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Oh, mamma mia | la neo-social-poesia!

* Commento di Samizdat all’articolo di Gilda Policastro su Le parole e le cose 2 QUI

Non riecheggiamo la vocina del Padrone

a cura di Samzdat

COMUNICATO STAMPA
SUL 22 SETTEMBRE ALLA STAZIONE CENTRALE DI MILANO
dei Fratelli Disobbedienti d’Italia


Gli estremismi (specie nei giovani) sono malattie infantili dei movimenti. Possono essere curati o demonizzati.
I giovani non nascono “facinorosi” o “teste di cazzo” o “mele marce”. Lo diventano. Anche con i rimproveri o gli insulti ciechi degli adulti nei loro confronti. O, in piazza, per il comportamento repressivo della Polizia, quando riceve dall’alto ordini preventivi di menare e creare gli “incidenti”.


Il 6 settembre 2025 il grande corteo in difesa del Leoncavallo non era entrato in Piazza Duomo, ingresso in un primo momento vietato da ordini dall’alto?
Il 22 settembre 2025 il grande corteo contro il genocidio dei palestinesi non poteva – con le debite trattative tra funzionari di Polizia e manifestanti – entrare in Stazione Centrale per un gesto simbolico, sì, di disobbedienza civile?
Non si sarebbero rotte vetrine, non ci sarebbero stati “incidenti”. Che servono – lo si è visto dai commenti di tutta la stampa – alla propaganda della Vocina del Padrone.

Moderati Obbedienti d’Italia, non demonizzate gli estremismi dei giovani. Prendetevene cura. Non fate alla Vocina del Padrone.

Civiltà terroristica

di Samizdat

«Gaza brucia, l’IDF colpisce con pugno di ferro, non ci fermeremo finché la missione non sarà compiuta». il ministro israeliano della Difesa Katz

quanto si pagherà
chi pagherà
per questa follia?

cantami o diva
del pelide Katz…
‘stu cazz!
funesti foste a Gaza
e al mondo intero

bruciate bruciate
comunque la chiamiate
solo morte portate

il mondo degli stronzi complici
resta a guardare
il mondo umano piange
odia e si rivolterà

Terrorismi

di Samizdat

Scrivono “NON IN NOSTRO NOME”…

Ma perché hanno bisogno di farlo “in nostro nome”? Ti hanno mai chiesto di approvare le loro guerre?
Le fanno da tempo. Perché non abbiamo più nome, cioè organizzazione in grado di opporsi.
Qui su FB è tutto un lamento, un indignarsi, un denunciare N. il Terrorista, il Macellaio. Ma ci hanno già caricati da tempo sui carri che portano ai Macelli. E i Terroristi non fanno che aumentare.
La rivoluzione (comunista) pare o è impossibile. Si faranno la guerra e il brigante che vincerà diventerà giusto e sarà rispettato.

 

AGGIUNTA/SECONDA VERSIONE

 

Sbratto/poesia

“non in nostro nome”?

qui in basso nel girone più buio
anime già buiele
senti?
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di bombe con elle

mai ci chiesero di approvarle le loro guerre
le fanno

ci portano via
chi ai genocidi chi all’oblio
non fanno che aumentare
loro e  i soddisfatti servi
e la faccia del terrorista vincente
sarà domani faccia d’uom giusto

il nostro onore l’abbiamo perduto

«di pianto in ragione»


di Samizdat

Lenzuola bianche a mo’ di sudari (Paola Caridi, Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Tomaso Montanari, Francesco Pallante, Evelina Santangelo).

“CI VOGLIONO SANZIONI E BOICOTTAGGIO, NON SUDARI” (Lorenzo Galbiati)

“Per fermare il genocidio sotto i nostri occhi occorre bombardare Tel Aviv. Purtroppo.” (Biagio Cepollaro).

Appelli umanitari alla pietà. Indicazioni politiche o troppo pragmatiche o iperbolicamente minacciose. Ma oggi nel gioco dei potenti nulla contano. Mascherano l’impotenza. Non la mutano in forza politica che possa far saltare quel gioco. La costruiscono i compianti, la richiesta di sanzioni contro Israele o di bombardamenti su Tel Aviv (e perché non direttamente sulla Casa Bianca)? No. Porsi il problema…

Fofeggiamenti

di Samizdat

I soliti stereotipi amicali alla “Quaderni Piacentini” ( “Sant’uomo, ma che pazienza!”). Non si capisce perché l’importante per Fofi era al massimo “voler bene a Fortini” o misurarne il valore dalle proprie reazioni edipiche (“non ho sempre accettato i suoi consigli”) senza mai spiegare (a se stesso e oggi “ai più giovani”) quanto e dove Fortini avesse ragione o torto. Su questo punto fondamentale resta reticente ( “ho avuto un rapporto conflittuale”). E anche in altre occasioni si è sempre rifugiato nell’aneddotica (se non nel pettegolezzo). Continua la lettura di Fofeggiamenti

Gaza. Una domanda, un tentativo di risposta.


Rita D’Italia
Ma noi, concretamente, cosa possiamo fare?
Abbiamo un presidente del Consiglio che dileggia il Parlamento ed irride i giornalisti. Che scappa davanti ai problemi che non le interessano, un Presidente della Repubblica che tace e quando parla fa danno.
Protestiamo sui social ma nessuno ci ascolta.
Ci mangiamo il fegato perché abbiamo empatia piena col popolo palestinese, e soffriamo perché ci sentiamo impotenti davanti al massacro a cui assistiamo.

Ma concretamente cosa possiamo fare per fermare tutto questo?

 

Ennio Abate
Rita D’Italia
Quello che possiamo fare è poco o niente: testimoniare sì, raccogliere firme (Amnesty), tenersi in contatto con chi sta a Gaza (se questi contatti si hanno), amplificare le voci autorevoli dissenzienti e anch’esse inascoltate (il Papa ad es.), manifestare in pochi purtroppo (perché tutta una cultura politica antiautoritaria e di sostegno alle lotte degli oppressi è stata sconfitta), contrastare la ben foraggiata propaganda antipalestinese.

E tornare ad imparare come si organizzarono i nostri antenati che si opposero al fascismo.

(Sulla pagina FB di Doriana Goracci)

P.s.

SEGNALAZIONE


Il disagio come un sussurro
 

Stralcio:

Parlo, invece, di una responsabilità collettiva e corale del giornalismo italiano. Lo stesso che non scende in piazza, non fa sciopero, non si rifiuta di continuare a lavorare quando in un posto di meno di 400 km quadrati, in un anno e mezzo, vengono presi a bersaglio i giornalisti palestinesi di Gaza e ne vengono uccisi 208 (numeri del 24 marzo 2025). 208 giornaliste e giornalisti palestinesi di Gaza uccisi dalle forze armate israeliane in massima parte perché prese a bersaglio. Niente a che vedere con la seconda guerra mondiale o con il Vietnam: il paragone non regge, non solo per l’infima misura in chilometri quadrati di Gaza rispetto al Vietnam o all’intero mondo. Non regge perché a Gaza sono stati in massima parte presi a bersaglio. Erano e solo gli unici a mostrare la mattanza, il massacro, la strage, il genocidio, i crimini di guerra e contro l’umanità. Senza immagini e senza voci, il genocidio non si vedrebbe. E noi, noi ‘giornalisti internazionali’, forti della nostra presunta credibilità – bianca e occidentale – non ci possiamo entrare, a Gaza. Le autorità israeliane non ci fanno entrare, a Gaza.

La responsabilità collettiva e corale del giornalismo italiano, però, può esprimersi anche senza andare a Gaza. Ci sono le testimonianze dei nostri colleghi palestinesi. Ci sono le interviste da fare, a distanza. Basta conoscere Gaza. Conoscere la terra. E intuiremmo cosa sta succedendo, in una terra distrutta, tutta distrutta.

Ed è qui il secondo ostacolo, che va dritto alla questione delle parole, del linguaggio impreciso che si usa non dal 7 ottobre, ma da 20 anni. Sono 20 anni, almeno, che non si affronta sui giornali la questione israeliano-palestinese (non è un conflitto, maledizione, non c’è nessuna possibile equiparazione tra i due “contendenti”, non è un duello, non è la guerra tra 2 stati ognuno dei quali detiene il monopolio dell’uso della forza). La questione israeliano-palestinese è stata considerata periferica, l’idea che Israele l’avesse vinta è stata pervasiva, e ancor più pervasiva la diffusione di un pensiero unico (i palestinesi non vogliono la pace, sbagliano tutto, sono terroristi, Israele è il simbolo della modernità, Tel Aviv è la modernità, Israele è l’unica democrazia del Medio oriente).

 

 

 

Le beffe della storia


di Samizdat

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Riordinadiario del 10 ottobre 2023

Dopo la catastrofe di Sergio Franzoi

di Samizdat

1.
Scorrono i discorsi: netanyahu è l’uomo
della simpatia spudorata verso trump e putin,
verso la cina e orban, ha portato
israele a una crisi senza precedenti
di consenso con l’america di biden
e indegnamente non si è schierato subito
a fianco dell’ucraina. Continua la lettura di Riordinadiario del 10 ottobre 2023