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Bello il dipinto quanto la poesia!…mentre il bosco brucia, rincorriamo nel fu spirito contadino l’animale in fuga, quello stupore incantato ‘madonnina cagnolina signorina/ quanti oh…’ che ci riscaldavano di un fuoco giusto che non brucia. In alto, si fa per dire, tutto è diventato immobile come sui tatuaggi. Nostalgia?
“Nostalgia?” (Locatelli)
No, attesa (da definire…).
NOTA MIA SUL QUADRO DEL 21 AGOSTO 2026
I versi sono molto improvvisati.
Parafrasi mia:
1.
Al centro [del quadro, della mia riflessione] l’albero vive ancora ,ma in foglie [anche ‘fogliame’ andrebbe bene] affumicate [allusione agli incendi distruttivi di cui leggo; ma ‘affumicate’ attenua; e il termine mi è spuntato così; penso al baccalà affumicato che mia madre ogni tanto acquistava a Salerno]
2.
contadino [è la figura sulla destra: grosso testone calvo, basso o persino accorciato, braccio e manona a tenaglia, titubante] dimmi tu [echi del «Canto di un pastore errante dell’Asia» di Leopardi?] come inseguirai l’animale [a forma di capra, forse memoria in me di una scultura di capra famosa, quella di Picasso] in fuga dal passato [allusione alla mia fuga giovanile dal mio passato salernitano vissuta come istintiva e incontrollabile come quella di un animale in fuga? O, più in generale, il fuggire dal passato avrebbe sempre qualcosa di animalesco, cioè di vitale ma rischioso e allarmante?]
3.
madamina cagnolina signorina [ ina…ina..ina: figurine di un (mio?) femminile delicato-capriccioso settecentesco] quanti oh [di stupore vero o finto, di imbarazzo, di piacere]
4.
in alto poi si vedrà [banalmente ho inserito il pensiero venuto mentre fotografavo il quadro a olio con il cellulare: la parte superiore del quadro era quella che mi pareva ancora da definire, mentre il resto lo era (per me)]
5.
il bianco è figura [e non semplice sfondo nel senso che c’intravvedevo un possibile corpo bianco, ipotesi poi abbandonata] voi suoi tatuaggi [se avessi sviluppato la figura come corpo bianco o in bianco, le altre figure potrebbero apparire anche tatuaggi colorati su questo corpo]
Sulla mia pittura: non progetto e assemblaggio
Nei versi sono descritte le “cose” (o figure) che più o facilmente si percepiscono nel quadro. Le ho nominate genericamente: albero, contadino, capra, madamina. Mi pare sempre bene partire dalle cose elementari. Le interpretazioni dovrebbero venire dopo.
Perché metto insieme queste “cose” (o figure)? Perché arrivano insieme (e non una per una, come pure accade in altri momenti, soprattutto nei disegni). Arrivano insieme; e all’inzio non sempre mi piace l’ordine in cui arrivano. Da qui le tante versioni
(https://www.poliscritture.it/2026/08/13/otto-variazioni/).
È un processo complicato che comincio col buttar giù, a caso, uno o due colori sulla tela o sul riquadro di legno pressato. A volte li spalmo, sempre a caso, con una spatola. Poi quando colgo una possibile figura, più o meno riconoscibile, ci lavoro per definirla, staccandola dal fondo o contornandola con un colore di contrasto. E seguo (o mi pare di seguire) i suggerimenti che mi vengono dalle forme e dai colori o dalle loro combinazioni casuali.
Ma so dove voglio andare a parare? Fino ad un certo punto. Nel senso che, dipingendo e disegnando ormai da decenni, ripeto certe figure fisse: espressionistiche, deformate, non fotografiche. Ma non ce l’ho in mente prima di dipingerle o di avanzare in questo complicato lavorio, cui mi pare partecipino mano, mente, memoria, immaginazione (e emozioni o preoccupazioni che accompagnano prima, durante e dopo questa mia attività).
Insomma, dove vado a parare lo vedo solo dopo o ad un certo punto della ricerca. E se arrivo ad una immagine-concetto – (mi viene in mente che Giancarlo Majorino parlava di concetto-icona – , è sempre alla fine del lavoro. Che non ho “progettato” o avuto in mente fin dall’inizio.
Non so quanto di “surrealistico” o espressionistico o altro ci possa essere nei miei dipinti. Mi piacerebbe capirlo meglio. Posso dire, però, che combinare insieme le varie figure che “spuntano” o dare una forma allo stesso spazio o sfondo su cui si stagliano è uno dei problemi che mi pongo. A volte alcune figure le cancello per inseguire una diversa combinazione (Nelle 8 variazioni ho cancellato il donnone – non certo madamina! – a destra in basso, l’uccello sul ramo, ecc.).