Archivi categoria: Zibaldone – Poesia/moltinpoesia

Poesia e critica della poesia

Massacro de popoli

di Francesco Di Stefano

 Li curdi come li palestinesi
 so’ un popolo de pori disgrazziati
 che de cazzotti e carci n’hanno presi
 e che nissuno certo j’ha scontati.
  
 Je dànno addosso un sacco de paesi
 pe tenelli da sempre confinati
 e che cor gasse a vorte l’hanno stesi
 rischianno de finicce sterminati.
  
 Mo co n’attacco fatto all’urtim’ora
 li turchi in Siria t’hanno sconfinato
 cercanno là de falli tutti fora
 co Trump che la strada j’ha spianato.
  
 È raro ch quarcuno ce s’accora
 come la Storia già cià dimostrato
 coll’armeni ner secolo passato.
 
 

Dopoguerra

di Giorgio Mannacio

 IL PADRE DELL’EROE

                                                                                              (Regina: “ Amleto, mi hai spaccato il cuore in due “                       
 Amleto: “Buttane via la parte peggiore “                                                                    Shakespeare: Amleto, atto III scena IV )
 
  
 Il vecchio che troneggiava
 tra gli ascari schierati in sospettosa  gloria
 aveva appuntata al petto una medaglia.
 Si pensa che sia d’oro.
 La distanza di questa immagine
 dalla voragine
 di quello che divora tutto e niente
 divide in parti eguali  mente e cuore.
 Si può fino a che punto
 gettare nei cascami della storia
 la favola peggiore?
 Ma il dado è tratto e svela  
 i numeri della sorte.
 Il luogo, il giorno, l’anno,  
 persino, a volte,  l’ora
 e il senso mai chiarito del ritratto.
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L’intellettuale da asporto

di Canio Mancuso

 Il riciclo secondo lo spazzino
 
 I testi sono chiari:
 non ti lasciano
 soltanto le persone;
 anche gli oggetti
 alla fine del gioco
 allineati lì sulla banchina
 per dirti un addio allegro. 
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Dediche. Autunno, Acheronte, e Gesualdo

di Antonio Sagredo

Quel tumulo di suoni rococò                                    
raccolse le palpebre  come briciole del pianto -
un cipresso, stupito fino alle radici,
sbirciava la Signora, e in penombra
la sua risurrezione, a malincuore.
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Dediche. A Emilio Villa

di Antonio Sagredo

                                                                                                
                                è una lama d’assenza che ci unisce
                                                      Emilio Villa
  
                                            
  
 Consegna alla Sibylla il tuo oracolo non scritto,
 fa che l’Enigma resti inattuale e inappagato,
 procedi inesistente lungo la demarcazione orale
 perché dell’Uno non resti il Tutto, ma un Responso.
  
  
 E se di frenesia s’è nutrito il Labirinto avido
 dopo il pasto di specchi e d’onniscienze, immacolata 
 è la  rivolta d’un oggetto che nega alla bianca pagina 
 d’essere simile alla sua distruzione inascoltata. 
  
  
 Il mio Testamento fu ed è un Dedalo dove  Pizie e Arpie
 reclamano dagli Ordini la mia dissipazione, e il Canto
 d’una  parola che crocefissa manca un fine non spiegato
 o assenta il Fondamento che la genera e la nega sussistente.
  
  
  
 Antonio Sagredo       
 Vermicino, 07-10/03/2005  
   

Carissima Angela

di Arnaldo Éderle

Questo, che ha per tema un’accorata meditazione sui “poveri figli della droga e di altri disumani/piaceri”, è l’ultimo poemetto inviatomi prima della sua morte dall’amico Éderle che dovevo pubblicare. Molti sono i testi che in questi anni, a partire dalla morte di Gianmario Lucini, egli ha voluto mandare a Poliscritture. Non so quanto condividesse la mia scelta di metterli nella rubrica ibrida di “Poesia/moltinpoesia”, come faccio del resto con tutti i poeti che chiedono ospitalità su questo sito. So soltanto che ora tocca ai lettori – quelli  che s’imbatteranno per la prima volta nei suoi versi e quelli che vorranno rileggerli –  riflettere su questo lascito poetico. Per intenderlo più a fondo,  al di là delle contingenze e delle distrazioni che ci assillano, nelle sue luci e nelle sue ombre. [E. A.]

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Solo la testa?

Tabea Nineo 1998

di Arnaldo Éderle


Ecco il penultimo dei poemetti che Arnaldo Éderle mi aveva mandato prima della sua improvvisa morte. [E. A.]

 

 

A Tommasina

 

E’ rimasta solo la testa?
Ma… troppo poco, anzi niente.
Il corpo è lì attaccato,
senza di lui il cranio non risponde
è atrofizzato, lì sotto
ci sono il cuore i polmoni le gambe
i piedi le braccia e via dicendo,
ma che saranno mai questi attributi?
Non si nominano mai, ma ci sono e sono
vitali come gli occhi e le mani, tutte
cose che via via si adoperano. Continua la lettura di Solo la testa?