Archivi tag: L’ape e l’architetto

Nobel per la Fisica : anche un orologio rotto segna l’ora giusta, due volte al giorno

di Paolo Di Marco

Anche stavolta l’Accademia delle Scienze svedese è riuscita suo malgrado a dare un ottimo Nobel per la Fisica, dopo quello di Kip Thorne 4 anni fa; stavolta è toccato a Giorgio Parisi, grandissimo ed eretico studioso della complessità.

Volendo mostrare di far qualcosa per il clima l’Accademia ha premiato due autori di modelli climatici. Ed è stato inevitabile premiare anche chi da 40 anni ne aveva posto le basi teoriche.

Con grande sconcerto non solo dei climatologi, che non se ne erano accorti, ma anche della grande stampa come il NYTimes che non ha ancora capito che il clima è un caso di sistemi complessi e turbolenti; e che le basi sono in quelle teorie del caos che solo a pronunciarlo fanno venire i brividi ai benpensanti.

Parisi inizia negli anni ’70 a occuparsi del caos, che allora emergeva quasi clandestinamente nei colloqui ai margini dei convegni, ma non si ferma là dove  anche i più arditi hanno i brividi, là dove emerge la turbolenza; laddove i più si accontentano degli ‘strani attrattori’ e delle loro orbite quasi addomesticate. Lui si butta ad affrontare la turbolenza sviluppata, creando strumenti di analisi sempre più raffinati: se la teoria dei ‘vetri di spin’ da lui  creata ha l’aria troppo esotica basta assimilarla alle sabbie del deserto e alla loro eterna maledizione di non poter mai avere un equilibrio stabile; la loro perpetua frustrazione.

È questo suo studio di sistemi complessi e apparentemente totalmente imprevedibili che dà la possibilità di modellare sistemi con interazioni multiple come il clima.

Che lui poi sia un coautore della nuova edizione de l”L’ape e l’architetto’, con la sua critica profonda della neutralità della scienza e i suoi richiami all’analisi sociale marxiana aggiunge un ulteriore livello di profondità alla sua ricerca eretica. La complessità è sempre rimasta al margine della ricerca ‘ufficiale’, anche in termini di importanza accademica come fondi e cattedre, nonostante la grande maggioranza dei fenomeni degni di studio sia non lineare. E per chi era interessato a comprendere veramente il mondo Parisi è sempre stato un riferimento.

Val la pena di citare al proposito una storiella del suo prossimo libro ‘La chiave, la luce e l’ubriaco; come procede la ricerca scientifica’: ‘un ubriaco di notte sta cercando una chiave sotto un lampione; arriva un tale che lo aiuta ma, non trovando nulla, gli chiede: ma sei sicuro che la chiave sia qui? e l’ubriaco risponde: no, ma è qui che c’è la luce’.

 

Le scienze su”POLISCRITTURE”: possibili aree di lavoro

Earth

di Donato Salzarulo

1. – PERCHE’ UN NUMERO DI POLISCRITTURE DEDICATO ALLE SCIENZE? QUALI LE FINALITÁ E GLI OBIETTIVI? QUALI I TEMI DA PORRE AL CENTRO DELL’ATTENZIONE?

Penso che sia opportuno porsi queste domande in via preliminare. Per quanto mi riguarda, provo a dare alcune risposte legate alla mia storia personale.

Negli anni in cui studiavo pedagogia (fine anni Sessanta e buona parte dei Settanta), questa disciplina (insieme a psicologia, sociologia, antropologia, ecc.) cercava di darsi uno statuto scientifico. «La pedagogia come scienza», infatti, si intitolava uno dei libri di Francesco De Bartolomeis, studiato per il primo esame. In che senso come scienza?…Il discorso si farebbe lungo. Ciò che a me preme sottolineare è che veniva riconosciuta alla “conoscenza scientifica” una capacità razionale di rappresentazione e previsione più efficace e diversa, ad esempio, dalla “conoscenza letteraria”. Il metodo scientifico era, per così dire, la stella polare. Continua la lettura di Le scienze su”POLISCRITTURE”: possibili aree di lavoro