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Vecchi e nuovi lettori di Fortini


Nei dintorni di F. F.

di Ennio Abate
Stasera ho partecipato alla presentazione alla Biblioteca Chiesa Rossa di Milano del documentario su Franco Fortini girato e diretto da
Lorenzo Pallini. Ho potuto salutare Maurizio Gusso e Paolo Massari e vari ex studenti di Fortini. Ma nel mentre seguivo le immagini, riascoltavo la voce solida di Fortini e quelle di un certo numero di studiosi intervistati che commentavano la sua opera o leggevano una sua poesia, non ho fatto che pensare con un certo scoramento, più che a Fortini, al mondo attorno a noi che è drammaticamente cambiato e anzi rinnova le sue guerre. E tornandomene a casa, riflettevo ancora sulle resistenze che ho incontrato – da decenni ormai e persino in Poliscritture – ogni volta che ho proposto una mia riflessione sul sapere di poeta e di comunista di Fortini. Una cerchia limitata di intellettuali fanno quello che lui chiamava *riuso*. Della sua figura. Di questa o quella sua opera. A volte è un *riuso* accademicamente serio ma circoscritto alle nicchie e alle carriere universitarie. Gli altri o lo ignorano occupandosi di altro. O continuano a detestarlo come quand’era in vita. O si sono azzittiti. O, confusi, si schierano chi con Biden e chi con Putin. Davvero, dunque, sono pochi oggi quelli che hanno l’esigenza di sapere di più di Fortini. E me lo dico per essere chiaro con me stesso. Perciò, vecchio, mi sento di continuare a fare quello che sto facendo: una lettura in solitaria, persino “intima” (e quasi interiore). Cerco di capire, chiuso un suo libro, un saggio, una poesia, un vecchio articolo di Fortini o su Fortini, quel che mi resta in mente del suo “comunismo speciale”. E tentare di cogliere il possibile accostamento di una citazione ad un evento d’oggi per farla reagire con esso. Irrimediabilmente vecchio lettore, dunque. E, tuttavia, mi auguro che la fatica generosa di Lorenzo Pallini per far conoscere la figura e l’opera di Fortini proiettando il suo documentario nelle scuole e nelle biblioteche di varie città abbia successo. Che nuovi lettori di Fortini crescano! E chissà che, per vie misteriose e da me impensabili, non diventino in futuro i compagni che oggi mancano.

Un ricordo di Cecilia Mangini

di Lorenzo Pallini  su L’OSPITE INGRATO

“Nella foto che le ho scattato a Firenze qualche anno fa, Cecilia stringe a sé con un leggero sorriso una copia della prima edizione di Una volta per sempre del 1963. Come recita la dedica all’interno, il libro è stato donato da Fortini ai «compagni di sventura» Lino Del Fra e Cecilia Mangini, con i quali aveva condiviso la lunga lavorazione di quello che avrebbe dovuto essere, dopo l’avventura di All’armi siam fascisti! del 1960/61, il loro secondo film insieme, La Statua di Stalin.”

 

Lorenzo Pallini: “Franco Fortini. Memorie per dopodomani”

Per  leggere altre notizie e vedere il trailer del documentario qui

Stralcio da una mia mail a Lorenzo Pallini:

Caro Lorenzo,

premesso che vedo pochissimi film e di rado documentari e  parlo dopo aver visitato anche il tuo sito, ecco le mie impressioni sul tuo documentario “Franco Fortini – Memorie per dopodomani”. Mi sembra un bel lavoro: le immagini sono pulite; il ritmo che scandisce le tappe della vita di Fortini abbastanza equilibrato; le notizie   fornite dagli intervistati chiare e condivisibili; la lettura dei testi mai enfatica. Tuttavia, in un lavoro su una figura tanto complessa, avere dubbi o qualche pentimento, come tu accenni, è quasi un obbligo. E, in vista del nuovo lavoro che stai per intraprendere sul Fortini insegnante, io vorrei alimentarli. Spero costruttivamente e  in modi non pedanti, partendo da una mia percezione inquieta e quasi angosciosa. Continua la lettura di Lorenzo Pallini: “Franco Fortini. Memorie per dopodomani”