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Sull’onnipotenza

di Paolo Di Marco

Quando faccio vibrare l’enorme calotta di plasma, investendola con successioni di frequenze che ne amplificano l’oscillazione a livelli insostenibili, fino all’istante della sua trasformazione in un solo punto di energia infinita; quando dopo un attimo di trasecolata incertezza questo punto si espande furiosamente, si coagula in vortici di energia e materia insieme, si espande nuovamente per poi ancora coagularsi in materia vorticante; quando questi vortici perdono abbrivio diventando galassie, e al loro interno stelle, e intorno a queste pianeti, e su alcuni di questi forme senzienti di ogni possibile fattura…quale controllo ho, io creatore, su tutte queste creature?
Nessuno.
Meno di quanto un bimbo che butta un sasso lungo il pendio ha sulla precisa traiettoria della pietra. Chè fra creazione e controllo non c’è solo il caos ma un intero abisso.
È solo un vezzo perverso di qualche buontempone l’attribuire al creatore anche la potenza del controllo.1
Come ben sanno Geoffrey Hinton e Dario Amodei2 che dopo aver creato quella forma indebita e improvvida di elaborazione basata su LLM chiamata AI e dopo essersi impegnati a cercare di trasformarla in più intelligente materia, una AI ‘generale’ capace non solo di imitazione ma anche di un qualche raziocinio, si vedono travolti da una mandria di AI di vario modello che corrono all’impazzata, pungolate all’inizio dal profitto e dalla concorrenza ma poi trascinate in uno stampede inarrestabile indifferente al precipizio di un’economia che vede sparire progressivamente tutto il lavoro ma con esso anche quei salari che ancora alimentano la domanda e quindi dell’economia permettono l’esistenza stessa.3
Ma d’altro canto che le pietre rotolanti si attribuiscano il libero arbitrio solo perchè la loro traiettoria è imprevedibile sembra atto di gratuita superbia: ne sanno qualcosa gli ‘ingegneri del caos’,da Finkelstein a Bannon a Cambridge Analytica che in questo secolo hanno imparato a usare le reti virtuali non per pescare i pesci ma per manipolarli, per creare branchi e poi spingerli volta a volta nella direzione voluta trasformando così elezioni già di per sè truccate in un eterno gioco delle tre carte.
Qualcuno potrebbe pensare che in questo modo si ritorna al libero arbitrio, stavolta solo dei pochi a spese dei tanti, se non si accorgesse che il mare in cui naviga è sì preda di sirene ma che queste a loro volta ondeggiano su flutti caotici; la guerra dei meme che nel secolo scorso aveva visto la vittoria dei cattivi 5 si è trasformata oggi in un oceano privo di correnti certe e di venti portanti, percorso da flutti improvvisi che si alternano ad oniriche calme, totalmente staccato da ogni parvenza di senso esterno, sia esso razionale o sensuale, dove anche le lenze da caos, addestrate alla sola esca della rabbia, si sfilacciano in fretta.
Anzi, nell’ansia di controllare le masse non si accorgono che il pianeta stesso sta velocemente allontanandosi dall’equilibrio e quindi da ogni possibilità di controllo: quando il sasso del bambino ha superato il ciglio non c’è più nulla da fare, chè ogni roccia che urta crea una svolta (li chiamano tipping points, e son tutti intrecciati fra loro..a assai vicini nel tempo).

Se anche al creatore è precluso il controllo, è difficile immaginare che una specie senza neppure la coda possa riuscirci; eppure alcuni imperi umani hanno mostrato notevole resilienza, seppur con un trucco che farebbe storcere il naso ad esseri più sensibili o potenti: riducono la complessità riducendo il numero di dimensioni; così le società umane attraversano fasi dove le relazioni interne di un aggregato hanno un solo parametro: la ricchezza; che a sua volta è misurata da un solo indicatore, il denaro; mentre le relazioni esterne si strutturano intorno ad un aggregato dominante, talvolta fino al livello di assorbimento. Questo rende i percorsi assai più prevedibili -anche se meno interessanti- ma limita le possibilità di scelta e quindi i tipi di evoluzioni, aumentando il rischio di infilarsi in cul-de-sac senza uscita.6
Si sono convinti, e soprattutto hanno convinto tutti, che ci sia una bacchetta magica che può creare ricchezza dal nulla: prima l’oro, poi della carta stampata, poi un quisquilio digitale; e ovviamente piano piano poi sempre più in fretta i più furbi si sono accaparrati tutte le bacchette; che vanno anche furiosamente difese con armi di tutti i tipi. E nel frattempo hanno messo in moto un meccanismo che sembra anch’esso magico: hanno convinto tutti che ogni anno una cosa indistinta ma misurata come denaro chiamata PIL deve sempre aumentare. E se ogni anno aumenta del tot% costante sull’anno precedente la crescita totale delle ricchezze diventa esponenziale.7 Ma anche le risorse consumate seguono lo stesso cammino esponenziale, in un pianeta con risorse finite. Una ricetta perfetta per una catastrofe.
Uno dei difetti probabilmente originali di questi bipedi implumi è la difficoltà a padroneggiare una cosa elementare come le probabilità concatenate.     È evidente come non sia possibile controllare queste sequenze intrecciate, che hanno una causa comune ma poi si sono autonomizzate, non solo, ma con interazioni fra di loro. Occorre osservare che c’è un solo modo per controllare queste catene: usare una dimensione in più (rispetto a quanto si vede nel grafico); e gli umani sono particolarmente deboli a vedere in 4d, non parliamo poi di agire…

Se un dio non può controllare direttamente gli resta una forma di intervento: la punizione.
Non certo per motivi morali, perchè non solo sarebbe stupido pensare ad una coincidenza di valori tra esseri con numero diverso di dimensioni, ma porterebbe inevitabilmente a catastrofi , oltre ad essere alquanto meschino: in fondo gli umani vivono in quello che per loro è l’unico e inevitabilmente il migliore dei mondi, e non si può certo imputare a loro la perdita della specie più promettente, sterminata dal meteorite sepolto nel Golfo del Messico.8
Come in tutto il resto di questo universo l’errore maggiore -qualcuno lo chiamerebbe peccato capitale- è la violazione del principio del cammino minimo, in altri termini uno spreco di energia;
è un principio senza il quale ogni universo andrebbe prima o poi a catafascio e che qualunque creatore decente impara a rispettare fin dall’inizio.
Ma se sono le creature a violarlo allora in qualche modo vanno punite.
Il guaio degli umani è che sono un pò duri di comprendonio: sono andati avanti trentamila anni tranquilli, in equilibrio col pianeta e in cooperazione tra di loro, poi hanno iniziato a volere di più facendo l’agricoltura, e qualcuno più degli altri facendo i re e i sacerdoti; gli equilibri son saltati subito, e guerre e carestie si sono infilati in tutti i varchi aperti…ma niente, han continuato così; si è provato a dargli un avvertimento con le classiche epidemie come la peste nera, ma anche dopo aver perso metà popolazione han continuato come prima e anche peggio, perchè si son pure messi a usare le tecniche meno efficienti insozzando il pianeta coi fumi del petrolio, arrivando ad innescare un ciclo autodistruttivo mica da ridere, colla CO2 che faceva da copertina della serra e la temperatura che saliva sempre di più.9
Se con la peste l’avvertimento era chiaro ma non sufficiente, dato che non era evidente di cosa erano colpevoli e soprattutto chi, in questo caso abbiamo avuto un’occasione perfetta per dare una punizione chiaramente indirizzata, perchè puntava subito al colpevole: il protagonista principale di tutto lo squilibrio e dell’effetto serra era il paese più sviluppato, gli USA, che per felice coincidenza avevano anche un pò di laboratori di guerra batteriologica sparsi per il mondo10
Non serviva neppure granchè: una piccola spinta alla probabilità e un virus letale creato a tavolino scappa fuori. Et voilà, l’occasione per una bella colpevolizzazione con auspicabile pentimento è servita.11
Ma, come dice un proverbio, dio fa le pentole ma non i coperchi: gli ‘strateghi del caos’, alla loro quarta prova di massa, ci azzeccano in pieno e così della colpa degli USA non parla nessuno!
Anzi, con una inversione a U da grande acrobazia la colpa diventa della cura, i vaccini.
E l’occasione è persa, insieme ai 17 milioni di morti della prova.12 

Il problema degli strateghi è che controllare temporaneamente il caos non significa eliminarlo, e spesso la nuova orbita ha più energia ed è meno controllabile della precedente; se uno stratega alla Thiel vede una dimensione in più degli altri e controlla le punte avanzate dell’economia e i suoi contorni politici, subito si sente un dio..e non capisce che le dimensioni del mondo che abita sono più di quelle che immagina (per non parlare di quelle che proprio non vede, come il clima); provocando col tempo disastri di ampiezza maggiore..e infilando se stesso e il suo paese adottivo in uno Zugzwang* 13 mortificante.

Quello che vorremmo augurarci è che quando questi bipedi si decideranno a mettersi un po’ di sale in zucca non sia sale di uranio….

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note

  1. Sia questa sia l’attribuzione al creatore di parvenze antropomorfiche sono non semplicemente delle forme di irrefrenabile presunzione, ma anche degli errori logici imperdonabili che soprattutto i teologi medioevali hanno creato ad arte ‘per il maggior bene…’
  2. Si veda l’intervista di Hinton su You Tube del 27/9/25 su TheDiaryofaCEO e anche il lungo documento di riflessione del Gennaio ’26 di Dario Amodei di Anthropic ‘The adolescence of Technology, Confronting and Overcoming the Risks of Powerful AI’; si veda anche il mio ‘AI, equivoci e minacce‘ qui su Poliscritture
  3. In estrema sintesi: se come prevedono questi signori l’AI nel giro di due decenni eliminerà inizialmente l’80% e poi il 96% del lavoro vivo, chi comprerà i beni che l’economia ‘intelligentemente automatizzata’ produrrà? Ed è diffice credere al giovane Musk quando afferma che la gente potrà passare il tempo come vuole, tutti i beni saranno a disposizione gratis..
  4. G. da Empoli, ne ‘Gli ingegneri del caos’ Marsilio ’19 ci racconta di come sia cambiato il controllo dei grandi processi elettorali grazie all’utilizzo dei fisici, abituati a manipolare sia il caos sia grandi masse di dati, che hanno permesso propaganda mirata a milioni di individui (utilizzando anche i dati privati in teoria segreti raccolti da tutti i centri -di cui la NSA è esempio cardinale), rovesciando così pronostici rocciosi nel giro di due settimne (la Brexit è il primo caso clamoroso, con Cambridge Analytica in prima fila)
  5. Lolli, ‘La guerra dei meme’, POP ’17
  6. Ricordiamo come una semplice catastrofe a cuspide (v. Thom, Teoria delle catastrofi, Einaudi) si possa vedere come la proiezione su due dimensioni di una linea continua spiraleggiante: questo ci dice che più aumentiamo la riduzione delle dimensioni di un fenomeno (i parametri di controllo, i gradi di libertà..) più diventa probabile creare catastrofi che hanno, guarda un pò, effetti catastrofici; storici come Braudel hanno dato i fondamenti per capirlo, preceduti da Marx e seguiti in questo da Arrighi ed Hobsbawn, mentre come al solito al di là dell’oceano non ci hanno capito un’acca: dall’imbonitore da trivio che ha fatto da maestro a Clinton (Quigley) al bifronte Alfred McCoy, che dopo aver scritto uno dei migliori saggi del secolo (The Politics of Heroin’) è crollato miseramente appena si èavventurato sulle generalizzazioni (‘To govern the World’).
  7. è il semplice fatto matematico che possiamo anche rappresentare elementarmente come una pila (i beni prodotti) che ogni anno aumenta di altezza
  8. È l’evento che, creando una nube che ha schermato il sole per diversi anni, ha prodotto la scomparsa quasi totale dei dinosauri
  9. negli ultimi 15 anni è successo un fenomeno qualitativamente nuovo: si è modificato l’equilibrio radiativo tra Terra ed ambiente esterno (Sole in primis) e il tasso di aumento della temperatura è passato da 0,05° a 0, 31° per decennio (‘The risk of a hothouse Earth trajectory’, William J. Ripple1,2,10 ∙ Christopher Wolf3)
  10. v. il mio ‘Covid, l’ultima parola‘ qui su Poliscritture con tutti i riferimenti
  11. v. 10
  12. Potrebbe apparire assurdo che, una volta appurato che il colpevole erano gli USA col loro laboratorio di guerra batteriologica di Wuhan, non ci sia stata una sola voce che si sia levata a chieder loro conto, mentre l’indignazione di larghe masse di popolo si indirizzava sui poveri vaccini; a meno di ipotizzare che anche in questo caso ci sia stata all’opera una campagna degli strateghi del Caos (con Bannon al timone e NSA a fornire dati)
  13. *Zugzwang: negli scacchi è una scelta tra due alternative entrambe perdenti

La realtà nasce dalla mente

di Paolo Di Marco

Viene citata anche da Rovelli in Helgoland, e sta prendendo sempre più piede la convinzione fra gli scienziati che la percezione del mondo non segua un percorso esterno ->interno ma viceversa: dal nostro cervello estraiamo un’idea del mondo circostante e mediante la percezione la rinforziamo o correggiamo.

1-Krugman su percezione del crimine e percezione dell’economia (NYT, 24/10)

Utilizzando una serie di statistiche storiche, l’economista (Nobel) Paul Krugman ci fa vedere come negli Stati Uniti la percezione della criminalità sia indipendente dall’andamento reale del fenomeno

Ci sono diversi elementi che concorrono: percezione selettiva, memoria selettiva, notizie distorte su televisioni e giornali; ma l’elemento determinante appare essere la convinzione a priori: i repubblicani vedono il crimine aumentare coi presidenti democratici, i democratici all’opposto.

Un identico fenomeno avviene con l’economia. (v lo stesso Krugman sul NYT)

2- il mondo che vediamo
a) L’ipotesi Bayesiana della Mente (Manuel Brenner, ‘Towards Data Science, 15/8/2019)
Come diceva Blaise Pascal “navighiamo in una vasta sfera, sempre alla deriva nell’incertezza” tuttavia, dice Brenner, ce la caviamo ammirabilmente in questo oceano d’incertezza. Ma come abbiamo fatto a ricavare un senso di certezza da un futuro definito dall’incertezza?
La ‘Ipotesi Bayesiana della Mente’ sostiene che c’è una struttura nascosta in profondità dietro il nostro comportamento, le cui radici risalgono lontano nella natura profonda della vita stessa. Afferma che, in un certo senso, i cervelli fanno poco altro che predirre un futuro e realizzare questo futuro desiderato; che le menti, all’unisono con le leggi dei sistemi viventi, combattono sempre in salita contro le sorprese che la natura ha in serbo per loro.
Questo è in accordo quello che ci dice la neurofisiologia degli ultimi anni: che il nostro cervello passa tutto il tempo (al disotto del livello della percezione cosciente) a fare previsioni, a creare scenari possibili così da avere sempre a disposizione una rotta a prova di imprevisti e fortunali.
L’ipotesi Bayesiana è fatta propria anche da Carlo Rovelli in Helgoland.
Come dice Elke Spaak (Elke Spaak, 27/9/23 Arxiv), ‘l’idea che il cervello sia una macchina inferenziale bayesiana (probabilistica), che cerca continuamente di immaginare le cause dei suoi stimoli, sta avendo molta influenza sulle (neuro)scienze cognitive nelle ultime decadi. È stata propagandata come la promessa di realizzare una ‘scienza unificata della mente e dell’azione.’
Centrale a questa ipotesi è proprio il fatto che la costruzione del mondo non avviene a partire dell’esperienza (almeno da un certo punto in poi) ma l’esperienza è solo strumento di conferma di una immagine preesistente.
Se qualcuno pensa che questo lasci aperta la possibilità di ripensamenti, cambi di idee ed immagini del mondo, non fa i conti con l’inerzia -che è anche una forma di economia energetica, una necessaria esigenza di stabilità- che è propria della grande maggioranza delle persone.

3- tre piccole conseguenze

a-Ne consegue che se vogliamo fare una propaganda efficace, per esempio una campagna elettorale, poco serve mostrare cose belle o cose brutte, per quanto condite di abbondanti dati; tutti sanno che il Corriere della Serva dice balle, che i telegiornali sono bugiardi matricolati, ma non interessa a nessuno; finchè non si interagisce direttamente con l’immagine del mondo che la gente già possiede. Ma nel frattempo Netflix & co (e i videogiochi) ci bombardano con filmacci e seriacce talmente ossessivi che è difficile non uscire di casa preparati a veder mostri da combattere in tutti i passanti che ci tagliano la strada (data la capacità residua delle immagini di passare la barriera encefalico/percettiva).
La differenza tra i voti 5stelle di quando era un’idea nella testa dei delusi e oggi (pur con un dirigente decente come Conte) dice che idea batte realtà 3 a 1.
b-Sulla caduta a terra quasi perpendicolare della sinistra storica socialcomunista ha certamente pesato la dirigenza che si è ritrovata, ma quello che ha giocato un ruolo determinante è stata la caduta degli ideali, dei sogni e delle prospettive; compresi quegli elementi simbolici che pur negativi com’erano sostenevano la possibilità di esistere di un’idea di diversità, come l’immagine di Stalin.
Se a qualcuno interessasse risollevarne le sorti sarebbe da quel livello che deve partire.
c– questa rigidità della visione del mondo che man mano si è creata produce una suddivisione in tribù ognuna colle sue Verità, i suoi riti e i suoi totem.
Ricorda la situazione che si è creata 30000 anni fa a cavallo del neolitico, quando, in seguito alla formazione di gruppi/clan/tribù patrilineari, si generò una lotta feroce tra lignaggi che portò ad una riduzione di 17 volte dei geni maschili (e non si sa di quanto della popolazione). Come dimostrano i comportamenti fascisti nei confronti delle opinioni dissenzienti su Ucraina ed Israele ci stiamo avvicinando ad una situazione analoga.

4- creatori di mondi

Un fortunato romanzo di fantascienza si chiamava ‘Il fabbricante di universi’, e immaginava qualche decina di mondi paralleli- fra cui la Terra- creati da superumani molto simili a noi.
Ma già fra noi, nel nostro piccolo, possiamo immaginare personaggi che cercano di creare prima e forgiare poi tribù adatte ai loro scopi. In fondo in un mondo che ha tollerato imperi, regni, ducati, baronie..non sarebbe cosa inusitata. Bastano in fondo pochi parametri di controllo.
Prendiamo un esempio a caso, Steve Bannon: cosa conosciamo della sua storia?
la prima notizia che noi italiani comuni abbiamo di lui è ai tempi del sequestro Moro, quando nell’inusitato e ad attenta riflessione incredibile ruolo di consigliere del Governo italiano (Cossiga nella fattispecie) per conto del Governo Americano, si prodiga per garantire che Moro non ne esca vivo
lo ritroviamo assai più tardi negli USA come fervente ammiratore e sostenitore di Qanon, una creatura relativamente effimera ma già dotata dei parametri fondamentali: un’immagine del mondo aliena e impermeabile alle critiche, un insieme di elementi unificanti semplici, ben riconoscibili e radicati in alcuni valori fondanti americani
nel frattempo però aveva frequentato Hollywood e il mondo della sceneggiatura e della direzione dei film (ne produce 18), acquistando la capacità di discriminare tra le sceneggiature funzionanti e quelle no
ed era anche stato nel consiglio di amministrazione di Cambridge Analytics, famosa per la raccolta segreta di dati personali dalle piattaforme social per poi usarli a scopi elettorali.
nel 2016 lo ritroviamo stratega della campagna elettorale di Trump, di cui dopo le elezioni per 7 mesi fa da consigliere anziano;
Si pone come riferimento e guida della ‘destra alternativa’ (alt-right) prima col giornale BreitBart poi fondando in Europa Il Movimento con stretti rapporti con Lega e FdI.
È interessante del personaggio il suo rapporto con la realtà: la sua destra è alternativa non perchè con obiettivi diversi dalla destra tradizionale (sia negli USA che in Europa) ma perchè propone una visione del mondo alternativa, dove i fatti e le relazioni sono diversi da quelli ufficiali, cosicchè quelli che tradizionalmente sono cattivi diventano i buoni, poteri occulti complottano per opprimeri o spodestare i buoni, mescolando accuratamente elementi controllabili con elementi fantastici in modo da perdere la distinzione: esemplare l’intervista in Europa in cui dice: ‘Non prendeteci per stupidi, non crediamo alle Torri gemelle, non crediamo a Sandy Hooks (l’eccidio di bambini in una scuola)…’.
Non sappiamo quanto successo abbia ancora nel creare il suo mondo, ma la sua capacità narrativa è indubbia. Una sola cosa nelle sue sceneggiature non funziona bene: nascono (necessariamente) tarate su un insieme di richiami emotivi e valori tipicamente americani, quindi a volte stonate in altri contesti culturali. Pensiamo ai tipici film americani, dove l’eroe che deve salvare il mondo dice: ’non posso, prima devo salvare la mia famiglia’; questa battuta, che nelle sale europee sarebbe accolta da salve di fischi e booh! negli USA è non solo accettabile ma dovuta. Strano che stonature del genere l’abbiamo trovate in Italia al tempo del Covid, dove la rivolta contro il complotto di X e Y e Z era fatta in nome della libertà assoluta compressa: valore ereditato dai cowboys e quindi classico negli USA ma qui poco credibile. E dove l’opposizione ai vaccini, tipica degli evangelici primitivisti americani, era qui bandiera dei seguaci dell’omeopatia, cioè dalla più primitiva delle forme di vaccinazione….Misteri delle fiabe.

 

 

Il Carnevale non finisce mai

di Paolo Di Marco

1- ARERA

Continua la lettura di Il Carnevale non finisce mai

Confusione e mutamenti da Covid: oggi e in prospettiva.

da Poliscritture 3 su FB

di Luciano Aguzzi

Su molte pagine Facebook e su altri Social assistiamo a un fenomeno che, tutto sommato, è a mio parere positivo, ma che riflette aspetti negativi della situazione di oggi determinata dal Covid. Anche modesti post, con osservazioni, ad esempio di appoggio o di sfiducia nei confronti della vaccinazione, suscitano in poche ore larghi, confusi, inconcludenti dibattiti, con centinaia di interventi che vanno dal cortese dissenso al convinto accordo, e degenerano poi in giudizi meno educati e corretti verso le persone e non più verso le idee e le decisioni.
La discussione è troppo calda e quindi non voglio, qui, entrare nel merito e parteggiare per l’uno o per l’altro. Mi pare che, salvo alcuni errori di informazione non determinanti, entrambe le parti abbiano qualche ragione a loro favore e qualche argomento ragionevole contro. Sarebbe necessario mantenersi allo scontro e incontro di argomenti senza passare allo scontro di caratteri e di persone, che è antipatico e indica una sconfitta dell’informazione e della logica che ognuno vanta per sé.
Mi interessa però fare alcune considerazioni complessive sulla discussione e sui suoi argomenti, osservando innanzitutto che un piccolo e semplice post ha già suscitato oltre 150 commenti (mi riferisco a quello di Raffaele Piccioli). Se si fa un giro in Internet si può vedere che la stessa cosa capita in altre, molte, pagine di Facebook e di altri Social, in blog e nei media cartacei e online, radio e tv.
Ciò significa:
1) L’argomento interessa perché coglie paure e incertezze da un lato, sicurezze – pretese o reali – dall’altro. E così fra chi ha la paura e la diffidenza come sentimenti principali e chi ha invece la sicurezza, risulta difficile mettersi d’accordo o anche solo discutere pacatamente.
2) In tutti i periodi di crisi e di emergenza le abitudini solite, sia quelle mentali sia quelle pratiche della vita di tutti i giorni, non funzionano più bene, le persone sono sollecitate a risposte che richiedono l’adozione di nuove idee e nuovi comportamenti, ma la capacità di resilienza (usiamo questo termine diventato di moda da pochi anni e che sostanzialmente significa la capacità di rispondere positivamente e di adattarsi) delle persone è variabile: ci sono quelli che si adattano subito e quelli che non riescono proprio ad adattarsi. In questo modo la crisi ha anche ripercussioni psicologiche e inter-relazionali fra le persone.
3) A livello generale e pubblico i punti critici riguardano in particolare questi aspetti:
3.1) La validità della scienza, fin dove essa arriva, fin dove dobbiamo rimetterci “ciecamente” a lei. Abbiamo assistito e continuiamo ad assistere a dibattiti fra esperti che dicono cose molto contrastanti. Abbiamo letto relazioni di organismi sanitari, come l’OMS, smentite da autorevoli scienziati o addirittura messe in ridicolo. Come sempre è avvenuto anche nei secoli passati la scienza non si afferma per l’autorevolezza dei suoi esponenti e per la certezza dei rimedi proposti, ma per i risultati pratici che si ottengono – quando si ottengono – nella pratica. La sperimentazione di laboratorio è solo una premessa: la verifica avviene successivamente, nei grandi numeri delle applicazioni pratiche. Ci vollero quasi cento anni prima di arrivare all’accettazione da parte di tutti del vaccino contro il vaiolo e furono i risultati pratici a convincere, non i numerosi studi teorici. I vaccini anti-Covid sono ancora “freschi” ed è quindi naturale che non convincano tutti e che lascino aperti molti elementi di discussione. Più convinti della loro utilità sono i medici che li utilizzano e gli studiosi (sociologi, statistici) che ne possono già misurare gli effetti pratici. Nonostante i dubbi e gli effetti negativi collaterali – riscontrati in percentuali molto basse – possiamo già dire che senza i vaccini staremmo peggio. Ma questa è una considerazione statistica che vale per i grandi numeri. Il singolo individuo può sempre chiedersi, con qualche ragione: e se un effetto collaterale negativo, magari mortale, capitasse proprio a me? L’incertezza fra la scelta individuale e la forza dei grandi numeri non è sopprimibile. Ogni individuo è chiamato a scegliere e ogni scelta comporta elementi di rischio.
3.2) Se la validità della scienza pone dei problemi perché non può mai essere un credo dogmatico indiscutibile ma sollecita le ragioni proprie di ogni singolo individuo, sia dei competenti sia degli incompetenti, problemi ancora più gravi pone la gestione politica della scienza e dei suoi ritrovati, a partire dalle fasi dell’orientamento e del finanziamento della ricerca a quelle di valorizzare l’una piuttosto che l’altra tendenza che emerge dal mondo scientifico, per finire nell’adozione delle decisioni politiche da tradurre in leggi e quindi in obblighi per i cittadini. Qui non si tratta più di dibattere sulla validità della scienza, ma sull’uso politico che se ne fa. È ovvio che le decisioni possibili siano diverse e che ci sia discussione e contrasto su quali siano le migliori, e sul perché e per chi sarebbero migliori.
3.3) Se la fiducia nella scienza e negli scienziati, nonostante gli elementi di discussione, è abbastanza alta, si ha meno fiducia in tutti quegli elementi che fanno pressione sulla ricerca scientifica e sulla produzione di vaccini e medicinali per ragioni non scientifiche, con effetti distorsivi. Già ho detto della gestione politica della scienza. Altro elemento di sfiducia è la gestione economica e finanziaria. Il gran parlare dei Big Pharma, cioè delle grandi case farmaceutico che guadagnano cifre enormi con la produzione dei vaccini, ha naturalmente un suo fondamento realistico. I costi di vendita dei vaccini, l’esclusività dei brevetti, le quantità prodotte e fornite ai vari Stati secondo contratti di vario tipo sono tutti elementi che è giusto discutere. La discussione perde però di realismo man mano che si allontana dai problemi veri e ipotizza complotti, fra cui strani e stranissimi complotti, come il dire che le dosi di vaccino contengono un specie di microchip molecolari che, una volta iniettati, permettono il controllo da remoto degli individui. Insomma, i vaccinati diventerebbero una specie di robot, o di zombie, facilmente manipolabili da chi ha in mano le leve del potere. Qui siamo alla pura pazzia fantascientifica. Ma cito anche questo caso per indicare la vastità di vie e di argomenti che ha assunto la discussione. Il che non è un segno positivo.
3.4) Un altro effetto che si è sempre avuto nelle situazioni di crisi e di emergenza, prime fra tutte le situazioni di guerra guerreggiata, è che le difficoltà e le complessità diventano materia non più di soluzioni e decisioni politiche “democratiche”, ma materia di soluzioni e decisioni tecniche. Le libertà cosiddette democratiche si restringono e prende il sopravvento la tecnica, sia essa militare nel caso delle guerre o scientifica nel caso della pandemia o economica e finanziaria nel caso di crisi economiche. Il restringimento del campo delle libertà riduce le possibilità di scelta dei cittadini e aumentano gli obblighi imposti per legge. Ciò è sempre avvenuto. L’obbligo per legge più forte e più contrario ai diritti di libertà personale è quello di andare a combattere, uccidere e farsi uccidere, per forza, pena, altrimenti, la fucilazione per diserzione. A confronto l’obbligo del vaccino – non ancora previsto in Italia – sarebbe meno grave, ma comunque appartiene allo stesso tipo di obbligo imposto dalla legge in nome di un comune (nazionale, sociale, europeo, universale) obiettivo che, in quanto comune, si intende giuridicamente di tutti e quindi superiore ai diritti di libertà dei singoli individui. Questo del restringersi della sfera delle libertà è un altro aspetto generale che fa discutere e pone in contrasto idee e filosofie diverse, sia in ordine all’impiego provvisorio delle misure di restrizione, sia in ordine al fatto che si è sempre verificato nella storia che le misure di restrizione delle libertà hanno lasciato sempre un certo seguito anche dopo superato il periodo di emergenza. Ciò vuol dire che chi detiene il potere ha conservato, anche alla fine dell’emergenza, parte del potere aggiunto di cui si era usato per combattere l’emergenza. È ciò che si dice aumento di regolamentazione legislativa della vita dei cittadini.
3.5) Ciò che convince molti cittadini ad accettare una riduzione della propria libertà e un aumento della regolamentazione legislativa delle proprie decisioni e dei propri comportamenti è lo scambio: meno libertà in cambio di maggiore sicurezza. È sempre stato così. Lo Stato promette più sicurezza in cambio di minore libertà, il che vuol dire in cambio di più potere decisionale per sé. Questo ha dei riflessi diretti anche sulla vita delle istituzioni. Non per nulla in questi ultimi mesi sono usciti diversi articoli che hanno registrato il maggior potere del Presidente della Repubblica, del Capo del Governo, la diminuzione di potere del Parlamento, ed altro ancora. La stessa Costituzione viene forzata da interpretazioni in senso autoritario, ad esempio sulla legittimità di imporre l’obbligo della certificazione verde.
3.6) Con quest’ultima osservazione si tocca un problema di prospettiva, che riguarda la gestione attuale della pandemia e le trasformazioni di lungo termine che essa sta determinando. Quando l’emergenza sarà finita non potremo più tornare alla situazione precedente perché molte cose saranno cambiate e fra queste anche il potere e le funzioni delle istituzioni politiche e i rapporti fra di esse e i singoli cittadini. La preoccupazione di molti – fondata obiettivamente – non riguarda solo le modalità di gestione attuale della pandemia ma la sua strumentalizzazione ai fini di arrivare a un riassetto dei poteri e delle relazioni sociali da cui alcuni traggono vantaggi e altri, la maggioranza dei cittadini, solo svantaggi, solo nuovi obblighi e nuovi oneri.
3.7) Ma spesso, errando, chi teme questi cambiamenti negativi per le libertà dei cittadini, estende la lotta anche ad elementi dell’attuale gestione della pandemia che di per sé hanno invece un impatto positivo. Così si mescolano dubbi seri con posizioni scientificamente errate contro i vaccini, fino alla teorizzazione e denuncia di deliranti complotti. In questa confusione, che ha purtroppo una delle sue origini nella confusione mediatica e nelle errate strategie informative di chi avrebbe invece il compito di fornire giuste informazioni e promuovere più fiducia, in questa confusione, dunque, proprio per l’impossibilità per la maggioranza di cittadini che non sono esperti di selezionare solo le informazioni corrette, tendono a prevalere reazioni fondate sui sentimenti e sulle passioni anziché sulla razionale analisi delle situazioni. Paura, fiducia, sfiducia, speranza, disperazione, rassegnazione fatalistica, sono tutti atteggiamenti soggettivi non fondati razionalmente ma, di fatto, determinanti nei comportamenti individuali.
3.8] Il largo dibattito sui Social, largo ma inconcludente, ci mostra proprio questo muoversi, agitarsi, in un mare di problemi di cui non si individuano gli esatti aspetti e non si riesce a controllarne gli effetti su di noi. La comprensione della complessità sfugge alla maggioranza dei cittadini, così la soluzione dei problemi e delle decisioni da prendere si allontana dallo loro sfera personale e non resta ai singoli individui che affidarsi, con fiducia o senza, con speranza o disperazione, con ottimismo o con paura, con rassegnazione o con gesti di rabbia e di contestazione, a ciò che altri decidono per noi. Chiudersi in casa con il lockdown, indossare la mascherina, tenere le distanze, lavarsi le mani, vaccinarsi, procurarsi il certificato verde ecc., man mano che il governo decide che cosa dobbiamo fare.
3.9) Questo cedere libertà in cambio di maggiore sicurezza, che spesso è solo una promessa di maggiore sicurezza che non si realizza nei fatti, rende la nostra società sempre più simile a quelle società distopiche in cui ogni potere è in mano a gruppi fortemente tecnologizzati che ci vengono raccontate da romanzi e da film. I cittadini, contenti della sicurezza e dell’assistenza statale, si riducono a limitare la propria libertà alla scelta di quali prodotti, fra i tanti proposti nei supermercati, acquistare e consumare. Quale canale tv scegliere, in quale ristorante andare. Mentre le libertà economiche e politiche sono ormai fuori dalla loro portata e quelle ideologiche, filosofiche, religiose, fortemente condizionate e comunque depotenziate di ogni loro possibile conseguenza e influenza sul predominio del potere tecnologico, la cui gestione politica è in mano a ristrettissime élite.
Milano, lunedì 20 settembre 2021

Che cosa (non) ci dicono le statistiche sulla lettura durante il COVID

 

 di Luca Ferrieri

Durante le due stagioni pandemiche che abbiamo attraversato – e che più probabilmente rappresentano un’unica lunga stagione che non è ancora finita –, la lettura è stata frequentemente invocata come l’ultima dea, la redentrice del confinamento, il porto sicuro per eccellenza. Tutte le volte che assisto a queste investiture angelicate, magari sostenute da autorità ed enti pubblici che hanno sempre avuto scarsa cura della lettura, tremo dal profondo, domandandomi se lei (la lettura) sarà in grado di sopravvivere all’inevitabile fiotto di retorica e alla nuova chiamata alle armi. L’esortazione stantia a chiudersi in casa a leggere ha avuto lo stesso afflato dell’”andrà tutto bene” appeso ai balconi: roba da meritare una serie di gesti scaramantici. Continua la lettura di Che cosa (non) ci dicono le statistiche sulla lettura durante il COVID

Rondini, Osterie e il Rinco. La realtà nei suoi teatri

di Rita Simonitto

Tra le piante del terrazzo rigoglia un Rincospermum, arbusto sempre verde detto anche ‘falso’ Gelsomino. In certe giornate, vedere la sua chioma esuberante che deborda dal vaso già abbastanza capiente mi infastidisce. Allora gli dico: “‘ahò, a Rinco, ma ‘ndo vai?”. Ma nello stesso tempo mi rendo conto che lui figura come un mio punching ball su cui riversare i fastidi che provo verso chi, zitto-zitto, quatto-quatto, si appropria di spazi altrui. Continua la lettura di Rondini, Osterie e il Rinco. La realtà nei suoi teatri

Istruzioni per sopravvivere, forse…

a cura di E. A.

Riprendo da POLISCRITTURE FB  questo articolo che fa chiarezza  dove tantissimi irresponsabilmente fanno confusione. [E. A.]

SEGNALAZIONE/ NOTIZIE MEDICHE SU COVID E VACCINI
 
Il punto sulle cure e sui vaccini
Francesco Servadio intervista il prof. Marco Cosentino
https://ippocrateorg.org/2021/01/15/il-professor-marco-cosentino-fa-il-punto-sulle-cure-e-sui-vaccini/

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Appendice 5: due grafici

Incendi in Siberia del 2019

di Paolo Di Marco


Anche questo breve articolo va collegato al precedente pubblicato l’11 novembre 2020 (qui) e fa parte di un più ampio studio dell’autore di cui si è riferito qui.  E’ bene riferirsi anche  ai commenti pubblicati qui [E. A.]

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