Archivi tag: franchismo

“La goccia che scava” di Francesco Luti

di Angelo Australi

La goccia che scava, di Francesco Luti, è un romanzo scritto con un’attenzione particolare allo stile che evolve consapevolmente in una trama, passando al setaccio il ruolo dell’intellettuale testimone degli eventi della guerra civile spagnola e le conseguenze della dittatura franchista.  Rientra in quel filone della letteratura italiana dove la storia fa da orizzonte all’analisi esistenziale della vita dei personaggi, e anche il lessico si cala coerentemente nel clima di un epoca dove, per trovare una forma di coerenza utopica, diventa indispensabile circoscrivere uno spazio d’azione nel quale incontrare la realtà.

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José Agustín Goytisolo: C’era una volta…

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di Alessandro Scuro

La fortuna di José Agustín Goytisolo non può prescindere dal successo delle versioni musicate delle sue poesie, oltre che indissociabile dalla voce più rappresentativa di quei cantori, quella di Paco Ibáñez. Legati da una profonda amicizia e uniti talvolta sul palcoscenico, entrambi si riconoscevano appieno in quelle canzoni, raccolte nel 2004 nel disco Paco Ibáñez canta a José Agustín Goytisolo, ad alcune delle quali come «Cuento», ribattezzato in seguito «El lobito bueno», e «Palabras para Julia», debbono parte della loro celebrità. Continua la lettura di José Agustín Goytisolo: C’era una volta…

Gabriel Celaya: la poesia è un’arma carica di futuro

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di Alessandro Scuro

Interessato in gioventù alle sperimentazioni formali e alle elucubrazioni oniriche dell’arte per l’arte, come la maggior parte dei suoi coetanei, Gabriel Celaya fu tra i molti che in seguito agli eventi del 18 luglio del 1936 trovarono inadeguati quei versi raffinati, colpevoli quegli artifici indifferenti ad una realtà che non poteva più essere ignorata senza complicità. I poeti in erba degli anni precedenti alla guerra, inevitabilmente influenzati dalla Generación del 27, si ritrovarono a vivere il dilemma maireniano, travolti da una barbarie che la ragione non poteva sopportare. La morte, l’esilio e il silenzio rassegnato al quale la censura e la repressione fascista avevano costretto i superstiti, lasciava quei giovani orfani della maggior parte dei propri riferimenti. Impossibile per loro mostrarsi docili verso l’ordine immutabile delle cose, dopo aver visto stravolgere con i propri occhi speranze e possibilità, soffocate dalla tradizione più nefasta. Continua la lettura di Gabriel Celaya: la poesia è un’arma carica di futuro