Archivi tag: scienza

Confusione e mutamenti da Covid: oggi e in prospettiva.

da Poliscritture 3 su FB

di Luciano Aguzzi

Su molte pagine Facebook e su altri Social assistiamo a un fenomeno che, tutto sommato, è a mio parere positivo, ma che riflette aspetti negativi della situazione di oggi determinata dal Covid. Anche modesti post, con osservazioni, ad esempio di appoggio o di sfiducia nei confronti della vaccinazione, suscitano in poche ore larghi, confusi, inconcludenti dibattiti, con centinaia di interventi che vanno dal cortese dissenso al convinto accordo, e degenerano poi in giudizi meno educati e corretti verso le persone e non più verso le idee e le decisioni.
La discussione è troppo calda e quindi non voglio, qui, entrare nel merito e parteggiare per l’uno o per l’altro. Mi pare che, salvo alcuni errori di informazione non determinanti, entrambe le parti abbiano qualche ragione a loro favore e qualche argomento ragionevole contro. Sarebbe necessario mantenersi allo scontro e incontro di argomenti senza passare allo scontro di caratteri e di persone, che è antipatico e indica una sconfitta dell’informazione e della logica che ognuno vanta per sé.
Mi interessa però fare alcune considerazioni complessive sulla discussione e sui suoi argomenti, osservando innanzitutto che un piccolo e semplice post ha già suscitato oltre 150 commenti (mi riferisco a quello di Raffaele Piccioli). Se si fa un giro in Internet si può vedere che la stessa cosa capita in altre, molte, pagine di Facebook e di altri Social, in blog e nei media cartacei e online, radio e tv.
Ciò significa:
1) L’argomento interessa perché coglie paure e incertezze da un lato, sicurezze – pretese o reali – dall’altro. E così fra chi ha la paura e la diffidenza come sentimenti principali e chi ha invece la sicurezza, risulta difficile mettersi d’accordo o anche solo discutere pacatamente.
2) In tutti i periodi di crisi e di emergenza le abitudini solite, sia quelle mentali sia quelle pratiche della vita di tutti i giorni, non funzionano più bene, le persone sono sollecitate a risposte che richiedono l’adozione di nuove idee e nuovi comportamenti, ma la capacità di resilienza (usiamo questo termine diventato di moda da pochi anni e che sostanzialmente significa la capacità di rispondere positivamente e di adattarsi) delle persone è variabile: ci sono quelli che si adattano subito e quelli che non riescono proprio ad adattarsi. In questo modo la crisi ha anche ripercussioni psicologiche e inter-relazionali fra le persone.
3) A livello generale e pubblico i punti critici riguardano in particolare questi aspetti:
3.1) La validità della scienza, fin dove essa arriva, fin dove dobbiamo rimetterci “ciecamente” a lei. Abbiamo assistito e continuiamo ad assistere a dibattiti fra esperti che dicono cose molto contrastanti. Abbiamo letto relazioni di organismi sanitari, come l’OMS, smentite da autorevoli scienziati o addirittura messe in ridicolo. Come sempre è avvenuto anche nei secoli passati la scienza non si afferma per l’autorevolezza dei suoi esponenti e per la certezza dei rimedi proposti, ma per i risultati pratici che si ottengono – quando si ottengono – nella pratica. La sperimentazione di laboratorio è solo una premessa: la verifica avviene successivamente, nei grandi numeri delle applicazioni pratiche. Ci vollero quasi cento anni prima di arrivare all’accettazione da parte di tutti del vaccino contro il vaiolo e furono i risultati pratici a convincere, non i numerosi studi teorici. I vaccini anti-Covid sono ancora “freschi” ed è quindi naturale che non convincano tutti e che lascino aperti molti elementi di discussione. Più convinti della loro utilità sono i medici che li utilizzano e gli studiosi (sociologi, statistici) che ne possono già misurare gli effetti pratici. Nonostante i dubbi e gli effetti negativi collaterali – riscontrati in percentuali molto basse – possiamo già dire che senza i vaccini staremmo peggio. Ma questa è una considerazione statistica che vale per i grandi numeri. Il singolo individuo può sempre chiedersi, con qualche ragione: e se un effetto collaterale negativo, magari mortale, capitasse proprio a me? L’incertezza fra la scelta individuale e la forza dei grandi numeri non è sopprimibile. Ogni individuo è chiamato a scegliere e ogni scelta comporta elementi di rischio.
3.2) Se la validità della scienza pone dei problemi perché non può mai essere un credo dogmatico indiscutibile ma sollecita le ragioni proprie di ogni singolo individuo, sia dei competenti sia degli incompetenti, problemi ancora più gravi pone la gestione politica della scienza e dei suoi ritrovati, a partire dalle fasi dell’orientamento e del finanziamento della ricerca a quelle di valorizzare l’una piuttosto che l’altra tendenza che emerge dal mondo scientifico, per finire nell’adozione delle decisioni politiche da tradurre in leggi e quindi in obblighi per i cittadini. Qui non si tratta più di dibattere sulla validità della scienza, ma sull’uso politico che se ne fa. È ovvio che le decisioni possibili siano diverse e che ci sia discussione e contrasto su quali siano le migliori, e sul perché e per chi sarebbero migliori.
3.3) Se la fiducia nella scienza e negli scienziati, nonostante gli elementi di discussione, è abbastanza alta, si ha meno fiducia in tutti quegli elementi che fanno pressione sulla ricerca scientifica e sulla produzione di vaccini e medicinali per ragioni non scientifiche, con effetti distorsivi. Già ho detto della gestione politica della scienza. Altro elemento di sfiducia è la gestione economica e finanziaria. Il gran parlare dei Big Pharma, cioè delle grandi case farmaceutico che guadagnano cifre enormi con la produzione dei vaccini, ha naturalmente un suo fondamento realistico. I costi di vendita dei vaccini, l’esclusività dei brevetti, le quantità prodotte e fornite ai vari Stati secondo contratti di vario tipo sono tutti elementi che è giusto discutere. La discussione perde però di realismo man mano che si allontana dai problemi veri e ipotizza complotti, fra cui strani e stranissimi complotti, come il dire che le dosi di vaccino contengono un specie di microchip molecolari che, una volta iniettati, permettono il controllo da remoto degli individui. Insomma, i vaccinati diventerebbero una specie di robot, o di zombie, facilmente manipolabili da chi ha in mano le leve del potere. Qui siamo alla pura pazzia fantascientifica. Ma cito anche questo caso per indicare la vastità di vie e di argomenti che ha assunto la discussione. Il che non è un segno positivo.
3.4) Un altro effetto che si è sempre avuto nelle situazioni di crisi e di emergenza, prime fra tutte le situazioni di guerra guerreggiata, è che le difficoltà e le complessità diventano materia non più di soluzioni e decisioni politiche “democratiche”, ma materia di soluzioni e decisioni tecniche. Le libertà cosiddette democratiche si restringono e prende il sopravvento la tecnica, sia essa militare nel caso delle guerre o scientifica nel caso della pandemia o economica e finanziaria nel caso di crisi economiche. Il restringimento del campo delle libertà riduce le possibilità di scelta dei cittadini e aumentano gli obblighi imposti per legge. Ciò è sempre avvenuto. L’obbligo per legge più forte e più contrario ai diritti di libertà personale è quello di andare a combattere, uccidere e farsi uccidere, per forza, pena, altrimenti, la fucilazione per diserzione. A confronto l’obbligo del vaccino – non ancora previsto in Italia – sarebbe meno grave, ma comunque appartiene allo stesso tipo di obbligo imposto dalla legge in nome di un comune (nazionale, sociale, europeo, universale) obiettivo che, in quanto comune, si intende giuridicamente di tutti e quindi superiore ai diritti di libertà dei singoli individui. Questo del restringersi della sfera delle libertà è un altro aspetto generale che fa discutere e pone in contrasto idee e filosofie diverse, sia in ordine all’impiego provvisorio delle misure di restrizione, sia in ordine al fatto che si è sempre verificato nella storia che le misure di restrizione delle libertà hanno lasciato sempre un certo seguito anche dopo superato il periodo di emergenza. Ciò vuol dire che chi detiene il potere ha conservato, anche alla fine dell’emergenza, parte del potere aggiunto di cui si era usato per combattere l’emergenza. È ciò che si dice aumento di regolamentazione legislativa della vita dei cittadini.
3.5) Ciò che convince molti cittadini ad accettare una riduzione della propria libertà e un aumento della regolamentazione legislativa delle proprie decisioni e dei propri comportamenti è lo scambio: meno libertà in cambio di maggiore sicurezza. È sempre stato così. Lo Stato promette più sicurezza in cambio di minore libertà, il che vuol dire in cambio di più potere decisionale per sé. Questo ha dei riflessi diretti anche sulla vita delle istituzioni. Non per nulla in questi ultimi mesi sono usciti diversi articoli che hanno registrato il maggior potere del Presidente della Repubblica, del Capo del Governo, la diminuzione di potere del Parlamento, ed altro ancora. La stessa Costituzione viene forzata da interpretazioni in senso autoritario, ad esempio sulla legittimità di imporre l’obbligo della certificazione verde.
3.6) Con quest’ultima osservazione si tocca un problema di prospettiva, che riguarda la gestione attuale della pandemia e le trasformazioni di lungo termine che essa sta determinando. Quando l’emergenza sarà finita non potremo più tornare alla situazione precedente perché molte cose saranno cambiate e fra queste anche il potere e le funzioni delle istituzioni politiche e i rapporti fra di esse e i singoli cittadini. La preoccupazione di molti – fondata obiettivamente – non riguarda solo le modalità di gestione attuale della pandemia ma la sua strumentalizzazione ai fini di arrivare a un riassetto dei poteri e delle relazioni sociali da cui alcuni traggono vantaggi e altri, la maggioranza dei cittadini, solo svantaggi, solo nuovi obblighi e nuovi oneri.
3.7) Ma spesso, errando, chi teme questi cambiamenti negativi per le libertà dei cittadini, estende la lotta anche ad elementi dell’attuale gestione della pandemia che di per sé hanno invece un impatto positivo. Così si mescolano dubbi seri con posizioni scientificamente errate contro i vaccini, fino alla teorizzazione e denuncia di deliranti complotti. In questa confusione, che ha purtroppo una delle sue origini nella confusione mediatica e nelle errate strategie informative di chi avrebbe invece il compito di fornire giuste informazioni e promuovere più fiducia, in questa confusione, dunque, proprio per l’impossibilità per la maggioranza di cittadini che non sono esperti di selezionare solo le informazioni corrette, tendono a prevalere reazioni fondate sui sentimenti e sulle passioni anziché sulla razionale analisi delle situazioni. Paura, fiducia, sfiducia, speranza, disperazione, rassegnazione fatalistica, sono tutti atteggiamenti soggettivi non fondati razionalmente ma, di fatto, determinanti nei comportamenti individuali.
3.8] Il largo dibattito sui Social, largo ma inconcludente, ci mostra proprio questo muoversi, agitarsi, in un mare di problemi di cui non si individuano gli esatti aspetti e non si riesce a controllarne gli effetti su di noi. La comprensione della complessità sfugge alla maggioranza dei cittadini, così la soluzione dei problemi e delle decisioni da prendere si allontana dallo loro sfera personale e non resta ai singoli individui che affidarsi, con fiducia o senza, con speranza o disperazione, con ottimismo o con paura, con rassegnazione o con gesti di rabbia e di contestazione, a ciò che altri decidono per noi. Chiudersi in casa con il lockdown, indossare la mascherina, tenere le distanze, lavarsi le mani, vaccinarsi, procurarsi il certificato verde ecc., man mano che il governo decide che cosa dobbiamo fare.
3.9) Questo cedere libertà in cambio di maggiore sicurezza, che spesso è solo una promessa di maggiore sicurezza che non si realizza nei fatti, rende la nostra società sempre più simile a quelle società distopiche in cui ogni potere è in mano a gruppi fortemente tecnologizzati che ci vengono raccontate da romanzi e da film. I cittadini, contenti della sicurezza e dell’assistenza statale, si riducono a limitare la propria libertà alla scelta di quali prodotti, fra i tanti proposti nei supermercati, acquistare e consumare. Quale canale tv scegliere, in quale ristorante andare. Mentre le libertà economiche e politiche sono ormai fuori dalla loro portata e quelle ideologiche, filosofiche, religiose, fortemente condizionate e comunque depotenziate di ogni loro possibile conseguenza e influenza sul predominio del potere tecnologico, la cui gestione politica è in mano a ristrettissime élite.
Milano, lunedì 20 settembre 2021

Le scienze postumane critiche

di Cristiana Fischer

Nella rubrica, con il sottotitolo “parole della differenza femminile” intendo dire che userò abbondanti citazioni, cioè molte parole di altre donne. Presentando delle autrici le farò ampiamente parlare in prima persona, delle  loro idee e delle loro posizioni. Quasi come creare una possibile comunità di incroci e relazioni.  (C. F.) Continua la lettura di Le scienze postumane critiche

Lui ha un’anima

di Franco Casati

   Il maestro abita in un vecchio casolare di campagna, con le porte e le finestre orlate di cotto, fiancheggiato da un alto fienile, naturalmente vuoto, percorso da rondini che intrecciano i loro voli fra i nidi e le grandi finestre diroccate. La casa è fronteggiata, a una certa distanza, da villette di recente costruzione, allineate lungo la strada provinciale. Egli è venuto ad abitarvi con la moglie dopo che gli ultimi proprietari l’hanno abbandonata, visto che i loro figli non ne volevano più sapere di lavorare i campi: tutti in città, a stipendio fisso e a orario sindacale. Continua la lettura di Lui ha un’anima

Percorsi comunisti. Franco Fortini

a cura di Samizdat
AI TANTI CHE IN QUESTI GIORNI CADRANNO NEL GORGO DELLA CELEBRAZIONE DEL CENTENARIO DEL “COMUNISMO ITALIANO”, E SI TROVERANNO – INCONSAPEVOLI O IN MALAFEDE – AD ADORARE IL FETICCIO DELLA CONTINUITA’ GRAMSCI-TOGLIATTI-BERLINGUER (E MAGARI ZINGARETTI).

Continua la lettura di Percorsi comunisti. Franco Fortini

Covid, appendice 2:  homo sapiens anglicus, homo sapiens sapiens

di Paolo Di Marco.

Questo articolo va collegato al precedente pubblicato l’11 novembre 2020 (qui) e fa parte di un più ampio studio dell’autore di cui si è riferito qui. [E. A.]

Per uscire dalla situazione attuale dobbiamo prima liberarci dai paradigmi sbagliati che ancora ci guidano, altrimenti ci troviamo come gli inglesi a combattere il virus  con fucili e filo spinato. (v. appendice 1). Continua la lettura di Covid, appendice 2:  homo sapiens anglicus, homo sapiens sapiens

La curva d’autunno

di Donato Salzarulo

                                      Nella curva d’autunno
                                      c’è chi muore da solo.
                                      Intubato, affamato d'aria,                                           dentro una gabbia di vetro.

Continua la lettura di La curva d’autunno

Louis Althusser: «Filosofia per non filosofi»

LETTURE IN QUARANTENA (3)

di Donato Salzarulo

  1. Un manuale per non filosofi

La filosofia non appartiene ai professori di filosofia. Tutti gli uomini sono filosofi. Lo diceva Gramsci, Lenin e anche Diderot. Adolescente, ho imparato questa verità sui Quaderni dal carcere e non l’ho dimenticata più. È ovvio che non sarà la filosofia di un Platone o di un Aristotele, di un Kant o di un Hegel. Non sarà neanche quella di un professore. Si tratta di una filosofia “naturale”, di un modo di “vedere le cose” sull’origine del mondo, ad esempio, o sulla morte, sulla sofferenza, sulla politica, l’arte, la religione. È una filosofia che serve al singolo da orientamento per la propria esistenza. Combina un certo sapere (più o meno fondato) sulla necessità delle cose con un suo certo modo di servirsene nei vari momenti della vita, cioè con una certa saggezza. Per dirla col filosofo statunitense Wilfrid Sellars: «capire come le cose, nel senso più ampio possibile del termine, stanno insieme, nel senso più ampio possibile del termine» e comportarsi di conseguenza.

Continua la lettura di Louis Althusser: «Filosofia per non filosofi»

vuoto, pieno, mezzo pieno…buum!

Paolo Di Marco, Banchetto

di Paolo Di Marco

Nel mio articolo e negli articoli e nei commenti di Merlo e Agamben si parla di scienza, ma non parliamo della stessa cosa.

Nel mondo allegorico di Agamben scienza, religione e capitalismo sono sullo stesso piano, tutte e tre ridotti forse a ideologie; e la scienza ha vinto tutti. Ma i rapporti sociali di produzione non si piegano alle ideologie, le usano; ma anche così una scienza ridotta a ideologia è mero fumetto, come anche quel poco di scientismo che si ritrova in fumosi retrobottega è del tutto inadatto al controllo delle menti. E forse la religione sta scomparendo, ma certo non è la scienza che ne prende il posto.

Continua la lettura di vuoto, pieno, mezzo pieno…buum!

L’officina vuota

di Lorenzo Merlo

Questo intervento di Lorenzo Merlo segue quello precedente, che ha già prodotto numerosi e polemici commenti (qui) e contrasta in maniera abbastanza netta con le considerazioni critiche sulla scienza contemporanea che Paolo Di Marco va svolgendo su Poliscritture nella rubrica ” Il guaio col metodo scientifico”. Spero in un confronto serrato e senza censure o autocensure. [E. A.]

Brandelli di relitto

Diciamo spesso di imparare dalla storia. Accade ogni volta che assistiamo a qualche sprovvedutezza protetta al petto come fosse un bene grande. Altrettanto spesso osserviamo che l’occasione della sua lezione è andata perduta una volta ancora. 

Continua la lettura di L’officina vuota