovi
quanto mi sfregoli sugli occhi la tua
pittura verde il tuo tenue e pacificamente
invadente pervadente nel lucido degli occhi
di chi ti guarda insistente insicuro
di vederti e inghiottirti
dentro le sue pupille aperte. Continua la lettura di Mia bella foglia

Il predicatore

 

Alexander Daniloff, Il predicatore

di Arnaldo Éderle

Dungué anghiorghià …
gridando gridando gridando. Così
il predicatore passeggiava nel bar dei
cinesi. Urlava e strisciava i piedi
e pian piano gesticolava le mani
sopra la testa, vestito bene
con la zucca quasi pelata
le ginocchia rigide dritto
e appoggiato alla spalliera della
sedia e poi puntava i piedi
sulle mattonelle della sala come
un esperto scimpanzè e strangolando
la voce se la buttava in gola
e gracchiava le sue cento battute.
Nessuno diceva niente. Continua la lettura di Il predicatore

Un poeta indifeso

di Arnaldo Éderle

Qualche giorno fa, Ennio Abate, durante una nostra discussione sulla poesia, e parlando di amici poeti, mi suggerì di ringiovanire la presenza di Giuseppe Piccoli con un mio nuovo scritto sull’amico e poeta veronese che morì per sua stessa mano trent’anni fa in un ospedale giudiziario di Napoli. Ricordo che ne feci altri di questi interventi tempo fa, o per commemorarlo o per rinfrescare la sua presenza in diverse sedi competenti. Continua la lettura di Un poeta indifeso