Sofsky, Saggio sulla violenza, 1998

Il comunismo nel buio (12)

a cura di Ennio Abate

[9 giugno 2022] Non vorrei distrarre nessuno dall’analisi storica della tragedia in corso in Ucraina ma a me vengono sempre in mente ancora adesso le riflessioni pessimistiche ma lucide e ineludibili di un libro pubblicato nei lontanissimi anni ’90 di Wolfgang Sofsky, Saggio sulla violenza, Einaudi, Torino 1998, che se non ricordo male lessi su segnalazione di Cesare Cases su L’indice dei libri.
Ne voglio citare qui un passo del Cap. 1, Ordine e violenza, che riflette sul mito della nascita della società:

”[Il mito] non narra soltanto dell’origine della società e della fondazione dello stato, ma del ciclo della civilizzazione, del ritorno all’inizio. Non raffigura la fine della violenza, bensì il mutare delle sue forme. Allo stato di natura seguono potere, tortura e persecuzione; l’ordine si compie nella rivolta, nel tripudio del massacro. La violenza rimane onnipresente: attraversa la storia del genere umano, dall’inizio alla fine. La violenza crea caos e l’ordine crea violenza. Questo dilemma è irrisolvibile. Fondato sulla paura della violenza, l’ordine stesso genera paura e violenza. Poiché le cose stanno in questi termini, il mito conosce la conclusione della storia.Cosa spinge gli uomini gli uni verso gli altri? La risposta è inequivocabile. La società non si basa su un irrefrenabile impulso alla socievolezza, né sulla necessità del lavoro. E’ l’esperienza della violenza che unisce gli uomini. La società è una misura preventiva di reciproca difesa. Mette fine alla condizione della libertà assoluta. Da questo momento in poi non è più tutto permesso. Il mito lavora secondo un modello essenziale. Non scomoda né l’economia né la psicologia. Non fa cenno all’avidità, alla proprietà e alla concorrenza, e nemmeno alla sete di gloria, alla cattiveria e all’aggressività. Esso si concentra esclusivamente sui fatti fisici e sociali, su regola e potere, su corpo e violenza. Se nessuna convenzione limita l’agire, gli abusi sono sempre possibili. La lotta per la sopravvivenza è inevitabile. Non è il fatto che ciascuno eserciti continuamente la violenza a caratterizzare uno stato di illegalità, piuttosto il fatto che in ogni momento sia possibile colpire, con o senza uno scopo. La guerra di ogni singolo contro l’altro non consiste in un infinito bagno di sangue, ma nella costante paura che esso avvenga. Origine e fondamento della socializzazione risiedono nella paura reciproca degli esseri umani. Per questo il mito parla non degli assassini, dell’oscura natura ferina degli uomini, bensì delle vittime, della loro esigenza di protezione e di incolumità. Tutti gli esseri umani sono uguali poiché tutti sono corpi. Necessitano di contratti, perché sono vulnerabili, perché nulla è per loro più temibile del dolore nei loro corpi. Si stringono l’uno all’altro per difendersi l’uno dall’altro. Si mantengono in vita stabilendo come sopportarsi a vicenda. La costituzione della società si fonda in ultima istanza sulla costituzione corporea dell’uomo come essere vivente”(pagg. 5-6)

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2 pensieri su “Sofsky, Saggio sulla violenza, 1998

  1. Un solo piccolo appunto, ma decisivo in sede teorica e pratica, per comprendere i fenomeni sociali individuali e collettivi.
    Nel testo leggo «Allo stato di natura seguono potere, tortura e persecuzione».
    No, il potere non segue allo stato di natura, ma è parte fondativa, essenziale dello stato di natura. Non esiste stato di natura, riferito a esseri viventi sia vegetali sia animali sia umani, che non comprenda in sé il potere. La vita è potere, capacità di agire e interagire con l’ambiente e con gli altri individui viventi e non viventi.
    Il potere politico, sociale o di qualsiasi altro tipo, è esercizio del potere (che già esiste nello stato di natura) nelle forme storiche determinate dai lungi tempi dell’evoluzione, da quelli meno lunghi della storia della «lunga durata» e da quelli più brevi della storia degli avvenimenti. Mettere poi in fila, come analoghi, «potere, tortura e persecuzione» non ha senso. Tortura e persecuzione sono aspetti particolari dell’esercizio del potere; non appartengono allo stesso genere. Il potere è una facoltà dell’organismo, che in mancanza muore. Ha una sua notevole autonomia. Resta facoltà con notevole autonomia, e regole proprie, anche quando si tratta del potere di organismi complessi come la società, lo Stato, un’azienda multinazionale ecc. Ogni organismo, di qualsiasi natura, se manca di potere muore.
    Lottare contro il potere è un assurdo. In realtà si lotta contro gli individui o gli organismi che usano male il loro potere o comunque lo usato contro di noi. E per lottare contro chi ha potere è necessario avere potere di lottare e, per vincere, avere un potere più forte o godere di circostanze ambientali più favorevoli.

  2. È un poco straziante leggere tanti begli intelletti che si esercitano in meteorici saggi su cose di cui poco sanno se non ricordi di arcaiche ideologie.
    Si usa un termine non definito ma dato per scontato, il potere, et voilà, eccoci servito un brillante sunto di 10000 anni di storia; già a suo tempo Russeau e Hobbes fecero cosa simile, e per tre secoli nelle scuole si sono ripetute a vanvera le loro gratuite elucubrazioni sulla umana natura prive di qualsivoglia sostegno materiale.
    Oggi fortunatamente la moderna archeologia ed antropologia hanno fornito dovizie di dati che hanno completamente rovesciato quella narrazione, come ci racconta benissimo Graeber ne ‘L’alba di tutto’…e sarebbe il caso che i nostri dotti disquisitori si documentassero, anche perchè le morali di allora che abbiamo acriticamente assimilato sui banchi di scuola e mai rimesso in discussione sono particolarmente tossiche…
    e sarebbe il caso di smettere di propalarle.
    Anche perchè se vogliamo parlare di comunismo usare queste lenti deformanti rischia di trasformare in farsa ogni tragedia o viceversa.

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