
a cura di Ennio Abate
Nuccia Pelazza – collega e compagna all’ITIS di Sesto San Giovanni nei primi anni Settanta e poi a lungo amica – è morta a Milano nella sua casa di Via Melzi d’Eril 25 il 22 giugno 2026. Pubblico i ricordi di lei di amiche e amici che, per ora, sono riuscito a rntracciare; e, in appendice, una mia vecchi poesia a lei dedicata.
Betta
Ritratti di donne. A Nuccia….. E tu eterna bambina dai capelli un po’ grigi, silenziosa soccorritrice degli altri… Tu che non sopporti il dolore e la morte, chi mai soccorrerà te, chi mai svelerà le tue angosce? Chi abbatterà le barriere che proteggono il tuo pensiero? Quando chiederai aiuto? Minuscola roccia che nessun terremoto, nessun turbine riesce a smuovere. Dimmi chi sei?.. Betta 1982….ma il 24 settembre 2012 * un inaspettato e tragico terremoto é riuscito a frantumare la minuscola roccia. È nulla è stato più come prima.
* Muore Carlo Oliva, marito di Nuccia Pelazza
Giuseppe Como
Ci sono persone che si perdono di vista, ma di cui si conserva un’immagine nitida, che il passare degli anni non riesce a sfuocare. Non frequentavo Nuccia da almeno quindici anni, perchè lei aveva scelto di allontanarsi da me, come da molti altri amici e conoscenti. Le nostre strade si erano separate lungo i bivi naturali della vita, eppure la notizia della sua scomparsa, a ottantaquattro anni, impone il dovere di rimettere a fuoco una figura di straordinaria e spigolosa complessità.
Per chi la incontrava, Nuccia rischiava di apparire intrappolata nel cono d’ombra proiettato dalla figura ingombrante, celebrata e onnipresente del marito docente, scrittore e opinionista di primo piano. Ma chiunque abbia varcato anche solo per un momento la loro casa, letteralmente foderata di libri, sa bene che in quella coppia non vi è mai stata subalternità. Nuccia non rifletteva la luce di nessuno: aveva una personalità forte, a tratti respingente, ma sempre autentica.
La sua è stata una vita vissuta sul crinale di un forte contrasto intellettuale. Come insegnante di inglese, il suo non era un semplice mestiere, ma il perno di una militanza ideale. Con gli studenti dimostrava una generosità debordante, un’apertura che superava i confini della didattica per farsi accoglienza incondizionata, mossa da una viscerale vocazione a schierarsi dalla parte degli ultimi.
Eppure, questo radicalismo ideologico conviveva con un comportamento che spiazzava chiunque. Pubblicamente, Nuccia si mostrava del tutto indifferente alle apparenze, fino a una quasi provocatoria trasandatezza nel vestire e nel porsi che molti scambiavano per una dimessa rinuncia, pur vivendo in una zona prestigiosa di Milano.
C’è voluto tempo – a me sono serviti anni di frequentazione e di consuetudine – per scoprire che dietro quel rifiuto estetico si celava una solida agiatezza. Era una donna ricca, di quella ricchezza che per cultura ed estrazione piemontese non si esibisce mai, ma che in lei diventava la base per un colto, ironico e consapevole snobismo al contrario. Era il suo modo per spogliare la propria condizione di ogni segno esteriore, quasi a voler trovare un punto d’incontro con la causa dei più deboli attraverso il disprezzo per il decoro borghese.
Oggi che anche la sua voce si è spenta, tutti noi ne raccogliamo il ricordo non per un omaggio formale, ma per restituire il profilo di una donna fiera, colta, radicalmente libera, che ha attraversato il nostro tempo con l’indipendenza di chi non ha mai avuto bisogno di dimostrare nulla a nessuno.
Milano, ottobre 2026
Elena Medi
Nuccia, e Carlo… porto sicuro dove scaricare, appena tornavo, le mie meditazioni sul Mozambico, sui paesi ricchi e quelli poveri, sulle finezze della lingua cisena e la gioia di vivere del popolo Sena… e Carlo, già esausto e malato, che si appisolava, e Nuccia che, tenendolo d’occhio, tuttavia vicariava domande andando a prendere altri salatini…
Eleonora Russo detta Sina
Alberto Panaro , un carissimo compagno di Lotta Continua che avevo conosciuto appena arrivata a Milano, quando ho avuto una supplenza per maternità all’ ITIS di Sesto San Giovanni, mi ha subito affidata ad una sua amica , Nuccia Pelazza che insegnava inglese nella stessa scuola dove io avrei lavorato, perché potessi avere un aiuto .
“È una brava compagna ! ” mi aveva detto, “…domani passerà a prenderti in auto, così farete il viaggio insieme .”
Da quel momento Nuccia è stata la mia stella polare .
Senza nemmeno rendermene conto, lei è diventata per me una sorella maggiore, un’ amica carissima .
A lei raccontavo di tutto, persino i sogni che mi accompagnavano al risveglio mattutino .
Io sempre stropicciata, in affanno perché in ritardo all’ appuntamento, lei sempre perfettamente calma, mi aspettava fumando la sua ennesima sigaretta.
Aveva con me una pazienza infinita e si lasciava coinvolgere persino dalle mie paturnie del momento.
Ci siamo frequentate molto, io a casa sua, lei da me .
Conoscendola sempre più profondamente, mi permettevo di sottolineare quanto fosse “bacchettona” o troppo controllata, o troppo piemontese…
Un po’ se la prendeva ma poi ridevamo insieme del mio essere così profondamente siciliana.
Mi è stata sempre vicina nei momenti lieti o complicati delle mie storie amorose, poi della mia travagliata maternità e poi ancora nei mesi terribili della mia malattia.
Mi ha sostenuto, mi ha tenuta per mano sempre per giorni interi, per mesi, per anni.
Così è stato per decenni, fino alla sua pensione .
Poi suo marito si è ammalato e Nuccia è stata solo di Carlo e della sua famiglia .
Quando lui se n’è andato, lei ha smesso di vivere. Si è chiusa in casa e lentamente si è negata a quanti l’ hanno inutilmente cercata.
Non ha voluto più parlarmi, così come ha fatto con quanti conoscevo. Mi diceva ” ti richiamo ” e poi non chiamava.
Accampava scuse assurde e poi è stato evidente a molti di noi che non voleva più condividere con nessuno le sue pene .
Questo mi ha molto colpita, mi ha fatta arrabbiare, mi ha indignata .
Ancora oggi non me ne faccio una ragione, non capisco, mi sconvolge il fatto che non sono stata capace di starle vicina.
Avrei voluto esserci.
Ciao Nuccia ,ovunque tu sia ❤️
Patrizia e Ilario
Cara Nuccia, vorremmo, quando ci rincontreremo, bere una birra con te, insieme a tanti pistacchi, su un balconcino, scegliere, fra i tanti bigliettini del Carlo, il ristorante per passare assieme la serata, ordinare per noi gamberoni e fritto misto e per te le buone carotine e zucchine lessate. Ci manchi molto, ma sarai assieme al tuo grande amore. Un abbraccio a tutti e due.
APPENDICE
Sorellina mia, collega anima
a Nuccia Pelazza
così insieme nell’incastro caloroso
di bisbiglianti vocine e clandestini
adocchiatori di riviste lustrate
abbiamo macinato torturanti collegi
tornei di stupidità
programmati da un preside allocco
in mafiose combutte
per vivisezionare
docenti e decenti passioni
sì, ma perché non vi sfuggimmo?
vi sfuggimmo e subimmo
ché non bastava
il piglio classico da nipotini d’umanesimo
uno scatto d’ira la testardaggine
una scusa
contro quella scientificità
costipata e servizievole
subimmo per sfuggire
perché tu a volte nicchiavi e t’adagiavi
in un saporoso pensierino di morte
che dava a quel puttanaio sembianze vetrose
di lontano galattico giocattolo
saranno i pioppi
fruscianti là fuori mi bisbigliavi
con la loro durevole indisponente fisicità
a schernire la provvisorietà fossile
della scolastica e sociale larva
poi tu stessa non sopportavi
il sabotaggio mistico di puro silenzio
le votazioni danzate
nella leggerezzadel niente
e mi chiedevi di stendere in fretta
la mozione anti-niente
allora la palude in conciliabolo
s’azzittiva guardinga
Il preside sfoggiava lucciole
di paternalismo
i moderati si svellevano
un tanto da pigrizie inchiavardate
allora le nostre fragili parole
piene di un lontano sociale
già precipitavano in minoritaria lucidità
ma resistevano ancora mentre precipitavano
(1990 circa)