Otto poesie

di Anna Catastini

CIÒ CHE IL PASSO SCORGE

Case.
In vecchi muri scrostati
Scuri meati ingoiano la luce
Vi allogano erbe odorose
Lucertole curiose
Occorre soltanto per entrarvi
Un arresto del passo
E un seme
Sfuggito dalla mente
Di soppiatto.



PERCORSI

La medusa si muove
In morbidi scatti ritmici
Ipnosi del battito
Obbediente a leggi
Ormai dismesse
La guardo ora disfarsi
Tra onda e sabbia
Come noi che abbiamo perso
Quella danza antica
E ci muoviamo
A scatti convulsi per seguire
Uguale percorso
Verso un ignoto disciogliersi.



PROSEGUIRE

A piedi. Non c’è
Altro modo per arrivare
Piedi. Larghi pesanti di strada
Incrostati. Perché
Non si arriva alla meta
Intravista tra i lembi
Opachi della nebbia – compagna
Di certi giorni di stallo –
Se non a piedi
Accanto ad orme parallele
Ignote o intuite annusate
Ci incontriamo scuotendo
La polvere seguiamo
Le più vicine gli occhi
Serrati e speriamo
In un nuovo paesaggio.



UN MOBILE DI PIUME

Cadono piume dalle fronde settembrine
Da nidi vissuti prossimi all’abbandono
Secchi di abete trapassano piedi nudi
Il passo inciampa.
Il corpo inciampa
Fremente tra scroschi perentori
Impellenti di fisicitá non vissuta
Cadono piume cadono secchi desideri
Che i nembi frastagliati dell’alba non bagnano

Intorno grida scomposte voci tragiche
Inascoltate reclamizzate usate
Raccolgo piume nero grige per farne
Scacciasogni e interspazi senza peso
Per nascondere la mia umana impotenza



AL CANALE, LA SERA

Tutti tornano: qualcuno arriva
Prima d’esser partito
Altri remando forte tentano un primato
Io pigra lascio all’acqua
Di ritornarmi a suo piacere: intanto
È passata la vita indisturbata
Impavida e fiera sempre
Di aver colto a sorpresa
Illusi ed arrabbiati pavidi e tristi
Inquilini smarriti tra selci ed erbe sparse
Sulle prode lineari
Si incontrano – percorso il tratto –
All’arrivo senza mai accorgersi
D’essere ancora sulla partenza
Di uno scorrere vano.



AL FICO D’APRILE, CHE ANCORA È SPOGLIO

Affrettati a tornare, mia anima arborea
Colma cosí di foglie come sei stata
Un giorno, un mese un anno addietro
Ora che solo piccole forme sbucano
Dai rami torti in angoli forzati
Dal taglio punitivo del giardiniere.
Ancora non è stata stesa la vecchia sdraio
Nella tua ombra confidente
Vecchia pianta di fico: ancora ascolti
Le voci dei bambini che nel tempo
Solo ai tuoi orecchi suonano.
Il vento ora
Spazza l’erba e induce i miei pensieri
Al non pensare se non ai tuoi piccoli
Che sosterranno i frutti
Cibo ai merli e alle api.
Quando verrá il suo tempo
Nella tua ancora solida vecchiezza
Cercheró conforto
Saremo soli e senza alcun amore
Tu ed io
– Se ancora attorno a noi ci sará vita.



SPERARE

La soglia sbarrata negata
Eppure colore del cielo di questi giorni
Che di settembre sfolgora

Pietre antiche assemblate
Poca malta per fermarle nel tempo
Odore di abbandono sapore di vuoto

Ma tra la durezza stinta dei muri
Parla il passante affannato
Un celeste a scoprire sogni, al di lá.



SUL FAR DELLA SERA

Passi su passi
E schermi gravidi
Ritorni al sé
Occhi voci profumi
I luoghi si invertono
Come fanno i pensieri
E i cuori
Quando si incrociano
Sulle piccole strade
Nella sera, in campagna.

1 pensiero su “Otto poesie”

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