Archivi categoria: Zibaldone – Poesia/moltinpoesia

Poesia e critica della poesia

Fra pochi giorni…

di Gualtiero Via

Nel leggere questa ode di Gualtiero Via così cordialmente meditativa e speranzosa sulla scuola d’oggi, mi sono ricordato di quant’era invece dolente e incupito dalla sconfitta del ’68 “Prof Samizdat”, personaggio/maschera alle prese con la scuola anni ’70-’80 del Novecento. Il racconto della sua esperienza cominciava, infatti, così: “Dove lo troviamo Prof Samizdat? A bagnomaria nel quotidiano scolastico. Eccolo. Ha dettato i voti d’italiano e storia. Primo quadrimestre, eh. Restano da firmare i tabelloni e il registro azzurro. Ultimi avvertimenti di una voce – la coordinatrice di classe. Con la fregola addosso si accalcano per lo scarabocchio finale sui tabelloni e i registri. Battutine. Quali? Boh. Ultimi saluti distratti. Si scappa fuori. Il pomeriggio è di piombo. Dentro e fuori? Ci arriveremo, ci arriveremo. Lui pure scappa. Per i corridoi a quell’ora deserti e silenziosi. Ti scruto primo quadrimestre. Ti perquisisco io, pezzo di vita stronza. Io, prof Samizdat, che quasi non ti voglio notare, mutanda mia scolastica! Ché sui tabelloni metterei non la firma ma uno sputo. Che è firma + rancore. Per assenza d’amore? E chissà se un corridoio resta. Per l’amore o solo per andare a cesso?“. Non suoni provocatorio accostare due esperienze lontane nel tempo per capire da quanto tempo dura la sofferenza di una scuola che ora pare smettere di respirare e rischia di dissolversi in DAD. [E. A.]

 un’ode 
 (agli studenti a agl’insegnanti)
 
  
 
 Fra pochi giorni avremo lo scrutinio
 carissime colleghe, e voi, colleghi,
 condenseremo, in numeri,
 che cosa?
Continua la lettura di Fra pochi giorni…

in memoriam di ezio bosso

https://youtu.be/AHe6AzhRa3o

di Antonio Sagredo

Oggi le note sono a lutto senza contrasto coi ceri accesi,
ma i quattro angeli non hanno ancora disteso il drappo 
sul feretro, e i ritardi non s'addicono  ai viventi.
  
Le abbiamo viste implorare luminose sulle rotelle
immobili e, sbalordite dallo sconcerto, si sono rivoltate
per i suoni circolari dei suoi gesti, ma sul nostro volto ricordiamo
tutto il suo sorriso estremo a contagiare anche la tetraggine.
  
Dovevamo conteggiare i passi dai suoi occhi e dalle sue parole,
la compassione schiacciare con le sue stesse mani sui pentagrammi,
e delle sue gesta colmare ogni stanza  fino alla Dodicesima,
e poi  liberare i lacci dai  neuroni.
  
Le sue mani ci resteranno come ali sonore
a sussurrare alla musica  le note felici
che amò dovremo abituarci alla sua gioia!
  
C'è bisogno stanotte della luce delle sue mani!
 
Brindisi, 15 maggio 2020

Franto e ricercato

Patrizio Di Sciullo e Roberto Neri
MUSEO FONDAZIONE CROCETTI, ROMA

di Marina Massenz

 Franto e ricercato
 nell’interno del corpo
 svuotato ventre
 lasciare che vada
 sciolto e sganciato
 niente ricerca d’interezza.

 Spazzolata tutta la certezza
 dell’intero adeguarsi
 a pezzi sparsi qua e là
 a volte in quasi pace
 poi più niente al fondo
 del resistere in vitalità.
 
 Affaccendata si spalanca
 la bocca un bel respiro
 che fuori è tutto molto nero
 buio e nero trafitto il bosco
 di tronchi dritti come spade.
 
 Ma a volte contorti anche loro
 affannati, sbattuti, soffocati
 e non si abbandonano di colpo
 a terra, come sarebbe naturale. 

L’aria pura e altre poesie

Tabea Nineo, disegno per “Nella casa della madre” di Donato Salzarulo, 1993

di Donato Salzarulo

L’ARIA PURA

                                                             «Oggi è arrivata l’aria pura, la tua.» Continua la lettura di L’aria pura e altre poesie

Poesie (riflessioni) che ho scritto in questi tristissimi giorni

Minor White, Road with Poplar Trees, in the vicinity of Naples and Danseville, New York, 1955

di Annamaria Locatelli

 CASO MAI…
 
 
 Le certezze lunghe più vite,
 ben protette dalla scorza
 di un tempo “organizzato”,
 ora sono fiori recisi
 nel deserto della paura…
 Eppure la Storia dice…
 Eppure per altre prove
 approntammo valide difese
 ma il crollo è stato
 repentino e crudele
 per il corpo a corpo
 con un nemico
 dalle armi invisibili,
 vigliacco!
 Noi lasciati soli e indifesi
 insieme con i nostri ridicoli arsenali…
 Così il tempo delle certezze
 si scolora in lutti e ombre.  
 Da giorni, da settimane ormai,
 si invoca la chiara sorgente
 di vera intelligenza umana
 perché si faccia fiume,
 fertile di limo,
 ad inondare i nostri corpi aridi
 restituendo loro il soffio della vita,
 il respiro….
 Virus, non  sei tu un dio!
 
Continua la lettura di Poesie (riflessioni) che ho scritto in questi tristissimi giorni

Dieci haiku al tempo del coronavirus

di Giuseppe Natale

 Città nascosta
 nel silenzio tombale:
 tempo sospeso…
  
 Vuoto sbadiglio
 piazze e strade deserte:
 tempo smarrito…
  
 Pure spento eco
 di fanciulli vocianti:
 tempo recluso…
  
 Città scomparsa
 giovani  invisibili:
 tempo ingabbiato…
  
 Alberi tristi
 inquietano l’animo:
 tempo svanito…
  
 Lacera il cielo
 sirena in lontananza:
 tempo sfuggito…
  
 Saltella il merlo
 e disperato  trilla:
 tempo ritorna!...
  
 Come giardino
 di  fragranze fiorito
 di biancospino:
  
 Nascerà l’alba
 di  nuovo arcobaleno
 affratellante?...
  
 Tempo di vita
 universale danza
 libera uguale?...
   
 Milano, fine marzo -  inizio aprile 2020 

Aprile 2020

di Rita Simonitto

Fragrante il rosmarino insegue l’aria
ancora timida come il celeste colore
dei suoi fiori tuttora infreddoliti.
 
Giù dalle colline il traffico è lento
torbidi pensieri senza passato incenerito
nella veloce catena delle bare
e il futuro annichilito perché anche le domande
diventano stracci persi nel vento del dolore.
Primavera, addio, addio.
 
Campane che suonano agonie, bambini
che non ridono più e in su guardano
pensosi a chi forse li ha traditi.
 
Pervicacemente soltanto la natura non ferma
il suo rinascimento, non sfoglia abbecedari
non consulta vaticini. Con inconsapevole
grazia spennella declivi che stridono di uccelli,
giardini ormai incolti perché la mano d’uomo
si è declinata nel nulla.