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Sull’onnipotenza

di Paolo Di Marco

Quando faccio vibrare l’enorme calotta di plasma, investendola con successioni di frequenze che ne amplificano l’oscillazione a livelli insostenibili, fino all’istante della sua trasformazione in un solo punto di energia infinita; quando dopo un attimo di trasecolata incertezza questo punto si espande furiosamente, si coagula in vortici di energia e materia insieme, si espande nuovamente per poi ancora coagularsi in materia vorticante; quando questi vortici perdono abbrivio diventando galassie, e al loro interno stelle, e intorno a queste pianeti, e su alcuni di questi forme senzienti di ogni possibile fattura…quale controllo ho, io creatore, su tutte queste creature?
Nessuno.
Meno di quanto un bimbo che butta un sasso lungo il pendio ha sulla precisa traiettoria della pietra. Chè fra creazione e controllo non c’è solo il caos ma un intero abisso.
È solo un vezzo perverso di qualche buontempone l’attribuire al creatore anche la potenza del controllo.1
Come ben sanno Geoffrey Hinton e Dario Amodei2 che dopo aver creato quella forma indebita e improvvida di elaborazione basata su LLM chiamata AI e dopo essersi impegnati a cercare di trasformarla in più intelligente materia, una AI ‘generale’ capace non solo di imitazione ma anche di un qualche raziocinio, si vedono travolti da una mandria di AI di vario modello che corrono all’impazzata, pungolate all’inizio dal profitto e dalla concorrenza ma poi trascinate in uno stampede inarrestabile indifferente al precipizio di un’economia che vede sparire progressivamente tutto il lavoro ma con esso anche quei salari che ancora alimentano la domanda e quindi dell’economia permettono l’esistenza stessa.3
Ma d’altro canto che le pietre rotolanti si attribuiscano il libero arbitrio solo perchè la loro traiettoria è imprevedibile sembra atto di gratuita superbia: ne sanno qualcosa gli ‘ingegneri del caos’,da Finkelstein a Bannon a Cambridge Analytica che in questo secolo hanno imparato a usare le reti virtuali non per pescare i pesci ma per manipolarli, per creare branchi e poi spingerli volta a volta nella direzione voluta trasformando così elezioni già di per sè truccate in un eterno gioco delle tre carte.
Qualcuno potrebbe pensare che in questo modo si ritorna al libero arbitrio, stavolta solo dei pochi a spese dei tanti, se non si accorgesse che il mare in cui naviga è sì preda di sirene ma che queste a loro volta ondeggiano su flutti caotici; la guerra dei meme che nel secolo scorso aveva visto la vittoria dei cattivi 5 si è trasformata oggi in un oceano privo di correnti certe e di venti portanti, percorso da flutti improvvisi che si alternano ad oniriche calme, totalmente staccato da ogni parvenza di senso esterno, sia esso razionale o sensuale, dove anche le lenze da caos, addestrate alla sola esca della rabbia, si sfilacciano in fretta.
Anzi, nell’ansia di controllare le masse non si accorgono che il pianeta stesso sta velocemente allontanandosi dall’equilibrio e quindi da ogni possibilità di controllo: quando il sasso del bambino ha superato il ciglio non c’è più nulla da fare, chè ogni roccia che urta crea una svolta (li chiamano tipping points, e son tutti intrecciati fra loro..a assai vicini nel tempo).

Se anche al creatore è precluso il controllo, è difficile immaginare che una specie senza neppure la coda possa riuscirci; eppure alcuni imperi umani hanno mostrato notevole resilienza, seppur con un trucco che farebbe storcere il naso ad esseri più sensibili o potenti: riducono la complessità riducendo il numero di dimensioni; così le società umane attraversano fasi dove le relazioni interne di un aggregato hanno un solo parametro: la ricchezza; che a sua volta è misurata da un solo indicatore, il denaro; mentre le relazioni esterne si strutturano intorno ad un aggregato dominante, talvolta fino al livello di assorbimento. Questo rende i percorsi assai più prevedibili -anche se meno interessanti- ma limita le possibilità di scelta e quindi i tipi di evoluzioni, aumentando il rischio di infilarsi in cul-de-sac senza uscita.6
Si sono convinti, e soprattutto hanno convinto tutti, che ci sia una bacchetta magica che può creare ricchezza dal nulla: prima l’oro, poi della carta stampata, poi un quisquilio digitale; e ovviamente piano piano poi sempre più in fretta i più furbi si sono accaparrati tutte le bacchette; che vanno anche furiosamente difese con armi di tutti i tipi. E nel frattempo hanno messo in moto un meccanismo che sembra anch’esso magico: hanno convinto tutti che ogni anno una cosa indistinta ma misurata come denaro chiamata PIL deve sempre aumentare. E se ogni anno aumenta del tot% costante sull’anno precedente la crescita totale delle ricchezze diventa esponenziale.7 Ma anche le risorse consumate seguono lo stesso cammino esponenziale, in un pianeta con risorse finite. Una ricetta perfetta per una catastrofe.
Uno dei difetti probabilmente originali di questi bipedi implumi è la difficoltà a padroneggiare una cosa elementare come le probabilità concatenate.     È evidente come non sia possibile controllare queste sequenze intrecciate, che hanno una causa comune ma poi si sono autonomizzate, non solo, ma con interazioni fra di loro. Occorre osservare che c’è un solo modo per controllare queste catene: usare una dimensione in più (rispetto a quanto si vede nel grafico); e gli umani sono particolarmente deboli a vedere in 4d, non parliamo poi di agire…

Se un dio non può controllare direttamente gli resta una forma di intervento: la punizione.
Non certo per motivi morali, perchè non solo sarebbe stupido pensare ad una coincidenza di valori tra esseri con numero diverso di dimensioni, ma porterebbe inevitabilmente a catastrofi , oltre ad essere alquanto meschino: in fondo gli umani vivono in quello che per loro è l’unico e inevitabilmente il migliore dei mondi, e non si può certo imputare a loro la perdita della specie più promettente, sterminata dal meteorite sepolto nel Golfo del Messico.8
Come in tutto il resto di questo universo l’errore maggiore -qualcuno lo chiamerebbe peccato capitale- è la violazione del principio del cammino minimo, in altri termini uno spreco di energia;
è un principio senza il quale ogni universo andrebbe prima o poi a catafascio e che qualunque creatore decente impara a rispettare fin dall’inizio.
Ma se sono le creature a violarlo allora in qualche modo vanno punite.
Il guaio degli umani è che sono un pò duri di comprendonio: sono andati avanti trentamila anni tranquilli, in equilibrio col pianeta e in cooperazione tra di loro, poi hanno iniziato a volere di più facendo l’agricoltura, e qualcuno più degli altri facendo i re e i sacerdoti; gli equilibri son saltati subito, e guerre e carestie si sono infilati in tutti i varchi aperti…ma niente, han continuato così; si è provato a dargli un avvertimento con le classiche epidemie come la peste nera, ma anche dopo aver perso metà popolazione han continuato come prima e anche peggio, perchè si son pure messi a usare le tecniche meno efficienti insozzando il pianeta coi fumi del petrolio, arrivando ad innescare un ciclo autodistruttivo mica da ridere, colla CO2 che faceva da copertina della serra e la temperatura che saliva sempre di più.9
Se con la peste l’avvertimento era chiaro ma non sufficiente, dato che non era evidente di cosa erano colpevoli e soprattutto chi, in questo caso abbiamo avuto un’occasione perfetta per dare una punizione chiaramente indirizzata, perchè puntava subito al colpevole: il protagonista principale di tutto lo squilibrio e dell’effetto serra era il paese più sviluppato, gli USA, che per felice coincidenza avevano anche un pò di laboratori di guerra batteriologica sparsi per il mondo10
Non serviva neppure granchè: una piccola spinta alla probabilità e un virus letale creato a tavolino scappa fuori. Et voilà, l’occasione per una bella colpevolizzazione con auspicabile pentimento è servita.11
Ma, come dice un proverbio, dio fa le pentole ma non i coperchi: gli ‘strateghi del caos’, alla loro quarta prova di massa, ci azzeccano in pieno e così della colpa degli USA non parla nessuno!
Anzi, con una inversione a U da grande acrobazia la colpa diventa della cura, i vaccini.
E l’occasione è persa, insieme ai 17 milioni di morti della prova.12                                                   Il problema degli strateghi è che controllare temporaneamente il caos non significa eliminarlo, e spesso la nuova orbita ha più energia ed è meno controllabile della precedente; se uno stratega alla Thiel vede una dimensione in più degli altri e controlla le punte avanzate dell’economia e i suoi contorni politici, subito si sente un dio..e non capisce che le dimensioni del mondo che abita sono più di quelle che immagina (per non parlare di quelle che proprio non vede, come il clima); provocando col tempo disastri di ampiezza maggiore..e infilando se stesso e il suo paese adottivo in uno Zugzwang* 13 mortificante.

Quello che vorremmo augurarci è che quando questi bipedi si decideranno a mettersi un po’ di sale in zucca non sia sale di uranio….

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note

  1. Sia questa sia l’attribuzione al creatore di parvenze antropomorfiche sono non semplicemente delle forme di irrefrenabile presunzione, ma anche degli errori logici imperdonabili che soprattutto i teologi medioevali hanno creato ad arte ‘per il maggior bene…’
  2. Si veda l’intervista di Hinton su You Tube del 27/9/25 su TheDiaryofaCEO e anche il lungo documento di riflessione del Gennaio ’26 di Dario Amodei di Anthropic ‘The adolescence of Technology, Confronting and Overcoming the Risks of Powerful AI’; si veda anche il mio ‘AI, equivoci e minacce‘ qui su Poliscritture
  3. In estrema sintesi: se come prevedono questi signori l’AI nel giro di due decenni eliminerà inizialmente l’80% e poi il 96% del lavoro vivo, chi comprerà i beni che l’economia ‘intelligentemente automatizzata’ produrrà? Ed è diffice credere al giovane Musk quando afferma che la gente potrà passare il tempo come vuole, tutti i beni saranno a disposizione gratis..
  4. G. da Empoli, ne ‘Gli ingegneri del caos’ Marsilio ’19 ci racconta di come sia cambiato il controllo dei grandi processi elettorali grazie all’utilizzo dei fisici, abituati a manipolare sia il caos sia grandi masse di dati, che hanno permesso propaganda mirata a milioni di individui (utilizzando anche i dati privati in teoria segreti raccolti da tutti i centri -di cui la NSA è esempio cardinale), rovesciando così pronostici rocciosi nel giro di due settimne (la Brexit è il primo caso clamoroso, con Cambridge Analytica in prima fila)
  5. Lolli, ‘La guerra dei meme’, POP ’17
  6. Ricordiamo come una semplice catastrofe a cuspide (v. Thom, Teoria delle catastrofi, Einaudi) si possa vedere come la proiezione su due dimensioni di una linea continua spiraleggiante: questo ci dice che più aumentiamo la riduzione delle dimensioni di un fenomeno (i parametri di controllo, i gradi di libertà..) più diventa probabile creare catastrofi che hanno, guarda un pò, effetti catastrofici; storici come Braudel hanno dato i fondamenti per capirlo, preceduti da Marx e seguiti in questo da Arrighi ed Hobsbawn, mentre come al solito al di là dell’oceano non ci hanno capito un’acca: dall’imbonitore da trivio che ha fatto da maestro a Clinton (Quigley) al bifronte Alfred McCoy, che dopo aver scritto uno dei migliori saggi del secolo (The Politics of Heroin’) è crollato miseramente appena si èavventurato sulle generalizzazioni (‘To govern the World’).
  7. è il semplice fatto matematico che possiamo anche rappresentare elementarmente come una pila (i beni prodotti) che ogni anno aumenta di altezza
  8. È l’evento che, creando una nube che ha schermato il sole per diversi anni, ha prodotto la scomparsa quasi totale dei dinosauri
  9. negli ultimi 15 anni è successo un fenomeno qualitativamente nuovo: si è modificato l’equilibrio radiativo tra Terra ed ambiente esterno (Sole in primis) e il tasso di aumento della temperatura è passato da 0,05° a 0, 31° per decennio (‘The risk of a hothouse Earth trajectory’, William J. Ripple1,2,10 ∙ Christopher Wolf3)
  10. v. il mio ‘Covid, l’ultima parola‘ qui su Poliscritture con tutti i riferimenti
  11. v. 10
  12. Potrebbe apparire assurdo che, una volta appurato che il colpevole erano gli USA col loro laboratorio di guerra batteriologica di Wuhan, non ci sia stata una sola voce che si sia levata a chieder loro conto, mentre l’indignazione di larghe masse di popolo si indirizzava sui poveri vaccini; a meno di ipotizzare che anche in questo caso ci sia stata all’opera una campagna degli strateghi del Caos (con Bannon al timone e NSA a fornire dati)
  13. *Zugzwang: negli scacchi è una scelta tra due alternative entrambe perdenti

 

Il mondo, come lo conosciamo, finisce nel 2050

di Paolo Di Marco

1- i fatti
È molto che se ne parla, a volte anche a livello di massa (tanto che ci avevano anche fatto un film), e fino all’anno scorso sembravano falsi allarmi, tanto che l’IPCC ne dava una probabilità del 4% nel 2100; gli studi più recenti hanno invece rovesciato il quadro: non è più questione di se ma di quando; e il quando più probabile è tra il 2025 e il 2095, con centro nel 2050: per allora l’AMOC, la grande corrente (Atlantic Meridional Overturning Circulation) che porta le acque calde dal sud al nord e riporta le acque fredde da nord a sud, redistribuendo il calore su tutta la superficie marina e poi terrestre (trasporta 50 volte l’energia prodotta in un anno da tutta l’umanità) si fermerà.

Il collasso ha una causa semplice: il riscaldamento globale sta sciogliendo i ghiacciai della Groenlandia, e l’acqua dolce diminuisce la salinità delle acque del nord, che è il motore base della circolazione.
Dal Sud arriva acqua di superficie calda e salata, man mano cede calore al Nord (e dall’acqua si distribuisce sulla terra)e si inabissa (fino a 3000 m) tornando indietro fredda e dolce; diminuendo la salinità si rallenta il ciclo e il flusso fatica anche a scendere, in un ciclo perverso (il contrario del ciclo virtuoso precedente) che progressivamente rallenta fino a fermarsi. Il punto di svolta definitivo (tipping point), quando la crisi diventa irreversibile, è in un intervallo di tempo che ha come centro il 2050, con una probabilità del 90%.
(Article Open access
Published: 25 July 2023
Warning of a forthcoming collapse of the Atlantic meridional overturning circulation
Peter Ditlevsen &Susanne Ditlevsen 
Nature Communications volume 14, Article number: 4254 (2023): questo è l’articolo del più autorevole studioso dell’AMOC che ha cambiato le prospettive; successivamente confermato da molti altri studi:

2- le conseguenze
Quello che succede (in breve sintesi) è che il caldo del sud non sale più al Nord, che si raffredda; non che il riscaldamento globale se ne vada, ma semplicemente rimane concentrato nelle fasce equatoriali; ne soffre soprattutto l’Europa del Nord e centrale, con picchi negativi di temperature fino a -20° e -30°; per gli USA il raffreddamento sarà netto ma forse non così accentuato come per il Nord Europa /.3° a decennio..);  I modelli per il Sud del mondo sono ancora in aggiornamento…(L’immagine del titolo riporta un momento di una delle simulazioni). Sembra quasi una burla che il riscaldamento globale provochi una forma di era glaciale localizzata.   Quello che è certo è che l’Europa (Gran Bretagna compresa) non sarà più la stessa, non solo climaticamente, con la parziale eccezione (anche qui solo climaticamente) di Italia e Grecia. (A parte le coste, dato che l’Atlantico-e il Mediterraneo di conseguenza- salirà di 70 cm).

È già successo altre volte..l’ultima la ripresa si è avuta dopo 1000 anni…e non c’era l’uomo nella sua forma sociale attuale.

3- Il segnale e i dati

Negli ultimi anni si è osservato che nel NordAtlatico c’è l’unica zona al mondo che non si riscalda, una grande Macchia Blu. È come un faro, il segnale che qualcosa non funziona nella redistribuzione del calore del mare. Ed è il segnale di allarme più evidente della crisi dell’AMOC.               Ma quello che in questi due anni ha cambiato le prospettive sull’AMOC non è stato tanto questo faro, ma soprattutto l’evoluzione dell’analisi dei dati. Il problema centrale è che abbiamo solo dati recenti sulla circolazione delle correnti marine, e quindi le previsioni avevano un grado di certezza basso. Ma si è rimediato in due modi: da un lato aggiungendo una prospettiva di lungo periodo coi dati dei sedimenti marini, che hanno permesso di estendersi per centinaia di migliaia di anni all’indietro; e dall’altro colle osservazioni marine delle navi dell’ultimo secolo, le stesse osservazioni che avevano permesso negli anni ’70 al centro di ricerche della Exxon (‘Exxon, the road not taken’) di allertare sul riscaldamento globale (‘Se non smettiamo subito le estrazioni di petrolio saremo tutti fottuti’). Colle nuove serie di dati si è avuto un salto di qualità nel rapporto dati/modelli di previsione, permettendo di creare un modello matematico che si inseriva perfettamente nella storia delle crisi preesistenti…e che prevedeva con una certezza del 95% questa prossima.

Oppenheimer e dintorni: i ricorsi di caso e necessità

di Paolo Di Marco

Continua la lettura di Oppenheimer e dintorni: i ricorsi di caso e necessità

l’anno scientifico in pillole: barriere infrante

di Paolo Di Marco

Le notizie più interessanti in ordine di importanza sono state:
1-Il 6° rapporto IPCC  che conferma le previsioni più pessimistiche dei rapporti precedenti: laddove il 5° rapporto dava il 2100 come punto di riferimento per i ‘punti di svolta’ (tipping points’, ovvero picchi di non ritorno) in questo il 2030 è l’anno in cui vengono a maturare molti dei frutti avvelenati creati dall’uomo capitalista nel corso degli ultimi due secoli.                                                                                                     Si precisa ulteriormente che quella a cui siamo di fronte è una cascata di effetti, dove il riscaldamento globale è il punto iniziale di altre crisi, come esemplarmente l’acqua: riscaldamento —>siccità nei paesi equatoriali e aridi/tempeste di aumentata intensità negli altri paesi—>accaparramento acqua mediante dighe —->guerre per l’acqua/emigrazioni/carestie —->esportazione del conflitto in altri paesi. La catena coinvolge le calotte polari in scioglimento, con duplici conseguenze: aumento del livello dei mari (soprattutto da Groenlandia e Antartide) e diluizione della salinità dei mari subpolari, con rallentamento dell’AMOC (di cui la corrente del Golfo è parte) e messa in crisi di tutti gli equilibri climatici (l’acqua dell’AMOC sposta il caldo dal Sud al Nord garantendo una temperatura accettabile al Sud e una meno fredda al Nord). L’elemento chiave è che questi effetti sono parte del presente, non di un futuro ipotetico. Prima di chiederci cosa fare conviene approfondire la comprensione di cosa realmente sta avvenendo. È una lettura lunga ma avvincente.

2-Il Nobel a Giorgio Parisi, ne abbiamo parlato già ma val la pena di ricordare che gliel’hanno dato ‘a rimorchio’ delle applicazioni climatiche (come del resto ad Einstein non l’avevano dato per la Relatività ma per l’assai più tradizionale studio dell’effetto fotoelettrico..anche se poi questo apre la strada ai quanti). L’entrata della complessità nel cuore delle teorie scientifiche è ancora un cammino incompiuto, in una fase in cui le università sono sempre più motori delle applicazioni pratiche (con le startup pronte sulla rampa di lancio) -(almeno all’estero, da noi siamo ancora al concorso vinto dal figlio scemo del cugino demente dell’illustre cattedratico, o ai bru-bru inetti che gestiscono Istituti tecnologici, v. Cingolani e il miliardo restituito) e dove anche le cattedre universitarie non sono più scuole di ricerca ma premi temporanei in attesa di migliore offerta sulla base delle tendenze più alla moda (sempre all’estero ovviamente); l’eccessiva fortuna della teoria delle stringhe ne è un esempio. Come anche il fatto che ancora vada di moda una bufala come la ‘energia oscura’, presunta causa di un’espansione dell’universo che in realtà è già inclusa nelle equazioni della Relatività .

3-Il cristallo temporale (Time Cristal), creato nei laboratori di Google, Stanford e Princeton da Khemani, Moessner, Nayak et al., apre la possibilità del moto perpetuo, rompendo la barriera della seconda legge della termodinamica: è un cristallo che cambia periodicamente configurazione senza alcun consumo di energia. (Anche se le sottigliezze in questo campo sono tali che non si può escludere una futura smentita proveniente da un’analisi più accurata).

4-I vaccini a RNA-messaggero erano in preparazione da tempo e sono arrivati giusto per la pandemia, con una velocità di produzione e certificazione impossibile in altri tempi. Nonostante le voci scettiche i maggiori hanno superato regolarmente tutte le prove, dalle tre fasi sperimentali alla certificazione finale. (Per la natura stessa dei vaccini eventuali effetti secondari dannosi decrescono esponenzialmente col tempo, quindi se si presentassero rappresenterebbero un rischio minimo). La loro gestione è stata tutt’altra musica: dai produttori finanziati totalmente dallo stato come Moderna che rifiutano di venderlo al terzo mondo e presentano richiesta di brevetto che esclude proprio i ricercatori dello stato (NIH) agli stati ricchi come USA in primis ed Europa che si accaparrano tutte le dosi e lasciano il terzo mondo a fare da incubatore per tutte le possibili varianti. Così per risparmiare 12 miliardi (il costo della vaccinazione globale) ne spendono migliaia di costi pandemici prolungati, giusto per confermare la stupidità della logica egoistica. L’altra considerazione è che la lotta alla pandemia ha due gambe, la prevenzione della malattia da un lato e il blocco della diffusione dall’altro. La prima gamba ha funzionato a metà (i soli vaccini) dato che l’altra metà (sistema sanitario pubblico di base e centrale) era in asfissia da tempo; la seconda gamba ha funzionato solo coi piedi: dopo aver usato il cannone per sparare alle mosche (il lockdown) si è persa in un coacervo di misure improprie o inefficaci per non disturbare il grande manovratore (il profitto delle aziende di produzione e distribuzione), senza imporre la ventilazione+depurazione nei luoghi di lavoro/consumo. Imponendo così ai vaccini un carico improprio, rinunciando all’immunità di gregge…ai tempi della peste manzoniana avevano fatto meglio, pur non sapendo le cause.

5-La guerra batteriologica è viva e vegeta: questa è la grande notizia che porta con sé la pandemia; anche se non sappiamo con certezza se il virus sia artificiale o zoonotico sappiamo però che Wuhan è uno dei dieci laboratori a guida US dove si prepara la guerra batteriologica, con capofila Fort Detrick. (Ce l’hanno detto Wade sul Bulletin of Atomic Scientist, ne parla già nel 2015 il telegiornale Leonardo, ne parla anche la dettagliata ricostruzione di Fosco Giannini su Cumpanis). I nomi da ricordare sono Ralph Baric (North Carolina Un.) Peter Daszac (EcoHealth (!!) Alliance, NY) e Anthony Fauci (CDC). Non si chiama più col nome originale bandito dall’ONU e proibito da Obama, ma coll’eufemismo ‘gain-of-function’ e segue la stessa logica: a) si prende un agente patogeno (virus o batterio) presente in natura —>b) lo si virulenta (il gain-of-function) con un poco di ingegneria genetica che lo renda predisposto per l’uomo —>c) si costruisce un vaccino —>d) lo si sperimenta —> e) si dà il vaccino alle proprie truppe —> f) si sparge il virus sul territorio nemico —>g) si mandano le truppe a raccogliere i cocci. Le fasi autorizzate per ora non comprendono dalla e) in poi, quelle propriamente belliche. Le altre ci sono tutte.

6-GPT-3 ha iniziato a scrivere: è un’intelligenza artificiale (A.I.) addestrata sulla grande letteratura e scrive in automatico. Per ora scrive cose assai interessanti miste a elementi privi di senso, ma una prima barriera è stata superata.

7-Un’altra barriera è stata infranta col Deep Fake Porn (porno a falsificazione completa) :su un sito online se uno mette la foto di una persona (perlopiù donna) viene generato un filmino pornografico di cui la persona rappresentata è protagonista. In questo momento il sito è offline (spento) ma le potenzialità di danneggiamento con ricatti, vendette e altro su persone amate/odiate sono enormi; e incontrollabili. Anche politiche: immaginate venga fatto a Giorgia Meloni: anche se poi si scopre che è un falso la sua carriera politica è finita, perché, per quanto lo sappia, la gente non può smettere di identificarla con quel film.

8-Un grande passo avanti sul funzionamento del cervello è stato fatto da Lisa Feldman Barret (Un. N.E.): il grande avanzamento degli ultimi decenni era il livello di dettaglio sulle funzioni cerebrali grazie a immagini sempre più sofisticate per via magnetica/termica/elettrica. La Barret ha però scoperto che questo dettaglio era ingannevole, dato che molte funzioni coinvolgono assai più zone del previsto; così si generano anche collegamenti ingannevoli, perché se uno fa un esperimento che coinvolge in teoria una piccola zona ma nel frattempo il paziente muove l’occhio si illumina grazie a questo più di metà del cervello. E inoltre esistono assai più collegamenti tra zone diverse di quanto il meccanicismo in voga aveva immaginato. Questo porta due risultati, entrambe interessanti: il primo che molti farmaci per malattie che coinvolgono il cervello hanno un bersaglio sbagliato o impreciso. Il secondo è che rimette in discussione il meccanicismo descrittivo e porta alla ribalta analisi più complesse (v. ancora Parisi) e multidimensionali (v. Damasio).

9-La fisica tedesca Netta Engelhardt ha fatto un passo avanti -rompendo anche qui una barriera- sulla risoluzione del paradosso dei buchi neri: un teorema di Hawking ci diceva che i buchi neri nel corso della propria vita perdono informazione – il che rompeva una legge generale tabù equivalente al ‘nulla si distrugge’. Con un’analisi geoalgebricamente assai raffinata la Engelhardt ha trovato un modo per individuare con precisione la zona (astratta) dove si poteva vedere l’evoluzione dell’informazione. E questa corrisponde proprio ad un andamento dove l’informazione non si perde. Manca ancora il passo finale…ma un’altra barriera è stata infranta. L’elemento interessante è stato che il percorso non è stato lineare: invece di affrontare l’ostacolo a testa bassa ha girato intorno all’ostacolo, usando un ‘pensiero laterale’, un cambiamento di visuale.

10-Makhijani Ramana, sul Bulletin of Atomic Scientist del 21/7, ha dimostrato come i piccoli reattori atomici modulari (SMR) che oggi vanno per la maggiore (anche sulla bocca di ministri italiani) siano del tutto inadatti a contribuire alla lotta al riscaldamento globale, a) vuoi per i costi dell’energia prodotta, pari a 4 e più volte quella delle fonti rinnovabili, b) vuoi per i tempi (2030 e oltre per l’inizio) c) e anche per l’affidabilità (inferiore a quella già bassa dei reattori attuali) d)senza contare il problema delle scorie e dei costi di smaltimento delle stesse che moltiplicherebbe ulteriormente i costi per un fattore incognito ma probabilmente non inferiore a 10.

Tutto questo, nel suo insieme, è scienza: nel bene e nel male, per la conoscenza e per il profitto, per il bene di tutti o di pochi; ma con il controllo di quella severa maestra che sono i dati e la loro verifica collettiva. Non sempre avanza il migliore..ma il peggiore viene presto eliminato. Finora ci sembra sia andata così…