Archivi categoria: Zibaldone – Poesia/moltinpoesia

Poesia e critica della poesia

La scerta finale

 di Francesco Di Stefano

 
Quann’ero un giovinotto sognatore
ogni vorta che c’era n’elezzione
credevo de votà per più mijore
capasce de cambià la situazzione.
 
Svanito poi coll’anni er primo ardore,
nun privo de sconforto e delusione
ché troppo era cambiato quer mijore,
ar meno peggio ho dato l’adesione.
 
Da vecchio, puro co la mente stracca,
me pare un po’ più chiara la quistione:
de certo nun c’è manco un mezza tacca
 
e tutto quello che me se propone
è sceje fra monnezza o in mezzo a cacca.
Pe nun sporcamme è mejo l’astenzione!
 

Poesie inedite

di Valentina Casadei

 

1.
 
Abbiamo visto arrivare la notte
con lo scoppio di tutti i tuoi ordigni
che frantumavano il rantolo dei ricordi
e seguivano le mappe dello splendore
 
Abbiamo visto arrivare la notte
nella disperazione dell’abbandono
in quell’eremo dove dimora
la mia pietà verso la tua dottrina
 
Abbiamo visto arrivare la notte
ad occhi aperti, nel buio
nella beatitudine dei tuoi respiri
pieni di senso e di colore chiaro
 
 
Continua la lettura di Poesie inedite

Commento a “Il Roveto” di Erminia Passannanti

di Gianmario Lucini

Poesia dei forti contrasti, questa silloge di Erminia Passannanti, fra un aspetto dichiarato e descritto nelle composizioni stesse e un altro aspetto, che ne rimane fuori, ma che diviene il termine dialettico, di una dialettica drammatica e intimamente sofferta.  L’aspetto che è trattato è quello dell’atteggiamento religioso, che l’autrice ricalca, se così possiamo dire, da una idea iconica del rapporto col trascendente – “iconica” anche pensando alle icone russe, così formali e ieratiche, ma insieme dolci e mistiche, al fascino delle quali non si può resistere e si è quasi portati in un’altra dimensione, rarefatta, eterea, senza corpo.  Una religiosità che viene sondata nei suoi effetti sulla psicologia, piuttosto che nella sua essenza, viene illustrata negli atteggiamenti volutamente resi grotteschi e sciapi, in melense tinte. 

Continua la lettura di Commento a “Il Roveto” di Erminia Passannanti

Quartetto

Sculture di Lucy Gans, 1949

di Antonio Sagredo

 



                            “Parea ch’a danza e non a morte  andasse
                            ciascun de’ vostri o a splendido convito”
                                                     Giacomo leopardi 
    
                           Pudesse o instante da festa romper o ten luto
                                    Sophia de Mello Breyer Andresen


Continua la lettura di Quartetto

Punto di domanda

 
di Arnaldo Éderle


Che razza di titolo è?
E’ che non sapevo che scrivere, ecco
che cos’è. Mi crederanno un incapace,
un tipo che non sa cosa fare, ecco
che cos’è!
E, infatti, così mi sembrava che fosse,
ero incerto e confuso, che cosa potrei
dire di più. E lo sono ancora.
Quando decisi di scrivere avevo voglia sì
di fare, ma nel mio cervello non c’era nulla
anzi meno di nulla, un vuoto indicibile.
Mi guardai intorno, ma non vidi nulla
nessun batuffolo da curare nessuno
spiffero da ascoltare nessun cinguettio
isolato, isolato dal mondo, davvero
la mia cervice sgombra da qualunque
interesse, qualunque guado qualsiasi punto
di partenza, tutto  vuoto.
Continua la lettura di Punto di domanda

La visita



di Arnaldo Éderle
            
La Morte arriverà accompagnata da Listz.
Chissà come si presenterà? Busserà alla porta?
O si intrufolerà dal buco della serratura,
non lo sappiamo, sarà una sorpresa,
una cosa da spavento? O una sorpresa innocua
come una visita aspettata?

Continua la lettura di La visita

Viaggio eleusino

di Antonio Sagredo

I cembali dei presentimenti a te, Eleusina, incantata
che muori nella neve imminente e risorgi al primo fiore
e il mito ti è fedele ancora, e le tue labbra ora
sono spente da cingolati che radono l’Oriente – svegliati! Continua la lettura di Viaggio eleusino

Da “Il dono di avere vene”

di Marco Russo

Un albero fa mi strattonasti
forte alla radice del tronco.
Ora sono salice versato
nell’arte dell’arrendersi.
E sverno a terra, frugo
fra gli indumenti di neve
il meno impietoso verso le forme
filiformi delle vene.

Continua la lettura di Da “Il dono di avere vene”

Il novello dittatore (dottor Cessantibus)

di Antonio Sagredo

 

Debuttò con una giovane morte, e prese il volo,
come un novello dittatore.

Il morto sfilò un anello dal vivente,
l’oriente si ribellò, voltò la schiena e andò via,
perché sovrane regnassero sui tarocchi
le infelicità nerastre della Nemesi. Continua la lettura di Il novello dittatore (dottor Cessantibus)