Archivi tag: matematica

Su “I turbamenti del giovane Törless”

di  Davide Morelli

Omen nomen, nel nome un destino: Torless significa letteralmente “senza porta”, perciò da intendersi qui come chiuso, introverso. Prima di tutto una curiosità: alcuni traducono il titolo di questa opera  “I turbamenti del giovane Torless” ed altri “I turbamenti dell’allievo Torless”. In questo romanzo di esordio di Musil, in parte autobiografico e pubblicato nel 1906, vengono descritte le esperienze di un allievo sedicenne, proveniente dalla buona borghesia, in un esclusivo collegio militare austro-ungarico. È un romanzo sia di formazione che psicologico. Descrive minuziosamente la crisi esistenziale del ragazzo. Continua la lettura di Su “I turbamenti del giovane Törless”

Penrose, buchi neri e viaggi nel tempo…e il prossimo Nobel italiano

di Paolo Di Marco

Il Nobel a Roger Penrose è strameritato..ma anche anomalo; in primo luogo perché Penrose è Fisico-matematico geniale, ma non ha un unico contributo ‘straordinario’: l’esistenza dei buchi neri era stata predetta da Schwarzschild già nel 1916, un anno dopo la pubblicazione di Einstein, e Penrose rafforza e generalizza nel ’65 ma non è lo scopritore. D’altro canto Penrose è un teorico a tutto campo, che dà contributi fondamentali in molti campi, ma quasi sempre come battitore libero, che segue strade solitarie e poco frequentate dagli altri, che a volte scoprono e usano i suoi risultati trent’anni dopo. E non ha paura di proporre ipotesi ardite (i suoi cicli cosmologici di ‘Cycles in time’ ad esempio) su cui il resto della comunità resta in perplesso ma rispettoso silenzio.  Ed esce volentieri dai confini strettamente fisici per proporre teorie della coscienza (i microtubuli con entanglement delle ultime pagine di ‘The Road to Reality’ o ‘La mente nuova dell’imperatore’).

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Coronavirus e apprendimento

di Donato Salzarulo

1.- Venerdì 6 marzo ho letto su “Il Manifesto” un simpatico articolo di Laura Marchetti. Non la conosco. Quasi certamente sarà una professoressa di lettere. Comunque, a scuole chiuse, invitava i lettori (studenti, genitori, nonni, prof) a dedicarsi ad attività da fare «senza un fine se non il piacere»: leggere Pinocchio o Cime Tempestose o Germinale e Metello; giocare alle costruzioni, fare pupi di cartapesta con i vecchi giornali; prendere un cavalletto e dipingere mescolando colori, sentire la musica, giocare coi nonni mascherandosi da Ulisse che combatte Polifemo o da Barone rampante; guardare la luna, il cielo, gli animali; pensare a sé stessi, a quelli che sono i propri veri bisogni e i propri affetti; se si è più grandi, «fare all’amore, pensare all’amore, scrivere d’amore…inventando una nuova didattica e una nuova vita ai tempi del colera».

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