Archivi tag: solitudine

Natalità e famiglia

di Cristiana Fischer

Il punto fermo da cui partire è che ognuna e ognuno di noi è nato da una donna. E questo non significa che ogni donna voglia, o debba, far nascere qualcun’altra o altro.

La maternità è alle nostre spalle, non necessariamente nel nostro futuro di donne. Continua la lettura di Natalità e famiglia

Tra personale e politico

Claudia Mazzilli, Controcanto in Verdargento, Ortica editrice 2022

di Pierpaolo Riganti

Controcanto in Verdargento (Ortica editrice, luglio 2022, pp. 233) di Claudia Mazzilli sorprende per la sua struttura ibrida tra romanzo e racconto. Continua la lettura di Tra personale e politico

Boris Pasternàk, Otto poesie

                  dal romanzo   “Il dottor   Živàgo” e   da precedenti rivisitazioni TRADUZIONI LIBERE  E  “LIBERATE” DI ANTONIO SAGREDO (da 2 dicembre 2020 a 9 gennaio 2021)

di Antonio Sagredo

Delle 25 poesie che Mario Socrate tradusse per pubblicarle nel novembre del 1957 in prima edizione mondiale dall’editore Feltrinelli, scrive che sono “Poesie di Jurij  Živago”; mentre  A. M. Ripellino, che ne tradusse 8, scrive: “Dal romanzo Il dottor Živàgo” (1959), marcando una distinzione tra il personaggio e l’autore. Di queste 25  ne scelsi 17, quasi 40 anni fa, che tradussi e che dopo  alcune rivisitazioni abbandonai  perché distratto e pressato da altri studi e impegni della quotidianità.

Continua la lettura di Boris Pasternàk, Otto poesie

寒 山 Han Shan

Il Poeta Folle

a cura di Enzo Giarmoleo

Han Shan è il nome del poeta eremita conosciuto in occidente come il folle illuminato, il lunatico Zen, che visse in Cina sulle Montagne selvagge di Tiantang, nella provincia di Zhejiang. Gli studiosi, che non dispongono di dati precisi, collocano il poeta tra il sesto e il nono secolo d.C, periodo della dinastia Tang. L’immagine agiografica lo rappresenta ilare, trasandato, con in mano un rotolo di pergamena.

Continua la lettura di 寒 山 Han Shan

Rilettura di Cesare Pavese (1)

Appunti (da diario 2010)

di Ennio Abate

Se i padri ideali (e non solo quello naturale) hanno una importanza non sottovalutabile nella formazione e nelle nostre biografie, Cesare Pavese fu per me – prima di Fortini o di Marx o di altri poi frequentati (quasi esclusivamente attraverso i libri) – uno dei primi. Di lui lessi da giovane – tra 59 e ‘62 – quasi tutto. Poi lo persi di vista. O, più tardi, venni a conoscere anche interpretazioni feroci su di lui (di Moravia, di Luperini). O meditate (di Fortini). Un’occasione per rileggere «Lavorare stanca» e «Il mestiere di vivere» ci fu nel 2010. Non ricordo più su sollecitazione di chi. E ne pubblico solo oggi gli appunti (in due puntate) sotto la spinta di alcuni articoli o saggi letti sul Web che riparlano di lui (qui, qui, qui o qui). Le mie note hanno il taglio da riordinadiario, e cioè di un rendiconto/confronto molto personale.

Continua la lettura di Rilettura di Cesare Pavese (1)

“La forza di gravità” di Claudio Piersanti

                  Pubblicato nel giugno 2018        

di Angelo Australi                                 

Non si può certo dire che Claudio Piersanti sia uno di quegli scrittori che rimpastando temi di attualità produce un libro a stagione, tra La Forza di gravità ed il suo precedente, Venezia, il filo dell’acqua, sempre edito da Feltrinelli, sono trascorsi ben sei anni. Continua la lettura di “La forza di gravità” di Claudio Piersanti

Quartine di Omar Khayyam

traduzione di Virginia Arici

Nelle librerie si possono fare gli incontri più disparati. Fu così che molti anni fa in una libreria di libri di seconda mano a New York mi capitò fra le mani un libretto elegante per veste grafica e piacevole da vedere come da leggere; si trattava del Rubiayat di Omar Khayyam, matematico, poeta e filosofo persiano vissuto fra il 1048 e il 1131, nella versione inglese di Edward Fitzgerald che aveva reso nota la collezione al mondo anglosassone, con illustrazioni di Edmund J. Sullivan. Quell’esemplare della Old Ivory Library of Beloved Book divenne mia per pochi centesimi, e da allora mi ha fatto compagnia sugli scaffali di casa.
Molto è poi stato detto e scritto; Fitzgerald aveva adattato i versi del poeta persiano al gusto inglese, la sua traduzione dunque era men che perfetta, altre ne sono uscite più fedeli. Fitzgerald presenta un poeta vecchio e disilluso, con poche speranze sul destino dell’uomo, che invita a bere con lui e a cogliere il momento. Si dice invece che Omar avesse fatto un’opera essoterica, figlio di uno zorostraiano convertito all’Islam, o che addirittura un poeta di nome Omar Khayyam non sia mai esistito, ma tutto questo non ha molta importanza.
Non so se la mia traduzione in italiano di poche quartine possa rendere il fascino dell’originale, ma sicuramente il lettore curioso potrà proseguire la ricerca su internet e conoscere meglio questo antico maestro. [V. A.]

Continua la lettura di Quartine di Omar Khayyam

Gli scemi del villaggio

di Alesssandro Scuro

Sul finire del millennio passato, sulla TV italiana, circolava una campagna pubblicitaria a favore dell’alfabetizzazione informatica. Nelle immagini, una pecora sfuggita dal gregge viene rincorsa con un gran baccano, fin nella stalla, dal suo giovane e goffo pastore, che la sorpende alle prese con quello che, a distanza di vent’anni, appare come un modello decisamente antiquato di computer. Il pastore afferra allora l’animale e finge di tosarlo con il mouse, fino aquandolo schermo, animato da una faccia a mappamondo, lo interpella divertito divertito: «Ehi, e tu chi sei!? Lo scemo del villaggio globale?» Continua la lettura di Gli scemi del villaggio

Barunisse

Narratorio

 

di Ennio Abate

Ma a chi parlare di Barunisse oggi? E perché? Ai poeti, ai poeti morti. A uno come Mandel’štam, di cui sto leggendo “Quaderni di Voronez”, a Cesare Pavese, che ho amato in gioventù, a quelli di allora, di cui qui parlo e che sono nel frattempo morti. Continua la lettura di Barunisse

Appunti politici (11): io vs noi o io-noi?

Keith Haring, Acrilico su tela, 1988

 

di Ennio Abate

Replico al commento di Rita  Simonitto (qui) e aggiungo in Appendice alcune mie precedenti riflessioni su questo controverso tema  del rapporto  tra io e noi.  Ulteriori approfondimenti mi paiono urgenti e utili per collegare il piano “filosofico” sul quale stiamo conducendo la riflessione alle scelte pratico-politiche che si pongono  o vengono imposte sia ai singoli sia al noi che potrebbe essere Poliscritture.  [E. A.]

1.
Davvero un commento interessante, analitico ma complesso e in alcuni punti enigmatico e tendenzioso (per me). Forse per questo mi sollecita una replica altrettanto analitica per capire meglio dove va a parare.  La conclusione – l’anticipo –  mi pare questa:  Rita ha affrontato la questione del rapporto io-noi privilegiando il punto di vista di un io (non solo autobiografico) e mette in guardia dai rischi che esso corre ogni volta accetta (o si fa sedurre) dal noi. Continua la lettura di Appunti politici (11): io vs noi o io-noi?