
(Sonetto shakespeariano)*
di Erminia Passannanti
Stanca di tutto, a Pace alzo il mio grido,
ché perso è ‘l tempo e ‘l mondo senza fede;
la verità s’ammanta in falso credo,
e la saggezza piegata è a bassa sede.
Vertù gentil è tratta a derisione,
‘ché forza, se femminea, è disprezzata;
la donna, che ragiona, è rinnegata,
di sua beltà si fa cosa straniata.
L’arte è burlata dal gioco dei ribaldi,
e il tatto si baratta a convenienza;
taccion le bocche amiche, le sapienti
soggiacciono a sì stolte impertinenze.
Pur resto, ché il mio spirto, anche s’annega,
in voi vede speranza, e in voi si appaga.
(Oxford, 8 agosto 2025)
Nota
Questo sonetto è una riscrittura dalla prospettiva femminile del Sonetto 66 di William Shakespeare “Tired with all these, for restful death I cry”.
Nel sonetto “Stanca di tutto…”, riprendo la forma e il respiro retorico del modello shakespeariano, ma opero una traslazione prospettica radicale.
Uscendo dal soggetto maschile poetante, faccio subentrare una voce femminile consapevole della propria condizione storica e del proprio collocarsi in un sistema di poteri che marginalizza, distorce e silenzia la soggettività delle donne.
Con lo stesso titolo e il verso d’apertura, “Stanca di tutto, a Pace alzo il mio grido”, sostituisco la “Morte” invocata da Shakespeare con la “Pace”. Questo cambiamento lessicale non è un dettaglio: mentre il modello originale shakespeariano prospettava una rinuncia definitiva a essere parte di questi conflitti, con la morte (amletica) invocata, io invece prego per una tregua, una riconciliazione, una sospensione delle ostilità del mondo. La morte è sostituita da un principio etico e riparatore, non annichilente: la Pace.
Nel mio sonetto, mantengo abbastanza la struttura del testo di riferimento, composto (come da variazione introdotta dall’autore) con schema abab cdcd efef gg di endecasillabi di tono solenne. La sonorità, che ho cercato lievemente di modernizzare pur usando un lessico rinascimentale, è scandita da mirate allitterazioni e da diverse rime.
Questo mio sonetto vuole, in definitiva, essere una risposta, un atto di appropriazione e risignificazione: consapevole della genealogia poetica e critica della mia realtà, entro nello spazio di un canone fortemente maschile (petrarchesco, shakespeariano) e lo piego a dire la mia esperienza.
grazie mille di questa rilettura fatta con molta passione e aderenza spirituale al sonetto cui si ispira.
Grazie Rita di avere lasciato il tuo gentile commento. Buona giornata.