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Sull’onnipotenza

di Paolo Di Marco

Quando faccio vibrare l’enorme calotta di plasma, investendola con successioni di frequenze che ne amplificano l’oscillazione a livelli insostenibili, fino all’istante della sua trasformazione in un solo punto di energia infinita; quando dopo un attimo di trasecolata incertezza questo punto si espande furiosamente, si coagula in vortici di energia e materia insieme, si espande nuovamente per poi ancora coagularsi in materia vorticante; quando questi vortici perdono abbrivio diventando galassie, e al loro interno stelle, e intorno a queste pianeti, e su alcuni di questi forme senzienti di ogni possibile fattura…quale controllo ho, io creatore, su tutte queste creature?
Nessuno.
Meno di quanto un bimbo che butta un sasso lungo il pendio ha sulla precisa traiettoria della pietra. Chè fra creazione e controllo non c’è solo il caos ma un intero abisso.
È solo un vezzo perverso di qualche buontempone l’attribuire al creatore anche la potenza del controllo.1
Come ben sanno Geoffrey Hinton e Dario Amodei2 che dopo aver creato quella forma indebita e improvvida di elaborazione basata su LLM chiamata AI e dopo essersi impegnati a cercare di trasformarla in più intelligente materia, una AI ‘generale’ capace non solo di imitazione ma anche di un qualche raziocinio, si vedono travolti da una mandria di AI di vario modello che corrono all’impazzata, pungolate all’inizio dal profitto e dalla concorrenza ma poi trascinate in uno stampede inarrestabile indifferente al precipizio di un’economia che vede sparire progressivamente tutto il lavoro ma con esso anche quei salari che ancora alimentano la domanda e quindi dell’economia permettono l’esistenza stessa.3
Ma d’altro canto che le pietre rotolanti si attribuiscano il libero arbitrio solo perchè la loro traiettoria è imprevedibile sembra atto di gratuita superbia: ne sanno qualcosa gli ‘ingegneri del caos’,da Finkelstein a Bannon a Cambridge Analytica che in questo secolo hanno imparato a usare le reti virtuali non per pescare i pesci ma per manipolarli, per creare branchi e poi spingerli volta a volta nella direzione voluta trasformando così elezioni già di per sè truccate in un eterno gioco delle tre carte.
Qualcuno potrebbe pensare che in questo modo si ritorna al libero arbitrio, stavolta solo dei pochi a spese dei tanti, se non si accorgesse che il mare in cui naviga è sì preda di sirene ma che queste a loro volta ondeggiano su flutti caotici; la guerra dei meme che nel secolo scorso aveva visto la vittoria dei cattivi 5 si è trasformata oggi in un oceano privo di correnti certe e di venti portanti, percorso da flutti improvvisi che si alternano ad oniriche calme, totalmente staccato da ogni parvenza di senso esterno, sia esso razionale o sensuale, dove anche le lenze da caos, addestrate alla sola esca della rabbia, si sfilacciano in fretta.
Anzi, nell’ansia di controllare le masse non si accorgono che il pianeta stesso sta velocemente allontanandosi dall’equilibrio e quindi da ogni possibilità di controllo: quando il sasso del bambino ha superato il ciglio non c’è più nulla da fare, chè ogni roccia che urta crea una svolta (li chiamano tipping points, e son tutti intrecciati fra loro..a assai vicini nel tempo).

Se anche al creatore è precluso il controllo, è difficile immaginare che una specie senza neppure la coda possa riuscirci; eppure alcuni imperi umani hanno mostrato notevole resilienza, seppur con un trucco che farebbe storcere il naso ad esseri più sensibili o potenti: riducono la complessità riducendo il numero di dimensioni; così le società umane attraversano fasi dove le relazioni interne di un aggregato hanno un solo parametro: la ricchezza; che a sua volta è misurata da un solo indicatore, il denaro; mentre le relazioni esterne si strutturano intorno ad un aggregato dominante, talvolta fino al livello di assorbimento. Questo rende i percorsi assai più prevedibili -anche se meno interessanti- ma limita le possibilità di scelta e quindi i tipi di evoluzioni, aumentando il rischio di infilarsi in cul-de-sac senza uscita.6
Si sono convinti, e soprattutto hanno convinto tutti, che ci sia una bacchetta magica che può creare ricchezza dal nulla: prima l’oro, poi della carta stampata, poi un quisquilio digitale; e ovviamente piano piano poi sempre più in fretta i più furbi si sono accaparrati tutte le bacchette; che vanno anche furiosamente difese con armi di tutti i tipi. E nel frattempo hanno messo in moto un meccanismo che sembra anch’esso magico: hanno convinto tutti che ogni anno una cosa indistinta ma misurata come denaro chiamata PIL deve sempre aumentare. E se ogni anno aumenta del tot% costante sull’anno precedente la crescita totale delle ricchezze diventa esponenziale.7 Ma anche le risorse consumate seguono lo stesso cammino esponenziale, in un pianeta con risorse finite. Una ricetta perfetta per una catastrofe.
Uno dei difetti probabilmente originali di questi bipedi implumi è la difficoltà a padroneggiare una cosa elementare come le probabilità concatenate.     È evidente come non sia possibile controllare queste sequenze intrecciate, che hanno una causa comune ma poi si sono autonomizzate, non solo, ma con interazioni fra di loro. Occorre osservare che c’è un solo modo per controllare queste catene: usare una dimensione in più (rispetto a quanto si vede nel grafico); e gli umani sono particolarmente deboli a vedere in 4d, non parliamo poi di agire…

Se un dio non può controllare direttamente gli resta una forma di intervento: la punizione.
Non certo per motivi morali, perchè non solo sarebbe stupido pensare ad una coincidenza di valori tra esseri con numero diverso di dimensioni, ma porterebbe inevitabilmente a catastrofi , oltre ad essere alquanto meschino: in fondo gli umani vivono in quello che per loro è l’unico e inevitabilmente il migliore dei mondi, e non si può certo imputare a loro la perdita della specie più promettente, sterminata dal meteorite sepolto nel Golfo del Messico.8
Come in tutto il resto di questo universo l’errore maggiore -qualcuno lo chiamerebbe peccato capitale- è la violazione del principio del cammino minimo, in altri termini uno spreco di energia;
è un principio senza il quale ogni universo andrebbe prima o poi a catafascio e che qualunque creatore decente impara a rispettare fin dall’inizio.
Ma se sono le creature a violarlo allora in qualche modo vanno punite.
Il guaio degli umani è che sono un pò duri di comprendonio: sono andati avanti trentamila anni tranquilli, in equilibrio col pianeta e in cooperazione tra di loro, poi hanno iniziato a volere di più facendo l’agricoltura, e qualcuno più degli altri facendo i re e i sacerdoti; gli equilibri son saltati subito, e guerre e carestie si sono infilati in tutti i varchi aperti…ma niente, han continuato così; si è provato a dargli un avvertimento con le classiche epidemie come la peste nera, ma anche dopo aver perso metà popolazione han continuato come prima e anche peggio, perchè si son pure messi a usare le tecniche meno efficienti insozzando il pianeta coi fumi del petrolio, arrivando ad innescare un ciclo autodistruttivo mica da ridere, colla CO2 che faceva da copertina della serra e la temperatura che saliva sempre di più.9
Se con la peste l’avvertimento era chiaro ma non sufficiente, dato che non era evidente di cosa erano colpevoli e soprattutto chi, in questo caso abbiamo avuto un’occasione perfetta per dare una punizione chiaramente indirizzata, perchè puntava subito al colpevole: il protagonista principale di tutto lo squilibrio e dell’effetto serra era il paese più sviluppato, gli USA, che per felice coincidenza avevano anche un pò di laboratori di guerra batteriologica sparsi per il mondo10
Non serviva neppure granchè: una piccola spinta alla probabilità e un virus letale creato a tavolino scappa fuori. Et voilà, l’occasione per una bella colpevolizzazione con auspicabile pentimento è servita.11
Ma, come dice un proverbio, dio fa le pentole ma non i coperchi: gli ‘strateghi del caos’, alla loro quarta prova di massa, ci azzeccano in pieno e così della colpa degli USA non parla nessuno!
Anzi, con una inversione a U da grande acrobazia la colpa diventa della cura, i vaccini.
E l’occasione è persa, insieme ai 17 milioni di morti della prova.12 

Il problema degli strateghi è che controllare temporaneamente il caos non significa eliminarlo, e spesso la nuova orbita ha più energia ed è meno controllabile della precedente; se uno stratega alla Thiel vede una dimensione in più degli altri e controlla le punte avanzate dell’economia e i suoi contorni politici, subito si sente un dio..e non capisce che le dimensioni del mondo che abita sono più di quelle che immagina (per non parlare di quelle che proprio non vede, come il clima); provocando col tempo disastri di ampiezza maggiore..e infilando se stesso e il suo paese adottivo in uno Zugzwang* 13 mortificante.

Quello che vorremmo augurarci è che quando questi bipedi si decideranno a mettersi un po’ di sale in zucca non sia sale di uranio….

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note

  1. Sia questa sia l’attribuzione al creatore di parvenze antropomorfiche sono non semplicemente delle forme di irrefrenabile presunzione, ma anche degli errori logici imperdonabili che soprattutto i teologi medioevali hanno creato ad arte ‘per il maggior bene…’
  2. Si veda l’intervista di Hinton su You Tube del 27/9/25 su TheDiaryofaCEO e anche il lungo documento di riflessione del Gennaio ’26 di Dario Amodei di Anthropic ‘The adolescence of Technology, Confronting and Overcoming the Risks of Powerful AI’; si veda anche il mio ‘AI, equivoci e minacce‘ qui su Poliscritture
  3. In estrema sintesi: se come prevedono questi signori l’AI nel giro di due decenni eliminerà inizialmente l’80% e poi il 96% del lavoro vivo, chi comprerà i beni che l’economia ‘intelligentemente automatizzata’ produrrà? Ed è diffice credere al giovane Musk quando afferma che la gente potrà passare il tempo come vuole, tutti i beni saranno a disposizione gratis..
  4. G. da Empoli, ne ‘Gli ingegneri del caos’ Marsilio ’19 ci racconta di come sia cambiato il controllo dei grandi processi elettorali grazie all’utilizzo dei fisici, abituati a manipolare sia il caos sia grandi masse di dati, che hanno permesso propaganda mirata a milioni di individui (utilizzando anche i dati privati in teoria segreti raccolti da tutti i centri -di cui la NSA è esempio cardinale), rovesciando così pronostici rocciosi nel giro di due settimne (la Brexit è il primo caso clamoroso, con Cambridge Analytica in prima fila)
  5. Lolli, ‘La guerra dei meme’, POP ’17
  6. Ricordiamo come una semplice catastrofe a cuspide (v. Thom, Teoria delle catastrofi, Einaudi) si possa vedere come la proiezione su due dimensioni di una linea continua spiraleggiante: questo ci dice che più aumentiamo la riduzione delle dimensioni di un fenomeno (i parametri di controllo, i gradi di libertà..) più diventa probabile creare catastrofi che hanno, guarda un pò, effetti catastrofici; storici come Braudel hanno dato i fondamenti per capirlo, preceduti da Marx e seguiti in questo da Arrighi ed Hobsbawn, mentre come al solito al di là dell’oceano non ci hanno capito un’acca: dall’imbonitore da trivio che ha fatto da maestro a Clinton (Quigley) al bifronte Alfred McCoy, che dopo aver scritto uno dei migliori saggi del secolo (The Politics of Heroin’) è crollato miseramente appena si èavventurato sulle generalizzazioni (‘To govern the World’).
  7. è il semplice fatto matematico che possiamo anche rappresentare elementarmente come una pila (i beni prodotti) che ogni anno aumenta di altezza
  8. È l’evento che, creando una nube che ha schermato il sole per diversi anni, ha prodotto la scomparsa quasi totale dei dinosauri
  9. negli ultimi 15 anni è successo un fenomeno qualitativamente nuovo: si è modificato l’equilibrio radiativo tra Terra ed ambiente esterno (Sole in primis) e il tasso di aumento della temperatura è passato da 0,05° a 0, 31° per decennio (‘The risk of a hothouse Earth trajectory’, William J. Ripple1,2,10 ∙ Christopher Wolf3)
  10. v. il mio ‘Covid, l’ultima parola‘ qui su Poliscritture con tutti i riferimenti
  11. v. 10
  12. Potrebbe apparire assurdo che, una volta appurato che il colpevole erano gli USA col loro laboratorio di guerra batteriologica di Wuhan, non ci sia stata una sola voce che si sia levata a chieder loro conto, mentre l’indignazione di larghe masse di popolo si indirizzava sui poveri vaccini; a meno di ipotizzare che anche in questo caso ci sia stata all’opera una campagna degli strateghi del Caos (con Bannon al timone e NSA a fornire dati)
  13. *Zugzwang: negli scacchi è una scelta tra due alternative entrambe perdenti

I punti critici (tipping points): clima, impero, AI

di Paolo Di Marco

Ricordo la prima volta che ne parlai pubblicamente, quando ad un seminario alla Facoltà di Architettura del Poli Milano nell’84 raccontai ai colleghi come nasce il caos, facendo il classico esempio del cerchio di difesa del cane: se sei fuori il cane non reagisce, se entri attacca; se sei proprio sul bordo allora il fattore distanza perde importanza e intervengono altri fattori secondari (odore, atteggiamento…). Un fenomeno lineare e prevedibile diventa improvvisamente multifattoriale e caotico, quindi imprevedibile.
Ma vale anche nel verso opposto: se dal bordo entri dentro tutta la complessità scompare, e con essa l’imprevedibilità: il cane attacca.

a) il clima

Questo è quello che succede con i fattori climatici, dove per varie componenti si sono evidenziati i punti critici: quelli oltre i quali inizia una discesa certa ed inarrestabile. Sappiamo che esistono, in parte sappiamo anche dove collocarli nel tempo.
Uno è l’Amoc, di cui ho già parlato (Il mondo, come lo conosciamo, finisce nel 2050, Poliscritture.it, 27/11/2025)
Un altro è il ghiaccio dell’Artico: i fattori del suo scioglimento sono molti, ma una volta sciolto totalmente (ed è qualcosa che oggi si vede solo per qualche giorno l’anno- ma sempre di più) non si riforma più per migliaia di anni; e tutta l’energia solare che i ghiacci polari riflettono verrà assorbita dall’acqua; risultato netto: 2° in più in permanenza; il che fa prevedere a fine secolo 4° in più in media. (vediamo poi se riusciamo a prevedere come questo si combina col raffreddamento atlantico dovuto al collasso dell’Amoc)
Un altro è l’Amazzonia; lungo la strada attuale vi sono due percorsi possibili: nel primo la foresta pluviale (organismo delicato e instabile di per se, con un metabolismo che crea molta della pioggia che torna ad alimentarla) continua la strada attuale di estinzione e passa da assorbitore di CO2 ad emettitore netto; col che aumenta ancora l’effetto serra; l’altro cammino legato all’Amoc vede l’Amazzonia invertire le stagioni (e i due cammini non sono mutuamente esclusivi, nel senso che il risultato finale può essere una combinazione dei due elementi).
E poi vengono gli oceani, finora i maggiori assorbitori di CO2..ma che sono quasi saturi;
e la Groenlandia coi suoi ghiacciai, che mentre nei modelli basati sulle osservazioni satellitari aveva un andamento assai lento, secolare di scioglimento, all’osservazione diretta ha rivelato di essere un gruviera, con fiumi sotterranei che l’erodono dall’interno, e quindi un potenziale elevato di collasso a breve termine.
Di fatto non si parla più di punti critici ma di catene critiche, cascate potremmo dire..
Il loro insieme apparentemente non dà sempre un risultato lineare, come lo scioglimento dell’Artico che riscalda e il blocco dell’Amoc che raffredda; in realtà quello che succede è che man mano i singoli fattori che rendono il clima un sistema complesso -quindi con molte incertezze di previsione- prendono una strada definita, si autonomizzano, e improvvisamente il clima prende un cammino ben definito ed inevitabile.
E il risultato è un pianeta assai diverso da quello sostanzialmente stabile ed accogliente in cui l’umanità ha passato la massima parte del suo tempo.


(C’è un tipo di propaganda, sponsorizzata da petrolieri e affini ma che ha contagiato anche le menti più deboli della ‘sinistra’, che imputa l’onere delle cause, e quindi anche delle risposte, ai comportamenti individuali. È totalmente ingannevole, perché anche i comportamenti individuali sono spinti e forgiati dalle poche mani che controllano le grandi scelte e rimandano quindi ai fondi finanziari /BlackRock, Vanguard…e i loro azionisti di riferimento, ma soprattutto le grandi scelte sulle fonti di energia sono loro. Ed è a loro che vanno chieste, magari non educatamente, le ragioni della svolta fossil-militarista degli ultimi anni.)

b) l’impero americano

Finché ce lo dicevano dei critici dell’impero come Sachs e Mersheimer potevamo pensare che mescolassero realtà e desideri, ma ora che anche un liberale moderato come Krugman, premio Nobel ma soprattutto intelligente. ci dice che è l’inizio della crisi possiamo anche prenderlo sul serio. Il controllo americano sul mondo ha due braccia (di cui abbiamo già parlato in Le armi segrete dell’impero e la sua nemesi, Poliscritture.it. 24/9/24). quella militare e quella finanziaria, col dollaro e lo Swift come strumenti. Ogni scambio che avviene nei più remoti angoli del mondo viene tracciato -e, se a lorsignori sembra il caso- sanzionato, grazie al fatto di essere denominato in dollari e registrato attraverso lo Swift. Ma quest’ultimo anno, grazie alla combinazione della forza e penetrazione crescente della Cina e del fatto che zio Sam aveva tirato troppo la corda, questo meccanismo ha iniziato a scricchiolare: Cina e Russia hanno fatto scambi nelle proprie valute e con una base digitale cinese, sempre Cina e Arabia Saudita hanno scambiato petrolio pagando in yuan. Non è ancora una massa di scambi abbastanza massiccia da mettere in crisi il dominio del dollaro, ma sono i primi scricchiolii che avvertono che il ramo sta cedendo; anche perché una volta aperta la strada molti sono i soggetti pronti a seguire il cammino, a partire dagli altri paesi del Sud e dell’Est del mondo.

c) l’AI

Negli ultimi mesi qualche finanziere, compreso quello che aveva anticipato-guadagnandoci-la crisi del 2008, ha lanciato un grido d’allarme sull’AI, avvertendo che la bolla sta per scoppiare. Qualcuno potrebbe gioire del fatto che finalmente il grande bluff ideologico sia stato smascherato (v. AI, Equivoci e minacce, 29/5/25, Poliscritture-it), ma in realtà il successo dell’AI è largamente indipendente dalla solidità delle sue basi epistemiche. L’AI ha solo cominciato a sostituire molte delle attività ripetitive (e con questo intendiamo quelle che non aggiungono informazioni nuove- nel senso tecnico del termine) sia negli uffici sia nel campo digitale (sul web) ma anche nella produzione (quella già robotizzata). Ed è solo l’inizio, perché, a cascata, sta mostrando -per chi ha ancora occhi per vedere- quanto del lavoro e delle attività quotidiane siano superflue, necessarie in certe fasi alla riproduzione del capitale ma del tutto eliminabili e soprattutto estranee all’uomo.
E potrebbe anche essere, a suo modo, un conto alla rovescia.

come ho cominciato ad amare la bomba………….. …………………ovvero……………… la fisica sul tavolo di casa

di Paolo Di Marco

La Fisica è associata, nei titoli di giornali e nell’immaginario, a esperimenti costosi in laboratori con attrezzature esotiche: dai grandi acceleratori di particelle ai razzi interplanetari. E così appare sempre più qualcosa riservato a un mondo alieno e rarefatto di cui poco è dato sapere e soprattutto comprendere ai comuni mortali.
Ma non solo la ‘Fisica povera’ dei laboratori scolastici, ma anche quella esotica può essere fatta a casa propria, anche da qualcuno digiuno di scienza Continua la lettura di come ho cominciato ad amare la bomba………….. …………………ovvero……………… la fisica sul tavolo di casa

memorie (uscire dal tempo 3)

           la frase finale de 'il mistero del falco':
           'questa è la sostanza di cui son fatti i sogni'

di Paolo Di Marco

1-le nostre memorie

La nostra coscienza, la nostra vita, il mondo che vediamo si fondano sulle nostre memorie. Se la coscienza è l’ordito le memorie sono la trama.
Non a caso molte sono le parti del cervello implicate nella memoria, dalla corteccia prefrontale all’ippocampo (v. figura), che trasforma le immagini in ricordi. Continua la lettura di memorie (uscire dal tempo 3)

Ma la follia è vita?

di Ennio Abate

Nella nostra silenziosa, poco trattabile follia, vorremmo essere identici a noi stessi, e non riusciamo a capire che nel momento in cui lo diventassimo veramente, noi saremmo morti. Proprio finiti. Senza volerlo sapere, parliamo attraversati da questo lutto, perché siamo anticipati dall’idea che invece essere non identici a noi stessi, essere altro, avere degli spigoli che non controlliamo, in noi o nel simile, sia un male.

(Alberto Zino, Che pesti, ALTRAPAROLA)

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La disgrazia dell’espressionismo

Intervista di Ezio Partesana a Tiziano Marasco sopra il romanzo di Vladislav Vančura Campi di grano e campi di battaglia

Pubblico questa bella intervista che rafforza l’attenzione verso un autore importante e dimenticato sul cui nome, grazie ad Antonio Sagredo, anche Poliscritture ha cominciato (qui) a togliere la polvere. [E. A.]

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Arie d’Irpinia. Il vento nelle cose.

Conversazioni con Miza

di Donato Salzarulo

1.– Durante l’estate sono andato spesso a Lacedonia, a casa di Michelina Di Conza (in arte MIZA). Ho imparato facilmente la strada. In questo paese ho frequentato dal 1963 al ’67 l’Istituto Magistrale e qui avevo una sorella di mio padre e una sua cugina residenti. La zona è quella che gli abitanti chiamano “del padreterno”. Per chi come me viene da Bisaccia, occorre restare sempre sulla statale 303. Attraversato il paese fin quasi alla scomparsa dell’abitato, all’apparire dell’indicazione per il cimitero (dal finestrino s’intravede il filare dei cipressi), bisogna svoltare a destra per la mesta stradina. Appena imboccata, però, la si deve abbandonare per l’altra che si origina quasi nello stesso punto e che conduce verso la collina: è quella per la contrada Carducci («I cipressi che a Bolgheri alti e schietti»). Salendo, a sinistra, spunta una schiera di villette. Sul cancello di quella di Miza e del fratello si legge in stampatello il nome dei genitori: DI CONZA GIOVANNI – PANNO ANNA.

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Note sulla rima

 

di Giorgio Mannacio

I.

La rima è una entità alquanto misteriosa. La definizione che se ne dà nei testi scolastici (identità di suono delle sillabe finali dalle vocali accentate in poi di due o più parole) ha il pregio di metterne in risalto alcune caratteristiche sulle quali fondare qualche utile considerazione. Continua la lettura di Note sulla rima

Scusi, posso protestare anch’io?

Ricotta poesie

di Angelo Ricotta

Nero

Di una nuova luce oggi mi vesto
nera come il fondo del buio
aspetterete invano il mio ritorno
Sono occupato ad arginare il nulla Continua la lettura di Scusi, posso protestare anch’io?