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Sionismo e Nazismo, brevi note

di Paolo Di Marco

Chi avesse per caso letto il libro di Tom Segev ‘Le septiéme million’* avrebbe notato che la nascita dello stato di Israele ha un percorso assai diverso dalla vulgata comune.
Gli ebrei tedeschi che i due comitati ebrei-uno in Germania ed uno nella Palestina occupata- riscattano trattando con Eichmann sono assai riluttanti all’esilio; insistono che loro sono totalmente d’accordo con Hitler e tutte le sue politiche -l’unica cosa che non capiscono è perchè devono essere proprio loro la vittima sacrificale. La maggior parte rifiuta il trasferimento. E l’ esilio forzato della minoranza che parte è rancoroso anche nei confronti del socialismo primitivo dei kibbutzim del sionismo originario. Che dal canto loro ripagheranno gli yekkes chiamandoli saponi.
D’altronde, sempre per uscire dalla vulgata corrente, il nazismo allora non era affatto visto come quel mostro che oggi ci viene descritto, anzi, e godeva molte simpatie nelle aristocrazie sia blasonate come l’allora re d’Inghilterra Edoardo VIII (poi costretto alle dimissioni da Churchill) che aveva trattato con Ribbentrop la divisione del mondo dopo la guerra sia borghesi come i fratelli Dulles e Prescott Bush che gestivano negli USA i capitali di gerarchi ed industriali tedeschi.
Le giustificazioni ideologico-morali della guerra sono mera propaganda favolistica costruita ex post.
E anche all’interno della Grande Germania la questione centrale è la gestione del potere, basata sulla stratificazione sociale: sotto la borghesia la piccola borghesia, sotto di questa la classe operaia divisa a strati: sopra gli operai tedeschi, sotto i cechi, sotto ancora polacchi….con un meccanismo di retribuzioni e condizioni tali che il nemico non era mai in alto, i padroni, ma quello più in basso che sgomitava per avere qualcosa di più -togliendolo a quello sopra. Un meccanismo classico di divisione, che per funzionare appieno aveva bisogno di un ‘tappo’ (come nelle ricorsioni), cioè di uno strato ultimo su cui riversare tutte le frustrazioni. E gli ebrei risolvono il problema della ricorsione: sono loro -per motivi sociali. religiosi e storici che non riprendiamo-il tappo ideale.
Ma gli ebrei stessi sono gli ultimi a vedere questo meccanismo. Anche quando trattano col tranquillo burocrate Eichmann le quote di emigrazione, sono il mezzo milione di ebrei tedeschi ad avere la precedenza; i milioni in Polonia e dintorni di ebrei e kazari convertiti (non sapremo mai quanti) là sono e restano.
Quando Piero del Giudice farà la sua tesi di laurea intervistando i reduci dai campi l’elemento comune che emerge è l’incapacità, anche decenni dopo, di capire cosa realmente fosse successo. Sarò solo ricorrendo a Marx e al plusvalore come percentuale della giornata lavorativa che si potrà attribuire ai campi la natura di estremizzazione di questo meccanismo (ricordiamo che nei campi si lavorava per Krupp, Messerschmitt, IGFarben…), quando la parte dedicata alla riproduzione del lavoratore diventa trascurabile e il plusvalore va quindi alle stelle. Che è anche un disvelamento plateale della natura disumanizzante della forza lavoro diventata merce.
Sarà solo nell’ultimo anno di guerra che questo meccanismo verrà eclissato dallo sterminio tout-court, ultima abissale esplosione delle frustrazioni della piccola borghesia proletarizzata.
Eclissato ma non annullato, chè i lavoratori specializzati-v.Primo Levi-verranno salvaguardati: non stranamente la stessa logica che orienterà gli inglesi quando nel Maggio ’44 il ministro degli esteri Anthony Eden rifiuterà la proposta nazista di scambio tra un milione di ebrei e 10.000 camion col motivo che in Palestina servivano solo lavoratori con abilità manuali e tecniche accertate..
Se all’inizio Israele è per gli inglesi un piccolo caposaldo del controllo del MedioOriente, la fine dell’impero inglese che inizia con la guerra lo trasforma progressivamente in portaerei del loro successore, l’impero americano; se dopo la fondazione dello Stato gli emigrati dai paesi mussulmani vengono collocati al gradino inferiore della società, è solo col crollo della cortina di ferro e l’arrivo dei nuovi immigrati dall’est che struttura sociale e funzione diventano un tutt’uno, con una somiglianza impressionante con la Germania post 34: i palestinesi sono i nuovi ebrei, il Nord Africa e Medio Oriente il nuovo LebensRaum.
Anche se, come tutte le portaerei, ha ancora bisogno dei rifornimenti d’OltreAtlantico.

Conviene sottolineare che come l’ideologia  nazista era l’involucro sovrastrutturale di una forma di controllo sociale**, e la persecuzione degli ebrei parte essenziale di quel meccanismo,  così il genocidio dei palestinesi è frutto diretto  del ruolo di Israele come avamposto dell’impero; in continuità coi metodi del dominio inglese in India e Bengala, colle efferatezze di Leopoldo (il re scelto dai Rotschild) in Congo e tanti altri. E che questa continuità passi anche da carnefice a vittima ci fa solo meglio intravedere la natura reale dei rapporti di produzione capitalistici.

Segev ci ricorda che quando in Germania vennero promulgate le leggi razziali vi fu un grande dibattito- in tutto il movimento sionista ed anche in Palestina- che vedeva contrapposte due posizioni: prendere atto della situazione ed emigrare, oppure creare un movimento che con azioni di propaganda e boicottaggio difendesse i diritti degli ebrei sul suolo tedesco. Prevalse (forse inevitabilmente) la prima, rafforzando così il sionismo, che a poco a poco impose l’idea che il nuovo Israele era la patria di tutti gli ebrei del mondo. Ma così facendo infilando tutto l’ebraismo in un sacco senza via d’uscita.
Oggi sembra che i pochi ebrei umanamenti pensanti rimasti stiano riconsiderando questa scelta, non solo ripudiando il sionismo ma anche rivalutando un concetto quasi dimenticato con l’avvento degli Stati-nazione: che l’umanità non ha bisogno di frontiere, nazioni, (razze anche, ma queste già sappiamo che non esistono proprio), anzi ne può fare tranquillamente a meno; sono solo catene che si aggiungono a quelle sociali e di classe, e insieme a queste vanno distrutte.


*Tom Segev, Ha-milyon ha-shevii, Keter, Jerusalem 1991

**Ricordiamo come una recente ricerca ha evidenziato un elemento che rafforza quello che diceva Hannah Arendt sulla banalità del male: le SS,le camicie brune, più tardi i corpi speciali della repressione argentina dopo il golpe erano ‘dei cretini’ : ovvero persone sostanzialmente stupide ed incapaci, che entravano nei corpi speciali perchè solo lì riuscivano ad avere condizioni migliori ed avanzamenti di carriera. Ma se allarghiamo il discorso agli strati sociali, tutto il sistema si reggeva -come accennato- sulla stratificazione ; non c’era bisogno di essere ‘moralmente cattivi’: bastava che questa scelta se la accollassero in pochi; agli altri, per sopravvivere o stare meglio, bastava andare avanti come al solito. Il meccanismo a strati garantiva che per vedere il nemico si guardasse sempre solo più in basso.

Sull’onnipotenza

di Paolo Di Marco

Quando faccio vibrare l’enorme calotta di plasma, investendola con successioni di frequenze che ne amplificano l’oscillazione a livelli insostenibili, fino all’istante della sua trasformazione in un solo punto di energia infinita; quando dopo un attimo di trasecolata incertezza questo punto si espande furiosamente, si coagula in vortici di energia e materia insieme, si espande nuovamente per poi ancora coagularsi in materia vorticante; quando questi vortici perdono abbrivio diventando galassie, e al loro interno stelle, e intorno a queste pianeti, e su alcuni di questi forme senzienti di ogni possibile fattura…quale controllo ho, io creatore, su tutte queste creature?
Nessuno.
Meno di quanto un bimbo che butta un sasso lungo il pendio ha sulla precisa traiettoria della pietra. Chè fra creazione e controllo non c’è solo il caos ma un intero abisso.
È solo un vezzo perverso di qualche buontempone l’attribuire al creatore anche la potenza del controllo.1
Come ben sanno Geoffrey Hinton e Dario Amodei2 che dopo aver creato quella forma indebita e improvvida di elaborazione basata su LLM chiamata AI e dopo essersi impegnati a cercare di trasformarla in più intelligente materia, una AI ‘generale’ capace non solo di imitazione ma anche di un qualche raziocinio, si vedono travolti da una mandria di AI di vario modello che corrono all’impazzata, pungolate all’inizio dal profitto e dalla concorrenza ma poi trascinate in uno stampede inarrestabile indifferente al precipizio di un’economia che vede sparire progressivamente tutto il lavoro ma con esso anche quei salari che ancora alimentano la domanda e quindi dell’economia permettono l’esistenza stessa.3
Ma d’altro canto che le pietre rotolanti si attribuiscano il libero arbitrio solo perchè la loro traiettoria è imprevedibile sembra atto di gratuita superbia: ne sanno qualcosa gli ‘ingegneri del caos’,da Finkelstein a Bannon a Cambridge Analytica che in questo secolo hanno imparato a usare le reti virtuali non per pescare i pesci ma per manipolarli, per creare branchi e poi spingerli volta a volta nella direzione voluta trasformando così elezioni già di per sè truccate in un eterno gioco delle tre carte.
Qualcuno potrebbe pensare che in questo modo si ritorna al libero arbitrio, stavolta solo dei pochi a spese dei tanti, se non si accorgesse che il mare in cui naviga è sì preda di sirene ma che queste a loro volta ondeggiano su flutti caotici; la guerra dei meme che nel secolo scorso aveva visto la vittoria dei cattivi 5 si è trasformata oggi in un oceano privo di correnti certe e di venti portanti, percorso da flutti improvvisi che si alternano ad oniriche calme, totalmente staccato da ogni parvenza di senso esterno, sia esso razionale o sensuale, dove anche le lenze da caos, addestrate alla sola esca della rabbia, si sfilacciano in fretta.
Anzi, nell’ansia di controllare le masse non si accorgono che il pianeta stesso sta velocemente allontanandosi dall’equilibrio e quindi da ogni possibilità di controllo: quando il sasso del bambino ha superato il ciglio non c’è più nulla da fare, chè ogni roccia che urta crea una svolta (li chiamano tipping points, e son tutti intrecciati fra loro..a assai vicini nel tempo).

Se anche al creatore è precluso il controllo, è difficile immaginare che una specie senza neppure la coda possa riuscirci; eppure alcuni imperi umani hanno mostrato notevole resilienza, seppur con un trucco che farebbe storcere il naso ad esseri più sensibili o potenti: riducono la complessità riducendo il numero di dimensioni; così le società umane attraversano fasi dove le relazioni interne di un aggregato hanno un solo parametro: la ricchezza; che a sua volta è misurata da un solo indicatore, il denaro; mentre le relazioni esterne si strutturano intorno ad un aggregato dominante, talvolta fino al livello di assorbimento. Questo rende i percorsi assai più prevedibili -anche se meno interessanti- ma limita le possibilità di scelta e quindi i tipi di evoluzioni, aumentando il rischio di infilarsi in cul-de-sac senza uscita.6
Si sono convinti, e soprattutto hanno convinto tutti, che ci sia una bacchetta magica che può creare ricchezza dal nulla: prima l’oro, poi della carta stampata, poi un quisquilio digitale; e ovviamente piano piano poi sempre più in fretta i più furbi si sono accaparrati tutte le bacchette; che vanno anche furiosamente difese con armi di tutti i tipi. E nel frattempo hanno messo in moto un meccanismo che sembra anch’esso magico: hanno convinto tutti che ogni anno una cosa indistinta ma misurata come denaro chiamata PIL deve sempre aumentare. E se ogni anno aumenta del tot% costante sull’anno precedente la crescita totale delle ricchezze diventa esponenziale.7 Ma anche le risorse consumate seguono lo stesso cammino esponenziale, in un pianeta con risorse finite. Una ricetta perfetta per una catastrofe.
Uno dei difetti probabilmente originali di questi bipedi implumi è la difficoltà a padroneggiare una cosa elementare come le probabilità concatenate.     È evidente come non sia possibile controllare queste sequenze intrecciate, che hanno una causa comune ma poi si sono autonomizzate, non solo, ma con interazioni fra di loro. Occorre osservare che c’è un solo modo per controllare queste catene: usare una dimensione in più (rispetto a quanto si vede nel grafico); e gli umani sono particolarmente deboli a vedere in 4d, non parliamo poi di agire…

Se un dio non può controllare direttamente gli resta una forma di intervento: la punizione.
Non certo per motivi morali, perchè non solo sarebbe stupido pensare ad una coincidenza di valori tra esseri con numero diverso di dimensioni, ma porterebbe inevitabilmente a catastrofi , oltre ad essere alquanto meschino: in fondo gli umani vivono in quello che per loro è l’unico e inevitabilmente il migliore dei mondi, e non si può certo imputare a loro la perdita della specie più promettente, sterminata dal meteorite sepolto nel Golfo del Messico.8
Come in tutto il resto di questo universo l’errore maggiore -qualcuno lo chiamerebbe peccato capitale- è la violazione del principio del cammino minimo, in altri termini uno spreco di energia;
è un principio senza il quale ogni universo andrebbe prima o poi a catafascio e che qualunque creatore decente impara a rispettare fin dall’inizio.
Ma se sono le creature a violarlo allora in qualche modo vanno punite.
Il guaio degli umani è che sono un pò duri di comprendonio: sono andati avanti trentamila anni tranquilli, in equilibrio col pianeta e in cooperazione tra di loro, poi hanno iniziato a volere di più facendo l’agricoltura, e qualcuno più degli altri facendo i re e i sacerdoti; gli equilibri son saltati subito, e guerre e carestie si sono infilati in tutti i varchi aperti…ma niente, han continuato così; si è provato a dargli un avvertimento con le classiche epidemie come la peste nera, ma anche dopo aver perso metà popolazione han continuato come prima e anche peggio, perchè si son pure messi a usare le tecniche meno efficienti insozzando il pianeta coi fumi del petrolio, arrivando ad innescare un ciclo autodistruttivo mica da ridere, colla CO2 che faceva da copertina della serra e la temperatura che saliva sempre di più.9
Se con la peste l’avvertimento era chiaro ma non sufficiente, dato che non era evidente di cosa erano colpevoli e soprattutto chi, in questo caso abbiamo avuto un’occasione perfetta per dare una punizione chiaramente indirizzata, perchè puntava subito al colpevole: il protagonista principale di tutto lo squilibrio e dell’effetto serra era il paese più sviluppato, gli USA, che per felice coincidenza avevano anche un pò di laboratori di guerra batteriologica sparsi per il mondo10
Non serviva neppure granchè: una piccola spinta alla probabilità e un virus letale creato a tavolino scappa fuori. Et voilà, l’occasione per una bella colpevolizzazione con auspicabile pentimento è servita.11
Ma, come dice un proverbio, dio fa le pentole ma non i coperchi: gli ‘strateghi del caos’, alla loro quarta prova di massa, ci azzeccano in pieno e così della colpa degli USA non parla nessuno!
Anzi, con una inversione a U da grande acrobazia la colpa diventa della cura, i vaccini.
E l’occasione è persa, insieme ai 17 milioni di morti della prova.12 

Il problema degli strateghi è che controllare temporaneamente il caos non significa eliminarlo, e spesso la nuova orbita ha più energia ed è meno controllabile della precedente; se uno stratega alla Thiel vede una dimensione in più degli altri e controlla le punte avanzate dell’economia e i suoi contorni politici, subito si sente un dio..e non capisce che le dimensioni del mondo che abita sono più di quelle che immagina (per non parlare di quelle che proprio non vede, come il clima); provocando col tempo disastri di ampiezza maggiore..e infilando se stesso e il suo paese adottivo in uno Zugzwang* 13 mortificante.

Quello che vorremmo augurarci è che quando questi bipedi si decideranno a mettersi un po’ di sale in zucca non sia sale di uranio….

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note

  1. Sia questa sia l’attribuzione al creatore di parvenze antropomorfiche sono non semplicemente delle forme di irrefrenabile presunzione, ma anche degli errori logici imperdonabili che soprattutto i teologi medioevali hanno creato ad arte ‘per il maggior bene…’
  2. Si veda l’intervista di Hinton su You Tube del 27/9/25 su TheDiaryofaCEO e anche il lungo documento di riflessione del Gennaio ’26 di Dario Amodei di Anthropic ‘The adolescence of Technology, Confronting and Overcoming the Risks of Powerful AI’; si veda anche il mio ‘AI, equivoci e minacce‘ qui su Poliscritture
  3. In estrema sintesi: se come prevedono questi signori l’AI nel giro di due decenni eliminerà inizialmente l’80% e poi il 96% del lavoro vivo, chi comprerà i beni che l’economia ‘intelligentemente automatizzata’ produrrà? Ed è diffice credere al giovane Musk quando afferma che la gente potrà passare il tempo come vuole, tutti i beni saranno a disposizione gratis..
  4. G. da Empoli, ne ‘Gli ingegneri del caos’ Marsilio ’19 ci racconta di come sia cambiato il controllo dei grandi processi elettorali grazie all’utilizzo dei fisici, abituati a manipolare sia il caos sia grandi masse di dati, che hanno permesso propaganda mirata a milioni di individui (utilizzando anche i dati privati in teoria segreti raccolti da tutti i centri -di cui la NSA è esempio cardinale), rovesciando così pronostici rocciosi nel giro di due settimne (la Brexit è il primo caso clamoroso, con Cambridge Analytica in prima fila)
  5. Lolli, ‘La guerra dei meme’, POP ’17
  6. Ricordiamo come una semplice catastrofe a cuspide (v. Thom, Teoria delle catastrofi, Einaudi) si possa vedere come la proiezione su due dimensioni di una linea continua spiraleggiante: questo ci dice che più aumentiamo la riduzione delle dimensioni di un fenomeno (i parametri di controllo, i gradi di libertà..) più diventa probabile creare catastrofi che hanno, guarda un pò, effetti catastrofici; storici come Braudel hanno dato i fondamenti per capirlo, preceduti da Marx e seguiti in questo da Arrighi ed Hobsbawn, mentre come al solito al di là dell’oceano non ci hanno capito un’acca: dall’imbonitore da trivio che ha fatto da maestro a Clinton (Quigley) al bifronte Alfred McCoy, che dopo aver scritto uno dei migliori saggi del secolo (The Politics of Heroin’) è crollato miseramente appena si èavventurato sulle generalizzazioni (‘To govern the World’).
  7. è il semplice fatto matematico che possiamo anche rappresentare elementarmente come una pila (i beni prodotti) che ogni anno aumenta di altezza
  8. È l’evento che, creando una nube che ha schermato il sole per diversi anni, ha prodotto la scomparsa quasi totale dei dinosauri
  9. negli ultimi 15 anni è successo un fenomeno qualitativamente nuovo: si è modificato l’equilibrio radiativo tra Terra ed ambiente esterno (Sole in primis) e il tasso di aumento della temperatura è passato da 0,05° a 0, 31° per decennio (‘The risk of a hothouse Earth trajectory’, William J. Ripple1,2,10 ∙ Christopher Wolf3)
  10. v. il mio ‘Covid, l’ultima parola‘ qui su Poliscritture con tutti i riferimenti
  11. v. 10
  12. Potrebbe apparire assurdo che, una volta appurato che il colpevole erano gli USA col loro laboratorio di guerra batteriologica di Wuhan, non ci sia stata una sola voce che si sia levata a chieder loro conto, mentre l’indignazione di larghe masse di popolo si indirizzava sui poveri vaccini; a meno di ipotizzare che anche in questo caso ci sia stata all’opera una campagna degli strateghi del Caos (con Bannon al timone e NSA a fornire dati)
  13. *Zugzwang: negli scacchi è una scelta tra due alternative entrambe perdenti

di una qualche attualità

di Paolo Di Marco

Ne L’alba di tutto Graeber ci racconta come per tutta la storia antica l’uomo non fosse né buono né cattivo  né pacifico né violento; semplicemente si adattava, sceglieva come la gran parte della vita sulla Terra il cammino minimo;  era potenzialmente proteiforme.

Ma a un certo punto è rimasto incastrato in una forma sociale perversa competitiva intrinsecamente distruttiva.

E qualcuno potrebbe pensare che questa possa divenire anche forma individuale dominante evocata da lune malate artatamente costruite.

Altri possono,  sulla scia di Davide di Dinant e Spinoza,  vedere la coscienza come ente assai più largo dell’io e della mente e sentirne la malattia come eco del dolore che la terra nella sua interezza subisce.

Quale che sia,  entrambe sono echeggiate dai miti   o dai mostri ambivalenti che li riassumono.

Anche se questa canzone nasce prima della fine del secolo, quando ancora non ne vedevamo la pervasività e,  nonostante gli avvertimenti conradiani di Apocalypse Now,     non ne sentivamo l’orrore.

da Turquoise

Informazione o Fumetti?

di Paolo Di Marco

1- Caracas

Non solo Trump ma tutti i giornali parlano del Venezuela come paese conquistato. Il rapimento di Maduro e moglie viene descritto come un atto di presa del potere degli USA.
Solo che in Venezuela la situazione è assai diversa: il governo è in funzione, la popolazione ha dimostrato per le strade contro il blitz, non solo, ma si è messo in moto il percorso progettato da Chavez: militari polizia e popolazione uniti e armati per la difesa. (Nei video si vedono giovani e donne con le armi che sfilano: v. Katie Halper show))
Può darsi che nei prossimi giorni ci sia un intervento americano massiccio (anche se viene negato dallo stesso Trump), ma per ora il potere e il petrolio sono totalmente sotto il controllo dei venezuelani.
Il che stride con quanto tutta l’informazione ci vuol far credere o dare per scontato. Ci propongono in 3D un mondo parallelo costruito come i loro desideri, anche se (almeno per ora) irreale.

2- Kiev
Questo scenario ricorda l’inizio della guerra in Ucraina, dove giornali e televisioni raccontavano una storia che corrispondeva solo in minima parte con quello che succedeva sul terreno (ed è anche grazie a queste differenze plateali che a molti sono venuti i primi dubbi…)

3- Gaza
Non è un caso che dopo i palestinesi i bersagli più colpiti siano stati i giornalisti, che ancora adesso, dopo la finta tregua, non possono entrare. Ma i racconti che ci arrivano dai canali ufficiali -TV e giornali (incluse le agenzie che danno l’ossatura delle notizie internazionali alla gran parte dei giornali, ormai senza inviati)- sono sempre frutto di costruzioni illusorie, fumetti ad uso dell’imbonimento.

4- USA
Si è celebrata ieri la morte definitiva dell’informazione indipendente negli USA:
dopo l’acquisto del Washington Post (quello del Watergate) da parte di Bezos , con l’immediata dimissione dei redattori indipendenti, anche il New York Times, già da mesi in stato comatoso, incapace (?) di trovare una linea e di mantenere il vecchio standard di servizi, ora ha fatto l’inchino finale, con 4 redattori (di secondo piano) che sono andati da Trump per un intero pomeriggio a fargli barba e capelli; ovvero a intervistarlo dolcemente su tanti argomenti, senza vere domande ma con con molti ossequi, e traducendo il tutto in tanti insulsi articolini che per una settimana occuperanno le pagine facendo propaganda al bricconcello. Qualcuno potrebbe pensare che sia merito della proprietà (ebraica) del giornale, ma un ritorno ai vecchi compromessi col fascismo mi sembra esagerato.

5- Topolino o Batman?
Qualcuno potrebbe pensare che sia meglio l’imbonimento del mitra. Il guaio è che il primo è sì indolore ma senza difesa, mentre i partigiani ci hanno insegnato che qualcosa anche contro i mitra si può fare.
Per rimediare alla sparizione delle fonti attendibili di informazione tradizionali molti si sono buttati su YouTube, dove in effetti molte informazioni si trovano, da Sachs a Mearsheimer a Krugman alla Halper prima citata. Il guaio è che insieme a loro -e a volte sovrapposti- vi sono molti canali fasulli e generati dalla AI. E uno se non sta attento casca dalla padella nella brace.                                                                                                                                        Il presidente più amato dagli USamericani è stato Ronald Reagan, mediocre ex attore e mediocre politico; ma ogni settimana si presentava agli elettori/spettatori seduto accanto al fuoco raccontando le sue favole; e così era diventato personaggio simbolico,  occupando nell’inconscio usamericano un ruolo fisso a fianco di paperino.

 

6-AI
Come dicevo già tempo fa su queste pagine (AI, equivoci e minacce) l’informazione sull’AI che si trova ormai dappertutto, non solo sul Bollettino Parrocchiale Unificato che sono i giornali, ma anche nei blog o notiziari indipendenti, prende per buone le dichiarazioni dei propagandisti più scatenati (indovinate chi…i produttori stessi) e pensa che sia proprio Intelligenza, laddove è solo imitazione (v anche al proposito il canale dell’Università di Oxford con Johnatan Bi che ribadisce quanto dicevo). E così, spostando l’attenzione dalle contraddizioni sociali e di classe a quelle fra livelli tecnologici costruisce un ulteriore tassello di un mondo che vogliono rendere indistinguibile dai fumetti.

7-Impero USA

Il gioco del fumetto lavora alla grande coll’Impero, stavolta non solo nella corrente ufficiale ma nei gorghi e nelle lanche in cui si è rintanato il pensiero critico. E costruisce mondi immaginari dove, non potendolo fare la classe operaia, l’impero USA si suicida da solo travolto da 30 migliaia di miliardi di debiti, o crolla per debolezza intrinseca -vuoi morale vuoi conflittuale (??!), o viene inghiottito dai Brics. Ma anche qui echeggiandosi l’un l’altro senza dati né analisi e prendendo per buoni scenari costruiti su piccolissimi indizi. Purtroppo la forma spettacolare che ormai è diventata la norma sul Tubo (e che spesso fa sospettare la presenza di bocche artificiali) fa sì che anche i più autorevoli degli autori vengano drammatizzati nel linguaggio a scapito della limpidezza del ragionamento. E questo dovrebbe far riflettere i più entusiasti catastrofisti invitandoli a tornare a quel certosino ma inevitabile compito che è la lettura degli articoli scientifici (e relativi dati) che di questi discorsi stanno alla base.  Ma non dimentichiamoci d’altra parte che Thiel e Karp di Palantir (la più micidiale delle organizzazioni di informazione militare USA) sono convinti di essere l’incarnazione di Batman, e che il mondo sia una variante di quel gigantesco fumetto che è Il Signore degli Anelli. Ma su questo ritorneremo presto.(v.anche Le armi segrete dell’impero, e la sua nemesi)

8- Il nemico alle porte

In tutta Europa e negli USA c’è un nemico mortale che è l’oggetto della massima propaganda e del massimo odio: lo straniero, l’immigrato. Anche in paesi dove l’immigrazione indolore è stata la norma per decenni come i paesi del Nord Europa (Germania compresa) o dove addirittura l’immigrazione è stata la colonna portantedella costruzione del paese e della sua trasformazione culturale e tecnologica come gli Stati Uniti. È arma tradizionale durante le crisi per distogliere l’attenzione, come ricordavo (La realtà nasce dalla mente ) citando il paradosso della percezione della delinquenza: nel proprio vicinato è a livello 2, nel resto del paese a livello 8; per ogni distretto.E questa differenza è dovuta alla differenza di informazione: diretta la prima, mediata dai canali ufficiali la seconda. Se a molti può venire in mente il paragone con la crisi del 3° secolo, dove c’erano i barbari alle porte (ma anche qui con molte sfumature da aggiungere..) e nel giro di 50 anni tutte le città si circondarono di mura -fatto non solo materiale ma simbolico-simili sono anche quelli che se ne fanno interpreti: allora i cristiani, oggi gli evangelici; e molte dinamiche di questo secolo trovano la loro base nell’unione tra evangelici e fascisti. Anche se la forma in cui si presentano ha sempre le sole 2 Dimensioni del fumetto. (Compresi i milioni di adolescenti addestrati fin dalla culla ai giochi sparatutto).

9- Gli imperscrutabili

La traiettoria di Le Monde Diplomatique è esemplare: da giornale di riferimento, ricco di informazioni, è passato ad essere bollettino della ritirata dell’Armata Rossa. Come d’altronde molti personaggi di vario colore che appaiono sul Tubo. Il problema è analogo a quello del paradosso della percezione: se guardi solo la tua parte, o i i tuoi dintorni, o anche tutto il mondo ma sempre con le stesse premesse, con gli stessi occhiali, poi racconti favole, non storie vere. La visione richiede sollevarsi un po’ sopra, di lato, vedere le ombre, dichiarare le proprie premesse. Nei fumetti non ce n’è bisogno: gli eroi e i cattivi lo sono per definizione o destino, sono sempre imperscrutabili, a sé e agli altri.

Kirk, bufale e boomerang

nella foto: sopra un fucile Mauser, sotto un Carcano


di Paolo Di Marco

Ci risiamo! Continuano a prenderci per idioti…
1- La versione ufficiale-FBI- dell’assassinio di Kirk sembra un film di Ridolini: il colpevole dichiarato, Tyler Robinson, arriva in macchina sotto l’edificio perfetto per il tiro, parcheggia e sale sul tetto con un enorme Mauser, invisibile ma supposto infilato smontato nello zainetto di 40×50 (??). Sul tetto si cambia (!sic), monta il fucile col cacciavite, spara un colpo solo mortale su Kirk che è di fronte a lui a 150m, smonta il fucile col cacciavite- che però dimentica lì, si cambia di nuovo (?!serve a far tornare i conti con le telecamere), scende dal tetto col fucilone nello zainetto (sempre invisibile), corre in vista della gente parcheggiata, si infila in un boschetto dove lascia il fucile montato (?senza il cacciavite che era rimasto sul tetto, con su il suo DNA, ma con intorno uno straccio che ha sempre il suo DNA-ma non il fucile); riprende la macchina, guida 300 miglia, appena arrivato a casa confessa tutto sui social, dove scrive anche dichiarazioni d’amore strampalate a un suo amico, poi confessa tutto al padre -che viene dichiarato ex poliziotto ma invece è imprenditore edile; il padre lo consegna subito all’FBI e incassa la taglia da un milione. E il colpevole è subito in prima pagina con l’FBI trionfante,
Possiamo pensare che questo pasticcio mal riuscito sia dovuto al fatto che il nuovo FBI di Patel sia pasticcione e incompetente come il suo direttore, ma conviene andare a vedere i fatti da vicino.

2- il primo dato è il colpo mortale: quello che si vede da tutte le riprese video è che sotto l’effetto del colpo Kirk ha un sussulto e poi si accascia sulla sinistra; il foro visibile è anch’esso sulla sinistra della gola (poco di fianco al pomo d’Adamo), grande come una monetina 10 cent; la fotocamera alle spalle di Kirk (recuperata da uno di Turning Point e mostrata a Candace Owens) non mostra alcuna traccia di sangue posteriormente.
L’FBI dice che il foro è quello di entrata dal colpo -l’unica spiegazione compatibile col tiro frontale e il colpevole dichiarato. Il coroner non trova il foro d’uscita. [1]
Il guaio è che tutti gli esperti di balistica su You Tube – dai cecchini dei Navy Seals ai cacciatori ai tiratori professionisti che conoscono il Mauser, di destra, di centro, anarchici (Marin, Vahalla, RangeDayBro…) che siano – dicono tutti che la ricostruzione FBI è impossibile: quel Mauser 98, 30-06 è un fucile di origine militare (1a e 2a guerra, poi caccia) che spara colpi devastanti: un melone colpito da 150 metri esplode letteralmente, un cranio umano lo stesso, e se non prende le ossa spande profluvi di sangue e schegge; e quello che si vedrebbe sarebbe anche il corpo che per effetto dell’urto viene catapultato all’indietro.
Il rumore anche sarebbe ben più forte del ‘pop’ smorzato che tutti sentono- anche se molti lo sentono passare sopra la testa.
Il sussulto e l’accasciarsi alla sua sinistra sono solo compatibili con un colpo di un piccolo calibro (o rivoltella) proveniente dalla sua destra (e che colpisce l’orecchio poi scende alla gola).
Mazzucco (LuogoComune2) analizza nel video gli strani movimenti di 3 personaggi alla destra di Kirk prima e durante, e crede di individuare una pistola che fa fuoco da sotto l’ascella. Ma l’angolazione basso-alto torna male, anche rispetto al rumore, e anche per un professionista sarebbe un colpo di grande difficoltà.
Quello che in ogni caso è inconfutabile è che la versione FBI non regge, e il suo colpevole dichiarato è totalmente improbabile.
Andrebbe anche sottolineato -come curiosità forse- come nei complotti coi colpevoli costruiti a tavolino il fucile sia sempre europeo: stavolta un Mauser, per Kennedy un Carcano-Mannlicher.

3- E col colpevole cade anche penosamente l’incriminazione della ‘sinistra’ per l’omicidio; dalla propaganda becera e opportunista delle nostre Angurie- mossa che una ‘sinistra’ con un minimo di palle potrebbe ora trasformare in un boomerang- fino alla messa al bando dell’antifascismo da parte di Trump: mossa per lui coerente ma giuridicamente demenziale.
Ma visto che di complotto si tratta: finto colpevole e FBI che racconta favole+assassino professionista (come dicono gli esperti citati) = complotto, sarebbe bello capire chi sono i mandanti.
Purtroppo qui le illazioni si sprecano ma i dati sono pochi. Da destra e da sinistra si punta molto il dito contro Israele, ma l’unico elemento plausibile che viene addotto sono le recenti timide critiche al genocidio ammesse nei recenti comizi…un po’ poco.
Preliminarmente però conviene mettere meglio a fuoco il personaggio: l’organizzazione di cui è stato fondatore ed efficace portavoce, Turning Point USA (punto di svolta), ha un bilancio di 80 milioni, alimentato da piccole donazioni ma anche da milionari; anonimi (e non, come il Fondo Bradley); l’organizzazione è molto vasta, con 1500 sedi in giro per le scuole degli USA e centinaia di migliaia di iscritti.
Kirk era la parte più visibile di un movimento che è qualcosa di nuovo per gli Stati Uniti: una formazione cristiana di base, radicata nelle scuole di tutti i livelli, politicizzata e socialmente impegnata (simile alla nostra Comunione e Liberazione d’antan), che sviluppa dalla base le battaglie della destra, dalla lotta all’aborto a quella ai vaccini.
È una gamba fondamentale del polipo della nuova destra, che si appoggia per le altre sugli evangelici (con i loro 30 milioni di voti per Trump), ma che sono ora movimento internazionale d’assalto in America latina (Bolsonaro e Milei frutti loro) come in Africa ed Asia (in Corea hanno superato il buddismo come prima religione)) e poi sul Maga, coacervo socialmente disomogeneo ma ben unito ideologicamente e ormai anche blocco di potere. (Il fatto che – tradotto in termini nostrani – sia un mix tra Lega e FdI ci indica la presenza di meccanismi ormai simili di creazione del consenso).
Ma mentre Maga ed Evangelici sono uniti da un abbraccio diabolico ormai indissolubile (i pochi evangelici indipendenti o non di destra sono stati emarginati senza sforzo), Turning Point è un movimento indipendente che può seguire logiche autonome, soprattutto proiettato nel futuro; il che in certe situazioni poteva essere molto imbarazzante. Di più ora non sappiamo…tranne che questo pericolo è stato scongiurato.

Nota


[1] Le indiscrezioni di un chirurgo vicino alla famiglia presente all’autopsia-la cui relazione sarà consegnata tra un mese privatamente- dicono tre cose:
– non c’è foro di uscita
– il proiettile è nel collo sotto la pelle
– le ossa di Kirk erano talmente dense da aver fermato un proiettile che avrebbe potuto uccidere quelli che gli stavano vicini
Qui siamo in pieno fumetto, con un Superman le cui ossa sono talmente forti da aver fermato un proiettile che viaggiava al doppio della velocità del suono e contemporaneamente talmente elastiche da averne assorbito l’urto.
Teniamo conto che i proiettili del Mauser 30-06 hanno un’energia all’uscita che varia tra i 2200 joule e i 3400 joule, col più leggero ‘scamiciato’ che all’ingresso si frammenta e distribuisce in giro la propria energia distruggendosi e distruggendo tutto il bersaglio (ma se l’han trovato non è questo), e quello più pesante incamiciato (full metal jacket) che ha una distruzione più mirata e un’energia cinetica maggiore-capace di spostare violentemente tutta la parte di bersaglio (testa o tronco) -ma dai video questo non succede per nulla.
Quindi siamo ancora in piena favolistica.’

AI, Equivoci e Minacce

di Paolo Di Marco

Nei discorsi, soprattutto quelli scientifici, sarebbe sempre opportuno mettere in evidenza le premesse che si danno per vere, dichiarate o nascoste che siano. Altrimenti si rischia di sviluppare ragionamenti incontrollabili o semplicemente fasulli.
Nel caso dell’AI la catena delle premesse non dichiarate è lunga, come anche il numero di problemi che ne conseguono. Continua la lettura di AI, Equivoci e Minacce

Trump e la struttura del potere

Nat Cohn, Generoso Pope, Frank Costello, Bonanno, Gambino…una infanzia interessante

 di Paolo Di Marco

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Intervista al fisico Carlo Rovelli (2014)

presentazione di Paolo Di Marco

Nell’articolo ‘Marx e la Crisi della Fisica’ molto spazio viene dato ai lavori scientifici del fisico Carlo Rovelli. Riproduciamo qui nella sua forma originale un’intervista pubblicata nel 2014 su Poliscritture cartaceo in forma di trascrizione. Contiene molti degli elementi delle sue riflessioni che poi si ritrovano anche nei libri e negli articoli scientifici ed è quindi ancora attuale.

per ascoltare l’intervista cliccare sul triangolino bianco su fondo rosso

 

bocconi avvelenati

di Paolo Di Marco Continua la lettura di bocconi avvelenati

Covid, l’ultima parola


di Paolo Di Marco

a) premessa
Con un articolo sul NYTimes del 4 Giugno della biologa molecolare Alina Chan abbiamo finalmente e pubblicamente tutti gli elementi necessari a dire l’ultima parola sulla pandemia.
Dato che si presenta come un giallo colla classica lenta raccolta di indizi, la formulazione di ipotesi e i colpi di scena, per non dimenticare tutti i possibili depistamenti, ne seguiremo lo svolgimento lungo le tappe essenziali.
(nella foto: Fauci, Daszak e il Covid) Continua la lettura di Covid, l’ultima parola