Archivi tag: Leonardo Sciascia

Leonardo Sciascia e la letteratura come smascheramento del mondo e delle trame del potere

di Giorgio Riolo

Non è solo un anniversario (essendo nato a Racalmuto il 8 gennaio 1921) a muoverci e a ricordare Leonardo Sciascia. Ci sono letterati e intellettuali che hanno una presenza permanente, che ci accompagnano e ci aiutano a decifrare la nostra Italia, e, in senso lato, il mondo, in ogni dimensione, politica, culturale e antropologica. Ricordo qui solo Sciascia e Pasolini, soprattutto anche per il loro piglio profetico. Ma molti altri e molte altre potremmo ricordare.

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Leonardo Sciascia trent’anni dopo

di Marco Gaetani

1. Non deve stupire che in un paese come il nostro, in cui gran parte della cosiddetta vita culturale consiste ormai in un immondezzaio mediatico di ricorrenze, anniversari, celebrazioni – quelle serie e doverose frammiste, quindi equiparate, alle più effimere e sciocche – quasi nessuno, che risulti, abbia pensato di ricordare degnamente, a trent’anni dalla morte, Leonardo Sciascia.

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Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo

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di Giorgio Riolo

Nel gennaio scorso, dopo i fatti di Charlie Hebdo, richiamavo, in un breve intervento, la sacrosanta definizione data da Judith Butler, filosofa e attivista femminista americana, sulla diversa modulazione della indignazione, del dolore, della compassione, a seconda che le vittime fossero a Parigi o in qualche posto del mondo, fuori dall’Occidente. Lei parlava di “indignazione ineguale”. Continua la lettura di Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo

LETTURE D’AUTORE. Leonardo Sciascia: l’intellettuale e la transizione

 

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Questa lettura d’autore è tratta dal n. 7 cartaceo di POLISCRITTURE (ottobre 2010)

di Marco Gaetani

Tornare a riflettere sulla figura e l’opera di Leonardo Sciascia a poco più di vent’anni dalla  scomparsa dell’autore siciliano può costituire l’occasione per leggere la sua esperienza di intellettuale pubblico in modo meno superficiale di quanto suggeriscono i cliché ancora circolanti su di essa, forse soprattutto ‘a sinistra’. Il più duraturo tra questi stereotipi si limita a registrare, non senza implicito (pre)giudizio, l’itinerario ideologico di un intellettuale-letterato meridionale partito da posizioni (apparentemente) gramsciane (Le parrocchie di Regalpetra, nel fatidico 1956; Gli zii di Sicilia, due anni dopo), ben presto investito del ruolo di scrittore civile e militante (Il giorno della civetta [1961], A ciascuno il suo [1966], lo stesso Il Consiglio d’Egitto [1963], alla sua uscita considerato una specie di risposta progressista a Il Gattopardo), distaccatosi poi piuttosto polemicamente, con gli anni Settanta, dall’area comunista (Il contesto [1971], ma anche Todo modo [1974]) e infine approdato (soprattutto dopo/con Candido, nel non meno fatidico 1977) a posizioni sostanzialmente lontane dai presupposti ideologici di partenza: fino all’impegno politico attivo nelle file del Partito radicale[1]. La facile formula «dal Pci al Pr» si presta, non meno bene di quella (allusivamente maliziosa) «da Einaudi ad Adelphi», a riassumere il senso di un giudizio non certo immune da riserve e perplessità. Continua la lettura di LETTURE D’AUTORE. Leonardo Sciascia: l’intellettuale e la transizione