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Poesie scelte

di Mario Mastrangelo

In tutte le sue raccolte di poesie e anche nell’ultima, intitolata ” Ra rà” (Da dare), Mario Mastrangelo conferma l’idea che della sua ricerca m’ero fatto fin dall’inizio della nostra conoscenza (2004).  C’è una continuità intatta nel suo lavoro poetico e uno stile umano nel proporsi ai lettori, che vedo fondati  sulla solitudine, la concretezza, la pacatezza e la dolcezza. Di fronte  alla confusione e al caos di questo presente, che riportano alla mente fantasmi truci del passato, cosa pensare del candore di sentimenti,  di certi toni da fiaba o da teatrino malinconico da Sud profondo, dei suoi spasmi di fronte alle ombre della malattia, della vecchiaia e del pensiero di morte, che assalgono e lavorano tutti ma in questa fase della sua vita sono in lui tanto più feroci e diretti? Nel preparare questa scelta di testi per Poliscritture da un file inviatomi da Mario, mi sono ritrovato più  disarmato rispetto agli inizi dei nostri scambi di mail, quando ancora me la sentivo d’insistere e di richiamarlo alla storia, alla politica, ai dibattiti culturali, nei quali lo invitavo ad immergersi. Con me o almeno affiancandosi a quel *noi* di Poliscritture in precaria sopravvivenza. Pur annaspando e sapendo quanto fosse indimostrabile quel *noi* per l’assenza o la debolezza di un’eco sociale ai nostri scritti, presumevo ancora di poter raggiungere una fraterna e comune combattività nei confronti del mondo caotico ed ostile. Oggi non più. E ritengo che Mario abbia fatto bene a continuare per una sua strada. Come io sulla mia. La sua capacità di sentire  la collettività umana senza farsi dominare dall’angoscia (Si me rate ‘o permesso), il muoversi con garbo in un immaginario popolare cattolico,  la mescolanza di eros carnale e di agape, la fiducia tenace nella dolcezza della vita sono gli insegnamenti di una sua raggiunta saggezza da rispettare e ammirare non solo da quanti si riconoscono pienamente in quei suoi valori ma anche da me che ne inseguivo altri . [E. A.]

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O Brahms…

di Arnaldo Éderle

O Brahms, continua i tuoi enormi
esercizi di possente musica che entra
tra le tempie di noi piccoli ascoltatori
di noi fitti fruitori della tua
grande arte delle tue lisce
note stese una dopo l’altra come
foglie di tenui e risonanti colori Continua la lettura di O Brahms…

Sei poesie inedite da “Rifugi in ombra”

De-Pisis
di Paolo Clementi

Velluto

Oggi il mio sguardo annega, quasi spento,
in un cielo sottile, rosso cremisi,
come una foglia abbandonata al vento
di scirocco, ed ai suoi languori arresi. Continua la lettura di Sei poesie inedite da “Rifugi in ombra”

Andava rovistando Uség (2)

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di Arnaldo Éderle

 Per tenere assieme i due poemetti, in un certo senso complementari, di Éderle li numero e anticipo la pubblicazione del secondo in modo che possa approfondirsi la riflessione su entrambi e si possa affiancarla – a me pare possibile – alla discussione su “comprensibilità”/”oscurità” della poesia  sorta dalla pubblicazione delle “ultime prove mostruose” di Sagredo. [E.A.]

Andava rovistando Uség, appena dopo
l’orribile confronto con Ánatas,
seduto di fronte alla giovane madre. Continua la lettura di Andava rovistando Uség (2)