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Riordinadiario 1970

6 -7 gennaio 1970. Milano. Convegno nazionale: la costruzione del partito


a cura di Ennio Abate

Pubblico questi miei APPUNTI del Convegno del lontano 1970, tenutosi a Milano sul tema della costruzione del partito e a cui parteciparono gruppi di compagni di varie città. Scritti a mano e ora trascritti velocemente usando la digitazione vocale, riassumono gli interventi da me ascoltati in quei due giorni. Solo in pochi casi avevo indicato il cognome degli autori e non so se  nell’Archivio  Marco Pezzi di Bologna, che raccoglie documentazione della storia  di Avanguardia Operaia e dei CUB, esistono verbali o registrazioni audio di quella iniziativa.  Non mi metto a commentarli né a giudicarne il valore documentale o storico. Noto solo la solidità della cultura storico-politica degli interventi. Questo ed altri  pezzi del mio Riordinadiario   mirano a completare (o anche correggere, se è il caso)  gli Appunti sulla storia di Avanguardia Operaia  pubblicati nel 2021 (qui).

Relazione iniziale

situazione economica. inflazione internazionale, origini in USA. Conseguenze in Italia. Mercato francese chiuso. Politica di sviluppo del capitalismo italiano . Fenomeni in contrasto con questa tendenza.

Lotte. Dibattito caldo sulla piattaforma dei metalmeccanici. Diffondersi di organismi di base in fabbrica. Divergenze nei sindacati. Sul versante salariale: Trentin-FIM. i sindacati costretti ad assumere posizioni anti-padronali. Elezioni delegati di reparto. Alla Borletti vengono eletti compagni dei Cub. I Cub in difficoltà dove non afferrano la svolta politica del sindacato.

I gruppi in fabbrica. AO all’interno del movimento di fabbrica. Lotte Continua e UCI: avventuristi senza strategia. la lotta per la lotta. il sindacato recupera per gli errori di questi gruppi.

Padroni: contrasto tra ala illuminata e ala arretrata. compattezza però nella resistenza. evitare schematismi.

Sindacati: indurimento tattico. le due giornate di sciopero generale: uno spreco. cedono sulle rivendicazioni importanti: parità normativa, cottimo e ritmi.

Classe operaia: livello di tensione sempre più alto nella immutata compattezza. [dubbi miei]. Prospettive: la pausa post contratto sarà breve. tutte le questioni di fondo restano aperte.

Stato: comportamento contraddittorio. Donat Cattin: aumenti salariali ma controllo tempi e modo degli aumenti. ruolo mediatore.

Inevitabile: unificazione sindacale. PCI al governo, PSI non dà più garanzie .
Controtendenze. Rapporti PC-Urss. rapporto PCI-masse diverso da quello del PSI.
Equivalenza tra la lotta anticapitalistica e la lotta antirevisionista. lo scontro non potrà protrarsi a lungo. a medio termine: o ci sarà il riflusso o uno sviluppo del partito rivoluzionario .

Interventi delegazioni

Ivrea.
il nostro gruppo + Psiup + FIM sono per la formazione dei delegati. Il CUB che avevamo è stato stroncato dal sindacato.

Pisa.
È sbagliato parlare di crisi del capitalismo. viviamo una fase di sviluppo imperialistico italiano nonostante le lotte operaie. La lotta operaia è debole. Gestibile dai revisionisti. Manca una direzione rivoluzionaria. i paesi europei vanno autonomizzarsi dagli USA. i Cub sono organismi temporanei. Delegati: discorso cauto. a noi interessa l’allargamento delle organizzazione politica in fabbrica. Siamo contro lo spontaneismo. si sottovaluta la capacità del capitalismo di ristrutturarsi utilizzando questo movimento incosciente della classe.

Avanguardia Operaia
Periodo di rapido sviluppo capitalistico. No al rapporto non marxista crisi= rivoluzione.
sviluppo=integrazione. Contraddizioni nel sistema. non siamo in una fase rivoluzionaria. ma neppure di fronte a semplici lotte economiche.
La coscienza della classe operaia cresce. nella classe sono penetrati alcuni obiettivi economici (aumento uguali per tutti) diversi dal passato. Cub: non sono la bacchetta magica per far saltare il sistema ma strumenti per aumentare la coscienza della classe operaia.


Potere operaio Brescia
l’analisi di Gorla è diversa dalla nostra, si accentua il ruolo della coscienza nella lotta operale, insufficiente l’analisi dell’imperialismo italiano.

Ravenna
il capitalismo accelera il suo sviluppo, nostro compito organizzare l’avanguardia rivoluzionaria, noi dobbiamo dare l’appuntamento col partito

Avanguardia Operaia di Milano
interesse per un’analisi dell’imperialismo italiano, ma non solo descrittiva, c’interessa
vedere il rapporto tra noi e il nemico
è economicismo vedere la lotta operaia come motore dello sviluppo capitalistico.
Lenin, la coscienza di classe si sviluppa nella lotta economica, e oggi però nelle masse nasce
spontaneamente anche la coscienza revisionista.

Roma
tutti d’accordo che il momento sia di sviluppo capitalistico, il dissenso sta nella valutazione dell’atteggiamento soggettivo delle masse, rispetto alla “nuova maggioranza”. Le lotte sopravanzano questa soluzione? noi rispondiamo no.

Pisa
è impossibile che il proletariato sviluppi una coscienza antagonista in assenza del partito rivoluzionario.
Si
è rafforzato il peso delle organizzazioni revisioniste.

Ivrea
il capitalismo sviluppandosi, crea contraddizioni (il problema delle case popolari, la situazione industriale al sud. In USA si prevede un’inflazione dell’8,9% che si ripercuoterà da noi. e le contraddizioni in fabbrica?
con le analisi delle contraddizioni internazionali possiamo fare opera di c
hiarificazione, ma sulle contraddizioni di fabbrica possiamo suscitare lotte. La classe operaria sta maturando una coscienza che va al di là delle riforme.
non c’è separazione f
ra lotta e organizzazione rivoluzionaria (Luxemburg)
il consiglio dei delegati rappresenta davvero tutta la fabbrica, è il solo che può essere presente in tutto il processo produttivo

Avanguardia Operaia di Milano
i margini riformisti del sistema non sono molto elevati.
bidone il contratto
1966, ma bidoni anche quelli che si vanno firmando, per cui dopo il contratto le lotte si riapriranno. i cub sono imparagonabili ai soviet, non c’è una fase rivoluzionaria

Avanguardia Operaia di Milano
formare un’avanguardia complessiva, anche se non ancora un partito, la borghesia italiana non è un mostro di riformismo
l’Italia è l’unico paese che esporta manodopera
la lotta operaia supporto dello sviluppo capitalistico? non è vero.
Germania: sviluppo capitalistico impressionante, pochissime ore di sciopero, anche la più semplice lotta operaia non piace alla borghesia
Lenin (solo da lui ho imparato) spiega che ci sono vari livelli di coscienza nella classe operaia:
la classe operaia che non sciopera, che sciopera solo quando è il sindacato che decide, che scioepera la guida di un partito rivoluzionario.

Conclusione della prima giornata
1. Per Avanguardia Operaia non siamo in una fase prerivoluzionaria, c’è una crescita della coscienza operaia nella lotta
2. il capitalismo italiano è in fase di sviluppo, il che comporta ristrutturazioni anche politiche e contraddizioni ( più potere ai sindacati e responsabilizzazione del PCI)
3. importantissima è la lotta al revisionismo, ma l’ingresso del PCI nell’area di potere borghese non porta meccanicamente ad una identità tra lotta anticapitalista e lotta antirevisionista
solo a determinate condizioni si si svilupperà fra le masse una coscienza antirevisionista
è vero che il grosso della classe operaia non rifiuta il revisionismo, ma con l’inserimento del PCI nell’area di potere sorgeranno nuove contraddizioni.
4. contropotere: è un discorso che respingiamo

Avanguardia Operaia di Milano
c’è una sola strategia delle riforme di struttura con due varianti (A. contropotere, B. strategia interna alla classe).oggi la classe operaia è espressa a livello politico soltanto dal PCI . non c’è da contrapporre una tattica e una strategia rivoluzionaria.
nella classe operaia ci sono embrioni di coscienza anticapitalista e socialista
bisogna organizzare questi operai, perciò i CUB
il CUB agi operai si presenta come il sindacato rosso
E’ il sindacato rosso o l’anticamera della cellula comunista?
in questa fase è l’anticamera, ma per restare tale deve svolgere attività sindacale
il CUB non è un soviet, ma neppure è un organismo spontaneo e corporativo legato al ciclo alto delle lotte
perché nel ‘62 non c’erano?
Assemblea dei delegati di reparto: l’avanguardia vi farà il lavoro d’agitazione, ma [i delegati] non sono i “deputati operai”, vengono fuori per ordine del sindacato
Ricostruzione del partito:
1. non vogliamo metterci nella situazione di 100 anni fa, non si può ricalcare la posizione del partito bolscevico (secondo lo schema: circoli d’allora in Russia= gruppi oggi
2. non ci aspettiamo una scissione nel PCI (come nel ‘21 nel PSI). questo meccanismo è irrepetibile, oggi la classe operaia ha già avuto la sua esperienza di partito, e non si tratta neppure più di organizzarla come classe
Lenin: senza teoria niente rivoluzione.
Errato pensare alla teoria come bagaglio di princìpi (quanto ha prodotto Marx, ecc) da studiare e poi..
per Lenin (1898) la teoria è qualcosa di più: analisi della realtà capitalistica in termini concreti, quindi teoria è molto vicina a strategia
ma anche la teoria, precedentemente elaborata, ha una sua validità
non si può trascurare questo patrimonio storico
prima di unirci delimitiamoci
Sì al partito no alla federazione
non basta l’omogeneità al livello dei sacri testi, ogni centralizzazione ha significato se c’è omogeneità politica
partito-processo. non è stato mai teorizzato nel movimento operaio, è stata teorizzata la tattica- processo.
dobbiamo essere degli organizzatori del processo
senza alternativa i processi nel PCI non matureranno: il proletariato non si ribellerà, subirà.

Pisa
Radicali divergenze su questioni importanti, non saranno mai i CUB l’avanguardia politica della classe
il momento fondamentale è oggi la creazione della cellula, del discorso politico generale
gli interventi politici più negativi oggi consistono nel rinchiudersi nella direzione locale, nella lotta di tutti i giorni.
il rapporto fondamentale [con la classe] resta quello bolscevico, molti dubbi sull’interpretazione maoista del leninismo.
residuo di utopismo: anche se il partito ha una linea chiarissima, è difficile una politicizzazione di massa prima della presa del potere.
ma le divergenze, oltre che sul rapporto spontaneità-organizzazione, ci sono anche sull’analisi delle contraddizioni capitalistiche, ci sono divergenze di fondo nella borghesia
partito rivoluzionario: in Italia una tradizione marxista si è mantenuta e l’organizzazione rivoluzionaria nascerà dalle organizzazioni tradizionali
la nuova organizzazione avrà [riceverà]larghe forze dall’interno del PCI

Avanguardia Operaia di Milano
no alla concezione bordighista del partitino rivoluzionario, essa è oggi più di deleteria dei gruppi marxisti-leninisti. Bordiga non concepisce il partito come Lenin, lo vede avulso dalla classe, un centro studi che offre poi i suoi servizi alla classe.
il difetto di Cazzaniga: trascura i processi nella classe operaia.
anche Bordiga parlava di propaganda. l’educazione comunista diventa dottrinarismo, ma non si troveranno gli operai disposti a lasciarsi indottrinare,

[pomeriggio. non si fanno le commissioni. incontri bilaterali tendenti all’unificazione]

Brescia
fase
capitalistica attuale : contrasto con AO.
CUB: non potrà essere un soviet. Anticamera cellula: è equivoco. si rischia di confondere avanguardia e masse. l’unico organizzazione politica è il partito. Fondare i CUB significa allevare quadri per il sindacato. Oggi noi privilegiamo il lavoro di formazione di quadri comunisti. In questa fase non tentiamo l’organizzazione. è una scorciatoia.

Perugia
Incertezze. Il compagno di Brescia vuole garanzie sulla costruzione del partito. Non ci sono.
Ma resta essenziale lo scontro con la realtà. In qualche modo in contatto con le masse bisogna essere. Non basta la semplice propaganda. I CUB da soli nn sono nulla. Ma il CUB è il solo organismo con cui si può cercare un contatto con la classe operaia. Senza le masse non si fa la rivoluzione.

(Pasi) Ravenna
Il partito può diventare fattore di storia sol oquando i processi sociali si sono avviati. Da solo non crea la lotta di classe, non crea gli istituti spontanei, né può scegliere fra essi i puri dai corporativi. Rischi di gradualismo in AO. Non si preoccupa a sufficienza di mutare la quantità in qualità.

Avanguardia operaia Venezia
Il gruppo nazionale è la tappa intermedia per il partito. Dobbiamo raccogliere i quadri che resteranno delusi dalla impossibilità per il sindacato di proseguire una lotta adottata solo tatticamente.

(Campione) Pisa
Lenin: la lotta di classe determina i compiti del partito. Ma qui molti dei gruppi presenti si adeguano piattamente al movimento di lotta.

Ivrea
Il consiglio dei delegati rappresenta di più il livello di maturazione delle masse. Il sindacato, se non lo vogliamo far diventare rivoluzionario, offre dei margin idi discorso. Partito-processo o leniniano? Non serve la contrapposizione. Organizzazione centralizzata o meno? Si vedrà in concreto.

(Rescigno) Roma
Eravamo venuti per unirci e ci ritroviamo a lottare fra noi

Avanguardia Operaia di Milano
revisionismo: nel PCI ambiguità fin dal 7° Congresso. Il rapporto trail PCI e le masse ha subito modificazioni. Oggi non c’è più un’adesione militante. La sua presa resta però enorme e per andare in crisi c’è bisogno di un’organizzazione rivoluzionaria ma anche dell’esperienza di governo. Allora l’identità tra lotta anticapitalista e lotta antirevisionista si evidenzierà. Senza questa esperienza è idealistico aspettarsi un passaggio alla lotta rivoluzionaria della classe operaia. Se non si decomporrà il PCI, il partito rivoluzionario non salterà fuori o avrà vita stentata. Esso avrà una fetta importante dal PCI ma non bisogna eccedere in una tattica entrista. Possiamo accelerare questa frattura. La nostra organizzazione si basa sulle cellule. Multilateralità della situazione operaia: alla Siemens 4000 operaie leggono Grand Hotel. Alla Breda centinaia di operai comunisti da tre generazioni. Il partito rivoluzionario: non nasce come quando non esistevano partiti operai. Non nasce con una scissione dall’interno. Il problema spontaneità-organizzazione provoca un circolo vizioso. Non ci interessa. È un passo indietro. Non possiamo oscillare da un polo all’altro.

Due commenti al volo

di Ennio Abate

1. Su “Rifiuto del trauma” di Sergio Benvenuto
https://www.leparoleelecose.it/?p=51448
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Ripulitura di una poesia del 2004: Ricordando Massimo Gorla

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Anni ’70. Sconfitti sì, pentiti no.

di Ennio Abate

Ho letto negli ultimi giorni varie reazioni alla presa di posizione della filosofa Donatella Di Cesare in occasione della morte di Barbara Balzerani. i E mi sono chiesto perché noi ex della nuova sinistra torniamo sull’argomento del lottarmatismo degli anni ’70, anche quando siamo fuori gioco rispetto all’attuale svolgimento della lotta politica.
E mi chiedo anche perché i commenti su quelle vicende non riescono ad andare, ancora oggi, oltre la demonizzazione dei brigatisti e l’assoluzione dei governanti d’allora.  Mi ha colpito anche che quanti hanno difeso almeno il diritto d’opinione della Di Cesare  diano per scontato il giudizio negativo sul lottarmatismo (o terrorismo) ma tacciano su come lo Stato lo abbia vinto e abbia  vinto anche le formazioni politiche della nuova sinistra (Avanguardia Operaia, Lotta Continua, Pdup, MLS) che il lottarmartismo criticarono. E, cioè, non accennino più ai danni subiti dalla democrazia italiana proprio da quella vittoria dello Stato..ii Ancora nel 2024, dunque, il dibattito non può uscire dall’oscillazione: compagni criminali o compagni che sbagliarono. (E a sbagliare oggi sarebbe la Donatella Di Cesare) . Continua la lettura di Anni ’70. Sconfitti sì, pentiti no.

Eravamo con gli operai

 

In morte di Vincenzo Martinelli

in questa sempre brutta periferia
inermi e senza più compagnia
signora Morte ci trascina via

a cura di Ennio Abate

Questa testimonianza sulla vita di Vincenzo Martinelli la raccolsi nel 2018 in vista della preparazione del libro STORIE DI PERIFERIE. COLOGNO MONZESE NEGLI ANNI ’70 a cura del gruppo “on the road” – edizione fuori commercio 2020.
Vincenzo delinea un percorso comune nei decenni ’60-’70: dalla condizione iniziale di isolamento, vissuta da migliaia di immigrati dal Sud diventati al Nord operai in fabbrica – per lui  in quel piccolo inferno dell’hinterland  milanese (la Manuliplast di Brugherio) –   Vincenzo si ritrova a vivere un momento esaltante e straordinario di rivolta e di vera democrazia (’68-’69). Scopre la politica e il sindacalismo. E diventa un militante politico di base, un leader legato alla sorte degli operai.
Poi percorrerà – sempre come tanti –  la via crucis  della sconfitta: perdita del lavoro, difficoltà economiche, sbandamento. E dovrà accorgersi – con quanta sofferenza non lo dice, lo lascia intuire – che la passione sua e dei suoi compagni e la prospettiva che si potesse cambiare  o addirittura rivoluzionare la fabbrica e l’intera società erano state presto riassorbite e cancellate. Con le stragi e la strategia della tensione. Con i compromessi  e le scelte moderate delle organizzazioni che controllavano e guidavano le lotte operaie (PCI e Sindacato). Con l’estremismo  suicida e omicida delle formazioni armate (Brigate Rosse e altre) che, coinvolte in modi tuttora misteriosi e controversi nel rapimento e nell’uccisione di Aldo Moro, ebbero comunque un effetto certo: chiudere la bocca a lui, agli operai e a migliaia  di militanti della Sinistra (storica o nuova).
Anche Vincenzo si dovette adattare alle condizioni degli sconfitti. Dopo gli anni Settanta s’impegnò nel volontariato e si occupò di patronato da sindacalista scrupoloso e attento alla difesa quotidiana dei lavoratori. 

Rileggo oggi questa testimonianza nel momento di lutto per la sua morte. La trovo sobria e sincera. E’ soprattutto ricca di riferimenti puntuali  alla durezza, alla nocività, ai rischi per la salute (e a volte per la vita) del lavoro in fabbrica. Vincenzo non taceva sulla sua gestione militaresca da parte dei dirigenti aziendali. E neppure sulla repressione antioperaia da parte di carabinieri e magistratura. Questo è il vero nucleo di verità collettiva e storica vissuta e incisa nella sua memoria. Sul resto, quando svela un certo antintellettualismo sia pur temperato dall’amicizia o una diffidenza e un rifiuto quasi  morale verso le esperienze giovanili  o femministe o più culturalmente americanizzate (cfr. il giudizio verso l’esperienza del Circolo la Comune  e anche dell libreria Celes) mi pare a disagio e troppo guardingo. Nel rielaborare la sua storia non ha mai potuto o voluto abbandonare la nostalgia per la sua giovinezza  di militante politico («Posso dire che sono rimasto ideologicamente di AO»). Come se  fosse rimasto per sempre legato alla durezza di quel mondo  operaio scomparso, che l’aveva accolto e riconosciuto come leader. E forse alla matrice contadina originaria e profonda del Sud. Due ragioni del suo rifiuto istintivo delle seduzioni ambigue di quel desiderio dissidente (Fachinelli), dilagate  tra i giovani e le donne. Da considerare, comunque, con grande rispetto. [E. A.] Continua la lettura di Eravamo con gli operai

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I numeri del “quotidiano”

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Cliccare sul numero per visualizzarlo. Una volta visualizzato si potranno cercare specifici termini nel numero visualizzato o si potrà stamparlo o scaricarlo. La digitalizzazione è a cura dell’ Archivio Storico della Nuova Sinistra LinkEsterno “Marco Pezzi” di Bologna.
Nell’elenco sono presenti anche numeri delle riviste “Avanguardia Operaia” e “Politica Comunista” (vecchia e nuova serie) e verranno archiviati numeri dei “Quaderni”.

a questo link

https://www.quotidianodeilavoratori.it/?fbclid=IwAR2dRwAJ9sZNKDV2njgBko2EgMT-KYWbe4phi0dkEGLLjBPlC2uzgBn24gA

Fachinelli e/o Fortini? (1)


Per un libro da scrivere

di Ennio Abate

Prima parte

ELVIO FACHINELLI, IL DESIDERIO DISSIDENTE
(QUADERNI PIACENTINI N.33 - FEBBRAIO 1968)

Dietro front. Torno al 1968. In quell’anno lessi pure «Il desiderio dissidente» sul n.33 – febbraio 1968 dei «quaderni piacentini». Un saggio calato – oggi direi: quasi affogato –   in un presente che allora ribolliva.  Fachinelli parlava di «movimenti di dissidenza giovanile del nostro e degli altri paesi ad alto sviluppo industriale». Li  diceva fragili nei «contenuti programmatici» e nei «comportamenti», ma tenaci: non si facevano riassorbire dal Sistema, dal Potere. Diceva. Ma chi era per me, che partecipavo all’occupazione della Statale di Milano (qui), Elvio Fachinelli e che effetti ebbe su di me quella lettura? Un nome che sentivo per la prima volta, uno psicanalista. Visto appena – una sola volta, mi pare nel 1988 –  vent’anni dopo  tra il pubblico della Casa della Cultura di Via Borgogna. E, quando lessi quel suo saggio, sulla psicanalisi avevo al massimo curiosità, sospetti o idee libresche e incerte. Forse, se non fosse stato pubblicato sui «quaderni piacentini»,  neppure l’avrei  notato. Perché l’ideologismo della politica al primo posto, impostosi per tutti gli anni  Settanta, mi aveva  raggiunto e  preso in ostaggio. Continua la lettura di Fachinelli e/o Fortini? (1)

Un compagno perso di vista

Ricordando Lucio Paccagna

di Ennio Abate

Lucio Paccagna era nato il 19 marzo 1955 in provincia di Padova, a Megliadino (poi dal 2018 Borgo Veneto, un comune di circa 7000 abitanti nato dalla fusione dei comuni di Megliadino San Fidenzio, Saletto e Santa Margherita).  La sua famiglia di origini contadine immigrò dal Veneto nel milanese nel 1961. Suo padre  fu operaio  alla Falk di Sesto San Giovanni e sua sua madre casalinga.  Poi si aggiunse Carlisa, una sorella più piccola.  Già da studente del Settimo ITIS di Milano, durante le vacanze estive, fece lavori di facchinaggio (“partiva la mattina e arrivava alla sera”) o d’altro tipo e sempre temporanei in piccole ditte.  Per pagarsi i libri e per aiutare la famiglia. Diplomatosi in meccanica nel 1974, fu assunto in un’azienda elettronica, la Marconi S.P.A. di Milano. In un primo tempo come addetto al settore automazione e strumentazione di  qualità, passò poi all’ufficio acquisti e  ne divenne responsabile. Al Settimo ITIS ebbe i primi contatti  politici con  militanti di Avanguardia Operaia, che lì  operavano; e fu in prima fila nelle lotte studentesche d’istituto. Poi, da quando cominciò  a lavorare, svolse attività sindacale come delegato nel consiglio di fabbrica; e fu attivo per oltre 30 anni nelle RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie, istituite nel 1998). A Cologno Monzese, dove  ha  abitato,  partecipò alla Commissione piccole fabbriche della cellula di Avanguardia Operaia. Nel 1976, anno della scissione di quella organizzazione, entrò in Democrazia Proletaria e fu  consigliere di zona dal 1985 al 1990, per continuare poi la sua militanza in Rifondazione Comunista per circa 15 anni, sempre restando iscritto alla CGIL. Pensionato, nelle ultime elezioni  a sindaco di Cologno Monzese nel 2020,  fu nella lista di Sinistra Alternativa. Continua la lettura di Un compagno perso di vista

Dieci anni di IPSILON


Peripezie  di un’associazione culturale a Cologno Monzese

di Ennio Abate


Lavorando al mio Riordinadiario,  ritorno sulle «peripezie di Ipsilon». Ne avevo scritto a caldo già nel 1999 in Samizdat Colognom n. 2 (“foglio semiclandestino per l’esodo”) e poi nel 2009 (qui ). Ad ogni rilettura mi rifaccio le stesse domande: perché  ci dividemmo? era inevitabile? cosa non capii io o non capirono gli altri le altre (qui sopra nella foto)?
Continua la lettura di Dieci anni di IPSILON

«Cosa farò da grande?»

 Riordinadiario 2009. Una riflessione sul lavoro culturale e politico “sott’acqua” di Attilio Mangano

di Ennio Abate

Oggi 10 aprile 2022 Facebook mi ha ricordato che sono passati ben 6 anni dalla morte di Attilio Mangano.  E io ho pensato ancor di più che la nostra storia  si è disfatta. Beh, almeno siamo stati amici e ci siamo detti delle verità. Poi  ho aperto  la cartella del mio carteggio con lui e,  per ricordarlo meno sbrigativamente, pubblico questo scritto che gli avevo dedicato per festeggiare ( a modo mio) il compimento dei suoi 64 anni. [ E. A.] Continua la lettura di «Cosa farò da grande?»