a cura di E. A.
Riordinadiario 30 novembre 2019
Da: angelo.australi
Ciao Ennio,
quando hai tempo leggi questa recensione di Claudio Piesranti a “Il formaggio e i vermi” di Carlo Ginzburg (https://www.doppiozero.com/materiali/il-formaggio-e-i-vermi)
Ne vale la pena, per ritornare a vedere con uno sguardo più lucido cosa sono stati gli anni settanta, e il bisogno di rileggere la storia dalla parte dei vinti. Fammi sapere cosa ne pensi. Sono quasi tentato di consigliarlo in lettura sotto quello che ho scritto su Cracking di Gianfranco Bettin. saluti, angelo
Caro Angelo,
l’ho già letto e messo da parte per tornarci sopra, anche se m’accorgo che le mie intenzioni di approfondire sono quasi sempre travolte da impegni improvvisi e altro ancora.
Lessi con molto entusiasmo “Il formaggio e i vermi” quando uscì; e nei miei appunti di letture o nel diario dovrei anche aver scritto qualcosa.
La figura di Menocchio mi aveva colpito perché mi parve almeno in parte un mio antenato per quel suo essere esterno socialmente al sistema culturale del suo tempo ma anche interno per la voracità intelligente delle sue conoscenze, sicuramente non ristrette, come Piersanti ben sottolinea. E sono d’accordo di parlarne su Poliscritture. Quindi va benissimo un tuo consiglio di lettura dell’articolo di Piersanti e del libro di Ginzburg.
Sulla possibilità di rilanciare una lettura della storia “dalla parte dei vinti” non so.
Ci furono tentativi sparsi tra anni 90 e inizi del 2000. L’aveva tentata Luciano Della Mea, sostenuto dalla Jaca Book che gli concesse una collana. Aveva poi ripreso quel discorso anche Attilio Mangano, scomparso purtroppo alcuni anni fa.[9 aprile 2016] Oggi siamo proprio combinati male. Persino il tentativo di conservare la memoria di autori a suo tempo ben noti come Fortini è stentato e finisce in imbalsamazioni accademiche o quasi. Ma si può sempre tentare, se si ha la determinazione soggettiva per farlo.
Un caro saluto
Ennio
Ne vale la pena, per ritornare a vedere con uno sguardo più lucido cosa sono stati gli anni settanta, e il bisogno di rileggere la storia dalla parte dei vinti. Fammi sapere cosa ne pensi. Sono quasi tentato di consigliarlo in lettura sotto quello che ho scritto su Cracking di Gianfranco Bettin.
saluti, angelo
https://www.doppiozero.com/materiali/il-formaggio-e-i-vermi
Caro Angelo,
l’ho già letto e messo da parte per tornarci sopra, anche se m’accorgo che le mie intenzioni di approfondire sono quasi sempre travolte da impegni improvvisi e altro ancora.
Lessi con molto entusiasmo “Il formaggio e i vermi” quando uscì; e nei miei appunti di letture o nel diario dovrei anche aver scritto qualcosa.
La figura di Menocchio mi aveva colpito perché mi parve almeno in parte un mio antenato per quel suo essere esterno socialmente al sistema culturale del suo tempo ma anche interno per la voracità intelligente delle sue conoscenze, sicuramente non ristrette, come Piersanti ben sottolinea. E sono d’accordo di parlarne su Poliscritture. Quindi va benissimo un tuo consiglio di lettura dell’articolo di Piersanti e del libro di Ginzburg.
Sulla possibilità di rilanciare una lettura della storia “dalla parte dei vinti” non so.
Ci furono tentativi sparsi tra anni 90 e inizi del 2000. L’aveva tentata Luciano Della Mea, sostenuto dalla Jaca Book che gli concesse una collana. Aveva poi ripreso quel discorso anche Attilio Mangano, scomparso purtroppo alcuni anni fa.[9 aprile 2016] Oggi siamo proprio combinati male. Persino il tentativo di conservare la memoria di autori a suo tempo ben noti come Fortini è stentato e finisce in imbalsamazioni accademiche o quasi. Ma si può sempre tentare, se si ha la determinazione soggettiva per farlo.
Un caro saluto
Ennio

