Archivi categoria: Zibaldone – Poesia/moltinpoesia

Poesia e critica della poesia

Da “Percorrenze”

di Anna Leone

 RIDATEMI QUEI GIORNI
 
 
 
 Ridatemi quei giorni in cui bambina aspettavo una  
 carezza che non venne.
  
 Rimanga intatta la memoria della mia prima età
 con voci e vite che mi appartengono come pelle alle ossa.
  
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Da “Ma prima che sia dopo”

di Massimo Guidi

  NOSTOS
 
 
 Sorprendono le lucciole,
 tornano in quantità.
 Anch’io ritorno - sì,
 un ritorno da poco,
 dal posto in cui si corre.
 E ritorna l’età
 di quando, con i vecchi,
 avevamo monete
 in cambio della luce -
 eccone il sacrificio.
 Torna anche il girasole,
 lo spandono nei campi.
 
 
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Da “Gridi d’estate”

di Lidia Are Caverni

«Venezia languida lascia che il passo/ la calpesti e la laguna smuore bianca / di consuetudine» (da «Gridi d’estate»). Gentile Lidia, non posso evitare di mettere a confronto questi suoi versi (e gli altri qui sotto scelti dall’ultima raccolta) così assorti in un sogno lirico inattaccabile con le immagini dei luoghi canonici di Venezia invasi in questi giorni dall’acqua. E chiedermi con amarezza: questa è la poesia a cui dobbiamo abbandonarci mentre il mondo che pareva anche nostro viene distrutto? [E. A]

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Da “Appunti precolombiani”

di Guido Galdini

 per giorni e giorni d’assedio la città
 era vissuta immersa nel frastuono,
 tamburi, strepiti, trombe di conchiglie,
 urla e lamenti di chi, per combattere,
 non aveva altre armi oltre alla voce 
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Massacro de popoli

di Francesco Di Stefano

 Li curdi come li palestinesi
 so’ un popolo de pori disgrazziati
 che de cazzotti e carci n’hanno presi
 e che nissuno certo j’ha scontati.
  
 Je dànno addosso un sacco de paesi
 pe tenelli da sempre confinati
 e che cor gasse a vorte l’hanno stesi
 rischianno de finicce sterminati.
  
 Mo co n’attacco fatto all’urtim’ora
 li turchi in Siria t’hanno sconfinato
 cercanno là de falli tutti fora
 co Trump che la strada j’ha spianato.
  
 È raro ch quarcuno ce s’accora
 come la Storia già cià dimostrato
 coll’armeni ner secolo passato.
 
 

Dopoguerra

di Giorgio Mannacio

 IL PADRE DELL’EROE

                                                                                              (Regina: “ Amleto, mi hai spaccato il cuore in due “                       
 Amleto: “Buttane via la parte peggiore “                                                                    Shakespeare: Amleto, atto III scena IV )
 
  
 Il vecchio che troneggiava
 tra gli ascari schierati in sospettosa  gloria
 aveva appuntata al petto una medaglia.
 Si pensa che sia d’oro.
 La distanza di questa immagine
 dalla voragine
 di quello che divora tutto e niente
 divide in parti eguali  mente e cuore.
 Si può fino a che punto
 gettare nei cascami della storia
 la favola peggiore?
 Ma il dado è tratto e svela  
 i numeri della sorte.
 Il luogo, il giorno, l’anno,  
 persino, a volte,  l’ora
 e il senso mai chiarito del ritratto.
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L’intellettuale da asporto

di Canio Mancuso

 Il riciclo secondo lo spazzino
 
 I testi sono chiari:
 non ti lasciano
 soltanto le persone;
 anche gli oggetti
 alla fine del gioco
 allineati lì sulla banchina
 per dirti un addio allegro. 
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